La verità sul caso Harry Quebert

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La verità sul caso Harry Quebert


Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joel Dicker
Casa Editrice: Bompiani
Pagine: 780
ISBN: 978-8845273285
Prezzo: 19,50 euro
Eccomi qui, infine, a recensire il giallo dell'estate – anche se il mio cervello mi urla che il giallo dell'estate dovrebbe essere il libro della Rowling – il famoso e apprezzatissimo libro del giovane scrittore svizzero Joel Dicker.
Sapete ci sono tantissime cose che vorrei dire di questo libro, così tante che non so nemmeno da dove incominciare.
Potrei partire dicendo che sì, questo libro mi è piaciuto, mi ha coinvolto così tanto che non riuscivo a staccarmi perché volevo a tutti i costi sapere cosa sarebbe successo, come sarebbe finito.
Potrei anche incidentalmente notare che no, non penso che sia un capolavoro come molta gente sostiene, anche se mi è piaciuto e penso sia valsa la pena leggerlo.
Insomma, avrei già detto molto e per qualcuno forse è abbastanza, anzi sicuramente è il caso che chi non vuole sapere nulla, né della trama, né dei personaggi si fermi in questo punto così da non farsi scomode anticipazioni o rivelazioni non gradite, dopotutto è sempre un giallo.
Anzi, guardate, vi piazzo già qui i dinosaurini felici. Sono quattro. Ora, se siete allergici agli spoiler fuggite veloci come il vento.




Direi che partire dalla trama potrebbe essere una buona idea, insomma, direte voi, si può sapere di cosa diamine parla questo romanzo che ti confonde così tanto le idee? New Hampshire, Aurora,30 Agosto 1975, la quindicenne Nola Kellerman viene vista dall'anziana Deborah Cooper mentre scappa da un uomo nella foresta, la donna chiama la polizia, ma poche ore dopo viene uccisa e la ragazza scompare. Passano 33 anni e nel giardino del celeberrimo scrittore Harry Quebert viene ritrovato il cadavere della ragazza: è uno scandalo. Quebert, infatti, non è solo un docente universitario, non è uno scrittore qualunque, è l'autore del romanzo “Le origini del male”, romanzo che lo ha consacrato come luminare della letteratura americana contemporanea. Ecco che il nostro protagonista, pupillo di Harry e anche lui scrittore acclamato, entra in scena. Il giovane Marcus Goldman è deciso a portare a galla la verità e a scagionare il suo mentore che risulta essere il principale sospettato nella morte della ragazza.

Ma siete ancora qui? Ve lo ripeto.
Attenzione, di seguito pesanti, pesantissimi spoiler sulla trama.
Tanti spoiler.
Non nominerò l'assassino, ma tanti spoiler.

La verità sul caso Harry Quebert è quindi un giallo, ma è anche un libro sulla scrittura e una storia d'amore, nonché il più grande romanzo di Marcus Goldman.
Partirò dal protagonista, o forse dovrei dire dai protagonisti, perché in questo romanzo non è possibile individuare un solo personaggio principale. Abbiamo da una parte – nel 2008 – Marcus che indaga e racconta le sue impressioni, i dialoghi con la gente del posto, i suoi tentativi di scrivere un romanzo di successo e il suo rapporto con Harry e gli abitanti di Aurora, dall'altra parte abbiamo Harry – nel 1975 – che appena trasferitosi ad Aurora vive la sua grande storia d'amore... con Nola.
Ed eccoci alla storia d'amore.
In molti storceranno il naso – ma non prendiamoci in giro, non avete mai letto Lolita?! – perché Harry ha 35 anni e Nola 15, insomma la differenza di età è tanta, forse per alcuni troppa. La verità è che, nonostante tutto, il buon Dicker riesce a gestire benissimo questo rapporto, rendendolo davvero delicato e dolce. Il lettore si trova di fronte il punto di vista di Harry e quello di Nola, da una parte l'uomo che cerca di resistere a questa passione incontrollata che sa essere sbagliata, un adulto che respinge la ragazzina e si isola per rifuggire questo desiderio che considera quasi immorale; dall'altra abbiamo l'amore dirompente e passionale di Nola, che non riesce in nessun modo a capire perché sia sbagliato, dopo tutto loro si amano, non fanno torto a nessuno, non fanno niente di male, e allora il lettore viene sopraffatto perché i sentimenti di Nola sono fortissimi, sono travolgenti, investono come furia e lasciano boccheggianti. E come potrebbe Harry – che è solo un uomo – resistere a tutto questo? Come può dire di no a una donna-bambina che preferirebbe morire che vivere senza di lui?
Ecco quindi che il romanzo inizia a prospettarsi più complesso di come appare.
La sua struttura è interessante: abbiamo i capitoli che vanno in ordine decrescente, ma non vi dirò perché, lo scoprirete da soli; ogni capitolo inizia con un incipit che contiene un consiglio di scrittura che Harry dà a Marcus; all'interno di ogni capitolo si alternano parti ambientate nel 2008 e parti ambientate nel 1975. Si delineano piano, piano le personalità dei due protagonisti e ci troviamo quindi a confrontare i due aspiranti scrittori: il giovane Harry è arrivato ad Aurora sperando di riuscire a scrivere il romanzo di tutta una vita, mentre il giovane Marcusa arriva ad Aurora sperando di riuscire a scrivere un capolavoro, un romanzo che riesca a superare per grandezza il suo primo grande successo, e ci riuscirà scrivendo la vera storia del caso Harry Quebert, per scagionare il suo amico agli occhi di tutta l'America.
Vediamo l'evoluzione dei due personaggi, il primo che sboccia grazie a Nola e poi si spegne, si chiude in sé stesso e appassisce del tutto una volta scoperto che l'amata è morta; il secondo matura e cresce e passa dall'essere un arrogante e antipatico scrittorucolo di città all'essere un vero scrittore, un vero amico, una persona di spessore in grado di affrontare un caso complicato e misterioso come questo.
Perché la verità è che in questo libro niente è come sembra, credi di poterci arrivare a scoprire il colpevole, fai mille congetture e ipotesi e tieni a mente ogni dettaglio, riesci a capire che c'è qualcosa che non va, ma non capisci esattamente dove, o meglio, tu non riesci, ma Marcus sì. Aurora è uno di quei posti dove tutti hanno qualcosa da nascondere e pochi hanno voglia di ammetterlo, è una di quelle cittadine dove nessuno conosce veramente il suo vicino di casa, dove i segreti sono più grossi di macigni e pesano il doppio. Per questo è così bello come giallo, perché non te lo aspetti. Non ti aspetti niente, Dicker ci piazza di fronte a una sequenza di colpi di scena che ci lasciano a bocca aperta, arrivi al punto di non sapere cosa pensare perché qual è la verità? Alla fine non sai nemmeno più dove sbattere il naso.

E' un romanzo che si articola su più strati, offre al lettore spunti differenti e letture diverse ed è bello, perché pensi di leggere solo un giallo, ma non è così c'è di più. Non che sia perfetto, non lo è, anzi. Considerate che mi avevano parlato talmente bene di questo romanzo che mi ero fatta delle aspettative enormi, inutile dire che non tutte sono state soddisfatte; per carità questo libro mi è piaciuto, l'ho apprezzato tantissimo e mi sono divertita a leggerlo. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere a voi quello che ha trasmesso a me, e a mia madre, e a mio padre. L'ansia della scoperta, la frenetica attesa, la voglia di scoprire – pagina dopo pagina – cosa era davvero accaduto a Nola Keller, letteralmente non riuscivo a staccarmici! Però no, non lo considero un capolavoro. Prima di tutto non trovo questa idea di fondo così originale, gestita bene sì, originale no. Mi vengono in mente almeno quattro serie televisive che si articolano attorno a vicende del genere, la prima è Twin Peaks, poi abbiamo The Killing, Broadchurch, quindi Maybe. È il tema che va per la maggiore quindi non lo trovo originale, anche se penso che indubbiamente riesca a distinguersi – come ho già detto per altri romanzi – non per quello che dice, ma per come lo dice.
In definitiva penso che sia scritto bene, decisamente l'autore ha uno stile sopra la media e la capacità di coinvolgere il lettore, cosa non da poco. Il libro però è troppo lungo. Sono 780 pagine, e secondo me potevano essere almeno 150, 200 pagine in meno, si dilunga troppo, si perde in cose senza senso, che nemmeno un beota un bicchiere d'acqua, cose che nella realtà non accadrebbero mai e che rendono il libro meno credibile, o meglio, non del tutto credibile.

A chi è ancora qui, attenzione, da qui in poi consiglio la lettura solo a chi ha già letto il libro, se continuate lo fate a vostro rischio e pericolo, sappiate che non vi rovinerete il giallo, ma ci sono degli spoiler più consistenti.

Prima di tutto c'è l'Alabama. Insomma, quella faccenda mi ha irritato non poco, siamo nel mezzo di un'indagine di polizia, un'indagine per omicidio, un caso che ha sconvolto non solo Aurora, ma tutta l'America e Marcus e la polizia non pensano che potrebbe essere utile sapere cosa è successo alla famiglia Keller in Alabama e per quale motivo si sono trasferiti ad Aurora?! Seriamente? E insieme all'Alabama – visto che vanno di pari passo – la faccenda della madre. Davvero un errore grossolano ed imperdonabile sia per uno scrittore che per un poliziotto, che poi è quello che dice:
Ai bravi investigatori non interessa l'assassino... ma la vittima. Lei deve informarsi sul conto della vittima. Deve cominciare dall'inizio, da prima dell'omicidio. Non dalla fine. Se si concentra sull'omicidio sbaglia strada. Deve chiedersi chi era la vittima... Si chieda chi era Nola Kellergan.
Dicker la usa per allungare la broda, ma l'avesse inserita 150 pagine prima sarebbe stato uguale, meno tirato, più lineare e più credibile. Decisamente.
Poi c'è quella faccenda del libro di Quebert. Quando si scopre che “Le origini del male” era dedicato a una ragazzina di quindici anni ecco che si apre uno scandalo, Quebert ha scritto quel libro per amore di una minorenne. Apriti cielo. Ritirano tutti i libri dalle librerie e dalle biblioteche, poco ci manca che gli ritirino i premi che ha vinto. Vorrei dire solo una cosa... stiamo scherzando? L'autore ci fa una testa tanta sull'editoria moderna, sul fatto che si scrive per vendere, che pur di vendere si scrive qualsiasi merda, che la gente è interessata alle cose torbide e squallide e questi beoti ritirano il romanzo di Quebert? MA SONO TUTTI SCEMI?! Nessuno avrebbe mai fatto una cosa del genere e vi dico anche perché: 1) Un capolavoro rimane sempre un capolavoro, poco importa se l'autore era un pedofilo, amava una minorenne, aveva strane abitudini sessuali, era coprofago o pazzo. Rimane un capolavoro. 2) ci sarebbe stata finalmente una chiave di lettura del romanzo, di quanti capolavori possiamo dire di avere davvero una chiave di lettura? Quando sarebbe bello sapere cosa effettivamente l'autore voleva dire? 3) Avrebbe. Venduto. Un casino. Nessun beota avrebbe ritirato un libro che in seguito a tanta pubblicità sarebbe tornato in cima alle classifiche, è la prima cosa che ti insegnano: qualsiasi pubblicità è buona pubblicità.
Davvero non può un autore cadermi su una cosa del genere.
Avrei anche da dire un'altra cosina. Sull'editore che pubblica – per caso – pagine del libro in anteprima. Quale editore completamente rimbambito avrebbe fatto una cosa del genere? Prima di tutto non ha senso, avesse voluto creare Hype o pubblicare qualcosa sarebbe bastato chiedere a Marcus di scrivere una cosa apposta. Inoltre sapeva perfettamente che Goldman stava indagando e siccome aveva fretta che scrivesse il libro non avrebbe mai rischiato che la sua gallina dalle uova d'oro si inimicasse tutti gli abitanti della città pubblicando cose non autorizzate e diffamatorie su di loro, ottenendo così di ostacolare le indagini e di beccarsi una valanga di denunce. Seriamente, editore WTF?!

So che vi ho trattenuti una vita e me ne scuso, ma avevo un sacco da dire! Pensate che ho anche tagliato una parte con i commenti suoi personaggi, un poì perché avevo paura di farvi troppi spoiler, un po' perché sembravano i deliri di una fangirl. In ogni caso, gente, vi consiglio caldamente la lettura di questo romanzo, sperando che vi piaccia come è piaciuto a me.



MJ.



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