libri

Lauro

13:30

No, non ho dimenticato il progetto di recensire tutti i libri letti quest'anno.

Sì, lo lasciato perdere per un po' di tempo anche se, a conti fatti, nove mesi sono forse un po' troppi, ma faremo finta di niente. 
Voi farete finta di niente e io, da Birmingham [pronuncia inglese: ˈbɜrmɪŋəm, pronuncia locale: BEEEERMINGHEEEEM, molto veneziano. Infatti di canali ne hanno parecchi anche loro - ma questo ve lo racconto poi], prometto solennemente di non avere buone intenzioni e di recensire per davvero quanto letto finora, con calma ma con tenacia. 
Anche perché mi sono fatta una lista che è una meraviglia e sarebbe troppo un peccato sprecarla.
So, here we go!

Lauro

ovvero "Dalla Russia con (sfortunato) amore"


Titolo: Lauro
Titolo originale: Lavr
Autore: Evgenij Vodolazkin
Casa Editrice: Elliot
Data di uscita: 23 ottobre 2013
Pagine: 300
ISBN: 8861923666
Prezzo: 18,50
Trama: Nella Russia della metà del Quattrocento, il piccolo Arsenio, rimasto orfano, vive con il nonno e un lupo in un'izba in prossimità di un bosco e di un cimitero. Lì apprende dal vecchio i segreti delle erbe e di altri preparati medicinali, una conoscenza che ne farà in futuro un medico leggendario. Una volta adulto, però, viene segnato drammaticamente dalla morte per parto della donna amata, Ustina, alla quale non riesce a portare nessun aiuto. Disperato e in cerca di redenzione, il protagonista parte per un viaggio fatto di privazioni e sofferenze, durante il quale subisce numerose metamorfosi, cambia nome e si mette al servizio del popolo flagellato dalla grande peste, lasciando dietro di sé numerosi episodi di guarigioni miracolose. Ormai vecchio, riverito dalla gente e dalla Chiesa, ritorna nel suo villaggio con l'appellativo di Lauro, il "giusto", per affrontare quella che si rivelerà la sfida più difficile della sua esistenza.

Definito dalla critica internazionale "L'Umberto Eco russo", Evgenij Vodolazkin, filologo di Kiev, ci regala la storia incredibile e meravigliosa di un uomo che ha votato la sua vita al servizio del prossimo. "Lauro" è, infatti, un lungo poema in prosa sulla vita difficile e travagliata di un essere umano, attraversando felicità e dolore, amore e morte, arroganza e pentimento, per approdare felicemente nelle acque tranquille di quel porto che è la lista dei migliori libri dell'ultimo decennio.

Non sto scherzando. Lo stile con cui è scritto, la poesia e i sentimenti che le parole sotto i nostri occhi riescono a suscitare, le emozioni, alcune belle altre terribili, che si provano leggendo questo libro, tutto, e intendo proprio tutto, permettono a questo libro di entrare di diritto nella categoria "Capolavori", e permettono al suo autore di essere paragonato ai Grandi della scrittura russa.
Ha un che di "zivaghesco", quest'opera, non per la trama o per una qualche palese somiglianza tra le due storie, né per i finali completamenti diversi o per sviluppi simili, ma qualcosa nelle sue righe mi ricorda quella lieve sensazione di ansia e quella preoccupazione che provai leggendo "Il Dottor Zivago", come se, voltando ogni pagina, temessi il peggio per il protagonista. 

E sta qui il prego principale di quest'opera, sta nel saperci calare a fianco di Lauro in ogni momento della sua vita, come se fossimo presenti sul palcoscenico della sua esistenza e vivessimo con lui. Ed è questa caratteristica importante e particolare a rendere il libro quel piccolo capolavoro che è, perché in caso contrario sarebbe stato di una pesantezza insopportabile: l'autore, infatti, si dilunga in minuziose descrizioni sia degli ambienti che dei personaggi, così come racconta nei minimi dettagli le azioni delle creature che ha creato e che muove; ma, laddove in certi volumi questo risulta essere un grosso impedimento al piacere della lettura, qui ciò non accade, perché la bravura di Vodolazkin sta nel saper prendere per mano il lettore ed accompagnarlo tra le pagine come se fosse lui stesso, per mezzo del protagonista, a raccontarci di questa vita meravigliosa davanti alla stufa-forno che è la parte centrale dell'izba di Lauro e del nonno.

E, ancora, le dinamica familiari descritte con grazia e leggerezza, il cupo dolore del lutto, la voglia di espiare il peccato di arroganza che ***spoiler*** ha portato alla morte la giovane moglie, il rimorso, la pietà, il desiderio di ricordarla in tutte le azione rivolte verso il prossimo... e poi la religione, le tradizioni russe e la peste, la Gerusalemme terrestre e quella divina, i pellegrinaggi, l'Ortodossia e il Cattolicesimo, la Russa e l'Italia... tirando le somme, è una storia a più strati, per così dire, che si impernia sulla vita di un giovane curatore che deve redimere quello che ritiene essere il suo peccato, e da qui parte ad affrontare inaspettatamente temi molto più importanti e di ampio respiro, come a voler utilizzare la vita di Lauro come una metafora per la riscoperta di se stessi, della vita e della morte.

Come da tradizione, i libri che vi propongo sono sempre un po' particolari e forse impegnativi, ma vi posso assicurare che mi hanno lasciato ricordi ed emozioni indelebili! Un must read per quando avete del tempo da passare con una lettura quasi filosofica per affrontare al fianco di Lauro i grandi temi e le grandi sfide della vita. 

Quattro happy!sheep tokens per questo libro.
Leggetelo! Ma con moderazione, ché in certi punti fa salire
un groppo in gola davvero grosso.


Leggerlo sì:
 perché vi piacciono le riflessioni introspettive di un personaggio, le sfide personali, le lotte interiori contro i propri limiti.

Leggerlo no: perché la vita di un curatore nella Russia medievale non è pane per i vostri denti. E come darvi torto, è un libro tutto particolare.



Leggerlo bonus: per lo strepitoso spaccato che da della vita di tutti i giorni della Russia di metà Quattrocento, con  le sue sfide e le sue sorprese.

libri

Beautiful Malice

18:00


Titolo: Beautiful Malice
Autore: Rebecca James
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 296
Prezzo: € 17,50
Trama: Katherine e Alice diventano amiche al liceo.
Hanno entrambe una ferita nascosta nel proprio passato. Quella di Alice è senza rimedio, e la spinge a bruciare ogni speranza e promessa di vita. E solo lei, la ragazza piú affascinante della scuola, sa che quel segreto la condurrà a odiare Katherine, a scavare nel senso di colpa di lei per la morte orrenda della sorella piú piccola, a trasformarsi da eccitante compagna di vita a sua possibile carnefice.





Il mito dei casi editoriali
-Articolo soggetto a “spoiler considerevolmente moderati”-

Beautiful malice è stato definito esattamente così: caso editoriale. (Correva l'anno 2009)
Dopo il suo immediato successo alla Fiera di Francoforte è stato velocemente tradotto in trentacinque paesi, un traguardo record per l'autrice che, in un momento di crisi lavorativa, ha scritto e stampato autonomamente le prime copie del libro.
Il clamore è stato tanto e, ai tempi, il libro è stato sicuramente caricato da un numero molto alto di aspettative, tante quante la definizione di “caso editoriale” ne comporta.
Impossibile, dunque, accontentare i milioni di lettori a cui il libro viene proposto, rendendo la definizione quasi un'arma a doppio taglio.
Su questo libro, nello specifico, ne ho lette tante.
Da “la storia è decisamente sempliciotta e affatto nuova” a un più nostrano “perché l'Einaudi ha deciso di pubblicarlo?”.
Insomma, a tanti non è piaciuto.
Ma per fortuna tanti non vuol dire tutti.

Katherine è una ragazza taciturna e scostante, segnata da un profondo dolore a seguito della morte di Rachel, sua sorella minore.
Il senso di colpa per l'accaduto la spinge ad allontanarsi da casa e da ogni ricordo o persona capace di portarla indietro nel tempo, trovandosi così in una realtà diversa ma non per questo capace di salvarla da se stessa.
Non importa cosa faccia o dove vada, il dolore fa ormai parte di lei.
Solo il suo incontro con l'esuberante Alice è in grado scuoterla, di farle ricordare com'è la vita vera e la complicità fra due ragazze, tanto da eleggerla a simbolo di tutto ciò a cui dovrà fare ritorno.
Tuttavia la misurata spensieratezza che a poco a poco Katherine sembra ritrovare viene spazzata via in contemporanea al cambiamento di Alice che, meschina e calcolatrice, dimostra di essersi avvicinata a lei per pura vendetta.
In realtà, infatti, Alice nasconde un legame importante che unisce il suo passato e il suo presente a quello di Katherine.

Estratto #1

Non ci sono andata, al funerale di Alice.
All'epoca ero incinta e stremata dal dolore.
Ma non era per Alice che soffrivo. No, all'epoca ormai odiavo Alice ed ero contenta che fosse morta.
Era stata lei a rovinarmi la vita, a portarmi via le cose piú belle che avessi e farle a pezzi, in milioni di pezzi che non sarei piú riuscita a ricomporre.
Non piangevo per Alice ma per colpa sua.


Questo estratto sembra uno spoiler enorme ma in realtà lo trovate nella quarta di copertina, pronto a prepararvi alla storia.
Il libro è narrato attraverso l'ultilizzo della prima persona di Katherine, dove ogni tot capitoli il punto di vista cambia dalla Katherine presente (post-Alice) a quella del passato (quando conosce e diventa amica di Alice o, ancora più indietro, al giorno della morte della sorella).
Scegliendo questo tipo di narrazione, la James fornisce subito informazioni cruciali su Katherine e la fine della storia, lasciando che il lettore si immerga in una lettura che spieghi gli eventi finali con suspance e un certo livello di ansia.
Noi vediamo tutto attraverso gli occhi della protagonista, siamo letteralmente nella sua testa, ma nonostante questo la visione degli altri personaggi non è meno approfondita.
Ci ritroviamo a vedere Katherine intrappolata in un rapporto di “amicizia” malato, dove Alice cambia lentamente sotto i nostri e i suoi occhi. Ci ritroviamo a comprendere i suoi dubbi e sospetti ma anche la tenacia nel voler giustificare le stranezze dell'amica, colei che ai suoi occhi ha avuto il potere di smuoverla e salvarla dal suo limbo di dolore.
La gestione dei personaggi e il loro approfondimento psicologico ci permette di capire chiaramente le motivazioni che li spingono ad agire in determinati modi, tanto da farci capire chiaramente a che punto finiremo per trovarci.
Anche questa può facilmente essere vista come un'arma a doppio taglio, perché è assolutamente vero che a nessun lettore piace capire troppo in anticipo quale sarà la fine della corsa, ma il punto forte che caratterizza l'intero libro è questo: sapere cosa accadrà ma non come e nemmeno quando.
Durante la lettura abbiamo tutto il tempo di conoscere Katherine, vederla devastata dalla morte della sorella e la modalità della sua scomparsa, la vediamo rievocare un trauma capitolo dopo capitolo, fino a osservarla incontrare Alice e cadere lentamente in trappola. La vediamo felice per la conoscenza di persone nuove e sincere, per l'amore che trova nella figura di Mick... e pagina dopo pagina i nostri sospetti salgono sempre più, in un culminare di domande sempre più pressanti.
Come riuscirà Alice a devastarla più di quanto Katherine non fosse già? E che tipo di legame possono avere le due ragazze?
Un sottile gioco psicologico si dipana davanti ai nostri occhi, rendendo Alice il prototipo perfetto dell'essere umano intriso di rancore, da un odio profondo da cui non vorrà mai separarsi.
Si, perché Alice non cerca giustizia o redenzione, Alice cerca vendetta e per ottenerla darà vita a un piano dalla semplicità ed efficienza sconcertante.

La semplicità, o banalità, della storia è qualcosa di cui ho letto spesso, quindi vorrei prepararvi il più possibile dicendovi che la storia di Katherine è una storia di cui potremmo facilmente sentir parlare al telegiornale. Quel tipo di storia che non ti aspetti mai accada vicino a casa tua o a qualcuno che conosci, e che ti porta a diffidare anche di chi ti ferma per strada a chiederti l'ora.
Il fatto, però, che il plot non si discosti da una potenziale notizia di cronaca nera non implica che gli avvenimenti possano essere meno traumatici o coinvolgenti.
La James ha trovato un equilibrio perfetto tra le diverse narrazioni temporali, utilizzando uno stile e un linguaggio semplice e fluido, che facilita notevolmente la lettura e la comprensione degli eventi.

Estratto #2
Vorrei afferrare quelli a cui voglio bene per un braccio e urlare: -ci sono pericoli ovunque, stupidi! Pensate di essere al sicuro, pensate che gli altri siano affidabili? Gentili? Aprite gli occhi e guardatevi intorno!- Ma mi prenderebbero per pazza. Sono ingenui, distratti; non si rendono conto che il mondo brulica di persone che ti augurano il peggio. Non mi capacito che possano essere così ottusi.”

In definitiva, io lo consiglio a tutti. Agli amanti del genere e non, a chi vuole buttarsi in letture nuove, a chi ha una giornata da dedicare a Katherine e alla sua storia, o a chi ha un pacchetto di fazzoletti in più nel cassetto.
Ne varrà la pena.





Celyan.


Recensioni Lils

Fleming - The Man who would be Bond

13:30

NdA: cercherò di non essere di parte e fallirò per l'ennesima volta. Almeno apprezzate la buona volontà e concedetemi qualche riga qui e lì per liberare la mia anima di fangirl innamorata.

INIZIAMO!



Iniziamo analizzando il cast principale, perché è da paura!

I'm Bond, James Bond.
I'm Fleming, Ian Fleming.

Ed effettivamente, il nostro protagonista potrebbe davvero presentarsi così, perché già del pilot si capisce perfettamente come Ian Fleming abbia plasmato il buon 007 a sua immagine e somiglianza, limitandosi "semplicemente" ad esagerare i tratti che avrebbero reso celebre la spia più famosa della storia della letteratura e del cinema - nel dettaglio, l'amore per le donne, l'alcol e il gioco. Chapeau.

Dominic Cooper fa un lavoro davvero buono nei panni di Fleming - se avete avuto modo di ammirarlo in The History Boys, sapete a cosa mi riferisco, se no, rimediate; sarà che il ruolo di sciupafemmine incallito e di rampollo fallito di buona famiglia gli viene tanto bene, sarà la perenne espressione strafottente che si incolla in volto per tutto il pilot, ma riesce a restituirci alla perfezione l'immagine di Ian Fleming, al secolo un uomo borioso e strafottente anche nei confronti dei suoi amici. Rings a bell, anyone?



A Lara Pulver, cui spetta il difficile ruolo di Main Love Interest di Fleming - ma, ovviamente, non l'unico, certi ruoli calzano davvero a pennello.
In Fleming, è Ann O'Neill, bellissima, annoiatissima ed austerissima moglie di un Lord mandato a combattere oltre manica la seconda guerra mondiale. Vi basti solo sapere che Lady O'Neill vede in Fleming una sfida, un enigma da decifrare, un puzzle, come lei stesso lo definisce - e che, giustamente, per Fleming lei non è solo una sfida, ma qualcosa di molto di più… insomma, già dalla prima puntata si capisce che voleranno scintille, e tante, perché questa plot-line "romantica" è assolutamente importante ai fini della comprensione della figura di Fleming!



Anche noto come "Il motivo per cui ho iniziato a guardare questa sere".

E poiché per un gran casinista come Ian Fleming serve una controparte più saggia e prudente, Samuel West iohounproblemaconquestuomo è il retro-ammiraglio John Henry Godfrey, l'uomo che ebbe da sopportare l'inventiva di Fleming per tutti gli anni della seconda guerra mondiale, e che ebbe come ricompensa il vedersi rappresentato nei libri di 007 come M, l'inflessibile capo di Bond, quello privo di sentimenti che lo manda sempre a rischiare il collo nelle missioni più difficili, rischiose e tendenzialmente piene di sovietici armati fino ai denti e con un fortissimo mal di stomaco.
L'ingresso in scena del retro-ammiraglio (come suona male in italiano!) è qualcosa di semplicemente perfetto da un punto di vista strettamente fotografico, una scena creata giusto per strizzare l'occhio ai colloqui cinematografici tra Bond e M. Ideona!



E poi c'è la sempre divina Anna Chancellor, indimenticata Lix Storm nel molto e sempre compianto The Hour, che qui ci tiene compagnia nei panni della segretaria personale del retro-ammiraglio (niente, questo titolo mi da da fare) Godfrey, a.k.a. il tenente Monday della Marina di Sua Maestà. a.k.a. metà della mia ship che non sarà mai se non nella mia testa amen.
Se Godfrey fu l'ispirazione per M, di certo avrete già capito che Monday divenne l'ispirazione per la più celebre delle segretarie, Miss Moneypenny - e la Chancellor è semplicemente magnifica a recitare queste scene con un tocco di flirt che, ancora, strizzano l'occhio a quello che sappiamo essere il rapporto complice tra Moneypenny e Bond tanto nei film quanto nei libri. 
Fortunatamente, stando alle parole della stessa Chancellor, è stata abbondantemente evitata la sub-plot romantica tra Fleming e Monday, che avrebbe notevolmente appesantito la trama dalla serie, già molto condensata di suo - ciò non toglie che vederli flirtare come se non ci fosse un domani è strepitoso!

Passiamo ora alla trama, cercando di evitare ogni sfumatura fangirlistica.
La trama di fondo, quella basilare che sottende tutti e quattro gli episodi, non si può certo dire che sia complessa. Da una parte abbiamo un giovane rampollo nobile e ricco, assolutamente incapace di prendersi una responsabilità e di portarla a termine, annoiato e più interessato agli esponenti del gentil sesso che a tutto quello che gli succede attorno - NdA, la Seconda Guerra Mondiale.
Dall'altra abbiamo la Marina di Sua Maestà Britannica, impegnata nella lotta contro i nazisti ed in evidente difficoltà, che decide di arruolare tra le sue file il giovane Fleming perché è giunta loro voce  - da Winston Churchill in persona - delle sue "particolari abilità" (dove con particolari abilità si intendano "strafottenza", "amore per il rischio", "abilità nel mentire facile", "conoscenza del tedesco", "assoluta mancanza di amore per le regole") - ergo, Fleming, perché non entra a far parte della nostra disastrata Naval Intelligence? Bellissimo, lei è così scapestrato che possiamo mandarla in giro a farsi ammazzare.
Aggiungete due love interests per il protagonista e una ship appena accennata sullo sfondo ma non importa, di cui uno affascinante e pericoloso e l'altro dolce e premuroso, plus la Secondo Guerra Mondiale sullo sfondo, con tutte le problematiche del caso e la necessità di sconfiggere i nazisti nel gioco dello spionaggio, e avrete la trama di questa troppo breve serie tv.

A conti fatti, non si tratta di una serie tv politicamente impegnata o particolarmente difficile: se si perde una battuta per distrazione, la trama si capisce comunque. Si tratta di un biopic dedicata all'uomo che, mettendo per iscritto le sue piccole manie ed idiosincrasie, creò uno dei personaggi letterari e in seguito cinematografici più amati di sempre: alla fine dei quattro episodi, tra momenti di tensione, battute, fangirlismo, e geniale trovate militari, avrete visto una serie interessante e originale, volta ad introdurvi al personaggio di Bond, James Bond se non l'avevate mai incontrato, o a presentarvi come e perché è nato dalla macchina da scrivere di Fleming, Ian Fleming.

Da spettatrice e fan di James Bond, a questa serie mi sento di dare un buon 8/10.
I due punti che mancano sono andati persi a causa, secondo me, dell'eccessiva brevità della serie stessa: con tutto il materiale interessante che avevano in mano, con tutta la Secondo Guerra Mondiale da poter sfruttare, l'impressione è che sia sia corsi un po' troppo, dedicando poco tempo ai singoli avvenimenti. Ciò non toglie che sia una serie molto piacevole, un must se amate le storie di spionaggio!

Chapeau a BBC America.



Quattro pecorelle felici.
Insisto sul fatto che sia stata una serie troppo corta
 per me c'era materiale per una serie da 7-9 episodi.
Per tutto il resto, masterpiece!


Guardarlo sì: perché amate Bond, James Bond come la sottoscritta, sapete a memoria film e libri, e volete vedere quanto Fleming somigliasse alla sua creatura.
Perché ammirate qualcuno del cast, e volete constatare come sia il suo nuovo lavoro con occhi a cuoricino e le coronarie pronte ad esplodere.

Guardarlo no: perché Bond, James Bond vi sta antipatico già da film e libri, figuriamoci scoprire che il suo creatore era davvero così! Mio Dio! E perché, essenzialmente, una mini-serie su delle spie durante la seconda guerra mondiale non vi interessa.

Guardarlo sì-bonus: per i costumi, le ambientazioni e la fotografica. A mio modesto parere - sono una spettatrice affascinata, non un'esperta del settore - è tutto reso molto bene, ed è una delizia per gli occhi.
Also, Samuel West.  

Book Tag

Fictional boyfriend tag

17:02


Seguendo molti canali youtube mi è capitato diverse volte sotto gli occhi questo tag. (Creato originariamente dal canale RayKayBooks.
Premetto che io adoro i tag, spesso sono fatti di domande divertenti che ti permettono di citare/rivangare/riesumare tanti libri uno dopo l'altro, e fondamentalmente... cosa c'è di meglio?
Le domande sono dieci e tutte ruotano attorno al “boyfriend libresco” di turno.

1- Most romantic BF
2- Dark and Moody BF with a Good side
3- Paranormal BF
4- BF you want to tame
5- BF you friendzoned
6- Your soulmate
7- BF you want to elope with
8- BF you'd venture anywhere with
9- BF you want to be on a stranded island
10- Best badass BF

 La cosa è impegnativa e per una maggiore riuscita del tag sarebbe bene avere sott'occhio la libreria, in modo da individuare più candidati possibili (sebbene non siano escluse le doppie citazioni). E ovviamente non c'è limite di genere che restringa la scelta, dai classici al fantasy agli young adult è tutto lecito.


1- Most romantic BF
Dopo che la fortunata saga di Diana Gabaldon, Outlander, è approdata sul piccolo schermo con l'omonima serie, non si può non piazzare al primo posto Jamie Fraser.
Jamie è il protagonista maschile della saga, un highlander scozzese di una certa prestanza fisica (particolare che non guasta mai) e dotato di una dolcezza/innocenza a dir poco straordinaria.
Basta leggere di lui solo poche righe per essere perse e totalmente catturate da questa tipologia di protagonista che, di solito, non fa parlare di sé. Per una volta l'autrice va contro corrente, riuscendo a portare l'intero fandom con sé, mettendo in primo piano un personaggio si forte, ma al contempo sensibile e ancora in possesso di una buona dose di innocenza impossibile da ignorare.
Non si può pensare a Jamie Fraser senza sorridere o immaginare di abbracciarlo, ammettetelo.
Consiglio a tutte/i di procurarsi i libri il prima possibile.

 2-  Dark and Moody BF with a Good side
 Questa definizione è una di quelle che mi ha dato più da fare, fino a quando l'ovvietà della risposta mi è balenata davanti agli occhi con la copertina di un classico che finirà sicuramente a breve in rilettura: Jane Eyre, di Charlotte Brontë.
 Il dark e moody ma con un lato buono è sicuramente Sir Edward Fairfax Rochester.
 Oscuro, misterioso, guardato con sospetto e con timore, ma completamente innamorato di Jane e con alle spalle una storia che ha plasmato e temprato il suo carattere.
Non si può restare indifferenti, semplicemente no.

3- Paranormal BF
Come posso non piazzare un sempre classico Draco Malfoy? (Dopo tutto il tempo passato a fanfictionizzarlo, poi.)
 Un mago purosangue della saga di Harry Potter di cui suppongo non dover dire nulla, perché chi è che non lo sa collocare?
Si, probabilmente servirebbe una lezione di yoga al giorno per poter affrontare la giornata con pazienza, ma insomma... Draco Malfoy.

4- BF you want to tame
 E anche con questo non ci allontaniamo per nulla dal Potterverse, visto che la posizione di fidanzato da domare se la aggiudica Sirius Black.
Oddio, domare... non sono una fan di questa tipologia di pensiero, diciamo che gli sarebbe servito essere messo in riga quel tanto che bastava per salvargli la vita, senza sopprimere la sua essenza selvatica.

5- BF you friendzoned
Okay, mi sono venuti in mente due nomi per due interpretazioni diverse della domanda.
 Se si suppone che il fidanzato venga declassato ad amico, allora direi Will, IL lui di “Tutto ciò che sappiamo dell'amore”, scritto da Colleen Hoover.
Lo so, generalmente piace tanto, ma quando a lui scatta la poesia a me scatta il pisolino sul divano. Non poteva durare.
 Mentre se invece parliamo di qualcuno che è stato friendzonato (?) prima ancora di varcare la linea di confine che separa l'amico dal fidanzato, allora punterei su uno dei figli di Shakespeare: Romeo.
Ragazze, friendzonatelo. Vivrete meglio. O vivrete e basta, che è già qualcosa.

 6- Your soulmate
 Onestamente non credo di avere un opzione assoluta per questo, considerato che anche altri personaggi della lista potrebbero essere inclusi nella definizione di soulmate, così opterò per il più recente. Max Pesaro, il cacciatore di vampiri che nelle Cronache dei Gardella, di Colleen Gleason, si distingue decisamente dalla massa.
Max oltre a essere un personaggio molto forte sotto parecchi punti di vista è anche molto controllato, terribilmente onesto e poco incline alle smancerie. Ripeto, poco incline alle smancerie. Che non significa essere un robot, semplicemente ogni suo determinato gesto acquista poi un'importanza doppia. (E questo ci piace molto. Molto.)

 7- BF you want elope with
 Al momento propenderei per Gabriel Stuart Sinclaire.
Dall'apparenza fredda e irosa, è un ragazzo fedele e valoroso, qualcuno che non ha paura di perseguire i propri ideali anche quando la cosa non si dimostra affatto facile. Testardo, competente, coraggioso, bello... che altro serve? Ha carisma, non è affatto stupido e possiede delle ottime doti di comando, unite a un senso pratico che sfugge a molti.
Insomma, ha tutte le caratteristiche giuste per essere il soulmate di questo tag.
(Gabriel nasce dalla penna di Virgina de Winter e lo possiamo trovare in primo piano nei libri L'ordine della penna e L'ordine della croce.)

 8- BF you'd venture anywhere with
 Su questo non ho avuto dubbi: il duca della chiave, Rafael Valance. Anche lui nato dalla penna di Virginia de Winter, è uno dei personaggi più suggestivi de L'Ordine della Chiave.
Rafael è uno di quei personaggi che ti porti sempre dietro anche quando il libro finisce e ne inizi un altro, o che ricordi sorridendo quando ti capita in mano il suo libro, o ancora che metti un po' a paragone con qualche altro disgraziato che non può reggere il confronto.
Rafael è bello, astuto, fedele e pronto a tutto pur di proteggere coloro che ama, non tirandosi indietro di fronte a nulla. Senza contare che può vantare di essere fedelmente seguito da qualcuno come Damian Assange, un vampiro vagamente instabile di incredibile intelligenza e carisma. Quindi ammettiamolo, si potrebbe andare dovunque con loro. Non esiste situazione che non sarebbero in grado di gestire e la noia non sarebbe contemplata nel pacchetto.

 9- BF you want to be on a stranded island
Lo scenario di un'isola deserta mi porta a scegliere qualcuno che abbia almeno qualche possibilità di farci sopravvivere e divertire al tempo stesso, quindi chi meglio di Jamie Lannister? (Che nessuno mi faccia spoiler su di lui please, sono indietro con le cronache del ghiaccio e del fuoco.)
Jamie Lannister è Jamie Lannister (capiamoci), sa cavarsela e forse l'isola deserta potrebbe essere un buon modo per tenerlo lontano da sua sorella, no?

10- Best badass BF
Questa non è stata facile. Basta poco per perdersi tra i nomi o tra la loro totale assenza, quindi sono piombata in meditazione di fronte alla libreria fino a soffermarmi su uno dei famigliari mattoni (lo dico con amore) di Alexander Dumas: Il conte di Montecristo. E improvvisamente l'opzione mi è parsa del tutto ovvia. Nato come Edmond Dantès, Montecristo assume l'identità di nobile italiano per dare vita a un elaborato piano di vendetta contro coloro che hanno provocato la sua rovina.
Credo che Dumas abbia dato vita a uno dei personaggi più implacabili che esistano. Implacabile nella vendetta, nel rancore, nell'astuta freddezza con cui manipola gli eventi...
Insomma, chi non è stato dalla sua parte? Chi non ha mai goduto della sua fredda manipolazione? Chi non lo ha ammirato? Io certamente si, e tutti dovreste dargli una possibilità.

Dunque, ho cercato di essere il più possibile varia passando dai classici, al fantasy, al gotico. E in generale queste sono tutte letture che consiglio, indipendentemente dalla mia opinione sul personaggio (es. Romeo) o da quanto in generale un calcio nel sedere (o forse più) se lo sarebbero meritati tutti, almeno una volta. L'unica precisazione che sento in dovere di fare riguarda la precarietà degli abbinamenti, perché se dovessi rifare il tag tra un mese o un anno le carte sarebbero mischiate in modo diverso e, senza dubbio, ve ne sarebbero di nuove o di mancanti. (Es: Mr.Darcy, Wentworth, Alexander-Shura, ecc...) Ma è stato molto divertente, quindi vi invito a provare e a cercare di scegliere i vostri vari boyfriend, sarà un bel tuffo tra libri che avete al momento sul comodino o letture meno recenti!


Celyan

W.W.W. Wednesday

W.W.W. Wednesday #9

11:53



Quanti secoli erano che non vi propinavo un W.W.W Wednesday?
Questa settimana vi propongo un'edizione particolare, non tanto perché diversa dal solito, quando più perché vi scrivo in diretta dalla Francia! Oh, yes!
Sono arrivata qui domenica pronta per cominciare un erasmus di nove mesi, i corsi iniziano lunedì prossimo e non sto nemmeno a dirvi quanto cazzo sono disorganizzati qui, e vado alla Sorbona non a Parigi sessantaquattrosticazzi, per dire. Ma me la caverò, più o meno, quando capirò che lezioni seguire, a che orari, dove, sì, insomma, avete capito come girano le cose. Per di più sono ancora in fase ricerca disperata dell'appartamento. 
Ma bando alle ciance, diamo inizio al W.W.W. della settimana!



What are you currently reading?



Sto leggendo, finalmente, I lupi del Calla, il quinto romanzo della Torre Nera di King. E NO, non è lo stesso che stavo leggendo mesi fa, giuro! Sono finalmente riuscita ad andare avanti e questo volume mi sta piacendo tantissimo al contrario di quello precedente che mi aveva troppo rallentato. Al momento non farei altro che leggerlo, inutile dire che non ho esattamente il tempo con tutto quello che dovrei fare.


What did you recently finish reading?
Mi sembra ovvio che ho finalmente, dopo secoli, preghiere in tutte lingue, maledizioni multiple, mia madre si finisce l'intera serie, finito La sfera nel buio, il quarto libro della torre nera. Yo-oh-oh! Senza la bottiglia di rum, perché quella non me la merito proprio. Che poi giusto per tenervi aggiornati, quest'anno ho davvero letto poco, principalmente per via di una serie di impegni universitari, tre traslochi, ripittura della casa, summer school intensive in inglese, corsi intensivi in francese, cazzi insomma, MA in queste poche letture ci sono stati I miserabili di Victor Hugo (Badum-tss! 1000 e passa pagine), la terza parte di 1Q84 di Murakami, un po' di Orson Wells, un po' di Roberth Galbraith, insomma, qualcosina ho finito prima di questo.


What do you think you'll read next?


Per ovvi motivi, leggi al momento dietro ho solo questi, probabilmente dopo leggerò Il neuromante di Gibson e The grat Gatsby di Fitzgerald. In realtà ho una vasta scelta di libri su kindle, ma per il momento avere un libro cartaceo tra le mani in italiano mi dà una certa sicurezza.




Maryjane


libri

L'eredità dei Gardella

16:13


Titoli della serie:

-Cacciatori di vampiri

-La condanna del vampiro

-La rivolta dei vampiri

-Il crepuscolo dei vampiri

-Il bacio del vampiro

-Max sventa una trama (Racconto bonus di 30 pg.)

Autore: Colleen Gleason

Casa editrice: Newton & Compton

Pagine: Non ci penso nemmeno a fare il conto
Prezzo: Eur 4.99 per i primi cinque in formato ebook e 1.78 per il racconto. 
Trama  (primo volume):

Generazione dopo generazione, uno dei discendenti della famiglia Gardella deve accettare il destino della stirpe e diventare cacciatore di vampiri. Questa volta la prescelta è Victoria, diciottenni ancora da compiere. Mentre la sua vita si snoda tra la folla delle sale da ballo e le strade solitarie illuminate dalla luna, il suo cuore è conteso tra il più ambito scapolo di Londra, il marchese di Rockley, e il suo enigmatico alleato, Sebastian Vioget. E quando si ritroverà faccia a faccia con il più potente vampiro mai esistito sulla terra, Victoria dovrà compiere la scelta estrema tra amore e dovere. Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra di inizio Ottocento, il libro è una storia di sangue, di soprannaturale, d'amore e morte.



L'insostenibile leggerezza di ciò che leggiamo

-Articolo soggetto a “spoiler come se piovesse”-


Per ogni libro bello che leggiamo e ogni schifezza che vorremmo gettare nel camino, c'è n'è uno che non sappiamo davvero come classificare.

Lo stile di scrittura non è dei nostri preferiti o ci fa direttamente venire i capelli bianchi, i personaggi sono profondamente stereotipati, le ambientazioni sono descritte tanto bene quanto si vede Seattle in Grey's Anatomy e magari il/la protagonista (o altro personaggio ricorrente random) ci fa venire l'ulcera solo a leggere il suo nome... eppure c'è qualcosa che ci prende.

All'improvviso scopriamo un personaggio che adoriamo e che ci porta a chiederci “cosa diamine ci fai qui in mezzo?”, e ci ritroviamo ad apprezzare le risate che l'autrice ci fa fare con i suoi libri.

Si, se un libro vi fa ridere ditelo, non c'è nulla di male. Sono sicuramente molto meglio di quelli che ti procurano un ulcera perforante già dal prologo. L'importante è non voler spacciare ad ogni costo per alta letteratura qualcosa che vi è piaciuto solo perché non volete ammettere di aver apprezzato una paccata, non si fa. (Sono almeno duecento punti in meno a Grifondoro.)

Per me le Cronache dei Gardella si collocano in questa sorta di limbo letterario in cui si, ho passato ore piacevoli a leggere e ridere e battere i piedi, ma altrettante ore le ho passate a rendermi conto di cosa stavo leggendo.



Victoria Grantworth Gardella è una giovane cacciatrice di vampiri nonché dama della buona società londinese, in cui i non morti vivono nell'ombra. (Uno dei primi richiami a Buffy the vampire slayer sono i vampiri del libro che, quando muoiono, diventano cenere a suon di “puf”, “poof” o “puffi”. Ma io dico... se per una volta scrivi “il suo corpo divenne cenere tra le mie mani” non succede niente.)

I Gardella sono cacciatori di vampiri da secoli e Victoria è del tutto intenzionata ad adempiere ai suoi doveri (pur non rinunciando alla prospettiva di una vita normale), ben consapevole di essere l'unica a poter ereditare il titolo di futura Illa Gardella (capo del consilium e annessi cacciatori), ora detenuto da sua zia Eustacia. (Si, si chiama davvero così. No, Victoria non aveva capito che fosse una cacciatrice, nonostante sappia benissimo che l'essere cacciatori è una vocazione di famiglia. Della serie “dimmi che problema hai e ti dirò chi sei”.)

Di zia Eustacia mi dicono che è anziana, poi viene fuori che è una cacciatrice, poi leggo che ha l'artrite, poi leggo di lei a letto con il suo amante forte e vigoroso, poi capisco che ha 81 anni, poi capisco che il suo amante ne ha 73.

Troppi. Dettagli.

(Certo, si amavano dai tempi della gioventù, ma rimane comunque un big no no.)

In quanto cacciatori, i prescelti sono resi più forti e agili da un oggetto chiamato vis bulla. O vis bullae. O vis buttae. Ma che importa, dal terzo libro in poi ne avrà due. Le sue vires bullae. O Vires Buttae.

Insomma, questa gente ha dei piercing. (Si, anche zia Eustacia.)

Victoria dovrà impegnarsi a nascondere tutto questo al bellissimo Marchese di Rockley, un damerino che fondamentalmente non ha un perché e che troverà presto un rivale in Sebastian Vioget, un tipico libertino affascinante che sa tutto di tutti e fornisce informazioni sotto particolare compenso. Ci siamo già capite, vero?

Ma non pensate troppo male già da subito, lui le chiede solo di vedere la sua vis bulla. (E no, ricordiamoci che è un piercing, non un riferimento alla sua dea interiore.)

Già solo il fatto che lui sappia della vis bulla è sintomo che questo Sebastian sa più cose di quanto lei possa immaginare, ed effettivamente due domande Victoria se le fa... ma lui è sexy e quindi chissenefrega, che veda e tocchi la vis in cambio delle informazioni.

Qui parte ufficialmente la personalissima epopea sentimentale di Victoria, che ama Rockley ma si fa smanazzare da Sebastian, pur riconoscendo in lui un bugiardo. (Intanto Max guarda.)

Così inizia la storia infinita...

Victoria ama Rockley ma ha paura di esporlo al pericolo, allo stesso tempo trova Sebastian eccitante così gli lascia allungare le mani, poi torna da Rockley e lo lascia perché gli dice chiaro e tondo che non può spiegargli il motivo delle sue improvvise sparizioni (lui decide di smettere di essere fesso e non crede più alle sue bugie), quindi continua a vedere Sebastian (che diventa sempre più ambiguo). Ma proprio quando pensiamo che Rockley sia solo un ricordo lontano, lui torna (!) dicendo a Victoria che può imparare a convivere con i suoi segreti (ma certo), così i due decidono LOGICAMENTE di sposarsi.

Fortunatamente Rockley ce lo togliamo dai piedi quando viene trasformato in vampiro e Victoria è costretta a ucciderlo(guadagnandosi così il rispetto di Max che la vede ora come una vera cacciatrice), ma Sebastian? Si perché se pensate che Victoria si senta in colpa per amare Rockley e al tempo stesso stare con Sebastian vi sbagliate di grosso. Lei è confusa perché Sebastian la eccita, ma più in là non andiamo.

Purtroppo questo è uno dei problemi principali del libro, il poco spessore emotivo che la protagonista mostra in determinati frangenti o di fronte ad avvenimenti che sarebbero dovuti essere approfonditi meglio.

Quando Victoria assume la carica di Illa Gardella dopo la morte di Eustacia (avvenuta per mano di Max in una situazione del tutto simile alla morte di Silente per mano di Piton, solo descritta circa cinquanta volte peggio) si vede il dolore, certo... ma non c'è nessun approfondimento decente del lutto. Capisco che si sia voluto descrivere Victoria come una donna forte, indipendente e con attitudine al comando (devo ammetterlo, non se la tira, ma se mi dessero cinque euro per ogni volta che dice “io sono la cacciatrice” o “io sono Illa Gardella” mi farei un week-end in una spa di lusso con gigolo' al seguito) ma se la Gleason avesse approfondito determinati traumi non si sarebbe tolto nulla alla forza del personaggio.
Stessa cosa quando viene ammaliata dal vampiro Beauregard (un avo di Sebastian, il quale
era presente alla scena che sto per descrivervi.). Lui le succhia il sangue, le fa bere il proprio, la spoglia, la sbatte sul letto... e dopo essere stata salvata, di questa cosa ha solo brevi flash. Si, si sente male al ricordo (roba di due righe random), ma nemmeno qui abbiamo un approfondimento degno di questo nome.

Senza contare che quando Sebastian si rifà avanti e trova Victoria poco incline alle sue attenzioni gli sorge il dubbio che sia la sua somiglianza con il parente vampiro morto a bloccarla e se ne esce con l'intelligentissima frase “Lui ti ha fatto qualcosa? Oh, perdonami, non l'avevo capito.”

Per fortuna sei bello Sebastian.

Che poi il problema non era nemmeno quello, semplicemente Victoria aveva iniziato a pensare a Max. (Profondità livello Nautilus proprio.)

Mentre, volendo spendere due parole su Sebastian Vioget, posso dire che è uno di quei personaggi che acquistano senso solo col tempo, perché per tutto il primo libro non sappiamo nulla di lui.

Si, l'autrice di dice che è alto, bello, biondo e sexy, sappiamo che ha rapporti con i vampiri ma allo stesso tempo sembra essere abbastanza rispettato dai cacciatori (tranne da Max) ma in definitiva continuavo a chiedermi “in poche parole, chi diavolo sei?”

Capisco che molte lettrici lo abbiano adorato da subito perché è il tipico personaggio figo e impertinente di questo tipo di libri, ma a me piace sapere il perché delle cose e lui un motivo di esistere (apparentemente) non lo aveva. Solo più avanti si scopre che anche lui è un cacciatore, ma aveva rinunciato a “praticare” dopo essere stato costretto a uccidere la ragazza che amava (sorella di Max).

E si, la sua storia è toccante e anche interessante (il suo dilemma nel dividersi tra la fedeltà che provava per il vampiro che lo aveva cresciuto e l'affetto per Victoria), ma sembra che l'autrice ci abbia pensato solo dopo, sprecando un sacco di tempo, perché dal quarto-quinto libro Sebastian assume finalmente spessore. Ammette i suoi sentimenti per Victoria, affronta il suo passato, accetta il suo presente e compie gesta di incredibile portata, il tutto senza perdere la sua verve... insomma, diventa decisamente un personaggio equilibrato e meglio approfondito.

Mentre Max rimane ai margini della vita sentimentale di Victoria (per i primi due libri) e dei suoi spasimanti (prima Rockley, poi Sebastian, poi George Starcasset, poi un altro cacciatore random, poi il nuovo marchese di Rockley) ma mai dall'azione e dal plot.

E' con lui, inoltre, che si apre il mondo del buon approfondimento emotivo.

Max ha un passato difficile (come qualsiasi personaggio che si rispetti in questo tipo di libri), è un uomo con un forte senso dell'onore e della giustizia, e in battaglia è una sicurezza importante.

Il percorso tra lui e Victoria è abbastanza lungo e affatto immediato, perfettamente scandito dagli avvenimenti che, pian piano, mutano il modo in cui l'uno si approccia all'altro.

Quando Max torna a essere un normale essere umano a seguito di un evento che lo porta a sacrificare la sua essenza di cacciatore, la consapevolezza di non essere più di nessuna utilità a se stesso e al prossimo (e a Victoria) lo colpisce così forte da decidere di farsi da parte, spingendo Victoria sempre più verso Sebastian (facile come dare fuoco a una tanica di benzina), peccato che poi Victoria non lo voglia più Sebastian e voglia lui, Max.

Si osservano, si amano, se lo dicono ma rimangono relativamente cool, si gettano nella battaglia alla pari e rispettano (seppur con difficoltà) le decisioni dell'altro, tenendo ben presente i rischi che il loro lavoro comporta.



Estratto:

Max si mosse verso l'ingresso, ma Victoria lo afferrò per un braccio strattonandolo indietro.

-Cosa c'è?- chiese lui, guardando gli altri. Avevano iniziato a spingersi all'interno della caverna secondo i piani e lui era pronto a seguirli.

-Io...-. Victoria lo guardò. Il suo viso graffiato e pesto, cosi bello e fiero, era quasi doloroso da guardare. -Ti amo-.

-Lo so. Cos'altro?- chiese di nuovo Max, stringendo la mano attorno al paletto e rimanendo in attesa di altre istruzioni da lei.

Victoria si limitò a guardarlo e a battere le palpebre. -Oh-.

-Qualcos'altro?-

-No. Procediamo.- Victoria sorrise e poi, li, sotto i suoi occhi, la dolcezza del suo volto muto e lei divenne la guerriera.”



Altro punto apprezzabile della storia di Max e Victoria è che finalmente ci troviamo di fronte ad un personaggio che non si azzerbina totalmente di fronte a una donna.

Perché si, diciamolo, nei libri tutti si vantano di essere i più belli e i più intelligenti, i più forti del villaggio, quelli che anche in una relazione sono uomini duri e puri che passano il tempo a battersi i pugni sul petto come bingo bongo nella foresta... ma non è vero. Loro sono i primi a dover chinare la testa quando la fidanzata li chiama “patatone”.

Bene, Max non è nulla di simile. Lui non si mostra scostante perché fa figo, è semplicemente un essere umano a cui piace poco il prossimo e si fida ancora meno. E' il suo modo di essere, e tutto questo non toglie assolutamente nulla al suo approfondimento come personaggio.

Allo stesso tempo Victoria non è una protagonista petulante o incline ad attacchi di “so tutto io perché sono speciale”, dimostrandosi forte e risoluta (quando non si tratta di Sebastian Vioget).

In definitiva, devo ammettere che dopo aver letto di protagoniste che sfoggiavano un atteggiamento da “non sono una bulla solo una figa”, Victoria è stata un cambiamento molto apprezzato.



FAQ:

Lo consiglierei per una lettura leggera e poco impegnativa? Si.

Nel formato più economico che esiste? Si.

Ci hai detto tutto quello che succede ai personaggi? Anche se ho scritto “spoiler come se piovesse”, no.

Perché non ci hai parlato del plot? Perché il plot consiste in: Cacciatori vs Lilith, battaglia, lei fugge, setta degli umani vampirofili, spuntano demoni random, torna Lilith, combattimenti random.



Responso: libro perfetto per gli shipper sfegatati.


Did I Mention

Il doodle google di oggi

10:06

Stamattina ci tengo a salutarvi con un brevissimo post sul Google Doodle di oggi.
Oggi festeggiamo il 186° anniversario della nascita di Lev Tolstoj, quel signore dalla bella barba candida che ha scritto alcuni tra i romanzi più famosi della letteratura russa: Anna Karenina, Guerra e Pace.
Suonano famigliari?

Anna Karenina è in assoluto uno dei miei romanzi preferiti e racconta la complicata storia d'amore tra Anna e Vronski, un ragazzo più giovane di lei per il quale Anna lascerà il marito, ma la loro storia non è destinata ad avere un finale allego, al contrario di quella dei personaggi secondari del romanzo.

Detto ciò (e non vi riassumo Guerra e Pace in tre righe perché non l'ho letto) eccovi il google doodle, cliccate sull'immagine per arrivare alla versione animata:

click me

Ci rivediamo oggi pomeriggio con un post un po' diverso dal solito.


Maryjane


libri

The Silkworm - Il baco da seta

17:58

a novel by Robert Galbraith, aka J.K.Rowling


Titolo: Il baco da seta
Titolo originale: The Silkworm

Autore: Robert Galbraith a.k.a. J.K.Rowling

Casa Editrice: Salani

Data di uscita: 9 Ottobre
Pagine: 560
ISBN: 978-8867158522
Prezzo: 16,90
Trama: Quando lo scrittore Owen Quine scompare, sua moglie assume l’investigatore privato Cormoran Strike. Sulle prime crede che suo marito se ne sia andato per qualche giorno di sua volontà, come ha già fatto in passato, e vuole che Strike lo ritrovi e lo riporti a casa. Ma con il procedere dell’indagine di Strike appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore ha appena terminato un manoscritto pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce.Se fosse pubblicato, il libro rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler zittire lo scrittore. E quando Quine viene ritrovato morto, brutalmente assassinato in circostanze bizzarre, Strike si trova in una corsa contro il tempo per capire il movente di un assassino spietato, diverso da tutti quelli che ha incontrato finora... 


Eccoci di nuovo con le recensioni, oggi vi parlerò di un romanzo che non è ancora stato pubblicato in Italia, ma che lo sarà a breve, di cosa sto parlando? Ovviamente di The silkworm, il baco da seta, il secondo romanzo giallo scritto da Robert Galbraith che i più sanno oramai essere uno pseudonimo della celeberrima autrice Joanne Rowling.
Non è mai facile recensire i romanzi della Rowling, ma se con Harry Potter possiamo ancora cavarcela, come fare con tutto quello che non è Harry? Come inziare a parlarvi di The Silkworm?

L'anno scorso scrissi questa recensione su Il richiamo del cuculo, primo romanzo giallo di Johanne, che vedeva come protagonista l'investigatore privato Cormoran Stike alle prese con l'omicidio/suicidio di una giovane modella, oggi a nemmeno di un anno di distanza torno a parlarvi del secondo volume di questa serie di romanzi polizieschi.
Ecco che il nostro Cormoran torna alla ribalta, questa volta si passa dalla ricerca di una persona scomparsa ad un'indagine per omicidio, un omicidio violento, sanguinoso e torbido, la cui descrizione vi farà storcere il naso. Non voglio farvi anticipazioni, non voglio farvi spoiler, quindi per una volta sarò breve e sarò concisa.


In questo secondo volume i toni si fanno più accesi, più cupi; J.K. questa volta non si limita a fare un'analisi psicologica dei personaggi, ma ci delizia con tutti i particolari morbosi delle loro vite, con i dettagli sgradevoli del loro aspetto fisico, con i loro kink e i loro piccoli pidocchiosi segreti. Questi personaggi sono meschini e tristi, e il più meschino di tutti è forse proprio la vittima, il cui ritratto che Cormoran riesce a fare andando avanti con le sue ricerche diventa sempre più grigio, sempre più borderline e moralmente discutibile. Non arriveremo mai a provare pietà per la Quine, così come non ne proveremo per il suo assassino, ma nonostante questo non riuscirete a staccare gli occhi dal romanzo, perché vorrete sapere, perché è come leggere un episodio di Criminal Minds, ma scritto immensamente bene.
Io oramai non ho più parole per descrivere il talento e le doti scrittorie di questa donna, che ogni volta riesce a sorprendermi in modo diverso. Il suo primo giallo era bello, sì, mi era piaciuto moltissimo, ma il suo secondo? Il suo secondo è eccezionale e mi ha lasciato senza fiato. L'autrice è sempre stata abilissima nel creare ritratti psicologici dei suoi personaggi, le sue analisi introspettive sono impareggiabili; questa volta ci dimostra non solo di avere oramai consolidato nel tempo questa sua abilità, ma anche di essere diventata perfettamente in grado di padroneggiare le tecniche principali del romanzo giallo, l'uso della suspance, il disseminare indizi senza farsi scoprire, l'inserire personaggi nuovi senza lasciarsi sviare dalla loro presenza, ma rimanendo sempre in grado di sviare il lettore. J.K. si rivela ancora una volta la grande autrice dotata e poliedrica che abbiamo sempre amato.
Ok, forse sarò io che non sarò un asso, ma dopo anni di telefilm polizieschi uno pensa di averlo affinato l'intuito per i criminali, invece no, questa volta vi assicuro che sarà pressoché impossibile intuire l'assassino - e sappiate che se ne sarete in grado avrete la mia più profonda stima!


Come promesso sono stata breve, sintetica e non ho fatto spoiler, vi lascio quindi con il mio voto in capretti espriatori (ma qualcuno di voi sa almeno da dove arrivano i capri?!), forse sono di parte, ma non posso che dare il massimo!


Maryjane





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