Film

Warm Bodies - The New Hunger

21:00



Warm Bodies: da un libro stupendo a un film di schifo.




Titolo: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Editore: Fazi
Collana: Lain
ISBN: 978-8876251221
Prezzo: 14,50 euro
Ebook: 4,99 euro

Oramai la storia la sappiamo tutti. Da quando ne hanno fatto un film è nota ai più, anche se a grandi linee: "Massì, non è la storia dove c'è lo zombie che si innamora di Kristen Stewart bionda e che quindi torna umano perché impara ad amare?!"
No, beh. Non è proprio così. Anche se indubbiamente Warm Bodies è un libro sugli zombie e anche un libro sull'amore. Ma non è solo quello.
Warm Bodies è prima di tutto una metafora della vita. Un libro sulla perdita dei valori umani e sulla ricerca del proprio io. Voi mi direte probabilmente che sto esagerando, che - in fondo - è solo l'ennesimo libercolo young adult, scritto per vendere, che mi ha abbindolata come una povera sciocca. Vi sbagliate.
Quello che ci troviamo di fronte - per una volta - è davvero un bel libro. Un libro scritto benissimo, con una proprietà di linguaggio e una capacità di uso delle figure retoriche che sono abbastanza rare in un autore inglese contemporaneo, gran parte del merito va sicuramente al traduttore che in questo caso ha fatto un lavoro egregio riuscendo a trasmettere anche in italiano la bellezza e la profondità delle metafore e dei passaggi più introspettivi.
L'autore opera un'analisi approfondita e realistica dei personaggi che vivono in un mondo in rovina, arroccati in uno stadio-fortezza, ultimo baluardo di una civiltà distrutta. Non ci stupisce quindi che l'umanità stessa sia in rovina, le persone sono rotte dentro, sono sporche, accumulano errori, continuano a vedere i loro amici morire, eppure non hanno abbandonato la speranza. È come un sottile alito di vento, li alimenta e li tiene in vita, li sostiene e impedisce loro di perdere completamente il senno, anche se, come ci viene chiaramente mostrato, non con tutti ci riesce. Ma nonostante i caduti e i folli, la maggior parte ci prova, come dice R: Siamo funamboli al buio, ma perlomeno ci muoviamo.
La cosa più interessante che viene presentata nel libro è la "società" degli zombie. Questi zombie sono in qualche modo sezienti: sanno che se si muovono in branco hanno più possibilità di sopravvivere e di cacciare, sanno che ci sono dei posti che per loro sono pericolosi e sono persino in grado di capire che certi esseri appena trasformati sono più deboli ed inesperti. Tra i non morti c'è poi una categoria particolare, quella degli "Ossuti", che io ho trovato particolarmente interessanti: gli ossuti sono i primi zombie, sono oramai solo uno scheletro che cammina e sono coloro che governano la società. Sono in grado di riunirsi e di comunicare tra di loro; istituiscono una vera e propria "scuola" per gli zombie più piccoli, in modo da insegnare loro quali sono le parti più molli e facili da attaccare in un vivo; obbligano gli adulti a sposarsi per prendersi cura di questi bambini trasformati, assicurandosi che possano sopravvivere (il matrimonio è qui una mera presa in giro di quello che avviene tra i vivi ed è volto unicamenta alla salvauardia del debole che può essere meglio attuata in due piuttosto che singolarmente). È una sorta di evoluzione nell'involuzione. Non sono istituzioni volta alla conoscenza o all'amore, ma alla sopravvivenza, l'istinto primario di ogni essere vivente.
E io lo trovo geniale: sono morti, ma hanno l'istinto della vita.
L'altra cosa veramente geniale è come l'autore riesca a fare capire che questi zombie non sono frutto di un virus, nessun CDC potrebbe mai trovare una cura, perché, come dice Rick Grimes in un famoso albo di The Walking Dead, noi siamo i morti viventi. Gli zombie non sono altro che quelle persone che, così prese dalla loro non-vita, dal lavoro, dallo stress, dal ritmo frenetico di una vita apparentemente senza uscita, hanno dimenticato quali sono quelle cose che ci rendono umani differenziandoci dalle bestie: la capacità di amare, di pensare, di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, la capacità di fare cose non perché sono utili, ma perché sono belle, divertenti, piacevoli.
Di questo abbiamo un esempio lampante nel colonnello Grigio, il padre di Julie, che è così preso dalla sua ossessione di sopravvivere che si trasforma completamente, il suo io si perde e lui diventa un ossuto sotto gli occhi allibiti della figlia. È la metafora più grande del romanzo, che sta urlando: "Non lasciate che un mondo che gira troppo in fretta vi faccia dimenticare chi siete, ciò che amate, che volete, che sognate."
Se ancora non vi ho convinto a leggerlo, vi lascio due citazioni tra le mie preferite, che rendono molto bene lo stile dell'autore e che danno idea della tipologia di zombie che ci troviamo di fronte, più simili ai classici zombie del vudù che ai non morti stile Resident Evil:
«Riesco a sentire l'euforia di ogni atomo della mia carne, colmo di gratitudine per la seconda occasione che mai mi sarei aspettato di avere. L'occasione di ricominciare, di vivere bene, di amare bene, di bruciare in una nuvola infuocata e di non essere mai più seppellito nel fango.»

«Lotteremo contro la maledizione e la sconfiggeremo. Piangeremo e sanguineremo e brameremo e ameremo, e troveremo una cura per la morte. Noi saremo la cura. Perché vogliamo esserlo.»

Tutto quello che ha reso il libro spettacolare nel film si perde.
Ci troviamo di fronte ad una pellicola fatta per un pubblico ignorante, dove per ignorante non intendo "stupido", ma digiuno della lettura del romanzo. Sebbene possa approvare la scelta degli attori di sicuro non posso appoggiare le scelte di trama che vanno ad inficiare tutto il senso del libro rendendo l'adattamento cinematografico una soap per teen ager.
Non dico che sia inguardabile, per carità, ti fa passare un'oretta e mezza di risate, anche perché - fortunatamente - non si prende sul serio, ma non solo è un film vuoto, è anche fatto male. Il trucco degli zombie, per esempio, è qualcosa di inguardabile. Ora, so che non pretende di essere un filmone, e nel suo piccolo soddisfa quello che probabilmente è il suo obiettivo, ovvero intrattenere, ma nonostante questo non giustifico certe scelte nell'adattamento perché hanno trasformato un potenziale bel film, in un filmetto senza trama reale. Perché ci sono gli ossuti? A che servono? Che senso ha questo film? Perché R alla fine si trasforma magicamente in umano circondato da un'aura dorata? WTF!? Lasciano da parte tutta la problematica della società degli zombie, nessuna delle figure principali viene minimamente analizzata - e chi ha letto il libro sa bene quanto problematiche siano le figure di Julie, Nora e Perry che sono tre adolescenti tutt'altro che felici - e il personaggio di John Malkovitch viene riscritto da zero; nel libro il padre di Julie muore diventando un'ossuto perché perde di vista le cose davvero importanti ossessionato com'è dalla morte e dal lavoro, mentre nel film (sole, cuore, amore) diventa il miglior papà dell'anno, quello che ti lascia copulare col fidanzato zombie sotto il balcone di Romeo e Giulietta.
Stendiamo un velo pietoso sul film, vi prego.


The New Hunger - il sequel-prequel che spiega poco, ma analizza molto



A seguito del successo di Warm Bodies il buon Marion pubblica il prequel, The New Hunger, ovvero La nuova fame, che esce solo in formato ebook e che potete trovare tutti su Amazon per la modica cifra di 2,99 euro.
Questo libro è ambientato qualche hanno prima di Warm Bodies: Julie  ha 12 anni ed è in viaggio con suo padre e sua madre alla ricerca dell'ultimo baluardo di civiltà; Nora ne ha quasi 17 e si sposta per Seattle con suo fratello Addis dopo che i genitori li hanno abbandonati perché li consideravano un peso; R. è appena diventato uno zombie e vaga senza meta mentre scopre di essere qualcosa di completamente nuovo né morto, né vivo.
Questo libro getta le basi per quello che accadrà successivamente, presentandoci le figure principali e facendole incontrare tutte, anche se per pochi istanti. È come se Marion ci dicesse che il loro destino era sempre stato quello di incontrarsi, forse se non ci fosse stata l'Apocalisse sarebbero stati tutti amici, chissà.
Il vero peccato è che per quanto carino questo libro non è all'altezza del precedente, vorrebbe dare la risposta a tante domande: come nasce la piaga? perché? qual'è la vera storia dei personaggi? come sono arrivati allo stadio? Ma tutto quello che riesce a fare è dare una spiegazione per l'analisi dei personaggi fatta in Warm Bodies, ci spiega quali sono le motivazioni alle spalle di determinate azioni autodistruttive dei futuri protagonisti, fa presagire la morte della madre di Julie e la progressiva perdita di umanità del colonnelo Grigio.
È una lettura piacevole, che scorre veloce e che velocemente si dimentica, che non vuole dire niente di più di quanto non ci sia scritto.



MJ

Following Jane Austen

Following Jane Austen - Orgoglio e Pregiudizio light novel

17:00

Inizio oggi una rubrica personale che desideravo tenere da tempo, l'ho intitolata Following Jane Austen ed è incentrata sulla nota autrice britannica e sulle sue opere. Nei diversi appuntamenti di questa rubrica recensirò i libri di zia Jane, i libri ispirati e/o derivati, gli adattamenti a fumetti e parlerò un po' dell'autrice stessa. Iniziamo quindi a seguire le orme di Jane con la Ligh Novel della Marvel su Orgoglio e Pregiudizio.




First step: Orgoglio e Pregiudizio, a Marvel Light Novel


Orgoglio e pregiudizio è il primo adattamento della Marvel di uno dei romanzi di Jane Austen. Curata da Nancy Butler e disegnata da Hugo Petrus la light novel viene pubblicata in cinque albi editi da Marvel Illustrated, specializzata negli adattamenti a fumetti di grandi classici della letteratura mondiale, tra i quali troviamo: Dracula, L'ultimo dei Mohicani, Moby Dick, Il libro della giungla, I tre moschettieri, L'iliade, L'Odissea e tanti altri.
Come si può leggere nell'introduzione di Nancy Butler, Orgoglio e Pregiudizio è la prima miniserie dedicata quasi interamente ad un pubblico femminile e che sarà seguita a settembre (in Italian, perché negli U.S.A. sono già usciti tutti) da Ragione e Sentimento e poi da Emma e Northanger Abbey

La cover Italiana.
Titolo: Orgoglio e Pregiudizio
Autrice: Jane Austen
Scritto/Curato: Nancy Butler
Disegni: Hugo Petrus
Editore: Marvel
ISBN: 978-8863046687
Prezzo: 15 euro.
Personalmente sono combattuta.
Ammetto di avere apprezzato tantissimo questa light novel, l'ho trovata adattata alla perfezione e curata in ogni dettaglio; l'amore per Jane Austen e il suo romanzo trasuda da ogni pagina, da ogni vignetta e da ogni descrizione.
Però. Chiaramente c'è un però. E riguarda lo stile di disegno. Quando avevo saputo che la Marvel avrebbe pubblicato una versione a fumetti quello che mi ero limitata a guardare erano state le cinque cover degli albi e dal disegno promettevano tutte benissimo Cover1; Cover2; Cover3; Cover4; Cover5. Il chara-design interno, curato da Hugo Petrus, è invece molto diverso, le figure sono molto marcate, a tratti quasi confusionarie, come investite da una valanga di tratti e colori non necessari. Le tonalità utilizzate nella colorazione sono estremamente marcate e forti, abbondante è l'uso dei chiaroscuri e sembra quasi che il fumetto assuma una pesante nota di cupezza, soprattutto nelle scene di interni. La verità è che il disegnatore si rifà troppo alla versione cinematografica del 2005 sia per lo stile dei personaggi che per la decorazione di interni ed esterni. Uno stile più simile a quello delle cover 1, 4 o 5 sarebbe stato più adatto all'ambientazione ottocentesca. Nonostante le influenze evidenti subite dal film di Joe Wright la light novel rimane estremamente attinente al romanzo presentandoci gli eventi nel giusto ordine ed evidenziando elementi che nell'adattamento cinematografico non erano contemplati. Insomma, se il tratto decisamente molto Marvel (personalmente mi ricorda davvero tanto alcuni fumetti di Vedova Nera e a tratti Lizzie mi ricorda Kitty Pride) non vi crea disturbo, anzi vi piace, io mi sento di consigliarvelo, perché quella è l'unica vera "pecca" che si può trovare.
Detto ciò, mi pare chiaro che la mia impressione sia postiva, soprattutto perché non è mai facile avere successo con questi adattamenti, si rischia sempre di non soddisfare qualcuno o per il disegno o per i dialoghi o anche solo per le cover, si tratta solo di essere flessibili e di venirsi incontro. Il lavoro è buono? È ottimo. Il disegno interno non ti piace? È una questione di gusti personali e non è certo colpa del disegnatore in quanto non si può dire che non sia bravo.

Ora aspetterò con ansia che escano gli altri che saranno disegnati tutti da autori diversi. Nella fattispecie attendo con trepidazione "Northanger Abbey" e l'ancora non uscito nemmeno in U.S.A. "Persuasione".



M.J.

Fumetti

The Walking Dead Project - Il fumetto #1

12:53

Il Progetto di recensione al fumetto di The Walking Dead nasce un pomeriggio di giugno, quando parlando con Federica del suo blog - La tana del Bianconiglio - mi sento dire: "Sai sto progettando di recensire una per una le serie di TWD, forse dopo farò anche alcuni dei giochi", io avevo appena comprato il fumetto, i primi 8/9 volumetti e dopo aver scoperto che lei non aveva in progetto di recensirlo ci è venuta l'idea di una collaborazione tra blog.
Federica recensirà sul suo blog tutta la serie televisiva, analizzado stagione per stagione.
Io recensirò i fumetti, procedendo più o meno con le stagioni della serie televisiva.
ATTENZIONE: questa recensione e le altre di questa serie conterranno spoiler, ovvero la descrizione dettagliata dei contenuti dei singoli albi.

La divisione stagioni/fumetti sarà questa:
  • 1° Stagione - Volumi 1 & 2
  • 2° Stagione - Volume 3
  • 3° Stagione - Volumi 4 e seguenti (io li ho fino al 9, ma devo ancora decidere dove fermarmi)

The Walking Dead Project - Il Fumetto #1


Nato dalla mente geniale di Robert
A sinistra Rick Grimes di Tony Moore, a destra Rick Grimes
di Charlie Adlard.
Kirkman The Walking Dead è un fumetto in bianco e nero del 2003 pubblicato negli U.S.A. in singoli albi mensili di poco più di 20 pagine e in Italia da Salda Press a partire dal 2005 in volumi trade paperback (contenenti 6 albi ciascuno); di recente è stato riproposto in formato da edicola, tipico formato bonelliano tanto caro all'Italia, racchiudente 4 albi originali.
Per quanto mi riguarda seguo l'edizione in formato bonelliano, sia perché si intona meglio con gli altri volumi della libreria, sia perché il prezzo di partenza è davvero conveneinte: 2,90 per i volumi da 1 a 8, 3,30 per i successivi.
Gli albi sono illustrati prima da Tony Moore - i primi 6, ovvero fino a metà del secondo volume di cui vi parlo oggi - e dopo da Charlie Adlard, con inchiostrazoni di Cliff Rathburn.
Lo stile di disegno cambia visibilmente, ma non infastidisce lo sguardo. TWD gioca moltissimo sulle sfumature di grigio e sull'uso del contrasto b/n per rendere le emozioni e per dare al lettore un'idea del pathos e della drammaticità della situazione. Trovo lo stile di Moore molto pulito, il suo tratto è deciso e vibrante ed è in grado di rendere i personaggi estremamente espressivi ed umani, persino nelle scene più concitate o affolate è in grado di rendere alla perfezione tutti i soggetti rappresentati. Charlie Adlard ha uno stile forse più realistico, a tratti più grottesco. È in grado di rende molto bene i personaggi in ogni situazione e riesce a evidenziare il dramma e l'orrore che si annida dentro ognuno di noi e a farlo emergere nel momento giusto. Personalmente preferisco Moore, ma non sono così sicura che andando avanti con la storia i suoi disegni avrebbero avuto la stessa incisività di quelli di Adlard.
La storia racconta le vicende di un gruppo di sopravvissuti nel bel mezzo di un'apocalisse zombie, la storia nel dettaglio la vedremo analizzando volumetto per volumetto.

1. Risveglio nella città dei morti

Rick Grimes, rimasto in coma per essere stato colpito in sei secondi durante uno scontro a fuoco, si risveglia in un'ospedale abbandonato. Dopo avere passato dieci minuti a gridare al vuoto ed essersi quasi fatto mangiare da una folla di pazienti zombie dell'ospedale capisce che forse-forse qualcosa non va. Si dirige allora in cerca della sua famiglia, ma arrivato a casa viene steso da una badilata in testa. Autore di tale prodezza è Duane, bambino di colore che insieme al padre, Morgan Jones, si è rifugiato nella casa accanto e che per hobby va in giro a pestare gli zombie che passeggiano in giardino. Dopo essersi accorti che Rick è vivo lo portano in casa, gli spiegano dell'epidemia e lo accompagnano alla stazione di polizia dove Rick svaligia l'armeria dà un fucile a Morgan e presa una macchina parte alla volta di Atlanta dove suppone si trovino Lori e Carl, ovvero moglie e figlio. Rimasto senza benzina rimedia un cavallo (sì, vabbé), ma appena arrivato in città gli zombie se lo mangiano e lui si trova costretto a scappare senza sapere cosa caspita fare. Ecco che arriva il giovane Glenn a salvargli le chiappe e lo porta in un accampamento poco fuori dalla città dove per puro culo trova Lori, Carl e il collega e amico Shane. Baci & Abbracci e finalmente gli viene presentata tutta la tribù: Allen e Donna, con i gemelli Billy e Ben, Dale, con il suo camper, Jim, Carol e la figlia Sophia, le sorelle Amy e Andrea. Abbiamo quindi due scene inutili con le donne che vanno a fare il bucato e vengono aggredite da uno zombie e con Shane e Rick che vanno a caccia e trovano un'altro zombie che sta mangiando la mamma di bambi. Incazzati perché ora Bambi è orfano lo fanno fuori. Rick vuole spostare l'accampamento, ma Shane non è d'accordo, d'altra parte - diciamocelo - Rick è appena arrivato e a malapena sa che per ammazzare questi esseri devi colpirli in testa. Deciso che non ci sono abbastanza armi per tutti Rick e Glenn decidono di fare una capatina in città a depredare un'armeria, si coprono di sangue di zombie, e dopo essere scampati per pochissimo alla morte ritornano verso il campo, qui, nel frattempo, Lori e Shane discutono su qualcosa che è accaduto mentre Rick era in coma, facendoci capire che hanno un trascorso amoroso, che viene dalla donna definito come "uno sbaglio".

2. Uccidere o morire

Rick ha deciso di insegnare a tutti a sparare: Lori è una frana, Donna è bravina, Carl (nonostante le proteste della madre) impara in fretta, ma il vero talento è Andrea che si dimostra da subito una cecchina coi controcazzi. Shane borbotta. La sera si riuniscono intorno al fuoco a parlare di quello che facevano prima, peccato che vengano attaccati da un branco di erranti che morde Amy (staccandole tipo un pezzo di carotide, cose che nemmeno un orso che non mangia da sei mesi farebbe). Iniziano a sparare a casaccio e Carl salva Lori, mentre Andrea per evitare che la sorella ritorni come non morta le spara. In tutto questo l'inutile Jim è stato morso (non sapete chi sia? qualcuno di cui non importa niente a nessuno, infatti tutta la sua famiglia si è fatta mangiare pur di non stare con lui). Shane e Rick litigano. Jim agonizza e si fa mollare nel mezzo del bosco (magari se si trasforma anche lui trova la sua famiglia e possono fare la zombie-famiglia-felice). Shane e Rick litigano ancora, ma Lori si mette in mezzo per difendere il marito, Shane si offende e se ne va piangendo, allora Rick lo segue, non fosse che il suo amico sta avendo un crollo nervoso e dopo avergli praticamente detto "Senti stronzo, prima eri morto e stavo per chiapparmi tua moglie, quindi schiatta, grazie" cerca di ucciderlo, ma arriva il piccolo Carl che gli spara. Morto Shane il gruppo riparte e durante il percorso incontrano Tyreese con la figlia Julie e il di lei moroso Chris. In tutto questo Lori dice a Rick che è incinta, anche se a lui un po' rode perché non sa se il figlio sia suo o di Shane, cosa che Dale non manca di fargli notare. Dopo avere percorso un tratto di strada pallosissimo, pieno di macchine da spostare e con niente da fare, ecco che trovano una città circondata da mura completamente abbandonata. Invece di chiedersi perché è abbandonata decidono di entrare e dopo avere "ripulito" una casa si fermano lì a dormire. Donna che non si fa mai i cazzi suoi nota subito due cose, a) Tyreese e Carol vanno davvero molto d'accordo, b) scopre Dale e Andrea che fanno sesso (e questa immagine orribile mi perseguiterà fino alla fine dei giorni).

Riflessioni a freddo.

The Walking Dead è una serie su Rick Grimes. Il protagonista indiscusso di questo fumetto infatti è lui e non, come si potrebbe erroneamente pensare, l'epidemia che sconvolge il mondo. Gli zombie sono un contorno, un escamotage per mostrare l'evoluzione psicologica di un personaggio particolarmente complesso e sfaccettato. È la storia di un giovane vicesceriffo che si trova a dover sopravvivere in un mondo senza più regole, in cui l'ordine naturale delle cose è stato sovvertito e cambiato brutalmente. Chiaramente non porta questo fardello da solo, ma lo condivide con i suoi compagni di viaggio che a loro modo rispecchiano tipologie diverse di persone, alcuni sono buoni, altri sono cattivi, alcuni sono coraggiosi e altri sono vigliacchi, alcuni sono intelligenti altri stupidi, c'è chi si sopravvaluta e chi non riesce a vedere il suo potenziale. Insomma, la compagnia è davvero eterogenea. Poi ci sono gli zombie. Gli zombie sono un elemento cardine che pur essendo predominante riesce a non distogliere l'attenzione dai personaggi. 
In questo Primo post vorrei parlare in particolare di Rick e Shane.
Rick è un personaggio bellissimo, quando lo vediamo la prima volta cammina insicuro e barcollante su gambe che lo sostengono a malapena, lo vediamo uscire dall'ospedale in preda al terrore e assistiamo a una scena bellissima: Rick incontra uno zombie così decomposto che non riesce nemmeno ad alzarsi da terra, nel vedere quella creatura così disperata, così meschina, spaventosa, ma allo stesso tempo fragile e derelitta, Rick piange. Piange per la disperazione, la paura, ma soprattutto piange per la pietà e per l'empatia che in quel momento prova nei confronti di quell'essere. Parte così, quindi, la sua presentazione, ma il processo di evoluzione è molto rapido e notiamo subito come riesca a prendere in mano le redini e a comportarsi da vero poliziotto nell'aiutare Morgan e Duane, guidandoli e fornendo loro armi e aiuto. Altre scene che secondo me rendono davvero bene la psicologia del personaggio sono due. Alla prima assistiamo quando Rick arriva al campo e ha il tempo di parlare da solo con Lori che si accorge che sta tremando: il nostro vicesceriffo - finalmente al sicuro - ha paura, rilascia la tensione e inizia a rendersi conto della pazzia che li circonda, dell'orrore. E tutto quello che può fare e tenerselo stretto, tenerselo dentro, alzare la testa e dare l'esempio perché quella gente non ha bisogno di qualcuno di spaventato, ma di un capo, di una guida. 
L'ultima scena che mi ha fatto definitivamente amare questo Rick Grimes del fumetto si trova alla fine del primo volumetto, durante la fuga da Atlanta assieme a Glenn, dopo lo sciacallaggio all'armeria. Rick pensa di essere stato morso, appena si allontanano dagli zombie si strappa la giacca ed esplode in un urlo di gioia infinita accorgendosi che in realtà non ha nemmeno un graffio. Ci viene mostrata nuovamente tutta la sua umanità: le sue paure, le sue speranze, la fragilità della sua persona, ma su questo torneremo tra poco. Passiamo a Shane. Shane è molto meno presente nel fumetto di quanto non sia nel telefilm (ma di questo parlerò in un post apposito), ma è anche molto più umano. Il secondo vicesceriffo che ci viene qui presentato è un personaggio fragilissimo, che non è riuscito ad ottenere nulla di ciò che avrebbe voluto: non è riuscito a salvare Rick, non è riuscito a farlo morire, non è riuscito ad avere Lori né a dimenticarla, non è riuscito ad essere un capo e non è riuscito a trovare un posto nel gruppo.
Shane è instabile, ha paura, ma al contrario di Rick non ha nessuno che lo incoraggi e cerca ad ogni costo di trovare conforto nell'idea che l'esercito arriverà, arriverà qualcuno a salvarli tutti, perché il governo lo ha promesso. Quello di cui non riesce a rendersi conto è quanto questo sia impossibile, non vuole aprire gli occhi, non vuole rendersi conto che è impossibile: è ceco perché non vuole vedere la realtà e non perché incapace di comprenderla. Si sente responsabile perché non ha ascoltato Rick quando ha cercato di convincerlo a spostare il campo e di conseguenza pensa - sa - che la morte di Jim ed Amy è in realtà colpa sua e questa cosa lo rode dentro. Si trova caricato di troppo stress, troppe informazioni e troppi pesi tutti assieme e non è in grado di gestirli, quindi dà fuori di matto.

Robert Kirkman, grazie all'aiuto di Tony Moore adesso e di Charlie Adlard dopo, riesce a creare una storia ricca di pathos e di emozioni umane il cui scopo è chiaramente quello di mostrare come cambi il comportamento delle persone in un contesto come questo. Kirkman ci presenta il suo protagonista e ci dice: "Ehi, guardatelo bene, guardate com'è ora questo Rick Grimes, imprimetevelo a fuoco in testa, perché ben presto cambierà, cambierà così tanto che quasi non lo riconoscerete e vi chiederete: ma che diavolo è successo?! Gli è successa la vita, una vita in un mondo alla fine del mondo." Ecco cos'è The Walking Dead il mondo alla fine del mondo, l'uomo in costante lotta per la sopravvivenza. E il buon Robert si cura di farcelo notare in ogni dettaglio, basta osservare le copertine. Nel primo volume, Risveglio nella città dei morti, troviamo Rick di tre quarti colto nell'atto di caricare il fucile a pallettoni. Dietro di lui abbiamo uno scenario di rovina e distruzione e riflessi nelle schegge della vestrina i volti emaciati e spaventosi dei morti viventi. All'interno del negozio giacciono abbandonati manichini antopomorfi, sdraiati come morti rimangono lì, fermi, immobili, dimenticati da tutti e non è forse questa situazione simile a quella degli esseri umani in quel momento? In questo scenario di desolazione e morte spicca la figura di Rick, che si erge viva, colorata, solida, il volto pieno e sano, in pieno contrasto con quelli scavati e putrefatti degli zombie. Il nostro vicesceriffo si erge solitario, come fosse l'ultimo baluardo di umanità, come fosse l'eroe o il salvatore di questo gruppo troppo spaventato per muoversi. Nel secondo volume, Uccidere o morire, abbiamo invece il gruppo colto nell'atto di difendersi dagli zombie. Qui la famiglia è riunita, Shane è vivo, siamo in una situazione intermedia, quasi di stallo. I non morti attaccano e il gruppo reagisce, questa volta però sono insieme, non c'è solo Rick, reagiscono come gruppo compatto e hanno fiducia gli uni negli altri e si preparano ad affrontare la morte che li circonda. Quest'immagine rappresenta tutte quelle sicurezze che andranno mano a mano sfaldandosi col proseguire della storia. Shane sta per morire, Carl da bambino indifeso che si nasconde dietro la gamba del padre sta per diventare un combattente e Lori è in procinto di scoprire la verità che la cambierà per sempre. Rick si erge ancora una volta davanti a tutti, oramai è il capo, è la figura di riferimento in questa notta buia dove la morte avanza, avanza lentamente comparendo dai lati della copertina come a sottolineare il senso di impellente minaccia.



Per ora qui è tutto. 
Il prossimo episodio, sempre legato ai primi due numeri e alla prima stagione della serie tv recensita da Federica uscirà a brevissimo e si intitolerà The Walking Dead Project - differenze tra fumetto e serie #1 vi tratterò le principali modifiche operate tra i primi due volumi e la prima stagione della serie televisiva, focalizzandomi sull'analisi dei personaggi di Lori e Carl.

MJ

libri

Divergent

21:00

Divergent di Veronica Roth


Titolo: Divergent
Autore: Veronica Roth
Editore: De Agostini
Collana: Le gemme
Prezzo: 9,90 euro
Prima Edizione: 2011  
Prima Edizione Italiana: 2012  
Lingua Originale: Inglese
ISBN: 978-8841885673
Generi: Young Adult, Distopico, Sci-fi 

La cosa divertente è che, mentre mi accingo a scrivere la recensione di questo libro, non riesco a pensare ad altro che "Ecco, uno dei figli di Hunger Games", perché è divertente? Molto semplicemente perché io il romanzo della Collins non l'ho ancora letto. Questo è indicativo di quanto la saga distopica con protagonista Katniss sia riuscita ad influenzare gran parte dei libri di genere che sono seguiti. Diciamo quindi che questo romanzo è assai simile ad Hunger Games, principalmente per una serie di scelte di fondo, ma se ne discosta notevolmente per la storia generale. 
Di cosa parla Divergent? Attenzione qualche spoiler.
Ci troviamo a Chicago in un futuro non meglio precisato, l'umanità, al fine di convivere in pace e di riuscire ad organizzarsi al meglio,  si è divisa in cinque fazioni ognuna delle quali svolge un compito preciso all'interno della società:
- gli abneganti, votati all'altruismo, occupano cariche di governo
- gli intrepidi, forti e coraggiosi hanno il compito di proteggere gli altri
- gli eruditi, colti e amanti del sapere sono insegnanti, ricercatori e in generale depositari della cultura
- i candidi, che non mentono mai, amministrano la legge
- i pacifici, che vogliono ad ogni costo mantenere la pace, principalmente assistenti sociali o consulenti
ed infine quelli che sono stati rigettati da tutte le fazioni e vivono come barboni, gli esclusi. 
Giunta ai 16 anni, durante il test attitudinale che deciderà a quale delle fazioni è destinata, Beatrice Prior, abnegante fino a quel momento, scopre di essere una divergente, ovvero una persona senza un'inclinazione precisa verso una sola fazione. Decidendo spontaneamente Beatrice passa agli Intrepidi, mantenendo nascosta la sua natura di divergente perché a quanto pare se qualcuno lo scoprisse la sua vita sarebbe in pericolo. Tris, inizia quindi il suo addestramento fisico e mentale per diventare una vera Intrepida, conosce nuove persone come Christina, Will, il suo istruttore Quattro (che in realtà si chiama Tobias, ma siccome il suo nome è osceno si fa chiamare in modo più brillante) di cui pian, piano si innamora, e inizia una nuova vita. Superata anche l'ultima prova Tris scopre che a tutti gli Intrepidi è stato iniettato un siero al fine di controllarli e fare di loro l'esercito perfetto: gli Eruditi vogliono utilizzare infatti dei combattenti addestrati per distruggere la fazione degli Abneganti e prendere in mano il potere politico.
Cosa succederà? Leggetevi il libro.

Cosa ne penso?
Divergent è un libro con un potenziale altissimo.
È vero che la divisione in fazioni ricorda vagamente la divisione in distretti di Hunger Games, ma la sottigliezza con cui la Roth ne descrive le dinamiche politiche è molto diversa. In Hunger Games abbiamo una società governata da una città centrale, Capitol City, ricca, prospera e benestante, che si fa mantenere da 12 distretti minori la cui sottomissione è totale. Abbiamo insomma un divario netto tra ricchi e poveri, tra alta e bassa società, un ambiente in cui l'alta società fa ciò che più le pare e che per via di questi spadroneggiamenti amorali si arriva alla rivolta da parte di Katniss. Divergent è diverso. Abbiamo qui cinque tipologie di persone divise in fazioni a seconda dell'inclinazione primaria del loro carattere, che si sono organizzate per creare una società potenzialmente perfetta che mira al benessere di tutti.
All'interno di questa organizzazione perfetta ci sono due falle: gli esclusi e il tempo. 
Gli esclusi sono la prova evidente di come per funzionare questa società sia portata a lasciare indietro qualcuno, ovvero quelle persone il cui carattere non sposa perfettamente nessuna delle fazioni principali; il tempo invece è la causa principale della crisi che vive Tris e questo perché quando le fazioni erano state create si aveva la volontà di dividersi i compiti e collaborare, ma ora che è passato del tempo questa volontà è venuta meno perché i membri di quelle fazioni che svolgono lavori di minor valore sono portati ad invidiare le altre, chi ha il potere finisce spesso col volerne sempre di più e questo porta quindi alla rivolta degli Eruditi.
Certo, ci sono domande che non hanno risposta: questa società si estende solo lungo l'area di Chicago o è distribuita su un territorio più grande? Quanto è esteso il potere di questa civiltà distopica? Cosa c'è fuori dai confini protetti dagli Intrepidi?
Perché questo libro ha potenziale? Seriamente, il sistema politico pensato dalla Roth è geniale, così come ho apprezzato tantissimo alcune delle scelte che ha operato nel corso del romanzo: le prove che devono affrontare gli Intrepidi, dove non sono le prove fisiche a contare di più, ma quelle mentali, in cui gli iniziati si trovano ad affrontare le loro paure. È bella e ragionata la scelta di far morire alcune persone piuttosto che altre così come la scelta di far alleare Tris con gli individui più impensabili. 
Insomma, la Roth ha le capacità, ma si perde.
Si perde, prima di tutto, perché sceglie di imitare la Collins ed utilizzare la prima persona. Ora, io so che in molti dicono che sia molto più difficile scrivere in terza persona piuttosto che in prima, ma è una cazzata. Scrivere in prima persona sembra facile perché spesso quello che ne esce è un linguaggio semplice e diretto, il problema è che per scrivere un bel romanzo la prima persona non è adatta, perché, non prendiamoci in giro, non tutti la sanno usare. La verità è che la Roth vorrebbe scrivere un bel libro, ma finisce con lo scrivere male un libro potenzialmente bello. Insomma va bene essere diretti, ma così semplicisti no, lo stile deve esserci, dove si nota sennò la personalità di un autore? Credete forse che la Rowling si sia distinta solo per i contenuti? Certo che no!
Va bene che è un young adult, ma i ragazzi non sono tutti cretini, sanno leggere! Io a sedici anni ho letto ben altri libri e mi sarei ritenuta offesa nel sapere che questo è lo stile pensato apposta per gli adolescenti. 
Dico solo che mio padre ha provato a leggere un capitolo random e dopo avermi guardato malissimo ha esordito dicendo: "Va bene che hai finito gli esami, ma pensavo che i dodici anni li avessi superati". Il fatto che un libro sia scritto per un pubblico giovane non significa che non possa essere apprezzato anche da lettori più adulti, questo perché una persona che scrive bene, scrive bene a prescindere dall'argomento che sta trattando, in questo i miei genitori sono sempre stati portatori sani, sono avidi lettori e non hanno mai disdegnato né i libri per ragazzi né i libri per bambini purché di un certo livello, hanno letto la Rowling, la Collins, Moers(autore bistrattato, ma eccezionale).
Capiamoci, io non penso che sia un brutto libro, penso solo che sia scritto male. E mi dispiace, perché ne vedo tutte le potenzialità; forse posso salvare le scene d'azione, ma quelle "romantiche" sono assolutamente penose.
Detto ciò, vi prego, passiamo ai personaggi, che sono un punto di forza del libro. Non so come ci sia riuscita, ma la Roth è stata in grado di creare un romanzo in cui sia la protagonista femminile sia quello maschile mi sono simpatici. 
Signori e signore, evento epocale: uno young adult che analizza i personaggi.
Applausi alla Roth.
Davvero mi congratulo perché l'autrice si è ricordata che i personaggi non solo non devono per forza essere bellissimi e arrapati, ma possono anche essere bruttini e profondi, si è ricordata che le persone crescono, maturano e si evolvono e sebbene io non abbia condiviso alcune scelte di Tris non mi è mai venuta voglia di prenderla a schiaffi (cosa che di solito succede spesso); inoltre abbiamo una bellissima analisi anche dei personaggi secondari, persino di personaggi terziari come Tori o Uriah o Caleb. L'autrice in questo è stata brava. 
E io mi sono stupita di avere trovato così tanti aspetti postivi in un libro da cui non aspettavo niente.
Non voglio dire che sia un libro perfetto, perché non lo è, ha delle pecche tra le quali la più evidente è quella stilistica, ma indubbiamente si pone un gradino sopra la media. L'autrice si sforza di rispondere a tutte le domande che il lettore si potrebbe porre durante la lettura, cerca di rendere le reazioni dei personaggi credibili e non calca mai troppo la mano rischiando di risultare ridicola.

In definitiva, vi consiglio di leggerlo? Sì, non aspettatevi che lo stile sia all'altezza di "veri" libri di fantascienza, non aspettatevi un capolavoro della letteratura, perché non lo è, ma posso dire che a livello di trama Divergent fa la sua figura. In fondo non pretende di essere il libro della vita, vuole intrattenere e ci riesce molto bene. Bisogna sempre tenere conto del genere di libro che si ha davanti quando si valuta un qualcosa e nel suo genere Divergent non è male.
Leggerò Insurgent? Sicuramente. 

Quanto è bello? È carino,
ma non eccezionale.
Quanto è brutto?
Poteva andare peggio!

MJ



Recensioni Lils

- ‘Mayday’ - Aka “Un’altra allegra serie inglese per passare l’estate” -

21:49


Perché se pensavate di averla sfangata evitando ‘Broadchurch’, beh, vi sbagliavate. Di brutto.


Avete presente quando vi parte una fissa impressionante per un attore/attrice e non potete fare altro che guardare tutto quello che ha fatto, non avendo la materia prima dei vostri sogni a portata di mano?
Poi magari l’attore/attrice in questione passa dal ruolo di “pazzo psicopatico assassino” in una serie a quello di “morto assassinato - male, per di più” in quella successiva, e il tuo piccolo grumo di feels nei suoi confronti viene immancabilmente distrutto.
Ecco, avete presente in che condizioni mi trovi io right now.

Ciò detto, introduciamo questa mini-serie inglese (trovata nel modo-di-cui-sopra), che sembra confermare l’insana passione tutta British per la campagna. E per i morti. Soprattutto per i morti.


Giusto un titolo allegro ed incoraggiante.
E no, non confondetela con l'omonima serie tv sui disastri aerei.
Anche se, in fatto di gioia, siamo allo stesso livello.

Prendete 'Midsomer Murders', meglio noto nel Bel Paese come 'L’Ispettore Barnaby'.
Campagna meravigliosa, paesini deliziosi, un ispettore un po’ burbero ma sotto sotto simpatico, con una moglie che porta una sfortuna incredibile e una giovane figlia attrice sulla buona strada per diventare come la madre.
Ora togliete l’ispettore, sua moglie e sua figlia.

Poi prendete 'Broadchurch', chicca di ITV di quest’anno. 
L’avete vista? Bravissimi, sono state otto puntate ricche di suspense, avete capito tutto della vita. Non l’avete vista? 
Rimediate, ché è davvero una di quelle serie da vedere e tenere a portata di mano per una notte buia e tempestosa, quando volete giusto quel filino di ansia in più a colorare di grigio depressione la vostra vita.
Da ‘Broadchurch’ prendete la comunità coinvolta nel caso in questione (invariabilmente con segreti oscuri e orribili), ma togliete David Tennant nei panni dell’ispettore. E non sostituiteci nessuno, perché in ‘Mayday’ il detective non c’è. O, meglio, c’è la polizia, ma non è lei la protagonista della serie.

La cosa “diversa” dalle altre mini-serie o serie poliziesche british sta giusto nel fatto che ‘Mayday’ non si concentra sull’indagine in sé, ma piuttosto su come la comunità coinvolta nel caso reagisce alla notizia della scomparsa della ragazza più graziosa e carina del villaggio - e quindi parliamo della sua famiglia (soprattutto della sorella gemella ma opposta come carattere), delle persone con cui aveva avuto motivi di questionare, con un presunto amante, etc. etc. etc.

Parliamone - già qui mette #ansia

Avrete quindi una mini-serie indubbiamente poliziesca, con un caso di persona scomparsa, e nessun detective carismatico ad occuparsi del caso - e, spesso, ad occupare troppo la scena, ma piuttosto una decina di caratteri più o meno coinvolti nel misfatto che si dibattono tra problemi di coscienza, problemi familiari e una sana voglia di farla franca - tanto dalla scomparsa della ragazza, quanto dai loro altarini. Soprattutto dai loro altarini, che sono davvero tanti.


Aggiunte poi, bilanciando bene le proporzioni come solo gli inglesi sanno fare:
  • Un idilliaco paesino nella campagne inglese, tutto casette deliziose, pub, scuola-e-uniformi, chiesa; e il kebabbaro.
  • Una festa tradizionale, che ricorda i riti pagani medievali. E quindi via di costumi, musiche e colori;
  • Una ragazza bionda, bella e gentile, che deve sfilare come “Queen of May”, la reginetta della festa - e zac! che gli inglesi ti piazzano anche la finezza del gioco di parole nel titolo; è lei che scompare, tanto per mettere i puntini sulla ‘i’;
  • Una schiera di vicini ben stimati da tutti, ma che poi invariabilmente scopri essere una banda di schizoidi spostati con passati oscuri e misteriosi;
  • Una gemella problematica e dark, giusto il contrario della scomparsa;
  • Rivalità in paese;
  • Vendette;
  • Rancori;
  • Mogli che dubitano dei mariti;
  • Vicini che odiano altri vicini;
  • Vicini con tresche con i vicini;
  • Il paesino idilliaco di cui sopra che non è poi così idilliaco a quanto pare;
  • Un’opening breve ma che fa accapponare la pelle;
  • E per finire un bosco cupo, creepy che più creepy non si può, evitato persino dalla gente che ci abita. 
So che non è incoraggiante, ma suvvia, un po' di fede!
Guardate, vi lascio anche l'opening così vi convincete che Creepy Is The New Sexy - non volermene, Sherlock. E neanche tu, Irene.


Guardarla: se vi piacciono le mini-serie thriller, come ‘Broadchurch’ o ‘The Ice-Cream Girls’. E se avete voglia di aggiungere questa secchiata di ansia alla vostra vita. E poi non ditemi che non vi avevo avvertito.

Guardarla no: se volete andare in vacanza nella campagna britannica, per evitare di farvi salire un brivido in corpo ogni volta che uscite dal vostro B/B nel Surrey.

Guardarla sì-bonus: se avete voglia di vedere Petyr ‘Littlefinger’ Baelish in una parte ancora più creepy. E ci riesce davvero da Dio.


Nota goliardica: una mia amica mi ha fatto notare che il 'terrible crime' è certo riferito alle calze verdi e alle scarpe rose. 


- (Breve) Scheda tecnica -
Titolo: ‘Mayday’
N° episodi: 5
Durata: 60 minuti ca. cada uno
Genere: Thriller
Anno: 2013
Emittente: BBC One

Gli do quattro dinosauri su cinque. E solo perché mi manca l'ultimo episodio. Sia mai che pasticcino tutto sul finale!


W.W.W. Wednesday

W.W.W. Wednesday #2

21:00

Ben ritrovati alla rubrica del mercoledì, ovvero il ben noto



iniziamo subito, per vedere cosa ho finito, cosa ho iniziato, cosa inizierò. Questo mercoledì sarà un po' diverso dal solito perché vedremo cosa ho intenzione di portarmi in vacanza.


What are you currently reading?






Buona Apocalisse a tutti di Neil Gaiman e Terry Pratchett,
ho finalmente iniziato questo libro stupendo che mi era stato consigliato da tutti e per il momento lo sto amando, anche se ne ho lette solo 60 pagine. Vorrei finirlo però prima di partire per le vacanze, perché non ho intenzione di rovinarlo al mare.

Echo di Terry Moore,
fumetto americano in bianco e nero che racconta la storia di Julie Martin, che, trovandosi casualmente sotto un'esplosione, si trova ricoperta da una strana armatura metallica, in realtà ultima invenzione scientifica del governo nonché arma potentissima. Inizia così l'avventura di Julie, e dei compagni che incontrerà lungo la strada, per scoprire la verità sul progetto Φ


What did you recently finished reading?




Battle Royale di Koushun Takami,
libro eccezionale a dire poco, trovate una recensione completa qui: link.

Divergent di Veronica Roth,
la recensione completa uscirà venerdì, ma posso già anticipare che è uno di quei libri che "Amo et odio", nel senso che ne vedo il potenziale, ma mi irrito per quanto sono gestiti male. 

The New Hunger di Isaac Marion,
la recensione completa uscirà martedì 30. L'ho letto molto velocemente in quanto non è assolutamente un libro impegnativo, è piacevole, ma niente di più. Anzi, rispetto a Warm Bodies è un libro veramente sottotono, mi aspettavo di più.

Memorie del deserto di Aria F.,
un racconto breve ispirato a Sherlock della BBC e pubblicato come ebook, si tratta di un racconto erotico che narra di un'ipotetica relazione tra John Watson e Sebastian Moran, considerando che è scritto da un'esordiente si tratta davvero di un ottimo lavoro. La scrittura è piacevole e scorre veloce e l'analisi dei personaggi è approfondita. La cosa migliore però rimane lo stile e la padronanza di linguaggio dell'autrice. Se vi piace il genere leggetelo, lo trovate su Amazon.


What do you think you'll read next?

Ovvero... cosa mi porterò al mare! Parto sabato e ho piena intenzione di portare una valigia di libri, perché ci sono numerosi romanzi che desideravo iniziare da parecchio, anche se su alcuni sono parecchio combattuta!

Ecco i cartacei, per somma gioia di mamma: 








1. Black Friars: l'ordine della croce di Virginia de Winter
2. 1Q84 libri 1 e 2 di Haruki Murakami
3. Il bizzarro museo degli orrori di Dan Rodes
4. L'uomo dei sogni di Jean-Cristophe Rufin
5. Lady Susan di Jane Austen
6. Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald
7. Jane Austen Book Club di Karen Joy Fowler


E gli ebook:





1. Divergent di Veronica Roth
2. The Hunger Games di Suzanne Collins (sì, non l'ho mai letto)
3. La ragazza di fuoco di Suzanne Collins
4. Il canto della rivolta di Suzanne Collins
5. Cloud Atlas di David Mitchell
6. I miserabili di Victor Hugo

So già che non li leggerò tutti, ma almeno sono sicura di non rimanere a secco.








MJ

Did I Mention

E tu che lettore sei?

16:03

E tu che lettore sei?


Oggi leggendo il blog di Alessia: Il profumo dei libri, mi sono imbattuta in un post davvero carino, originariamente postato da LadyCooman sul suo blog.
Di cosa si tratta? Viene dato un elenco di tipologie di lettori in cui si può identificare, tuttavia siccome è molto difficile identificarsi in una sola categoria, farò come han fatto le altre blogger e metterò in percentuale quanto mi identifico nei singoli tipi:

10% The Hate Reader
10% Delayed Onset Reader (1)
20% The Bookophile
5%The Cross-Under
5%The Multi-Tasker
10%The Hopelessly Devoted
20% The All-the-Timer/Compulsive/Voracious/Anything Goes Reader
20% The “It’s Complicated” Reader 
+1 


Insomma, più miscuglio di così mi sa che non si può. È che è davvero difficile riuscire ad identificarsi con una sola categoria, ogni lettore ha le sue manie e le sue abitudini, c'è chi ha più tempo di altri, chi è più veloce e chi predilige solo certi generi. Noi lettori siamo tutti diversi.
Voi che genere di lettore siete?

1. The Hate Reader
Divora i libri, ma ne odia il contenuto al tempo stesso. Si lamenta di come scrive l’autore, si lamenta della trama, ma in realtà arriva sempre alla fine e in segreto ama ciò che ha letto.
2. The Chronological Reader
Lento, costante e metodico, comprare-leggere-comprare-leggere. Apprezza quasi tutto, e se abbandona, brutto segno per l’autore.
3. The Book-Buster
Distrugge i libri mentre li legge, forse troppa passione, forse troppo amore per la lettura. Si consiglia di comprare un Kindle e di non chiedere mai, per nessuna ragione, un libro in prestito.
4. Delayed Onset Reader (1)
Senza dubbio un amante dei libri, entra in libreria e compra perché non riesce a resistere. Purtroppo è molto impegnato, per cui crea pile infinite di libri da leggere, che crescono in modo esponenziale.
5. Delayed Onset Reader (2)
Non ama i libri, li compra solo per mostrare che ama i libri. Buone notizie, la cura c’è, ed è di facile applicazione: leggerli.
6. The Bookophile
Quasi un feticista dei libri, ne ama l’odore di stampa fresca, il colore di quelli antichi, quelli trovati per strada, quelli rubati ad un amico. Non farebbe mai del male a un libro.
7. The Anti-Reader
Inizia un libro, ma non supera la terza pagina. Non riesce a leggere fino in fondo gli articoli di giornale, a volte neanche i pay off pubblicitari. Anche per questo c’è una cura: iniziare a leggere racconti brevi.
8. The Cross-Under
Leggeva libri da adulti quando era bambino, ora si cimenta con tutto ciò che lo ispiri. Un vero lettore.
9. The Multi-Tasker
Lettore promiscuo. I libri li finisce, ma dopo tanto tempo perché ne legge 3-4 ma anche 9-10 contemporaneamente. Non è metodico, e rischia a volte di confondere autori, trame, personaggi. Ma quanto ama leggere…
10. The Sleepy Bedtime Reader
Impegnato, prende in mano il libro a fine serata, sul letto, ed inesorabilmente crolla prima della fine del capitolo. Il tenero lettore dentro ognuno di noi.
11. The Book Snob
Difficile da impressionare, estremamente critico sul valore dei best seller, legge solamente libri recensiti positivamente da recensori recensiti positivamente dagli dei dell’Olimpo.
Estremamente difficile da accontentare, cerca asilo nei classici, da Talete di Mileto in su.
12. The Hopelessly Devoted
Sceglie un autore, lo rende personale maestro di vita, e legge tutto ciò che ha scritto, romanzi, lettere, appunti delle superiori, disegni delle elementari.
13. The Audiobook Listener
Più che un lettore è un pilota che non vuole rinunciare alla lettura. A mali estremi, estremi rimedi.
14. The conscientious reader
Non legge solo per il gusto di leggere. Legge per conoscere e per scegliere sapientemente e così facendo sceglie le storie vere, il giornalismo, il report. Unico rischio, cadere nello snobismo.
15. The critic
Non si lascia impressionare facilmente, ma quando ama, ama alla follia. Il punto di incontro tra The Book Snob e The Hopelessy Devoted.
16. The Book Swagger
Lettore spavaldo, sempre aggiornato, ha una parola buona in ogni conversazione che riguardi i libri. Forse più innamorato della chiacchiera che della lettura in sé.
17. The Easily Influenced Reader
Ascolta tutti, ascolta troppo e finisce per fidarsi dei consigli di chiunque. Annota sul cellulare e corre in libreria, per poi restare con l’amaro in bocca quando si accorge di aver terminato l’autobiografia di Fabio Volo. L’impegno però, vale più di ogni altra cosa.
18. The All-the-Timer/Compulsive/Voracious/Anything Goes Reader
Legge tutto, legge sempre. In quelle rarissime occasioni senza un libro sotto braccio, legge le condizioni contrattuali dei biglietti dell’autobus. E in bagno, nel caso si fosse dimenticato l’Internazionale, legge gli ingredienti dell’Infasil (e a dirla tutta, chi non l’ha fatto almeno una volta nella vita?).
19. The Sharer
Deve condividere a tutti i costi, per cui chiama amici e parenti per descrivere la trama e le emozioni suscitate dall’ultimo libro letto. A volte rischia di rivelare il finale dei gialli, ma la sua passione per la lettura è senza tempo ed estremamente pura.
20. The “It’s Complicated” Reader
Non sa bene collocarsi in una categoria, ma ama la lettura con tutto se stesso. Cambia autori e generi, passando dal fumetto al saggio di antropologia analitica, dal giallo al calcioscrittore. Una mente aperta, senza dubbio.
20 + 1
Non è un vero e proprio lettore. A dirla tutta, non è neanche una persona. E’ semplicemente il tuo animale domestico (gatto, cane, canarino, elefante) che si riposa tra i libri e le riviste che hai lasciato in giro per casa. Buon segno, significa che leggi tanto, e che qualcuno apprezza.


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