L'eredità dei Gardella

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Titoli della serie:

-Cacciatori di vampiri

-La condanna del vampiro

-La rivolta dei vampiri

-Il crepuscolo dei vampiri

-Il bacio del vampiro

-Max sventa una trama (Racconto bonus di 30 pg.)

Autore: Colleen Gleason

Casa editrice: Newton & Compton

Pagine: Non ci penso nemmeno a fare il conto
Prezzo: Eur 4.99 per i primi cinque in formato ebook e 1.78 per il racconto. 
Trama  (primo volume):

Generazione dopo generazione, uno dei discendenti della famiglia Gardella deve accettare il destino della stirpe e diventare cacciatore di vampiri. Questa volta la prescelta è Victoria, diciottenni ancora da compiere. Mentre la sua vita si snoda tra la folla delle sale da ballo e le strade solitarie illuminate dalla luna, il suo cuore è conteso tra il più ambito scapolo di Londra, il marchese di Rockley, e il suo enigmatico alleato, Sebastian Vioget. E quando si ritroverà faccia a faccia con il più potente vampiro mai esistito sulla terra, Victoria dovrà compiere la scelta estrema tra amore e dovere. Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra di inizio Ottocento, il libro è una storia di sangue, di soprannaturale, d'amore e morte.



L'insostenibile leggerezza di ciò che leggiamo

-Articolo soggetto a “spoiler come se piovesse”-


Per ogni libro bello che leggiamo e ogni schifezza che vorremmo gettare nel camino, c'è n'è uno che non sappiamo davvero come classificare.

Lo stile di scrittura non è dei nostri preferiti o ci fa direttamente venire i capelli bianchi, i personaggi sono profondamente stereotipati, le ambientazioni sono descritte tanto bene quanto si vede Seattle in Grey's Anatomy e magari il/la protagonista (o altro personaggio ricorrente random) ci fa venire l'ulcera solo a leggere il suo nome... eppure c'è qualcosa che ci prende.

All'improvviso scopriamo un personaggio che adoriamo e che ci porta a chiederci “cosa diamine ci fai qui in mezzo?”, e ci ritroviamo ad apprezzare le risate che l'autrice ci fa fare con i suoi libri.

Si, se un libro vi fa ridere ditelo, non c'è nulla di male. Sono sicuramente molto meglio di quelli che ti procurano un ulcera perforante già dal prologo. L'importante è non voler spacciare ad ogni costo per alta letteratura qualcosa che vi è piaciuto solo perché non volete ammettere di aver apprezzato una paccata, non si fa. (Sono almeno duecento punti in meno a Grifondoro.)

Per me le Cronache dei Gardella si collocano in questa sorta di limbo letterario in cui si, ho passato ore piacevoli a leggere e ridere e battere i piedi, ma altrettante ore le ho passate a rendermi conto di cosa stavo leggendo.



Victoria Grantworth Gardella è una giovane cacciatrice di vampiri nonché dama della buona società londinese, in cui i non morti vivono nell'ombra. (Uno dei primi richiami a Buffy the vampire slayer sono i vampiri del libro che, quando muoiono, diventano cenere a suon di “puf”, “poof” o “puffi”. Ma io dico... se per una volta scrivi “il suo corpo divenne cenere tra le mie mani” non succede niente.)

I Gardella sono cacciatori di vampiri da secoli e Victoria è del tutto intenzionata ad adempiere ai suoi doveri (pur non rinunciando alla prospettiva di una vita normale), ben consapevole di essere l'unica a poter ereditare il titolo di futura Illa Gardella (capo del consilium e annessi cacciatori), ora detenuto da sua zia Eustacia. (Si, si chiama davvero così. No, Victoria non aveva capito che fosse una cacciatrice, nonostante sappia benissimo che l'essere cacciatori è una vocazione di famiglia. Della serie “dimmi che problema hai e ti dirò chi sei”.)

Di zia Eustacia mi dicono che è anziana, poi viene fuori che è una cacciatrice, poi leggo che ha l'artrite, poi leggo di lei a letto con il suo amante forte e vigoroso, poi capisco che ha 81 anni, poi capisco che il suo amante ne ha 73.

Troppi. Dettagli.

(Certo, si amavano dai tempi della gioventù, ma rimane comunque un big no no.)

In quanto cacciatori, i prescelti sono resi più forti e agili da un oggetto chiamato vis bulla. O vis bullae. O vis buttae. Ma che importa, dal terzo libro in poi ne avrà due. Le sue vires bullae. O Vires Buttae.

Insomma, questa gente ha dei piercing. (Si, anche zia Eustacia.)

Victoria dovrà impegnarsi a nascondere tutto questo al bellissimo Marchese di Rockley, un damerino che fondamentalmente non ha un perché e che troverà presto un rivale in Sebastian Vioget, un tipico libertino affascinante che sa tutto di tutti e fornisce informazioni sotto particolare compenso. Ci siamo già capite, vero?

Ma non pensate troppo male già da subito, lui le chiede solo di vedere la sua vis bulla. (E no, ricordiamoci che è un piercing, non un riferimento alla sua dea interiore.)

Già solo il fatto che lui sappia della vis bulla è sintomo che questo Sebastian sa più cose di quanto lei possa immaginare, ed effettivamente due domande Victoria se le fa... ma lui è sexy e quindi chissenefrega, che veda e tocchi la vis in cambio delle informazioni.

Qui parte ufficialmente la personalissima epopea sentimentale di Victoria, che ama Rockley ma si fa smanazzare da Sebastian, pur riconoscendo in lui un bugiardo. (Intanto Max guarda.)

Così inizia la storia infinita...

Victoria ama Rockley ma ha paura di esporlo al pericolo, allo stesso tempo trova Sebastian eccitante così gli lascia allungare le mani, poi torna da Rockley e lo lascia perché gli dice chiaro e tondo che non può spiegargli il motivo delle sue improvvise sparizioni (lui decide di smettere di essere fesso e non crede più alle sue bugie), quindi continua a vedere Sebastian (che diventa sempre più ambiguo). Ma proprio quando pensiamo che Rockley sia solo un ricordo lontano, lui torna (!) dicendo a Victoria che può imparare a convivere con i suoi segreti (ma certo), così i due decidono LOGICAMENTE di sposarsi.

Fortunatamente Rockley ce lo togliamo dai piedi quando viene trasformato in vampiro e Victoria è costretta a ucciderlo(guadagnandosi così il rispetto di Max che la vede ora come una vera cacciatrice), ma Sebastian? Si perché se pensate che Victoria si senta in colpa per amare Rockley e al tempo stesso stare con Sebastian vi sbagliate di grosso. Lei è confusa perché Sebastian la eccita, ma più in là non andiamo.

Purtroppo questo è uno dei problemi principali del libro, il poco spessore emotivo che la protagonista mostra in determinati frangenti o di fronte ad avvenimenti che sarebbero dovuti essere approfonditi meglio.

Quando Victoria assume la carica di Illa Gardella dopo la morte di Eustacia (avvenuta per mano di Max in una situazione del tutto simile alla morte di Silente per mano di Piton, solo descritta circa cinquanta volte peggio) si vede il dolore, certo... ma non c'è nessun approfondimento decente del lutto. Capisco che si sia voluto descrivere Victoria come una donna forte, indipendente e con attitudine al comando (devo ammetterlo, non se la tira, ma se mi dessero cinque euro per ogni volta che dice “io sono la cacciatrice” o “io sono Illa Gardella” mi farei un week-end in una spa di lusso con gigolo' al seguito) ma se la Gleason avesse approfondito determinati traumi non si sarebbe tolto nulla alla forza del personaggio.
Stessa cosa quando viene ammaliata dal vampiro Beauregard (un avo di Sebastian, il quale
era presente alla scena che sto per descrivervi.). Lui le succhia il sangue, le fa bere il proprio, la spoglia, la sbatte sul letto... e dopo essere stata salvata, di questa cosa ha solo brevi flash. Si, si sente male al ricordo (roba di due righe random), ma nemmeno qui abbiamo un approfondimento degno di questo nome.

Senza contare che quando Sebastian si rifà avanti e trova Victoria poco incline alle sue attenzioni gli sorge il dubbio che sia la sua somiglianza con il parente vampiro morto a bloccarla e se ne esce con l'intelligentissima frase “Lui ti ha fatto qualcosa? Oh, perdonami, non l'avevo capito.”

Per fortuna sei bello Sebastian.

Che poi il problema non era nemmeno quello, semplicemente Victoria aveva iniziato a pensare a Max. (Profondità livello Nautilus proprio.)

Mentre, volendo spendere due parole su Sebastian Vioget, posso dire che è uno di quei personaggi che acquistano senso solo col tempo, perché per tutto il primo libro non sappiamo nulla di lui.

Si, l'autrice di dice che è alto, bello, biondo e sexy, sappiamo che ha rapporti con i vampiri ma allo stesso tempo sembra essere abbastanza rispettato dai cacciatori (tranne da Max) ma in definitiva continuavo a chiedermi “in poche parole, chi diavolo sei?”

Capisco che molte lettrici lo abbiano adorato da subito perché è il tipico personaggio figo e impertinente di questo tipo di libri, ma a me piace sapere il perché delle cose e lui un motivo di esistere (apparentemente) non lo aveva. Solo più avanti si scopre che anche lui è un cacciatore, ma aveva rinunciato a “praticare” dopo essere stato costretto a uccidere la ragazza che amava (sorella di Max).

E si, la sua storia è toccante e anche interessante (il suo dilemma nel dividersi tra la fedeltà che provava per il vampiro che lo aveva cresciuto e l'affetto per Victoria), ma sembra che l'autrice ci abbia pensato solo dopo, sprecando un sacco di tempo, perché dal quarto-quinto libro Sebastian assume finalmente spessore. Ammette i suoi sentimenti per Victoria, affronta il suo passato, accetta il suo presente e compie gesta di incredibile portata, il tutto senza perdere la sua verve... insomma, diventa decisamente un personaggio equilibrato e meglio approfondito.

Mentre Max rimane ai margini della vita sentimentale di Victoria (per i primi due libri) e dei suoi spasimanti (prima Rockley, poi Sebastian, poi George Starcasset, poi un altro cacciatore random, poi il nuovo marchese di Rockley) ma mai dall'azione e dal plot.

E' con lui, inoltre, che si apre il mondo del buon approfondimento emotivo.

Max ha un passato difficile (come qualsiasi personaggio che si rispetti in questo tipo di libri), è un uomo con un forte senso dell'onore e della giustizia, e in battaglia è una sicurezza importante.

Il percorso tra lui e Victoria è abbastanza lungo e affatto immediato, perfettamente scandito dagli avvenimenti che, pian piano, mutano il modo in cui l'uno si approccia all'altro.

Quando Max torna a essere un normale essere umano a seguito di un evento che lo porta a sacrificare la sua essenza di cacciatore, la consapevolezza di non essere più di nessuna utilità a se stesso e al prossimo (e a Victoria) lo colpisce così forte da decidere di farsi da parte, spingendo Victoria sempre più verso Sebastian (facile come dare fuoco a una tanica di benzina), peccato che poi Victoria non lo voglia più Sebastian e voglia lui, Max.

Si osservano, si amano, se lo dicono ma rimangono relativamente cool, si gettano nella battaglia alla pari e rispettano (seppur con difficoltà) le decisioni dell'altro, tenendo ben presente i rischi che il loro lavoro comporta.



Estratto:

Max si mosse verso l'ingresso, ma Victoria lo afferrò per un braccio strattonandolo indietro.

-Cosa c'è?- chiese lui, guardando gli altri. Avevano iniziato a spingersi all'interno della caverna secondo i piani e lui era pronto a seguirli.

-Io...-. Victoria lo guardò. Il suo viso graffiato e pesto, cosi bello e fiero, era quasi doloroso da guardare. -Ti amo-.

-Lo so. Cos'altro?- chiese di nuovo Max, stringendo la mano attorno al paletto e rimanendo in attesa di altre istruzioni da lei.

Victoria si limitò a guardarlo e a battere le palpebre. -Oh-.

-Qualcos'altro?-

-No. Procediamo.- Victoria sorrise e poi, li, sotto i suoi occhi, la dolcezza del suo volto muto e lei divenne la guerriera.”



Altro punto apprezzabile della storia di Max e Victoria è che finalmente ci troviamo di fronte ad un personaggio che non si azzerbina totalmente di fronte a una donna.

Perché si, diciamolo, nei libri tutti si vantano di essere i più belli e i più intelligenti, i più forti del villaggio, quelli che anche in una relazione sono uomini duri e puri che passano il tempo a battersi i pugni sul petto come bingo bongo nella foresta... ma non è vero. Loro sono i primi a dover chinare la testa quando la fidanzata li chiama “patatone”.

Bene, Max non è nulla di simile. Lui non si mostra scostante perché fa figo, è semplicemente un essere umano a cui piace poco il prossimo e si fida ancora meno. E' il suo modo di essere, e tutto questo non toglie assolutamente nulla al suo approfondimento come personaggio.

Allo stesso tempo Victoria non è una protagonista petulante o incline ad attacchi di “so tutto io perché sono speciale”, dimostrandosi forte e risoluta (quando non si tratta di Sebastian Vioget).

In definitiva, devo ammettere che dopo aver letto di protagoniste che sfoggiavano un atteggiamento da “non sono una bulla solo una figa”, Victoria è stata un cambiamento molto apprezzato.



FAQ:

Lo consiglierei per una lettura leggera e poco impegnativa? Si.

Nel formato più economico che esiste? Si.

Ci hai detto tutto quello che succede ai personaggi? Anche se ho scritto “spoiler come se piovesse”, no.

Perché non ci hai parlato del plot? Perché il plot consiste in: Cacciatori vs Lilith, battaglia, lei fugge, setta degli umani vampirofili, spuntano demoni random, torna Lilith, combattimenti random.



Responso: libro perfetto per gli shipper sfegatati.


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2 commenti

  1. Sembra un guilty pleasure di buona qualità :) mi attirerebbe anche, ma sono intimorita dalla lunghezza D:

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  2. Avendo raggruppato cinque libri in uno, la lunghezza c'è, però conta che è scritto in modo molto molto scorrevole. Per me questo è stato un po' un problema, perché a livello di gusti personali non è il mio preferito, ma la curiosità verso determinati personaggi mi ha spinta a proseguire e ho passato qualche giorno di lettura easy. E comunque non è detto che si debbano leggere uno dopo l'altro a raffica, ammetto che io l'ho fatto perché mi era partita una "leggerissima" ossessione per Max. Lo cercavo a ogni pagina!

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