Il Grande Gioco

21:00

Ovvero 

"Quella parte della Storia che nessuno si prende la briga di spiegarti, mai"



Titolo: Il Grande Gioco
Autore: Peter Hopkirk
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 578
ISBN: 978-88-459-2475-0 
Prezzo: 16,00 euro


Parto mettendo le mani avanti, molto avanti. In questa recensione cercherò di essere imparziale e fallirò miseramente. Perché io amo Hopkirk, venero questo scrittore, adoro la sua intrinseca capacità di unire la Storia alla narrazione, invidio il suo dono di rendere piacevoli ed avvincenti eterne liste di nomi e date, di creare suspense anche dove, storicamente, sai che andrà male.

Sì, fallirò nell’impresa.
Sì, sto recensendo uno dei miei libri preferiti.
Di uno dei miei scrittori preferiti.
Pace, amen, mettetevela via.

Ma ora cerchiamo di fare le persone serie, perché un Buon libro necessita di una Buona recensione. O almeno così si spera.
Il Grande Gioco, titolo originale The Great Game - no, non confondetelo con l’episodio 1x03 di Sherlock, anche se sì, la complessità di quell’episodio deve molto alla complessità dell’originale Grande Gioco - è innanzitutto un libro di Storia. E non un libro di storia romanzata come i tanti che ultimamente sono comparsi sugli scaffali delle nostre libreria, è un libro di Storia in senso stretto, strettissimo, forse asfissiante per i più.
É un libro di Storia con la “S” maiuscola.
É un libro che parla di persone realmente esistite, di fatti realmente accaduti, di eroi famosi e di eroi anonimi, di uomini che tra l’inizio dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento (a grandi linee) si sfidarono per il bene del loro Paese - da una parte il Regno Unito, dall’altra l’Impero Russo.
É anche un libro di politica, un libro che tratta delle infinite trame tese e degli infiniti errori commessi dai due grandi Imperi coloniali per assicurare zone semi-sconosciute ai loro già immensi dominii.

Ma andiamo con ordine. Cos’è il Grande Gioco del titolo?
*** se già lo sapete o volete serbarvi la sorpresa saltate ai dinosauri entusiasti in fondo ***

Grande Gioco è il termine storicamente coniato per riferirsi a quel periodo che copre tutto l’Ottocento e gli inizi del Novecento, e i cui fatti si svolsero essenzialmente tra l’India settentrionale, la Persia e l’Afghanistan, quando ancora gli europei si permettevano il lusso di scorrazzare per quelle regioni e fare i loro comodi ai danni delle popolazioni locali - sì, uno dei tanti episodi di Colonialismo.
Il Grande Gioco è quel gioco diplomatico e militare che vide scontrarsi i due più grandi Imperi coloniali dell’epoca per il controllo delle zone desertiche persiani e per quello delle catene montuose dell’Himalaya e del Karakoram.

Non è un libro facile, assolutamente no. Ma è un libro avvincente, che vi coinvolgerà fino all’ultima pagina, che vi terrà con il fiato sospeso. 
Un libro che vi farà sperare *** spoiler *** che gli Inglesi vincano la guerra afgana o che il dato generale russo *** spoiler *** la scampi dalle punizioni che l’aspettano in Patria.
Vedrete con gli occhi di Alexander Burnes la rivolta di Kabul, attenderete con George Macartney e sua moglie gli ospiti a Kashgar, cavalcherete con William Brydon fino a Jalalabad, combatterete con Aleksej Ermolov contro il gelido inverno, seguirete in battaglia Nicolaj Ignat’ev. Buchara, Chiva e Samarcanda saranno la vostra Patria e desidererete espugnare l’imprendibile fortezza del Chitral con un pugno di uomini. Vi schiererete con una delle due parti, ma non disprezzerete mai l’altra, e saprete, finalmente, qualcosa di più di quella regione meravigliosa e sconosciuta che è l’Asia Centrale.

Per dirla con le parole di Umberto Eco, che certo di libri ne sa qualcosina più di me:
Una delle letture più appassionanti… non bisogna lasciarsi spaventare dal fatto che siano oltre 600 pagine (in un’altra edizione, n.d.r.). Non dirò che lo si legge di un fiato, ma lo si centellina per sere e sere come se fosse un grande romanzo d’avventure, popolato di straordinari personaggi storicamente esistiti e di cui non sapevamo nulla.

E qui chiudo, con un famoso quadro inglese per farvi capire cosa vi aspetta, se non vi foste già fatti un’idea con quanto blaterato qua sopra!

É finita male, per i Inglesi, nel caso ve lo steste chiedendo.


5 dinosauri felici, sì, entusiasti, euforici. E quando leggerete il libro, quando amerete questo grande affresco storico (cit. Sergio Romano) converrete con me.


Leggerlo sì: perché amate la Storia, con la “S” maiuscola, e perché vi siete sempre fatti qualche domanda su cosa stesse succedendo in giro per il mondo mentre noi europei ce le davamo di santa ragione da Napoleone in poi.
O perché siete molto curiosi.
O perché gli Inglesi vi stanno simpatici e perché ricostruire il loro Impero Coloniale è il vostro sogno proibito quando giocate a Risiko o ad Age of Empires.

Leggerlo no: se non ve la sentite di affrontare quasi 600 pagine di date, nomi e luoghi. Insomma se vi basta la Storia che studiate già a scuola.
E perché, sotto sotto, i Russi sono dei gran simpaticoni e non ne potete più di vederli presi a badilate sui denti dagli occidentali.

Leggerlo sì-bonus: perché Hopkirk ha scritto altri cinque meravigliosi libri, due dei quali tradotti in italiano.

Leggerlo sì-bonus x2: per capire meglio, ad esempio, i libri di Rudyard Kipling - specie Kim e L'uomo che volle farsi re - e i relativi film. Ma vuoi mettere vedere Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer nello stesso film e capire pure la trama? Suvvia!

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