Fumetti

I Giorni della Sposa

16:34

***plin plon**

Premessa d'obbligo per il caro lettore: 
la sottoscritta sta scrivendo la tesi magistrale 
sull'Asia Centrale e la Via della Seta, quindi non aspettatevi 
una recensione oggettiva per quanto segue.
Che qui stiamo ai livelli del mio fangirlismo per
Peter Hopkirk.

***plin plon***

Titolo: I Giorni della Sposa
Titolo originale: A Bride's Story - Otoyomegatari
Mangaka: Kaoru Mori
Numero volumi: 6, in corso (in Italia è uscito il n°5 da poco)
Casa Editrice: J-POP
ISBN: 9788866340485
Costo: 6 euro a volume
Genere: Sentimentale, Seinen
Trama: Dall'autrice 'Emma', un'opera delicata e toccante. Una favola ancestrale, romantica e affascinante! Dall'autrice di 'Emma', uno dei titoli più quotati targati Enterbrain! Ambientato in Asia Centrale, lungo la Via della Seta, questo nuovo manga di Kaoru Mori narra le vicende della bella ventenne Amira, giovane donna che cavalca e tira con l'arco come un uomo e del suo giovane compagno Karluc, fanciullo appena dodicenne, figlio di una tribù lontana. Vinti gli imbarazzi iniziali, i due novelli sposi riusciranno a trovare e coltivare una loro dimensione affettiva, ma le dure leggi tribali turberanno la loro già complessa quotidianità. Un'opera delicata e toccante, impreziosita da disegni emozionanti, capaci di far vivere nella mente del lettore le suggestioni profonde di una terra misteriosa. Una favola ancestrale, romantica e affascinante. Candidato al premio Taisho 2011.

Ora.
Per quanto io apprezzi l'entusiasmo della trama qui sopra, che potete trovare anche sul sito ufficiale della J-POP, per me hanno mancato in pieno il senso del manga.
Di uno dei miei manga preferiti in assoluto, #perdire.

Ma andiamo con ordine.
Kaoru Mori è entrata di slancio nel mio Pantheon di mangaka preferiti con l'opera 'Emma - A Victorian Romance' su cui torneremo in seguito, quando il mio povero cuoricino infranto si stava ancora riprendendo dalla lettura de 'Le Rose di Versailles' e dalla brutta fine della mia ship, no, non Oscar e Andre', e neanche Bernard e Rosalia, o Maria Antonietta e Fersen, siano mai. Ero in astinenza da manga con sfondo storico quando, all'improvviso, comparve Kaoru Mori con un'opera deliziosa ambientata in epoca vittoriana. E poi con quel capolavoro che è 'I Giorni della Sposa', perché, fidatevi di una che sta studiando giusto il luogo e il periodo descritti nell'opera, questo manga è un capolavoro.

La trama di base è semplice, come potete leggere più in alto, e rispecchia una situazione tipica della Via della Seta all'epoca: una giovane donna viene data in moglie al rampollo di una famiglia amica della propria, il più classico dei matrimoni combinati. Da qui, si dipanano le 'avventure', se così possiamo chiamarle di Amira e Karluc, e, di conseguenza, di amici e famiglia. C'è anche il più classico degli imbranati inglesi, biondo e con gli occhiali, giunto in loco per scrivere un libro.

Ma limitare l'opera a questa trama sarebbe riduttivo e offensivo. 'I Giorni della Sposa' è un manga ad ampio respiro, che usa il matrimonio e la vita di Amira e Karluc per introdurci a quel mondo sconosciuto e magico che era, e i parte è tutt'oggi, la Via della Seta. L'attenzione al dettaglio, la fedeltà del disegno per quanto riguarda vestiti, gioielli, acconciature, ma anche le abitazioni, i villaggi, i cibi, è quasi maniacale e PERFETTO. La ricerca e l'opera di documentazione che devono essere stata fatte per conoscere così bene e nel dettaglio le abitudine e lo stile di vite di così tante e così diverse tribù deve essere stato mastodontico e certosino, ma in questo Kaoru Mori mi aveva deliziata già con 'Emma'. Troverete quindi precise rappresentazioni dell'arte del ricamo e di come si mandava avanti una casa lungo la Via della Seta, vedrete come si cacciava e in quanti modi diversi, vedrete la pastorizia e gli scontri tra tribù confinanti e spesso rivali. 
Vedrete come gli occidentali si rapportavano al misterioso mondo dell'Asia Centrale nella figura di Mr. Henry Smith, un giovane studioso che si sta facendo un cultura sui popoli e le tradizioni dell'Asia Centrale, pur non capendoli appieno, rimanendone sempre affascinato (eccomi! Eccomi!).
Vedrete come le varie tribù e famiglie interagivano tra di loro, i commerci, le tradizioni, gli scontri, le feste, i matrimonio. Vedrete com'era sacro l'ospite, come lo è tutt'oggi, amerete quei popoli e quei luoghi.


Prendete la copertina del terzo numero qui a fianco, per esempio. Vedete la cura nei dettagli? La precisione con cui la  mangaka è andata ad informarsi riguardo i colori e i ricami, le acconciature e i tessuti? Vedete le abitazioni sullo sfondo? Sono perfette, sono quelle, sono le tende che potevate trovare lungo la Via della Seta tra l'Ottocento e il Novecento.

É l'attenzione al particolare, la fedeltà all'originale, che rende questo manga così piacevole. Per continuare a tirare in ballo 'Le Rose di Versailles' della Maestra Riyoko Ikeda hai ucciso la mia halfship ma io ti adoro uguale, lì non c'è la maniacale precisione che Kaoru Mori mostra nelle sue opere, e questo, per me è una mancanza abbastanza grave - stai scrivendo/illustrando un manga storica, mannaggia!

Ne 'I Giorni della Sposa', invece, tutto fila meravigliosamente liscio perché tutto è perfetto e tutto è reale. É fatto così bene che sentite che in realtà una volta le cose stavano davvero così, ve lo sentite dentro, nelle budella, come si suol dire. E anche se la trama a volte vi parrà un po' moscia, i vostri 6 euro saranno stati ben spesi per la bellezza del tratto e l'armoniosità della storia.

Cosa vi posso dire, ancora, per convincervi che questo è uno dei manga più belli in circolazione? Forse che l'edizione stessa è molto bella è curata, con sovra-copertina satinata e tutto. Certo, i numeri escono molto molto moooooolto lentamente, ma l'attesa ci sta tutta!


Fatemi sapere se inizierete anche voi quest'avventura. Sarà un piacere poter parlare con voi di quel mondo meravigliosamente meraviglioso che era la Via della Seta prima dell'arrivo dell'era contemporanea!
Assalomu Alaykum!


Quando parlo di cura dei dettagli, 
intendo davvero cura nei dettagli!


E un'ottima documentazione di base!


Non ho messo tutte le copertine per lasciarvi
un po' di sorpresa.
Quindi eccovi il matrimonio di Amira e Karluc.


Se solo potessi, darei a questo manga anche sei happy!sheep tokens.
Davvero. Non ve lo dico solo perché tratta di popoli
e terre che io personalmente amo, ve lo dico perché tutto, 
in questo manga, è perfetto. Anche la lacrimuccia che scende
quando le cose vanno male
(perché si, le cose che mi piacciono certe cose vanno male).


Leggerlo sì: perché è, vi giuro, oggettivamente un capolavoro. Perché amate il bel tratto nel disegno, la cura dei dettagli, un'accurata ricerca per essere documentati prima di scrivere un manga. Perché dovete ancora superare la fase 'Le Rose di Versailles' e la vostra ship è affondata.

Leggerlo no: perché non vi interessano i manga a sfondo storico, per di più i manga a sfondo storico che parlano "semplicemente" della vita di tutti i gionri di una normalissima famiglia. Niente guerre, niente intrighi, niente complotti di palazzo, niente ghigliottine e Robespierre.

Leggerlo sì bonus: perché state studiando la Via della Seta. Scherzo, ovviamente, ma potrebbe essere l'inizio di una passione - di certo, se vi piace questo manga, poi vorrete informarvi sulla Via della Seta, e finirete nel mio stesso gorgo. Vi aspetto a Kashgar.

Winter Reading Tips

Winter Reading Tips #3

18:36



E dopo il video di MJ, Paris edition, ecco il consueto articolo con i tre libri del mese.
Siamo a Dicembre, Natale è vicino, le gelaterie chiudono e i mercatini sono dietro a ogni angolo... non potevo non tenere conto di tutto ciò.
Partiamo quindi con un classico di Natale che prima o poi tutti, bene o male, ci ritroveremo in mano.

 
Canto di Natale, di Charles Dickens.
Dickens è un po' un jolly, dato che il suo tipo di storie si adatta bene a questo periodo dell'anno, quindi vi consiglio di dare un occhio generale ai suoi libri. Nello specifico, parliamo del famosissimo racconto di Scrooge (l'avaro degli avari) che riceve la visita dei tre spiriti del Natale: presente, passato, e futuro.
Sicuramente avrete visto l'utilizzo dei vari spiriti natalizi in più film, e non parlo solo di adattamenti cinematografici di "Canto di Natale", quindi leggere l'opera originale è qualcosa di obbligatorio.




Le Fiabe dei fratelli Grimm sono un altro immancabile classico da leggere e avere in libreria.
Se siete cresciute a pane e film Disney allora il cofanetto è un ottimo modo per guardare alle origini di alcune delle storie che più avete amato, e conoscerne di nuove.
Se poi siete anche fan di Once Upon a Time non c'è bisogno di aggiungere altro.
Potrete dire di conoscere veramente una fiaba solo dopo aver letto le sue, a tratti inquietanti, origini.



Chiudiamo con qualcosa che molti si vedranno al cinema questo mese.
Lo Hobbit, di J.R.R Tolkien.
MJ vi ha consigliato Il Signore degli anelli nel suo video, io qui vi propongo la storia che precede quegli avvenimenti.
"Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili."
Volete sapere in quali circostante Bilbo viene spinto a gettarsi all'avventura? Come è venuto in possesso dell'unico anello? Dell'impatto di Gandalf nella sua vita?
Leggete Lo Hobbit.


E voi cosa ci consigliereste per dicembre?
Celyan

Video

Winter Reading Tips VIDEO!Edition #1

22:01

Come aveva preannunciato Celyan sono tornati i video.
Oggi vi proponiamo il primo appuntamento all'edizione video del Winter reading tips, siete pronti? Se la risposta è no, tanto meglio, non lo ero manco io quando ho registrato. Vi dico solo che ho dovuto editare un sacco perché continuavo a dire stronzate, tipo che Michael Ende è diventato Michael Fassbender a un certo punto e Winter Reading Tips è diventato Winter Writing Tips.
No, ma complimenti MJ, davvero.

Detto ciò, vi lascio alla visione del video, ricordandovi che il #3 appuntamento con Celyan giungerà a breve e annunciandomi che sto preparando una bella recensione lunga e pallosa su Percy Jackson.




Maryjane.


Book Award

Ursula Le Guin e il suo meraviglioso discorso ai National Book Award

13:31

Eccomi di ritorno, dopo un paio di mesi di casini feroci e inseguimenti con l'università francese per parlare di nuovo di libri.

Nella fattispecie oggi vorrei parlarvi di qualcosa di un po' diverso dal solito, ovvero di Ursula Le Guin e della sua premiazione con tanto di discorso ai National Book Award.
«Ok, ha vinto, buon per lei» diranno alcuni di voi.
«E chi diavolo  Ursula Le Guin?» chiederanno altri (a cui rispondo disonore su di voi e sulla vostra mucca!)


Ursula Le Guin nasce a Berkley nel 1929, quindi davvero un sacco di tempo fa, e decide che nella vita le piace fare una cosa in particolare: scrivere. Ma non scrivere mattonazzi o narrativa, Ursula vuole scrivere fantasy, vuole scrivere fantascienza e così lascia che la sua mente vaghi oltre il mondo conosciuto e ci descrive monti lontani e pianeti dalle condizioni di vita completamente differenti da quelle a cui siamo abituati. Ovviamente questo era prima che gli Young Adult diventassero la moda del momento, prima che la massima aspirazione della distopia fossero Divergent e Hunger Games. Qui siamo tra gli anni sessanta e gli anni novanta, quando chi leggeva fantascienza era additato come nerd, in un tono del tutto dispregiativo, quando il fantasy era un genere di seconda scelta, perché sua sorella narrativa lo guardava dall'alto in basso ridendo di lui.
Ma Ursula ha continuato a scrivere, questa donna ha scritto per più di quarant'anni, collezionando premi Hugo e premi Nebula (che sono i massimi riconoscimenti della letteratura fantastica) come fossero punti dell'esselunga.
Tra le sue opere più famose vi ricordo il ciclo di EarthSea, da cui il figlio incapace di Miyazaki ha tratto un cartone mediocre chiamato per l'appunto I racconti di TerraMare (però i libri sonofantastici, leggeteli!); il ciclo dell'Ecumene, di cui meritano una menzione a parte La mano sinistra delle tenebre e I reietti dell'Altro pianeta, tutti ambientati nel medesimo universo, quindi in qualche modo legati tra loro; per il resto ha scritto qualcosa come ventordici milioni di libri, quindi sì, ne troverete anche uno che farà al caso vostro (mamma mia, come siete selettivi alle volte!).

Comunque non vi ho raccontato della Le Guin per hobby, nel senso avrei potuto farlo, ma avevo in mente di arrivare un punto e giuro che ora ci arrivo.
Dunque, il 19 Novembre 2014 Ursula Le Guin ha ricevuto il National Book Award, sarò più specifica, ha ricevuto un premio che si chiama Medal for Distinguished Contribution to American Letters, ovvero la medaglia per essersi contraddistinta nel contribuire alla letteratura americana (sarà una traduzione un po' balenga, ma il concetto rimane questo); si tratta di un premio eccezionale ed unico, che in qualche modo è il traguardo di una vita. Cosa lo rende tanto speciale per la Le Guin, più che per altri autori che l'hanno ricevuto?
Ursula Le Guin è la prima autrice di romanzi di fantasy e fantascienza che viene insignita di un premio simile.
«Embé?» diranno alcuni.
«Vi sembra poco? Ancora disonore sulle vostre mucche!»
Questa donna eccezionale, che vi faccio presente avere ottantacinque anni, ottantacinque, non meno, è salita sul podio a ricevere il premio, ha preso in mano il suo bel microfono e ha iniziato il suo discorso, e ragazzi miei, che discorso è stato!
Ha iniziato ringraziando tutti, come si fa di solito: "Ringrazio la mamma, il papà, il criceto, il mio editore, la mia famiglia, il cane, il gatto, il canarino", e via dicendo (il tutto con la sua adorabile voce da vecchina). Poi è partita in quarta ed ecco che il tono del discorso è cambiato e Ursula ha espresso un pensiero che tanti di noi hanno covato nel cuore per anni e che nessuno ha mai potuto esprimere.
Ecco il succo del suo discorso, tradotto alla meglio dall'inglese:
E mi rallegro nell'accettare questo premio a nome di, e nel condividerlo con, tutti quegli autori che per lungo tempo sono stati esclusi dalla letteratura – i miei compagni scrittori di fantasy e fantascienza, scrittori dell'immaginazione, che per cinquant'anni hanno guardato meravigliosi premi venire ricevuti dai cosiddetti "realisti". Sono convinta che siano in arrivo tempi duri, in cui vorremo udire la voce di scrittori in grado di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere oltre una società stretta dalla paura e oltre le sue tecnologie ossessive, per mostrarci altri modi di essere, e, anche, immaginare delle solide basi di speranza. Avremo bisogno di scrittori che sappiano ricordare la libertà – poeti, visionari – realisti di una realtà più vasta.
In questo momento abbiamo necessità di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di un oggetto di mercato e la pratica di una forma d'arte. Creare delle opere scritte per adattarsi alle strategie di vendita nell'ottica di massimizzare i profitti di una corporazione e la resa pubblicitaria, non è la stessa cosa che scrivere e pubblicare libri in modo responsabile.
Nonostante questo vedo come il dipartimento vendita abbia controllo su quello editoriale. Vedo i miei stessi editori, catturati da sciocchi timori di ignoranza e avarizia, far pagare alle librerie pubbliche sei o sette volte il prezzo di mercato di un e-book. Abbiamo appena visto un approfittatore cercare di punire un editore per la sua disobbedienza, e scrittori minacciati da una corporazione fatwa. E vedo molti di noi, i produttori, che scrivono e creano i libri, accettare questa situazione – lasciare che approfittatori del prodotto ci vendano come fossimo un deodorante, dicendoci cosa pubblicare, cosa scrivere.
I libri non sono solo una merce; le motivazioni che spingono al profitto sono spesso in contrasto con l'intento stesso dell'arte. Viviamo nel capitalismo, sembra impossibile sottrarsi al suo potere – ma in fondo, era lo stesso per il diritto divino dei re. È possibile resistere a qualsiasi potere creato dall'uomo e sono gli esseri umani stessi a poterli modificare*. La resistenza e il cambiamento spesso hanno inizio nell'arte. Molto spesso nella nostra arte, l'arte delle parole.
Ho avuto una lunga carriera come scrittrice, una bella carriera, in ottima compagnia. Ora che è giunta alla sua conclusione, non voglio vedere la letteratura Americana venire svenduta lungo la strada. Noi, che viviamo scrivendo e pubblicando, vogliamo e dovremmo richiedere ciò che giustamente ci spetta di questa pare del lavoro (la nostra fetta di torta, insomma, ma mi rifiuto di scriverlo); ma il nome da dare alla nostra meravigliosa ricompensa non è profitto. È libertà.


Ecco, capite ora perché sia giusto che questo discorso venga letto da più persone possibili? Capite perché ho deciso di parlarne? Tralasciando la traduzione, che è molto libera e io non sono una traduttrice, né niente di lontanamente simile, credo che il concetto passi in ogni caso in modo chiaro e preciso.
La letteratura non dovrebbe mai piegarsi ai bisogni di mercato, perché sono le parole la nostra più grande forza e la nostra più grande arma. I libri sono una guida e una forma d'arte, ci mostrano la strada quando non riusciamo a trovarla e spesso si fanno da portavoci di un pensiero più profondo. Il problema vero e proprio di tutto ciò che viene pubblicato al giorno d'oggi (ok, non di tutto, ma di una gran parte di ciò che viene pubblicato) è che gli autori accettano di piegarsi alle regole di mercato scrivendo ciò che vende e non ciò che vogliono dire. 
Quanti dei libri che leggiamo hanno un messaggio, quanti dei libri che leggiamo sono forme di denuncia sociale, quanti hanno, nascosti tra le righe, sottotesti che invitano all'uguaglianza, al femminismo, all'ecologia e a non so bene cos'altro perché ci sono troppe parole che finiscono in -ogia e in -ismo. E quanti invece sono piacevoli letture che possiamo tranquillamente dimenticare una volta finite?
Perché a mio parere sono troppe.
E non voglio fare (di nuovo, emmò basta, però!) quella che come al solito dice "Eh, ma non ci sono più i libri di una volta", "Non ci sono più gli scrittori di una volta", però siamo sinceri e siamo seri, facciamoci un bell'esamino di coscienza e chiediamoci: È davvero questo quello che voglio leggere? È davvero questo quello che voglio comprare?
E non sto dicendo che il libro senza messaggio o senza subtext non debba piacere, perché ehi! sapete quanti ne ho letti e amati io? Ma sinceramente preferisco che mi venga pubblicato un bel libro con una trama e un messaggio che l'ennesima copia sbiadita di Twilight o di Hunger Games, perché sì, va bene, vende, ma la storia la conosco già e grazie, ma no grazie. Non ho intenzione di spenderci soldi.


Spero di non avervi annoiati troppo, in ogni caso questo vuol dire che sì, sono tornata.

Maryjane.





* La traduzione di questa frase è molto libera, in originale era: Any human power can be resisted and changed by human beings. Ho cercato di mantenere il senso cambiando però la struttura della frase per non farla suonare ridicola.



Book Tag

Fall Time Cozy Time book tag

14:44

Lo so, stiamo già facendo una rubrica sulle letture autunnali-invernali, ma non resisto ai tag e questo è bellissimo. Davvero bellissimo. Trust me.
Il tag è stato creato dal canale youtube "Novels and Nonsense", io l'ho trovato su "Bookables", uno dei tanti canali che seguo con piacere.
Ready?
Go!

1- Scegli un libro che ha i colori rosso, giallo e arancione in copertina.

Il baco da seta, di Robert Galbraith.
Non l'ho ancora letto, nemmeno comprato a dire il vero, ma lo farò quanto prima. E a dire il vero questa è la prima copertina che mi è venuta in mente, la trovo bellissima, esattamente come quella del libro precedente.
Non sono proprio certa mi faccia pensare all'autunno, ma per il tag è perfetta.







2- Quale libro ti trasmette un senso di calore?

Harry Potter, di J.K. Rowling.
Mi rendo conto che HP è la mia risposta standard per un sacco di domande, ma è una questione affettiva di una certa importanza.
Che poi la domanda chiede "what book gives you the warm fuzzies", e per un lettore possono derivare da un fattore affettivo o anche solo dall'atmosfera del libro. Ecco, per me Harry comprende tutto.
I warm fuzzies non arrivano solo leggendo dei pranzi di Natale (da sogno) di Hogwarts, ma dalla prima all'ultima parola.





3- Scegli il tuo libro o genere preferito da leggere in un giorno di pioggia.

Classici.
All'inizio non mi veniva in mente un libro preciso con cui rispondere, poi, pensando ai classici, me ne sono venuti in mente troppi.
Dickens, Austen, Tolstoj, Balzac...
Pioggia, plaid e un classico. La mia personalissima pace dei sensi.
Non si dovrebbe passare sopra all'opportunità di essere catapultati in un'altra epoca. MAI.

4- Con quale personaggio vorresti scambiare posto?

Hermione Granger è la risposta più gettonata a questa domanda, vero? Ed è perfettamente comprensibile perché chi non vorrebbe essere Hermione? Chi non vorrebbe vivere anche solo per un giorno nel mondo della Rowling?
MA, proprio per questo, opterò per un'altra risposta. La mia seconda opzione è Jo, la seconda delle sorelle March di Piccole Donne.
Okay, non accade nulla di straordinario nel libro, non ci sono avventure piene d'azione e nemmeno intrighi sconvenienti, ma passare anche solo una giornata in quella casa sarebbe magico. E qui mi viene in mente che anche Piccole Donne è una risposta valida alla domanda numero 2.

5- Quale libro poco pubblicizzato vorreste vedere diventare più popolare?

Topi, di Gordon Reece.
"A Honeysuckle Cottage, la casa isolata in cui si sono appena trasferite, Shelley e sua madre devono dimenticare: le molestie sempre più feroci delle compagne di classe che hanno sfregiato il volto di Shelley, l’egoismo di un padre e di un marito che le ha abbandonate per una ventenne, il terrore di mettersi alla prova. In fondo sono topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Nella quiete di quei luoghi, tutto sembra tornare lentamente alla normalità. Ma in una notte in apparenza come le altre, Shelley si sveglia di soprassalto e si rende conto che qualcuno è entrato in casa. Nelle scioccanti, folli ore che seguono, in un crescendo sbalorditivo di colpi di scena, il mondo di Shelley e di sua madre viene totalmente capovolto e per la prima volta le due donne si ribellano al proprio istinto. Ma se adesso non sono più topi, che cosa sono diventate?"

Ne aveva parlato bene un'amica e una volta trovato su una bancarella non ci ho pensato due volte. Mio.
Staccarsi da questo libro, una volta iniziato, è stato difficilissimo per me. Ma insomma, non si può leggere 24h filate senza collassare.

6- Copertine imbarazzanti.


L'amante di Lady Chatterley, di D.H. Lawrence.
Parliamone, è imbarazzante. Ma non per la donna nuda... è per tutto l'insieme.
Potrei averla fatta io dopo due ore di conoscenza con photoshop.
Comprato quando ancora andavo a scuola e mi contavo gli spicci in tasca per capire cosa avrei potuto permettermi e, devo ammetterlo, questa edizione è quanto meno conveniente.
Non sarà bella, ma si risparmia.
E si, ho anche Orgoglio e Pregiudizio così.



7- Fall time comforts foods?

Non c'entra una mazza con i libri, ma direi castagne o cioccolata calda.
Ecco, alla ricetta "plaid-libro-pioggia" aggiungiamo anche una bella tazza di cioccolata calda, non si può sbagliare.


E i vostri "fall time cozy time" quali sono?
Celyan

Five quotes

Five quotes that made you fall in love with a book #1

16:36


I libri non si sottolineano. No. Bè, alcuni lo fanno, io personalmente non riesco (mi sentivo libera di sfregiare solo quelli di scuola), così quando si incappa in una lunga lista di quotes che ci balzano all'occhio è facile farsi prendere dalla smania di annotarli, perché meritano di essere ricordati e sparsi un po' in giro tra gli amici lettori e non. Così è nata l'idea di questa rubrica (a cadenza random), che vuole consigliarvi libri non tramite una recensione ma tramite determinate frasi che potrebbero catturare, oppure no, il vostro interesse.



1- "Ascolta. Ascoltami bene. Tutte le mattine, finché non sarai sotto terra, bisogna che tu prenda questa decisione. Bisogna che chiedi a te stessa: 'Oggi voglio credere a quello che mi dicono gli stupidi?'"
The Help
(Kathryn Stockett)

2- "Nei miei sogni di adolescente, lei e io saremmo sempre stati due amanti che fuggivano in sella a un libro, pronti a dileguarsi in un mondo immaginario fatto di illusioni di seconda mano."
L'ombra del vento (Carlos Ruiz-Zafón)

3- "Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche."
Fahrenheit 451 (Ray Bradbury)

4- "Era una ragazza. Nella Germania Nazista. Era giusto che andasse scoprendo la potenza delle parole."
La bambina che salvava i libri o Storia di una ladra di libri (Markus Zusak)

 5- "Se mi interesso a quello che pensano i cretini, non avrò più tempo per quello che pensano le persone intelligenti."
Oscar e la dama in rosa (Eric-Emmanuel Schmitt)
            
          

Okay, scegliere un solo quotes per libro è stata dura, ma se avete letto uno di queste libri e volete dirci qual è stata la vostra frase preferita, siete le benvenute.

Celyan.

Winter Reading Tips

Winter Reading Tips #2

18:01


E con l'inizio di Novembre arrivano i nuovi reading tips!
La scorsa volta ho citato Ned Stark per inaugurare la rubrica, quindi ora non posso non consigliarvi Lui.

Le cronache del ghiaccio e del fuoco, di George R. R. Martin.
Solo scegliere la copertina è stato difficile, visto le millemila edizioni che si divertono a far uscire, poi mi sono detta che la più gettonata è anche la più semplice/reperibile.
In realtà il tipo di scrittura che ha Martin permette facilmente di leggerlo in qualsiasi momento, anche d'estate, ma pensando ad ambientazioni come Grande Inverno e la Barriera non si può non godersele in questo particolare momento dell'anno.
Inoltre, di pari passo, si può anche seguire lo show televisivo per immergersi totalmente in Westeros.
E lo so, la saga è lunga, ma ne vale decisamente la pena. Ci sono così tanti personaggi da amare e da odiare che trascurare questa saga significa perdersi un mondo, letteralmente parlando.
Considerate poi che Martin non è Flash a scrivere, quindi potete prenderla con calma.

E dal fantasy ci spostiamo a un Classico con la C maiuscola, uno di quelli a cui già ci si può approcciare da piccoli tramite i film. Piccole donne, di Louisa May Alcott.
Questo è uno dei libri a cui sono più affezionata, ho perso il conto delle volte in cui ho visto i vari film a Natale, e il libro è stata una lettura a dir poco perfetta per quel periodo. Non potete non conoscere le sorelle March. Non potete non provare simpatia per Jo, affetto per Beth e Meg, o irritazione per Amy. Verrete così tanto coinvolti dalle vicende di questa famiglia che leggere di loro sarà sempre un po' come tornare a casa.
Qui vi ho postato la copertina dell'edizione Einaudi che racchiude tutti e quattro i libri della serie: Piccole donne, Piccole donne crescono, I ragazzi di Jo, e Piccoli uomini. Se siete indecisi, comunque, si trovano molte edizioni singole almeno dei primi due.

Chiudo la lista con Il cavaliere d'inverno, di Paullina Simons.
Questo è uno di quei libri che vorrete sempre avere a portata di mano, quello che riporrete nella mensola più bassa o sul tavolino più vicino a voi perché la voglia di riprenderlo in mano potrebbe scattare in qualsiasi momento.
Il libro racconta la storia d'amore tra Tatiana e Alexander nella Russia della seconda guerra mondiale, inizia così una delle più belle trilogie in circolazione. (Il cavaliere d'inverno, Tatiana&Alexander, Il giardino d'inverno.)
Ma in realtà c'è così tanto di più in queste pagine... la storia dei singoli personaggi, di Tatiana e Alexander come essere umani, la durezza della guerra e la forza dei loro sentimenti. La Simons ci catapulta in una realtà che faremo fatica a lasciar andare, quindi, davvero, se non lo avete ancora letto rimediate quanto prima.

Se avete già letto qualcuno di questi libri fateci sapere cosa ne pensate, se invece non li avete mai approcciati con convinzione spero di avervi convinto a dare loro una chance.
E vi prego di notare la bellezza estrema della copertina del Cavaliere d'inverno. Mi vengono i brividi solo a guardarla.


Celyan.

Halloween

Halloween must watch

17:30




Il 31 Ottobre è alle porte e qualcuno avrà sicuramente già iniziato il countdown, quindi è tempo di tirare le somme e organizzarsi!
Questa volta non vi parlerò di libri, ma di serie tv che si prestano a memorabili maratone telefilmiche Halloweeniane.
                                                      

Sleepy Hollow dovete conoscerlo. Insomma c'è il libro, c'è il film con Johnny Depp, e ora c'è lo show.
Parto subito col dirvi che gli effetti speciali meritano davvero tanto e considerato che non stiamo parlando di un film, la cosa è notevole.
Altri punti a favore sono il plot (Abby e Ichabod devono impedire che Moloch risorga) e i tecnicismi che a ogni puntata guidano il soprannaturale. Non ci sono falle e non ci sono meccanismi poco chiari, anzi, fanno di tutto per rendere i passaggi soprannaturali più comprensibili possibile. E poi Ichabod è interpretato da Tom Mison, quindi... andate e godetevi il suo humor da soldato confederato catapultato ai giorni nostri.
Penny Dreadful è un altro concentrato di letteratura e folclore che non potete perdervi. Se amate gli show in cui il plot ruota attorno a personaggi del calibro di Dorian Gray e del Dottor Frankenstein, e creature come licantropi e vampiri, allora questo è lo show che fa per voi. (Rigorosamente ambientato in epoca vittoriana.)
Il cast è di tutto rispetto, troviamo infatti volti famigliari come la bravissima Eva Green, Josh Hartnett, Billie Piper e Timothy Dalton. Quindi, capiamoci, il livello recitativo è altissimo.
(Inoltre possiamo goderci anche qualche guest appearance di Helen McCrory: mamma di Draco Malfoy in HP e zia Polly in Peaky Blinders.)
Salem, come già intuirete dal nome, è completamente incentrato sulle streghe.
I Puritani hanno iniziato la caccia grossa, ma le streghe si sono perfettamente integrate alla popolazione con lo scopo di prendere totale possesso del villaggio e eliminare il resto degli abitanti.
Trucco, parrucco, effetti speciali e ambientazione non hanno nulla da invidiare agli altri show citati nell'articolo, e altrettanto possiamo dire del cast. In questo caso non siamo di fronte ad una rosa di attori che salta subito all'occhio, ma l'interpretazione di ognuno di loro merita molto. Senza contare che possiamo bearci della vista di Shane West, e questo non è mai male.

Dracula è un'opzione che non mi sono sentita di escludere perché è... be', Dracula. Credo che questo show abbia dato il meglio di sé nella sua ultima puntata, ed è stato un peccato, perché non gli è valso il rinnovo alla seconda stagione.
Troppi tecnicismi su Dracula e le sue sperimentazioni, ma l'atmosfera generale vale sicuramente la nomination come possibile show da maratonare ad Halloween.
Jonathan Rhys Meyers è, come sempre, un piacere da guardare e dannatamente bravo, inoltre nel cast potrete trovare un altro volto famigliare, ovvero quello di Katie McGrath (Morgana in Merlin).






E per questa prima parte abbiamo concluso.
Se c'è qualche show che ancora non avete iniziato provate a dargli una possibilità, è il periodo adatto per farlo!

Celyan

libri

I Fiumi di Porpora

14:19


Per festeggiare il sole che oggi mi ha fatto dono della sua presenza e che mi consentirà di andare a fare la spesa senza sembrare un pulcino bagnato in 3... 2... 1..., oggi parliamo di un thriller francese che mi ha lasciata piacevolmente sorpresa, ma anche con una punta di terrore per gli aulici paesini francesi.

Iniziamo!

Titolo: I Fiumi di Porpora
Titolo originale: Les Rivières pourpres
Autore: Jean-Christophe Grangé
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Gli Elefanti Besteseller
Data di uscita: 29 aprile 2010
Pagine: 385
ISBN: 978-8811679677
Prezzo: 10,90
Trama: Vicino a Grenoble viene rinvenuto un cadavere orrendamente mutilato. Nella vicina regione del Lot viene profanata la tomba di un bambino di dieci anni scomparso in circostanze misteriose. I due casi si intrecciano, e così anche i destini dei due poliziotti incaricati delle indagini, tra false piste, macabre scoperte, gelosie professionali e vendette famigliari, fino all'orrore che ha dato inizio alla carneficina: un delirio scientifico che aveva condotto a un folle e crudele esperimento genetico. Un thriller che trova il perfetto equilibrio tra azione e psicologia, intelligenza dell'intreccio e fascino dei paesaggi.

Ovvero: i francesi giocano a scrivere thriller come gli americani e ci riescono divinamente. Quasi.

Volevo iniziare questa recensione con un molto poco oggettivo: "OMMIODDIO MA QUANT'É BELLO QUESTO LIBRO", ma, mentre mi accingevo a farlo, mi sono resa conta che sì, è un bel libro, ma non è un gran bel libro o un capolavoro.
Ma cominciamo dagli aspetti positivi.

"I Fiumi di Porpora", caso editoriale francese del lontano settembre 1998 e vittima di un adattamento cinematografico da tagliare le mani al regista, è il classico caso di libro di cui hai sempre sentito parlare bene da chi è più grande di te, nel mio caso mia madre, il libro dal titolo intrigante, l'autore dal nome noto ma senza sapere perché, il libro che ti occhieggia dalla libreria con il suo nome familiare e che ti sussurro, piano piano poco poco come piace a noi (cit.), "Ehi, ehi, comprami".
E io lo comprai nella ora lontana e mai compianta Forlì, dove, invece di studiare per l'esame di Relazioni Internazionali del Medio Oriente, mi misi a leggere questo bel volume e lo finii in mezza giornata.
Ora, se una persona finisce un libro in mezza giornata, o questo è estremamente avvincente o è una boiata pazzesca (cit.). Fortunatamente, in questo caso abbiamo a che fare con qualcosa di avvincente.

L'amena provincia di Grenoble, dove il romanzo è ambientato.
No, poi non vi sembrerà più così amena.

 Per non parlare dei ghiacciai.


Dopo un inizio forse un po' pesante in cui Grangé introduce personaggi e ambientazioni per non doversi poi trovare a perdere il ritmo durante la parte più importante del libro, ecco che entriamo subito nel vivo dell'azione. Il commissario parigino Pierre Niémans, una personcina pacifica e ligia alle regole *risate registrate* viene allontanato da Parigi per motivi disciplinari e viene mandato nella provincia di Grenoble per indagare su un brutale crimine che ha sconvolto la pacifica vita di una cittadine universitaria - un omicidio apparentemente inspiegabile, sia per le modalità con cui è stato perpetrato, sia per il luogo in cui il cadavere è stato trovato. Tutto fa pensare ad un motivo estremamente personale, ad una vendetta.
Allo stesso tempo, nel Lot, il tenente Karim Abdouf, giovane arabo alle prese con il razzismo dei suoi colleghi e una propensione a seguire le regole pari che fa saltare i nervi a noi e al collega di cui sopra, si ostina ad indagare su un crimine che alla polizia locale non interessa granché: la profanazione della tomba di un bambino, un fatto che sembra invece scuotere la comunità interessata.

Inutile dire che le due storie, dopo aver corso parallelamente per una buona metà del libro, si intrecceranno per portare alla risoluzione del caso/dei casi, ma è il come ad essere maledettamente geniale. Il problema del libro è che oltre ad essere maledettamente geniale, il come è anche maledettamente improbabile.

Non è ovviamente mia intenzione svelarvi come finisce la storia, o il movente, o il colpevole, ma una cosa ci tengo metterla in chiaro: per i primi tre quarti di libro, "I Fiumi di Porpora" crea una tensione e un'aspettativa altissima, per usare il gergo odierno crea un hype altissimo, ci innervosisce e ci inquieta, sveglia in noi l'atavica paura della morte e dei cimiteri e della profanazione di quest'ultimo, solletica il morboso interesse umano per le tragedie altrui, specie quelle che coinvolgono bambini. É un libro forte, una costruzione che si fa beffe, in certi punti, del pudore e del rispetto.
Fin qui tutto bello, bellissimo, non fosse che l'aspettativa creata era forse un po' troppo alta, e che il finale, a mio parere, oltre che ad essere inverosimile per una delle modalità usate per l'inganno, è un po' troppo affrettato.

Insomma, sembra una di quelle puntata di "Doctor Who" scritte da Moffat, che dopo aver menato il can per l'aia con indizi e coincidenze per due stagioni intere, non conclude niente e ti lascia con più dubbi di prima. E io sono una grande fan del Doctor. Solo che Moffat a volte esagera e si perde sul finale.

Oppure uno di quei casi di "Detective Conan" che durano tre volumi del manga/undici episodi (É SUCCESSO), che ti mettono in corpo il terrore assoluto causa a) la silhouette dell'assassino con solo occhi assatanati e denti visibili e b) le modalità soprannaturali dell'omicidio, e poi ti smontano perché quella piattola che è Conan Edogawa ti fa capire che, pirla che sei, era tutto così ovvio.

E questo è esattamente quello che succede con questo libro, purtroppo. La caratterizzazione dei personaggi è perfette, la descrizione degli ameni paesaggi fa capire al volo che è tutto un po' troppo perfetto per essere reale, i caratteri diversi ma complementari dei due investigatori creano una coppia efficiente ma umana, con le sue debolezze; e, per una volta, la squadra investigativa è composta da un team capace, affiatato e simpatico. Fin qui, tutto bene, una gioia per il lettore di gialli e thriller, ultimamente troppo spesso alle prese con libri mediocri.

Eppure... eppure

Eppure arrivi alla svolta nel caso, arrivi a tirare le fila, vedi Niémans e Abdouf correre (in tutti i sensi) verso la soluzione, li vedi cadere (in tutti i sensi) e rialzarsi (idem), leggi del confronto finale, delle valide motivazione del colpevole, capisci come ha fatto e perché lo ha fatto, e la sua rabbia ti pare, se non giustificabile, almeno condivisibile, ma... MA NO.

NO, NON CI SIAMO. Alla fine del libro il lettore rimane lì, a rileggere l'ultima pagina, a vedere se per caso la sua sia un'edizione farlocca, rovinata, incompleta, senza l'ultimo capitolo, senza l'epilogo, perché deve esserci un epilogo, non può finire così. Finisce con un'immagine spettacolare, per carità, finisce come doveva finire visto il ritmo e lo stile del libro, ma manca qualcosa. Manca un'epilogo. Manca una vera resa dei conti con la giustizia, manca il confronto che la reazione di tutti gli interessati, manca la polizia, manca manca manca. 
Tutto quello che rimane alla fine del libro è un fastidioso senza di incompletezza, mentre il sole tra le montagne di Grenoble ti ferisce gli occhi, e tu rimani lì, un po' inebetito, cercando di capire se ti sia perso un particolare importante che spiegasse al 100% un finale del genere. Cercando il particolare che non c'è, e rimpiangendo il giusto finale per un libro del genere.

Per concludere: sì, "I Fiumi di Porpora" è proprio un bel libro, è scritto in maniera estremamente scorrevole e lo si legge con piacere. É il più classico dei libri avvincenti ma non impegnativi, il libro thriller che consigliereste alla figlia amante dei gialli. Ma non è "Il Nome della Rosa" o uno dei capolavori di Camilleri per intenderci. Non è un Ken Follett.
Di contro, come credo abbiate capito, preparatevi ad un senso di incompletezza in fondo allo stomaco una volta letta l'ultima pagina. Ma, ehi, tutto quello che succede prima vale un casino.

Tre happy!sheep tokens per questo volume.
Il finale, il finale, il finale...


Leggerlo sì: perché è un bel libro. Perché la trama regge, perché i personaggi sono credibili, perché provate piacere nel sentire un brivido d'inquietudine scendervi lungo la schiena davanti ad un thriller ben scritto. E perché siete un po' sadici, ammettetelo.

Leggerlo no: perché quando leggete un libro giallo volete la soluzione a tutti i costi, volete la vittoria della giustizia chiara e lampante. Perché i finali-non finali alla Doctor Who non vi piacciono granché, anzi, vi danno sui nervi.

Leggerlo sì bonus: perché è sempre un piacere vedere che anche gli europei sanno scrivere dei bei thriller.

Leggerlo sì ultrabonus: così potrete evitare l'orrida trasposizione cinematografica del 2000. E il suo seguito *eye-roll*. Oppure perché così potrete lamentarvi del film con cognizione di causa.
Ora, io adoro sia Vincent Cassel che Jean Reno, davvero.
Ma Vincent Cassel al posto dell'arabo Abdouf non mi è affatto andata giù. 

Leggerlo no bonus: perché tendenzialmente chi vi piace, muore. A me è successo anche qui. Ed è pure morto MALISSIMO.

W.W.W. Wednesday

W.W.W. Wednesday #10

18:00


E questa volta il w.w.w. Wednesday ve lo propongo io!
E' la prima volta, non ho ancora davvero iniziato e già mi sto divertendo. Ottimo! Quindi iniziamo a scavare liberamente tra le mie varie letture.

 What are you currently reading?

                          

La mano di Fatima è un convenientissimo acquisto bancarella dove, per tre euro, mi sono detta che valeva la pena provare a leggere Falcones. Il libro è ambientato nella Spagna del 1570, ai tempi della lotta tra cristiani e musulmani e ha come protagonista Hernando, (ragazzo nato da madre musulmana e padre cristiano) che dovrà lottare per... be', praticamente qualsiasi cosa. Per sua madre. Per la ragazza che ama. Per la sua gente. Per la sua fede. E per se stesso. Si, è un libro di un certo spessore, anche perché Falcones è stato molto accurato nella ricostruzione storica (parte che mi trova abbastanza ignorante) ma le vicissitudini di Hernando sono facili da seguire, probabilmente perché non ci sono parti del libro che spezzano l'atmosfera con lezioni di storia pesanti e dispersive. Per ora lo sto trovando piuttosto interessante e affatto faticoso da leggere, e considerato l'argomento direi che è già una vittoria.
Mentre La libreria dei nuovi inizi (di Banerjee Anjali) è una lettura decisamente più easy. In sostanza la protagonista, Jasmine, fresca di divorzio decide di andare a trovare sua zia Ruma e aiutarla nella gestione della libreria. Lì, ovviamente, incontrerà una serie di personaggi bizzarri, un altro uomo e tante stranezze. L'ho iniziato da poco, quindi non posso dirvi grandi cose, tranne che già dalle prime pagine si notano un po' i soliti cliché che ormai appartengono al genere "libri di librerie"... come il fatto che si trovi su una qualsiasi Pincopalla Island, che il/la protagonista sia emotivamente provato/a da una perdita/separazione, o che i libri sono magici perché si... però sembra lo stesso una lettura carina, quindi se siete in cerca di qualcosa di questo tipo provate a procurarvi il libro o l'ebook.


                             What did you recently finish reading?       
                                


La misura della felicità è un altro libro che si concentra sulla vita del libraio, ma qui non c'è nulla di mistico. Il libro della Zevin segue la vita di A.J Fikry, scorbutico libraio, vedovo, dell'unica libreria (indipendente) di Alice Island. La sua vita cambia quando qualcuno abbandona in libreria una bambina, Maya... E in sostanza questo è quanto posso dirvi della storia senza spoilerarvi quello che accade. So che è piaciuto a molte persone, ma con me il colpo di fulmine ha saltato un lettore. L'ho trovata una lettura carina... ma nulla più. Insomma, l'ho letto in ebook e non sento la minima necessità di procurarmi il cartaceo.
Divergent e Insurgent, invece, sono stati una piacevole scoperta.
La mia conoscenza del distopico era limitata a Hunger Games e, non so per quale motivo a dire il vero, mi ero fatta l'idea che questi due libri ne fossero una sorta di copia. Sbagliato. Ora, non sono dei capolavori e non posso spararvi frasi del tipo "amerete alla follia la protagonista", ma Veronica Roth si è inventata una realtà che merita di essere letta. Non mi dilungo oltre perché tanto, se siete interessate, trovate le recensioni dei due libri sul blog, curate dalla bravissima MJ.


What do you think you'll read next?

Ah.
I.Have.No.Idea.
No, sul serio, se c'è una cosa che sono pessima a fare (oltre a non sapere leggere troppi libri contemporaneamente se no mi viene l'ansia) è programmare le letture.
Forse Allegiant, così da chiudere la trilogia, ma per il resto deciderò sul momento. Mi basta guardare la libreria per avere l'imbarazzo della scelta.


E voi, invece, cosa state leggendo o cosa state pensando di iniziare?




Celyan

Winter Reading Tips

Winter Reading Tips #1

17:33

Ed eccoci pronte a inaugurare una nuova rubrica, perché come direbbe Ned Stark “l'inverno sta arrivando” e noi vogliamo essere pronte.
Presto ci ritroveremo rannicchiati in un angolo del letto/divano/poltrona con una bella tazza di tè o cioccolata calda, copertina sulle gambe e un libro tra le mani, quindi meglio guardarsi attorno e iniziare a scegliere letture che ci terranno ben intrappolate nel nostro confortevole angolo.
In sostanza, la rubrica (a cadenza mensile) servirà a presentarvi una carrellata di libri perfetti per le stagioni fredde in arrivo. Da ottobre a febbraio potrete trovare i nostri consigli riguardanti letture tipicamente autunnali/invernali che vi terranno impegnate anche di fronte alla nevicata perfetta.

Iniziamo subito con tre proposte facili, semplici e che sicuramente avete sentito nominare o riposano direttamente in libreria.

Harry Potter è sempre un buon modo per rompere il ghiaccio.
Potrebbe essere la rilettura perfetta di una piovosa giornata nonsense, perché tornare a leggere di Hogwarts è un po' un tuffo nel passato, a quando lo si è letto per la prima volta. (Sto dando per scontato che tutti lo abbiate letto e spero sia così. In caso contrario, shame on you e volate in libreria.)
Io, ai tempi, mi dividevo tra Harry e i compiti, quindi riprenderlo in mano ora per rileggerlo è sicuramente tutt'altra cosa. Liberatorio e strano al tempo stesso, direi.
Ovviamente qui ho messo come immagine la copertina della Pietra Filosofale, ma che ognuno riprenda in mano il volume preferito e a cui è più affezionato. (Il mio voto in questo senso andrà sempre al prigioniero di Azkaban!) E se invece avete bimbi o nipoti piccoli, fate di Harry una delle loro prime letture "serie", aprirete un bel mondo per loro.


Il secondo consiglio è quello di iniziare al più presto la saga di Diana Gabaldon, Outlander
E' il 1945 quando la protagonista, Claire Randall, parte con suo marito per la Scozia, nel tentativo di ritrovarsi l'un l'altro dopo anni di lontananza causati dalla seconda guerra mondiale. Durante il loro viaggio, Claire viene catapultata indietro nel tempo, nelle Highlands del settecento, e incontra Jamie...
Il riassunto del riassunto de La Straniera in sostanza è questo.
Lo so, quando si parla di viaggi nel tempo si ha sempre un po' paura di leggere una castroneria gestita male, assurda e poco curata, ma la Gabaldon ha chiaramente fatto i compiti.
L'ambientazione è magnificamente curata e la profondità dei personaggi (tanti e ottimamente gestiti) non è mai messa in discussione, verrete catturati dalla lettura senza nemmeno accorgervene.


E come ultimo consiglio non poteva mancare un'autrice come Jane Austen.
Quando si parla di classici non può non essere menzionata e in definitiva la conoscono tutti, anche chi non l'ha mai letta.
Northanger Abbey, tra tutti i suoi libri, è sicuramente quello in cui la Austen ci fornisce un piccolissimo assaggio del gotico che non ha mai scritto, e quello in cui la realtà dei fatti smonta le fantasticherie di una protagonista che è il prototipo della bontà e gentilezza.
Catherine trascorre le sue giornate a Bath come ogni ragazza di buona famiglia dovrebbe fare, circondata da pseudo amici irritanti e invadenti che si mostrano essere lo specchio della superficialità e che, senza il minimo tatto, si interpongono tra l'eroina Austeniana e il suo bello, Henry Tilney, dando vita ad un equivoco di proporzioni notevoli.
Nonostante il riassunto divertente non troveremo in Northanger la modernità di Orgoglio e pregiudizio, ma vi garantisco che l'arguzia della Austen è la stessa nello descrivere personaggi che incarnano allo stremo ogni tipo di caratteristica capace di attirare l'attenzione e smuoverci i nervi, per poi presentarci diversi lati di una protagonista adorabile ma non per questo meno decisa.

E il primo round è andato!
Un po' di Harry Potter, un po' di Scozia e poi dritti verso la cara vecchia Bath, come prima ondata direi che non è malaccio.
Ma siccome a noi le cose piace farle non bene, di più, la rubrica avrà anche una versione video di cui si occuperà la neo parigina Mary Jane sul suo canale youtube! (Per l'occasione si prenderà addirittura una pausa dalle sue abbuffate di Oreo, quindi la cosa è di una certa serietà.) E tranquille, quando la Miss sarà on line troverete tutto qui sul blog.



Celyan

libri

Lauro

13:30

No, non ho dimenticato il progetto di recensire tutti i libri letti quest'anno.

Sì, lo lasciato perdere per un po' di tempo anche se, a conti fatti, nove mesi sono forse un po' troppi, ma faremo finta di niente. 
Voi farete finta di niente e io, da Birmingham [pronuncia inglese: ˈbɜrmɪŋəm, pronuncia locale: BEEEERMINGHEEEEM, molto veneziano. Infatti di canali ne hanno parecchi anche loro - ma questo ve lo racconto poi], prometto solennemente di non avere buone intenzioni e di recensire per davvero quanto letto finora, con calma ma con tenacia. 
Anche perché mi sono fatta una lista che è una meraviglia e sarebbe troppo un peccato sprecarla.
So, here we go!

Lauro

ovvero "Dalla Russia con (sfortunato) amore"


Titolo: Lauro
Titolo originale: Lavr
Autore: Evgenij Vodolazkin
Casa Editrice: Elliot
Data di uscita: 23 ottobre 2013
Pagine: 300
ISBN: 8861923666
Prezzo: 18,50
Trama: Nella Russia della metà del Quattrocento, il piccolo Arsenio, rimasto orfano, vive con il nonno e un lupo in un'izba in prossimità di un bosco e di un cimitero. Lì apprende dal vecchio i segreti delle erbe e di altri preparati medicinali, una conoscenza che ne farà in futuro un medico leggendario. Una volta adulto, però, viene segnato drammaticamente dalla morte per parto della donna amata, Ustina, alla quale non riesce a portare nessun aiuto. Disperato e in cerca di redenzione, il protagonista parte per un viaggio fatto di privazioni e sofferenze, durante il quale subisce numerose metamorfosi, cambia nome e si mette al servizio del popolo flagellato dalla grande peste, lasciando dietro di sé numerosi episodi di guarigioni miracolose. Ormai vecchio, riverito dalla gente e dalla Chiesa, ritorna nel suo villaggio con l'appellativo di Lauro, il "giusto", per affrontare quella che si rivelerà la sfida più difficile della sua esistenza.

Definito dalla critica internazionale "L'Umberto Eco russo", Evgenij Vodolazkin, filologo di Kiev, ci regala la storia incredibile e meravigliosa di un uomo che ha votato la sua vita al servizio del prossimo. "Lauro" è, infatti, un lungo poema in prosa sulla vita difficile e travagliata di un essere umano, attraversando felicità e dolore, amore e morte, arroganza e pentimento, per approdare felicemente nelle acque tranquille di quel porto che è la lista dei migliori libri dell'ultimo decennio.

Non sto scherzando. Lo stile con cui è scritto, la poesia e i sentimenti che le parole sotto i nostri occhi riescono a suscitare, le emozioni, alcune belle altre terribili, che si provano leggendo questo libro, tutto, e intendo proprio tutto, permettono a questo libro di entrare di diritto nella categoria "Capolavori", e permettono al suo autore di essere paragonato ai Grandi della scrittura russa.
Ha un che di "zivaghesco", quest'opera, non per la trama o per una qualche palese somiglianza tra le due storie, né per i finali completamenti diversi o per sviluppi simili, ma qualcosa nelle sue righe mi ricorda quella lieve sensazione di ansia e quella preoccupazione che provai leggendo "Il Dottor Zivago", come se, voltando ogni pagina, temessi il peggio per il protagonista. 

E sta qui il prego principale di quest'opera, sta nel saperci calare a fianco di Lauro in ogni momento della sua vita, come se fossimo presenti sul palcoscenico della sua esistenza e vivessimo con lui. Ed è questa caratteristica importante e particolare a rendere il libro quel piccolo capolavoro che è, perché in caso contrario sarebbe stato di una pesantezza insopportabile: l'autore, infatti, si dilunga in minuziose descrizioni sia degli ambienti che dei personaggi, così come racconta nei minimi dettagli le azioni delle creature che ha creato e che muove; ma, laddove in certi volumi questo risulta essere un grosso impedimento al piacere della lettura, qui ciò non accade, perché la bravura di Vodolazkin sta nel saper prendere per mano il lettore ed accompagnarlo tra le pagine come se fosse lui stesso, per mezzo del protagonista, a raccontarci di questa vita meravigliosa davanti alla stufa-forno che è la parte centrale dell'izba di Lauro e del nonno.

E, ancora, le dinamica familiari descritte con grazia e leggerezza, il cupo dolore del lutto, la voglia di espiare il peccato di arroganza che ***spoiler*** ha portato alla morte la giovane moglie, il rimorso, la pietà, il desiderio di ricordarla in tutte le azione rivolte verso il prossimo... e poi la religione, le tradizioni russe e la peste, la Gerusalemme terrestre e quella divina, i pellegrinaggi, l'Ortodossia e il Cattolicesimo, la Russa e l'Italia... tirando le somme, è una storia a più strati, per così dire, che si impernia sulla vita di un giovane curatore che deve redimere quello che ritiene essere il suo peccato, e da qui parte ad affrontare inaspettatamente temi molto più importanti e di ampio respiro, come a voler utilizzare la vita di Lauro come una metafora per la riscoperta di se stessi, della vita e della morte.

Come da tradizione, i libri che vi propongo sono sempre un po' particolari e forse impegnativi, ma vi posso assicurare che mi hanno lasciato ricordi ed emozioni indelebili! Un must read per quando avete del tempo da passare con una lettura quasi filosofica per affrontare al fianco di Lauro i grandi temi e le grandi sfide della vita. 

Quattro happy!sheep tokens per questo libro.
Leggetelo! Ma con moderazione, ché in certi punti fa salire
un groppo in gola davvero grosso.


Leggerlo sì:
 perché vi piacciono le riflessioni introspettive di un personaggio, le sfide personali, le lotte interiori contro i propri limiti.

Leggerlo no: perché la vita di un curatore nella Russia medievale non è pane per i vostri denti. E come darvi torto, è un libro tutto particolare.



Leggerlo bonus: per lo strepitoso spaccato che da della vita di tutti i giorni della Russia di metà Quattrocento, con  le sue sfide e le sue sorprese.

libri

Beautiful Malice

18:00


Titolo: Beautiful Malice
Autore: Rebecca James
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 296
Prezzo: € 17,50
Trama: Katherine e Alice diventano amiche al liceo.
Hanno entrambe una ferita nascosta nel proprio passato. Quella di Alice è senza rimedio, e la spinge a bruciare ogni speranza e promessa di vita. E solo lei, la ragazza piú affascinante della scuola, sa che quel segreto la condurrà a odiare Katherine, a scavare nel senso di colpa di lei per la morte orrenda della sorella piú piccola, a trasformarsi da eccitante compagna di vita a sua possibile carnefice.





Il mito dei casi editoriali
-Articolo soggetto a “spoiler considerevolmente moderati”-

Beautiful malice è stato definito esattamente così: caso editoriale. (Correva l'anno 2009)
Dopo il suo immediato successo alla Fiera di Francoforte è stato velocemente tradotto in trentacinque paesi, un traguardo record per l'autrice che, in un momento di crisi lavorativa, ha scritto e stampato autonomamente le prime copie del libro.
Il clamore è stato tanto e, ai tempi, il libro è stato sicuramente caricato da un numero molto alto di aspettative, tante quante la definizione di “caso editoriale” ne comporta.
Impossibile, dunque, accontentare i milioni di lettori a cui il libro viene proposto, rendendo la definizione quasi un'arma a doppio taglio.
Su questo libro, nello specifico, ne ho lette tante.
Da “la storia è decisamente sempliciotta e affatto nuova” a un più nostrano “perché l'Einaudi ha deciso di pubblicarlo?”.
Insomma, a tanti non è piaciuto.
Ma per fortuna tanti non vuol dire tutti.

Katherine è una ragazza taciturna e scostante, segnata da un profondo dolore a seguito della morte di Rachel, sua sorella minore.
Il senso di colpa per l'accaduto la spinge ad allontanarsi da casa e da ogni ricordo o persona capace di portarla indietro nel tempo, trovandosi così in una realtà diversa ma non per questo capace di salvarla da se stessa.
Non importa cosa faccia o dove vada, il dolore fa ormai parte di lei.
Solo il suo incontro con l'esuberante Alice è in grado scuoterla, di farle ricordare com'è la vita vera e la complicità fra due ragazze, tanto da eleggerla a simbolo di tutto ciò a cui dovrà fare ritorno.
Tuttavia la misurata spensieratezza che a poco a poco Katherine sembra ritrovare viene spazzata via in contemporanea al cambiamento di Alice che, meschina e calcolatrice, dimostra di essersi avvicinata a lei per pura vendetta.
In realtà, infatti, Alice nasconde un legame importante che unisce il suo passato e il suo presente a quello di Katherine.

Estratto #1

Non ci sono andata, al funerale di Alice.
All'epoca ero incinta e stremata dal dolore.
Ma non era per Alice che soffrivo. No, all'epoca ormai odiavo Alice ed ero contenta che fosse morta.
Era stata lei a rovinarmi la vita, a portarmi via le cose piú belle che avessi e farle a pezzi, in milioni di pezzi che non sarei piú riuscita a ricomporre.
Non piangevo per Alice ma per colpa sua.


Questo estratto sembra uno spoiler enorme ma in realtà lo trovate nella quarta di copertina, pronto a prepararvi alla storia.
Il libro è narrato attraverso l'ultilizzo della prima persona di Katherine, dove ogni tot capitoli il punto di vista cambia dalla Katherine presente (post-Alice) a quella del passato (quando conosce e diventa amica di Alice o, ancora più indietro, al giorno della morte della sorella).
Scegliendo questo tipo di narrazione, la James fornisce subito informazioni cruciali su Katherine e la fine della storia, lasciando che il lettore si immerga in una lettura che spieghi gli eventi finali con suspance e un certo livello di ansia.
Noi vediamo tutto attraverso gli occhi della protagonista, siamo letteralmente nella sua testa, ma nonostante questo la visione degli altri personaggi non è meno approfondita.
Ci ritroviamo a vedere Katherine intrappolata in un rapporto di “amicizia” malato, dove Alice cambia lentamente sotto i nostri e i suoi occhi. Ci ritroviamo a comprendere i suoi dubbi e sospetti ma anche la tenacia nel voler giustificare le stranezze dell'amica, colei che ai suoi occhi ha avuto il potere di smuoverla e salvarla dal suo limbo di dolore.
La gestione dei personaggi e il loro approfondimento psicologico ci permette di capire chiaramente le motivazioni che li spingono ad agire in determinati modi, tanto da farci capire chiaramente a che punto finiremo per trovarci.
Anche questa può facilmente essere vista come un'arma a doppio taglio, perché è assolutamente vero che a nessun lettore piace capire troppo in anticipo quale sarà la fine della corsa, ma il punto forte che caratterizza l'intero libro è questo: sapere cosa accadrà ma non come e nemmeno quando.
Durante la lettura abbiamo tutto il tempo di conoscere Katherine, vederla devastata dalla morte della sorella e la modalità della sua scomparsa, la vediamo rievocare un trauma capitolo dopo capitolo, fino a osservarla incontrare Alice e cadere lentamente in trappola. La vediamo felice per la conoscenza di persone nuove e sincere, per l'amore che trova nella figura di Mick... e pagina dopo pagina i nostri sospetti salgono sempre più, in un culminare di domande sempre più pressanti.
Come riuscirà Alice a devastarla più di quanto Katherine non fosse già? E che tipo di legame possono avere le due ragazze?
Un sottile gioco psicologico si dipana davanti ai nostri occhi, rendendo Alice il prototipo perfetto dell'essere umano intriso di rancore, da un odio profondo da cui non vorrà mai separarsi.
Si, perché Alice non cerca giustizia o redenzione, Alice cerca vendetta e per ottenerla darà vita a un piano dalla semplicità ed efficienza sconcertante.

La semplicità, o banalità, della storia è qualcosa di cui ho letto spesso, quindi vorrei prepararvi il più possibile dicendovi che la storia di Katherine è una storia di cui potremmo facilmente sentir parlare al telegiornale. Quel tipo di storia che non ti aspetti mai accada vicino a casa tua o a qualcuno che conosci, e che ti porta a diffidare anche di chi ti ferma per strada a chiederti l'ora.
Il fatto, però, che il plot non si discosti da una potenziale notizia di cronaca nera non implica che gli avvenimenti possano essere meno traumatici o coinvolgenti.
La James ha trovato un equilibrio perfetto tra le diverse narrazioni temporali, utilizzando uno stile e un linguaggio semplice e fluido, che facilita notevolmente la lettura e la comprensione degli eventi.

Estratto #2
Vorrei afferrare quelli a cui voglio bene per un braccio e urlare: -ci sono pericoli ovunque, stupidi! Pensate di essere al sicuro, pensate che gli altri siano affidabili? Gentili? Aprite gli occhi e guardatevi intorno!- Ma mi prenderebbero per pazza. Sono ingenui, distratti; non si rendono conto che il mondo brulica di persone che ti augurano il peggio. Non mi capacito che possano essere così ottusi.”

In definitiva, io lo consiglio a tutti. Agli amanti del genere e non, a chi vuole buttarsi in letture nuove, a chi ha una giornata da dedicare a Katherine e alla sua storia, o a chi ha un pacchetto di fazzoletti in più nel cassetto.
Ne varrà la pena.





Celyan.


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