Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Film. Mostra tutti i post

sabato 24 maggio 2014

X-Men: Days of Future Past

Dopo mesi di silenzio e morte eccomi di ritorno, farò un post per spiegare e giustificare la mia assenza, ma non è questo il giorno. Quest'oggi parliamo di film e che film!


X-Men: Days of Future Past

Chi mi conosce sa bene quanto io sia un'amante dei fumetti e con fumetti intendo più o meno qualsiasi cosa: manga, fumetto italiano, europeo, comics. La prima volta che mi sono trovata in mano un comic della Marvel era il 2003 ed era appena uscito il secondo film degli X-Men. Io avevo 13 anni e fino ad allora non sapevo assolutamente cosa fosse il Marvelverse, tutto quello che sapevo di quell'immenso universo si limitava alla serie animata Gli Insuperabili X-Men. Da quel giorno è stato amore, o una maledizione se vogliamo. Ho iniziato a seguire le testate relative agli X-Men e a Wolverine e ho continuato per circa cinque anni, dopo una pausa di tre anni ho ripreso a comprarli e ora continuo a spendere più soldi di quanti dovrei.
Perché vi ho fatto questa manfrinata sulla mia relazione complicata con i comics? No, non sto giocando al "io sono più fan di te perché leggo i fumetti!!1", ma di una motivazione più consistente. Il fatto di avere letto i fumetti mi ha sempre portata a vedere i film degli X-Men e di Wolverine con un occhio davvero molto critico, e sono sempre stata molto severa nel dare giudizi a riguardo. X-Men: Last Stand era stato a mio avviso una boiata pazzesca, non vi dirò nemmeno cosa penso dei due film su Wolverine perché mi dicono che scrivere insulti su un blog pubblico non sia fine, First Class era molto bello a livello cinematografico, ma non c'entrava assolutamente niente coi fumetti. E a due giorni dall'uscita di Days of Future Past mi trovo a dover fare la recensione, e, voi non ci crederete, ma si tratta di una recensione completamente positiva.

Attenzione, questa recensione sarà piena di SPOILER, quindi se non volete anticipazioni sul film prima di essere andati a vederlo scappate! E disonore su di voi e sulla vostra mucca per non averlo ancora visto dopo che è uscito da BEN due giorni! 

X-Men: Days of Future Past (da ora abbreviato in DOFP) è indubbiamente il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto per quanto riguarda gli X-Men. Mi sbilancerò di più, X-Men: DOFP è il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto dei fumetti Marvel.

La trama.
Il mondo è in rovina. L'homo sapiens ha inventato una macchina per sterminare i suoi cugini mutanti: le sentinelle. Giganteschi robot umanoidi che sono in grado di rilevare il gene X all'interno degli esseri umani, ben presto però le sentinelle sono andate fuori controllo e hanno iniziato a rintracciare e rinchiudere tutti coloro che portavano dentro di sé il gene X latente e i cui figli, nipoti ed eventuali futuri successori sarebbero potuti diventare mutanti. Quello che ne è derivato è stato uno sterminio di massa. Mutanti e umani rinchiusi in enormi prigioni e campi di lavoro, con la feccia della feccia dell'umanità rimasta al potere. Solo pochi sono riusciti a sfuggire allo sterminio e alla prigionia, pochi X-Men sono sopravvissuti e continuano a combattere nel vano tentativo di fermare le sentinelle.
L'unico modo per evitare che questo futuro di morte e desolazione si realizzi è tornare nel passato e impedire che le sentinelle vengano create, grazie alla capacità di Kitty Pryde (Ellen Page) di rimandare la coscienza indietro nel tempo, Wolverine (Hugh Jackman) viene mandato dal Professor X (Sir Patrick Stewart) e da Magneto (Sir Ian McKellen) nel passato per rintracciare i loro sé stessi più giovani e impedire che il progetto sentinelle venga avviato.
Wolverine deve impedire che Mystica (Jennifer Lawrence) uccida Donald Trusk (Peter Dinklage) perché sennò avrebbero cancellato Game of Thrones; Trusk è il creatore delle sentinelle e la sua morte per mano di una mutante avrebbe convinto il consiglio ad approvare il progetto, catturata Raven avrebbero poi utilizzato il suo gene X per rendere i robot in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente e reagire nel modo migliore alla minaccia dell'homo sapiens superior.
La coscienza di Logan viene così rimandata nel 1973, Wolverine si reca quindi alla scuola per giovani dotati e la trova abbandonata, gli unici rimasti sono un giovanissimo Hank McCoy (Nicolas Hoult) e un Charles Xavier irriconoscibile (James McAvoy); il giovane Charles, a seguito degli eventi di First Class, è un uomo distrutto, la perdita di Raven e delle sue gambe lo ha reso debole sia nel fisico che nella mente e per riuscire a camminare si serve di un siero che gli prepara Bestia, il cui effetto collaterale è stato quello di fargli perdere i suoi poteri. 
Riuscito a sollevare il professore dal baratro dell'autocommiserazione, Logan rivela che serve loro l'aiuto di un altro mutante: Magneto (Michael Fassbender). Peccato che il giovane Erik sia in prigione per avere assassinato JFK (no, ma sul serio, poi ve lo spiegano); per riuscire a farlo evadere chiedono aiuto a un giovanissimo Pietro Maximoff (Evan Peters), mutante dotato di super velocità.
Non vi sto a raccontare come, ma riescono a liberare Magneto e si recano alla ricerca di Mystica che si trova a Parigi dove vuole fare un attentato alla vita di Trusk, che ovviamente fallisce perché Charles e gli altri arrivano in tempo per fermarla. Non fosse che Erik decide che la soluzione migliore è uccidere Raven, ma fallisce così non solo il mondo diventa consapevole dell'esistenza dei mutanti, ma Trusk riesce anche a impossessarsi di campioni del DNA di Mystica, che gli servirà per rinforzare le sentinelle e renderle indistruttibili.
Ma non tutto è perduto, rimane ancora un modo a Charles, Logan e Hank per rintracciare Raven e fermarla: utilizzare cerebro. Il vero problema è che young!Xavier è troppo debole per farlo. Convinto da Logan a disintossicarsi dal siero, tornato sulla sua fedele sedia a rotelle, ecco che Charles compie un salto temporale con la sua coscienza e incontra il sé stesso del futuro che lo guida e lo aiuta a ritrovare l'equilibrio interiore. Rintracciata Mystica, tutti si recano alla casa bianca dove "l'affidabile" presidente Nixon sta per tenere un discorso/dimostrazione sull'utilità delle sentinelle, non fosse che Magneto riesce a utilizzarle a suo vantaggio e sta per distruggere tutto quando viene incredibilmente fermato da Mystica la quale viene ripresa dalle telecamere mentre salva il presidente (ok, è un po' più complicato di così, ma non potevo scrivere venti righe solo per questo).
Il futuro è cambiato, grazie al cielo, visto che nel futuro distopico stavano tutti morendo uno a uno nel tentativo di proteggere Logan e Kitty mentre proiettava nel passato la di lui coscienza. Wolverine si risveglia nella sua stanza, nella scuola, è l'unico che ricordi il futuro che avrebbe potuto essere e mentre cammina per le ale dell'edificio la telecamera inquadra tutti i mutanti ancora vivi e vegeti, e con tutti intendo proprio tutti.

Differenze tra il film e i comics:
Come potete immaginare le differenze tra il film e la storia originale presentata nei comics sono innumerevoli e sono state fonte, nei mesi precedenti l'uscita del film, di moltissime lamentele e dubbi tra i fan dei fumetti. La storia originale, "Giorni di un futuro passato", è stata pubblicata nel 1981 e sceneggiata da Chris Claremont per le matite di Jon Byrne. La storia ha luogo in un distopico futuro altenativo in cui una Kitty Pryde oramai adulta viene rimandata indietro nel tempo da Rachel Summers per evitare l'assassinio del senatore Kelly per mano di Mystica e della confraternita dei mutanti malvagi (sì, sì, non il migliore dei nomi, lo sappiamo) che avrebbe scatenato l'isteria anti mutanti. La principale differenza, come potete notare, sta nel fatto che nel fumetto è Kitty a tornare nel passato e non Logan, certo è che per uno spettatore digiuno di comics il personaggio di Kitty Pryde non è che una comparsa e un elemento secondario di cui tanto è se ci si ricorda il nome.
I personaggi che ci vengono mostrati come vivi nel futuro in DOFP sono Tempesta, Colosso, l'Uomo Ghiaccio, Xavier, Magneto, Wolverine, Kitty, Blink, Alfiere, Sunspot e Warpath, di questi solamente Tempesta, Colosso, Kitty e Magneto sono ancora vivi nel futuro che ci viene presentato nel fumetto. Al loro fianco ci sono Franklin Richards (il figlio di Susan Storm e Reed Richards dei Fantastici quattro) e Rachel Summers (la figlia di Ciclope e Jean in un futuro che non esiste più) ed è proprio Rachel con i suoi poteri telepatici che rimanda la coscienza di Kitty indietro nel tempo, quando era ancora una ragazzina che si allenava nella stanza del pericolo insieme a Nightcrawler, Colosso, Tempesta, Angelo, e Logan, quando ancora erano tutti vivi.
Logan viene ucciso da una sentinella in X-Men, Giorni di un futuro passato.
Le differenze tra il fumetto e il film sono innumerevoli; personaggi come Alfiere e Blink non sono parte di questo futuro, ma li vedremo comparire solo in altre saghe; la storia dei giovani Erik e Charles è profondamente diversa da quella originale (e questo è anche dovuto al fatto che First Class era completamente scollegato dai comics) per non parlare di quella di Mystica. Anche le sentinelle sono molto diverse da come le ricordavamo, più snelle, più aliene, più letali, le sentinelle dei fumetti ricordano più quelle che vediamo nel 1973 che quelle che appaiono nel futuro (che poi è il 2014, quindi il presente, ma è un po' complicato trovare il termine giusto con tutti questi sbalzi temporali).

Queste sono solo alcune delle principali modifiche presenti, ma vi assicuro che per la prima volta nella storia delle trasposizioni cinematografiche Marvel questa differenza si sente poco.
Synger è stato incredibilmente in grado di dare un senso più che credibile alla storia, riuscendo a mantenere sia l'essenza della trama originale presentata dal fumetto, che l'aderenza ai precedenti film sugli X-Men; questa sua capacità, che non era assolutamente scontata, ha portato alla creazione di un film che risulta apprezzatissimo non solo dai non lettori, ma anche da tutti i fan di vecchia data degli uomini X.

Manifesto del film ad opera di Rich Davies.
Che cosa penso di DOFP:
Ammetto che prima di vedere il film ero estremamente scettica, piena di dubbi, non credevo possibile che Synger sarebbe finalmente riuscito a mandare la palla in buca, perché diciamoci la verità i primi due film degli X-Men non sono esattamente dei capolavori, inoltre credo che tutti ricordiamo quella cosa oscena che era Superman Returns.
La cosa che più mi perplimeva non era tanto che a tornare nel passato sarebbe stato Wolverine, quanto i nuovi mutanti che ci avrebbero presentato e il loro discutibile aspetto: sì, Pietro, sto parlando proprio di te.
Bene, non avrei potuto sbagliarmi di più, non avrei potuto essere più in errore di così e non sapete quanto questa cosa mi riempia di gioia.
DOFP è un film bellissimo, ricco di effetti speciali da mozzare il fiato e ambientazioni curatissime; l'atmosfera cupa e lugubre delle scene del futuro contrasta con i colori brillanti e la vivacità del passato, che bilancia l'atmosfera tesa e il senso di pericolo imminente con la tipica eccentricità degli anni 70. Gli attori forniscono una prova di recitazione formidabile, in particolare il contrasto tra i giovani Professor X ed Erik e le loro controparti più anziane è estremamente di impatto ed è impressionante vedere quando McAvoy e Fassbender si siano impegnati per riuscire ad assumere le pose e le espressioni tipiche di Stwart e McKellen. Le sequenze di combattimento sono dinamiche e vivaci, riescono a manetere vivo l'interesse dello spettatore che fin dall'inizio del film continua a spostare lo sguardo da una parte all'altra dello schermo, da un portale all'altro di Blink, rimanendo col fiato sospeso ogni volta che un personaggio perde la vita, per ritornare poi a respirare quando viene svelato il "trucco" della coscienza rimandata indietro nel tempo.
Il personaggio di Pietro Maximoff, ovvero Quicksilver, è quanto di meglio ci si potesse aspettare, nessuno di noi credeva che Evan Peters sarebbe riuscito a rendergli giustizia, in parte per il suo look atroce, in parte perché il Quicksilver che ricordiamo è un uomo e non un ragazzino, ma ci siamo sbagliati tutti perché il suo personaggio è eccezionale, caratterizzato perfettamente, dotato di un senso dell'umorismo frizzante e piacevole; il modo in cui sono riusciti a rendere il suo potere e i suoi effetti è stato ben più di quanto credessimo possibile. Insomma, questo personaggio che tutti credevamo una delusione totale si è rivelato uno dei principali punti di forza del film
Altro punto di forza sono le musiche, che rendono perfettamente idea degli sbalzi temporali e ci trasportano nel bel mezzo degli anni '70.
Tra le cose che personalmente ho apprezzato di più c'è la caratterizzazione che hanno dato di Xavier, molti di noi erano oltraggiati per il fatto che Charles camminasse: mi dispiace ma non esiste, il Professore e la sua sedia a rotelle sono due elementi che non possono essere separati e a lungo il fandom ha urlato contro Synger pensando che avesse eliminato di proposito lo storpio dalla scena perché sullo schermo non rendeva. Quello che invece Synger è riuscito a fare è stato approfondire il dolore di Charles su più livelli, analizzando un uomo distrutto non solo sul piano fisico, ma anche su quello mentale. Il giovane Xavier sceglie di poter camminare a scapito dei suoi poteri, e non stiamo parlando di un qualsiasi mutante, ma di Charles Xavier, la guida e l'emblema di tutta la specie mutante, l'uomo così orgoglioso di essere un homo sapiens superior da scriverci una tesi di laurea; quello stesso uomo adesso pur di camminare, pur di non sentire il suo dolore per la perdita di Raven, dei suoi amici e degli altri mutanti sceglie consapevolmente di annientare il suo potere. E questa cosa è bellissima, ed è grandioso come - per rendere l'idea di quanto in realtà il fatto di avere un corpo spezzato non influisca sulla sua personalità eccezionale - per ottenere di nuovo i suoi poteri Charles sia costretto a rinunciare all'uso delle gambe. Potrà anche non essere in grado di camminare, ma questo non fa certo di lui un uomo spezzato ed è questo che emerge alla fine del film.
Ho amato ogni singola scena, ogni ambientazione, ogni personaggio: non potete capire la mia gioia nel vedere come sono riusciti a rendere perfettamente Alfiere - ha persino la M di mutante incisa sul viso, io stavo per scoppiare di gioia, Sunspot e Warpath - che sono identici ai fumetti, su Blink avevo più perplessità, ma sono infine rimasta piuttosto soddisfatta.
Le citazioni e i riferimenti presenti in ogni dove sono stati graditissimi; come Pietro che dice a Magneto che sua madre è stata con uno che controllava i metalli; o gli hint a Colosso e Kitty come coppia; o ancora il fatto che sia Kitty a mandare indietro Logan come riferimento al fatto che nel fumetto è lei che ritorna nel passato; il cameo di Chris Claremont e Len Wein come due senatori del governo degli USA; i camei di Toad, Havok, Ink e Spyke nella scena con Mystica in Vietnam; la presenza di Stryker che sarà lo stesso a impiantare l'adamantio nello scheletro di Wolverine e i riferimenti al suo govane figlio che diventerà uno degli antagonisti in X-Men 2 (tutte cose che in questo futuro non sono probabilmente avvenute); gli oggetti di scena di X-Men First Class che compaiono quando Magneto va a riprendersi l'elmo, abbiamo la moneta usata per uccidere Shaw, la divisa di Havok e le ali di Angel.
Siccome Synger non era ancora abbastanza soddisfatto di sé ha pensato di regalarci il finale à la Fix it Felix, così quando Logan si risveglia dopo avere aggiustato la linea temporale ecco che trova tutti vivi e non solo Storm, Bestia, Kitty, Colosso, IceMan, ma anche Ciclope e Jean. E vi assicuro che nel momento in cui ho visto Jean - che è uno dei miei personaggi preferiti di sempre - sebbene me lo stessi aspettando, non sono riuscita a trattenere un gridolino di gioia, perché sì, eccola di nuovo lì. E per chi è poco avvezzo alla gente che ritorna dalla morte, fateci l'abitudine, questa è la Marvel e tutti prima o poi tornano in vita. Soprattutto se si tratta di Jean Grey.
Il fatto è che, sebbene avessi letto di un possibile recast per Jean e Ciclope, non mi aspettavo di vederli subito e la gioia è stata immensa.
La ciliegina sulla torta però è stata la scena dopo i titoli di coda.
So bene che i non lettori hanno faticato a capirla, ma abbiate pazienza giovani padawan, sarà tutto spiegato nel prossimo film: Age of Apocalypse.



Detto ciò due paroline su questa scena finale le spenderei visto che ci viene mostrato niente popo di meno che Apocalisse stesso. En Sabah Nur. Credo che tutto il cinema mi abbia sentito esclamare "Porca Puttana", tre minuti di post credit per tutta la durata dei quali ho trattenuto il fiato e mi sono strappata i capelli. Non solo ci mostrano Apocalisse con la sua pelle grigia e le labba blu, non solo ci trasportano fin da subito in Egitto con centinaia di persone in procinto di adorare quest'uomo come fosse un Dio mentre con il suo potere costrisce le piramidi, non solo questo, ma Synger ci mostra anche quattro ombre a cavallo sullo sfondo. Quindi non solo abbiamo un assaggio di Apocalisse, ma anche dei Quattro cavalieri: Morte, Pestilenza, Guerra e Carestia.
E mi dispiace dirvelo, ma se non siete esaltati quanto me in questo momento allora non avete capito niente!


In definitiva X-Men: DOFP è un film eccezionale, che merita non solo per la trama articolata e la perfetta caratterizzazione dei personaggi, ma anche per un uso sapiente e di impatto degli effetti speciali, per la fotografia curata e molto bella, per i cambi di inquadratura, per la bravura degli attori e per la presenza di alcune scene che vi faranno letteralmente saltare sulla poltrona per l'eccitazione.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma questo film si prende il massimo dei voti possibili.






MJ


giovedì 21 novembre 2013

Thor 2: The Dark World

Vorrei fare una recensione il più possibile seria per questo Thor 2: The dark world, senza liberare la fangirl che è in me. 
Questo film rientra nella fase due dei film della Marvel, ovvero quella fase che dovrebbe andare a consolidare nella mente dei fan le figure degli eroi che ci sono stati presentati nella fase precedente (Iron Man, Capitan America, Thor); il regista è Alan Taylor, che ha fatto un lavoro egregio e che, secondo me, si è divertito tantissimo. 
Non voglio dilungarmi troppo sulla trama del film, anche perché se avete seguito un po' le release dei trailer, delle clip e delle still dal set saprete sicuramente cosa succederà; per chi non lo sapesse ecco in breve che cosa accade:
Jane Foster - che non si sa davvero fare i cazzi suoi - finisce in contatto con una sostanza potentissima che la infetta, è l'Aether, un'arma potentissima creata dagli elfi oscuri per distruggere l'universo e precipitarlo nell'oscurità. Il loro capo, Malekith, era stato sconfitto millenni addietro, per salvarsi era fuggito e l'Aether era stato nascosto dal padre di Odino. Thor per salvare Jane da questa sostanza che pare consumarla la porta ad Asgard, qui - però - arriva Malekith che vuole riprenderselo. Non vi dirò cosa accade, ma accade qualcosa che porta Thor e Loki a schierarsi fianco a fianco per sconfiggere il nemico.

Sarò sintetica: questo film è una bomba. Secondo me è uno dei migliori film che la Marvel ha fatto fino ad ora, veramente bello e curatissimo. Il cast come al solito ha dato il meglio di sé, d'altraparte ci troviamo di fronte ad attori veramente bravi da Chris Hemswort, che di recente vediamo spesso recitare in film d'autore, Tom Hiddleston, che con tutto il suo British Talent spacca lo schermo, Natalie Portman, che fa del suo meglio per rendere amabile un personaggio inutile, Christopher Eccleston, che ci regala una performance indimenticabile,
Stellan Skarsgård, Idris Elba, Anthony Hopkins, Kat Dennings e tutti gli altri.
Thor 2 è un film eccellente sotto ogni punto di vista, effetti speciali spettacolari, attori bravissimi e una storia coinvolgente. I personaggi, soprattutto, sono fantastici, alternano momenti di comicità esilarante - le scene in cui Thor e Loki battibeccano sono le migliori - e di dolore struggente; notevole a questo proposito è la performance di Tom Hiddleston SPOILER nei momenti in cui interagisce con Frigga e quando è distrutto per il dolore dovuto alla sua morte /SPOILER che porta sullo schermo un personaggio poliedrico, sfaccettato e che, finalmente, ricorda il Loki dei fumetti.

Il personaggio che ci troviamo di fronte è il Dio degli inganni e del caos, è un personaggio che inizia a dimostrare quanto in realtà sia stronzo perché gli piace essere stronzo. Detto ciò rimane il concetto di Loki come povero dio incompreso - che poi è quello che passerà su tumblr. Ti odio tumblr. 


Ci sono alcune cose, però, che non mi hanno convinto al 100%. Prima di tutto la sequenza di alcune scene che sembrano quasi mozzate e il passaggio da un'ambientazione all'altra risulta troppo rapido e repentino, come se avessero dovuto accorciare a tutti i costi il film perché o non avevano soldi o non avevano tempo o sa il cielo perché. Io e la mia amica non riusciamo a capire se sia stato fatto apposta o se sia la versione per il cinema che è tagliata per strani motivi e nel Blu Ray troveremo più spezzoni. Misteri della Marvel. (mi piace, ne farò uno slogan)
Detto ciò passiamo alla seconda cosa mi ha lasciato perplessa: Star Trek l'uso molto discutibile e frequente di astonavi ed inseguimenti su di esse. Davvero, sono qui per vedere Thor a petto nudo che estrae il martello dal fango che fa a cazzotti con Loki, possibilmente pestandolo a sangue e poi fa cazzotti con il cattivo dimostrandosi The mighty hero!
A parte che il cattivo di turno si sarebbe potuto approfondire un po' di più, non dico che volevo un pippone sulla sua tragica storia famigliare perché probabilmente chi non legge i comics non ne sente la mancanza, ma almeno dare più spazio a lui che a quella piaga umana di Jane Foster. Davvero, nessuno sentiva la sua mancanza, il suo personaggio è scritto in modo mediocre e nonostante la Portman faccia del suo meglio per renderla piacevole, mi dispiace, non ci riesce. Sono invece meravigliose tutte le scene con Selvig e Darcy. 

Davvero non riesco a capire il perché di questi 111 minuti, quanto facendo venti minuti in più sarebbe potuto venir fuori un capolavoro.


Non fraintendete, penso comunque, nonostante questa serie di cose che non vanno, che Thor 2 sia un film stupendo, uno dei migliori prodotti dalla Marvel. La grafica e gli effetti speciali sono qualcosa di spettacolare, ci sono alcune scene che lasciano a bocca aperta, non riesci e non vuoi smettere di guardare e speri intensamente che non finiscano mai perché sono davvero ben studiate e di impatto; il film è divertente, di una comicità frizzante e fresca, Loki e Darcy vincono il premio per le battute più belle. Ho davvero riso tantissimo e mi sono divertita, l'ilarità è un elemento chiave in questi film Marvel che puntano a conquistare lo spettatore in questo modo - e ci riescono benissimo, per altro. 
Altro punto di forza del film sono le ambientazioni che lasciano poco all'immaginazione e ci portano a viaggiare in almeno tre dei nove regni del regno degli Asi, facendoci per altro vedere parte dei restanti sei.
La trama è bella, non perfetta ma, bella; e anche se ci sono un sacco di cose diverse dai comics a me non interessa, ho imparato da tempo che fumetto e film sono due cose molto diverse e quando vado al cinema mi aspetto solo un bel film che mi intrattenga e mi presenti dei personaggi che amo. Quindi sì, se andate aspettandovi di vedere un film la cui trama è perfettamente attinente a quella dei comics, sappiate che non sarà così, se volete andare per divertirvi e vedere qualcosa di piacevole allora è il film giusto.

Nonostante i passaggi di scena troppo veloci (che sono l'unica cosa che davvero mi ha un po' infastidito) io gli dò cinque dinosauri, perché è un film che merita un sacco, perché c'è un cameo meraviglioso, perché le reference sono epiche e perché sì, se non vi basta sappiate che vi state perdendo davvero un bel film e rimpiangerete di non averlo visto al cinema.








 MJ


 

martedì 22 ottobre 2013

Cose Nostre - Malavita

Cose Nostre è la storia di Giovanni Manzoni, boss mafioso pentito, e della sua famiglia che dopo essere entrati nel programma protezione testimoni passano da una zona all'altra della Francia.
Non riescono a rimanere fermi a lungo nello stesso posto, principalmente perché l'intera famiglia ha problemi di controllo della rabbia e spesso si trova a reagire in modo esagerato; insomma, si trasferiscono in un paesino adorabile in Normandia dove tutti e quattro riusciranno a dare il meglio di loro. Il padre, un Robert De Niro divertente e davvero bravo, si improvvisa scrittore e decide di scrivere le sue memorie, cosa non esattamente conveniente visto che si sta nascondendo e non è il caso che l'intero mondo sappia chi è; la madre, Michelle Pfeiffer, ha dei problemi a relazionarsi con i francesi e preferisce la compagnia delle guardie assegnate loro dal programma protezione testimoni - quando non è impegnata a far saltare in aria supermercati; il figlio, John D'Leo, è una mente brillante, o meglio una mente criminale brillante e da subito dimostra come potrebbe avere successo negli affari di famiglia; la figlia, una bellissima e bravissima Dianna Agron, ha dei problemi col controllo della rabbia, tanti, e ha dei problemi col concetto di relazione, ma la amo comunque; il cane è un amore e la scusa perfetta da utilizzare quando De Niro deve spiegare a Tommy Lee Jones, l'agente della CIA incaricato di proteggerli, dove va quando esce.

Personalmente ho trovato il film adorabile, sarà stata la regia di Luc Besson, saran stati gli attori o forse solo il fatto che è particolarmente divertente. Non vuole essere un filmone, non vuole essere serio, è una commedia allegra e frizzante, gli attori si mettono in gioco e si mostrano in una versione diversa da quella cui siamo abituati solitamente. Tra De Niro e la Pfeiffer c'è una chimica non indifferente e le scene che li vedono assieme sono davvero belle, hanno quella complicità tipica di due persone che hanno passato tanto tempo assieme e che si conoscono da anni ed è quasi incredibile pensare che questa sia la prima volta che recitano nello stesso film. La scena in cui si coccolano sul divano è amore puro, credibile, dolcissima ed heartwarming. 
Ammetto che io sono andata a vedere Cose Nostre solo perché c'era Dianna Agron, ma sono davvero contenta di vedere che in realtà lei è solo un motivo in più per cui guardare questo film.
Il suo personaggio ha una parte non indifferente e personalmente ho gradito moltissimo vederla in questa veste, credo sia il primo vero ruolo semi-importante in un lungometraggio (sì, so che in "Sono il numero 4" compare abbastanza, ma è piuttosto secondaria e il suo personaggio è banalotto e piatto) ed è bello vedere come riesce ad interpretare Belle, una ragazza dal carattere così insolito e decisamente bipolare.
A colorare il tutto, oltre le gag divertenti, qualche sparatoria e il cane - il cane è sempre importante, si aggiungono i paesaggi: girato in Normandia questo film offre degli scenari meravigliosi con dei colori stupendi. Io che sono un'appassionata di paesini sperduti, campi verdi brillanti e stradine perse nel verde l'ho adorato.
Da notare la citazione al celeberimo Goodfellas -Quei bravi ragazzi di Scorsese, che De Niro va a commentare al cineforum del paese facendo un figurone.

Insomma, ecco quattro dinosauri per questo film che consiglio a tutti di vedere!







MJ


lunedì 21 ottobre 2013

Jane Austen Book Club

Ritorna Following Jane Austen, la rubrica incentrata sull'autrice britannica




Oggi vorrei parlare di Jane Austen Book Club, libro di Karen Joy Fowler con relativo adattamento cinematografico del 2007.


A proposito del libro.
Titolo: Jane Austen Book Club
Autore: Karen Jay Fowler
Casa Editrice: Neri Pozza
Pagine: 304
ISBN: 88-545-0029-1
Prezzo: 16,00 euro
Trama: Jocelyn ha passato i cinquanta, ma non smette di partorire un'idea bizzarra dietro l'altra. Sylvia, la sua migliore amica – si conoscono da quando avevano entrambe undici anni – le ha appena confessato che, dopo trendadue anni di matrimonio, suo marito le ha chiesto il divorzio. Trentadue anni di gioie e soddisfazioni svaniti improvvisamente nel nulla, ha detto singhizzando. E Jocelyn che cosa ha fatto? Ha avuto la stramba idea di fondare un club del libro, il Jane Austen Book Club, poiché, ha detto citando Kipling, «non c'è niente di meglio di Jane quando sei nei pasticci».
Che a Jocelyn sia venuta in mente la Austen e nessun altro scrittore o scrittrice è naturale. Jane Austen ha scritto meravigliosi romanzi sull'amore e, esattamente come Jocelyn che si prende cura solo dell'amore e delle passioni altrui, non si è mai sposata. Che Sylvia poi abbia accettato è anche questo naturale. Jane Austen è sempre stata per lei una figlia, una sorella, una zia, la scrittrice che scriveva i suoi libri in un salottino affollato e li leggeva ad alta voce ai parenti per rincuorarli.
Sorprendente però l'entusiasmo manifestato all'idea da parte di Bernadette, Allegra, Prudie e Grigg, un bel quarantenne scapolo con i capelli scuri.
Bernadette, sessantasette anni, una donna che se ne frega ormai di tutto e di tutti, una che è stata vista al supermercato in ciabatte e con i capelli sparati sulla fronte come se non si fosse nemmeno pettinata, ha subito detto che lei ama immensamente la Austen di Orgoglio e pregiudizio , la scrittrice che è un grande genio della comicità, capace di scrivere pagine irresistibili, sferzanti e ironiche. Ha proposto perciò di inaugurare il club con la lettura di questo romanzo, ma Jocelyn ha scartato subito l'idea. Come si fa a propinare un tipo così sexy come Darcy, il protagonista maschile di Orgoglio e pregiudizio, a una che è nelle condizioni di Sylvia?
Allegra, la figlia di Sylvia, una ragazza che si fa tagliare i capelli corti da parrucchieri costosi e porta scarpe economiche e sexy, e non si lascia sfuggire un'occasione per dichiararsi lesbica, ha confessato che lei adora la Austen, una scrittrice che non manca di mostrare quali terribili conseguenze possano avere le necessità finanziarie sulle vite private delle donne! Prudie, che si è sposata da poco, e ha solo ventotto anni, la pelle bianchissima e le guance scavate, ha sussurrato che la sua Austen preferita è la scrittrice cupa di Persuasione, l'autrice morta a soli quarantuno anni!
Grigg, infine, il bel quarantenne scapolo con le ciglia troppo lunghe e fitte per un uomo, si è addirittura presentato alla prima riunione con l'opera completa della Austen sotto al braccio… Romanzo irresistibile in cui quattro donne e un uomo, intrattenendosi sul «significato del matrimonio, dello status sociale e dell'amore in Jane Austen» (Publisher Weekly), svelano gli orgogli e i pregiudizi del nostro mondo, Jane Austen Book Club ha rivelato, sulla scena letteraria americana, lo straordinario talento di Karen Joy Fowler.


Vi ho ricopiato la quarta di copertina perché sono abbastanza sicura che sia il riassunto migliore possibile, penso anche sia molto bella e che sia un'idea di questo libro completamente sbagliata. Jane Austen Book Club è un libro che ti fa credere che quello che leggerai verta principalmente attorno alla Austen e alle sue opere, ma non è così. Non ci vengono mostrati diversi modi di leggere e di vedere una stessa autrice, bensì le vite di cinque persone diverse che si intrecciano e proseguono assieme.
con questo non voglio dire che sia un brutto libro, anzi, la Fowler è in grado di scrivere un libro piacevole e utilizzando uno sile gradevole e molto scorrevole trascina il lettore in un vortice di emozioni e vicende estremamente realistiche, in cui ci si può immedesimare perfettamente. Mi aspettavo una cosa diversa, ma questo non significa che non sia soddisfatta da quello che poi mi sono ritrovata a leggere, ecco.
I personaggi sono belli, sfaccettati, diversi tra lro, in un certo senso si può dire che a modo loro ricordino vagamente alcuni dei personaggi di Jane, ma in chiave più moderna; non è quindi tanto la serie di commenti ai libri di Jane, che qui manca, a trasparire, quanto più il fatto che i suoi romanzi sono sempre moderni, sempre attuali, sono romanzi che possono essere reiterpretati in modo diverso ogni volta che vengono letti.
Insomma, i libri non passano di moda, mai.
Inutile dire che ho amato particolarmente il personaggio di Prudie, così dolce e tenera, una piccola lettrice accanita, innamorata del suo lavoro e innamoratissima di suo marito, che si trova per la prima volta in una situazione particolare quando un suo alunno le fa delle avances. Prudie è la lettrice di Jane che è in tutti noi, anzi che è in me, perché poi ognuno si mmedesima con un personaggio diverso, ma è sicuramente quella che mi rispecchia di più, non è un caso che la sua Jane sia anche la mia Jane. La Jane di Persuasione, di Anne e del Capitano Wentworth.
Comunque sia ho amato tutti i personaggi, le loro storie e la loro evoluzione, è la vita che va avanti e si intreccia a quella degli altri, alle volte torna indietro e fa luce su memorie passate, ma insomma, il concetto è che è la vita. E a me è piaciuto davvero tanto.
Forse questo libro e la sua quarta di copertina non c'entrano tantissimo l'uno con l'altra, ma rimane un bel romanzo, un compagno piacevole per trascorrere qualche ora sprofondati in una poltrona.







A proposito del film
Nel 2007 è stato fatto un adattamento cinematografico del libro, che ho visto quasi per caso circa un mese dopo averlo finito (questa è ancora una delle letture di questa estate, quindi la visione è abbastanza recente).

Nel cast - per la gioia di tutte le fangirl e soprattutto mia - ritroviamo Hugh Dancy nei panni di Grigg, Emily Blunt nei panni di Prudie, Kevin Zegers che interpreta lo studente, Maria Bello come Jocelyn e Maggie Grace as Allegra. Insomma un cast piacevole, particolarmente azzeccato per alcuni, fortemente inadeguato per altri personaggi che dovrebbero essere sulla cinquantina, ma non dimostrano nemmeno quarant'anni.
Partiamo mettendo le mani avanti, non è un brutto film. È carino, si lascia vedere, è anche piacevole, peccato che io abbia letto il libro e qui sembra davvero il regista non lo abbia fatto. Si è fatto raccontare la trama e ha deciso di farne un adattamento. Sono particolamente piccata perché la storyline che è stata modificata di più è quella di Prudie che nel libro è innamoratissima di suo marito (nel film Ryley di Buffy) che è pressoché un uomo perfetto, dolcissimo, intelligente, che la segue, la aiuta, insomma è tanta roba. Nel film suo marito è un ragazzone che gioca a Fifa invece di risolvere i problemi di coppia cosa che porta Prudie a prenderlo in giro davanti a tutti dicendo che per lui l'unica Austen che esiste è una città somewhere e che la spinge a quasi iniziare una relazione con il suo stupende figo Kevin Zegers alias Alec di Shadowhunters. Ci arriva davvero vicina, ma alla fine decide "guidata da Jane" di salvare il suo matrimonio.
Il film non è male, anzi è davvero carino, però rimango piccata per questo cambiamento di trana, che in realtà è ininfluente ai fini della storia e se vogliamo ci offre alcune delle scene più belle di utto il film, e con belle intendo proprio belle a livello visivo e recitativo. La scena con Emily Blunt e Zegers che si guardano dai lati opposti della strada è davvero stupenda.
Insomma se il libro vi ha delusi il film vi soddisferà di più, se invece il libro lo avete adorato il film vi piacerà, ma lascerà quel saporino amarognolo in bocca, quello che rimane quandoavreste voluto che le cose andassero in modo diverso.







MJ

martedì 30 luglio 2013

Warm Bodies - The New Hunger



Warm Bodies: da un libro stupendo a un film di schifo.




Titolo: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Editore: Fazi
Collana: Lain
ISBN: 978-8876251221
Prezzo: 14,50 euro
Ebook: 4,99 euro

Oramai la storia la sappiamo tutti. Da quando ne hanno fatto un film è nota ai più, anche se a grandi linee: "Massì, non è la storia dove c'è lo zombie che si innamora di Kristen Stewart bionda e che quindi torna umano perché impara ad amare?!"
No, beh. Non è proprio così. Anche se indubbiamente Warm Bodies è un libro sugli zombie e anche un libro sull'amore. Ma non è solo quello.
Warm Bodies è prima di tutto una metafora della vita. Un libro sulla perdita dei valori umani e sulla ricerca del proprio io. Voi mi direte probabilmente che sto esagerando, che - in fondo - è solo l'ennesimo libercolo young adult, scritto per vendere, che mi ha abbindolata come una povera sciocca. Vi sbagliate.
Quello che ci troviamo di fronte - per una volta - è davvero un bel libro. Un libro scritto benissimo, con una proprietà di linguaggio e una capacità di uso delle figure retoriche che sono abbastanza rare in un autore inglese contemporaneo, gran parte del merito va sicuramente al traduttore che in questo caso ha fatto un lavoro egregio riuscendo a trasmettere anche in italiano la bellezza e la profondità delle metafore e dei passaggi più introspettivi.
L'autore opera un'analisi approfondita e realistica dei personaggi che vivono in un mondo in rovina, arroccati in uno stadio-fortezza, ultimo baluardo di una civiltà distrutta. Non ci stupisce quindi che l'umanità stessa sia in rovina, le persone sono rotte dentro, sono sporche, accumulano errori, continuano a vedere i loro amici morire, eppure non hanno abbandonato la speranza. È come un sottile alito di vento, li alimenta e li tiene in vita, li sostiene e impedisce loro di perdere completamente il senno, anche se, come ci viene chiaramente mostrato, non con tutti ci riesce. Ma nonostante i caduti e i folli, la maggior parte ci prova, come dice R: Siamo funamboli al buio, ma perlomeno ci muoviamo.
La cosa più interessante che viene presentata nel libro è la "società" degli zombie. Questi zombie sono in qualche modo sezienti: sanno che se si muovono in branco hanno più possibilità di sopravvivere e di cacciare, sanno che ci sono dei posti che per loro sono pericolosi e sono persino in grado di capire che certi esseri appena trasformati sono più deboli ed inesperti. Tra i non morti c'è poi una categoria particolare, quella degli "Ossuti", che io ho trovato particolarmente interessanti: gli ossuti sono i primi zombie, sono oramai solo uno scheletro che cammina e sono coloro che governano la società. Sono in grado di riunirsi e di comunicare tra di loro; istituiscono una vera e propria "scuola" per gli zombie più piccoli, in modo da insegnare loro quali sono le parti più molli e facili da attaccare in un vivo; obbligano gli adulti a sposarsi per prendersi cura di questi bambini trasformati, assicurandosi che possano sopravvivere (il matrimonio è qui una mera presa in giro di quello che avviene tra i vivi ed è volto unicamenta alla salvauardia del debole che può essere meglio attuata in due piuttosto che singolarmente). È una sorta di evoluzione nell'involuzione. Non sono istituzioni volta alla conoscenza o all'amore, ma alla sopravvivenza, l'istinto primario di ogni essere vivente.
E io lo trovo geniale: sono morti, ma hanno l'istinto della vita.
L'altra cosa veramente geniale è come l'autore riesca a fare capire che questi zombie non sono frutto di un virus, nessun CDC potrebbe mai trovare una cura, perché, come dice Rick Grimes in un famoso albo di The Walking Dead, noi siamo i morti viventi. Gli zombie non sono altro che quelle persone che, così prese dalla loro non-vita, dal lavoro, dallo stress, dal ritmo frenetico di una vita apparentemente senza uscita, hanno dimenticato quali sono quelle cose che ci rendono umani differenziandoci dalle bestie: la capacità di amare, di pensare, di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, la capacità di fare cose non perché sono utili, ma perché sono belle, divertenti, piacevoli.
Di questo abbiamo un esempio lampante nel colonnello Grigio, il padre di Julie, che è così preso dalla sua ossessione di sopravvivere che si trasforma completamente, il suo io si perde e lui diventa un ossuto sotto gli occhi allibiti della figlia. È la metafora più grande del romanzo, che sta urlando: "Non lasciate che un mondo che gira troppo in fretta vi faccia dimenticare chi siete, ciò che amate, che volete, che sognate."
Se ancora non vi ho convinto a leggerlo, vi lascio due citazioni tra le mie preferite, che rendono molto bene lo stile dell'autore e che danno idea della tipologia di zombie che ci troviamo di fronte, più simili ai classici zombie del vudù che ai non morti stile Resident Evil:
«Riesco a sentire l'euforia di ogni atomo della mia carne, colmo di gratitudine per la seconda occasione che mai mi sarei aspettato di avere. L'occasione di ricominciare, di vivere bene, di amare bene, di bruciare in una nuvola infuocata e di non essere mai più seppellito nel fango.»

«Lotteremo contro la maledizione e la sconfiggeremo. Piangeremo e sanguineremo e brameremo e ameremo, e troveremo una cura per la morte. Noi saremo la cura. Perché vogliamo esserlo.»

Tutto quello che ha reso il libro spettacolare nel film si perde.
Ci troviamo di fronte ad una pellicola fatta per un pubblico ignorante, dove per ignorante non intendo "stupido", ma digiuno della lettura del romanzo. Sebbene possa approvare la scelta degli attori di sicuro non posso appoggiare le scelte di trama che vanno ad inficiare tutto il senso del libro rendendo l'adattamento cinematografico una soap per teen ager.
Non dico che sia inguardabile, per carità, ti fa passare un'oretta e mezza di risate, anche perché - fortunatamente - non si prende sul serio, ma non solo è un film vuoto, è anche fatto male. Il trucco degli zombie, per esempio, è qualcosa di inguardabile. Ora, so che non pretende di essere un filmone, e nel suo piccolo soddisfa quello che probabilmente è il suo obiettivo, ovvero intrattenere, ma nonostante questo non giustifico certe scelte nell'adattamento perché hanno trasformato un potenziale bel film, in un filmetto senza trama reale. Perché ci sono gli ossuti? A che servono? Che senso ha questo film? Perché R alla fine si trasforma magicamente in umano circondato da un'aura dorata? WTF!? Lasciano da parte tutta la problematica della società degli zombie, nessuna delle figure principali viene minimamente analizzata - e chi ha letto il libro sa bene quanto problematiche siano le figure di Julie, Nora e Perry che sono tre adolescenti tutt'altro che felici - e il personaggio di John Malkovitch viene riscritto da zero; nel libro il padre di Julie muore diventando un'ossuto perché perde di vista le cose davvero importanti ossessionato com'è dalla morte e dal lavoro, mentre nel film (sole, cuore, amore) diventa il miglior papà dell'anno, quello che ti lascia copulare col fidanzato zombie sotto il balcone di Romeo e Giulietta.
Stendiamo un velo pietoso sul film, vi prego.


The New Hunger - il sequel-prequel che spiega poco, ma analizza molto



A seguito del successo di Warm Bodies il buon Marion pubblica il prequel, The New Hunger, ovvero La nuova fame, che esce solo in formato ebook e che potete trovare tutti su Amazon per la modica cifra di 2,99 euro.
Questo libro è ambientato qualche hanno prima di Warm Bodies: Julie  ha 12 anni ed è in viaggio con suo padre e sua madre alla ricerca dell'ultimo baluardo di civiltà; Nora ne ha quasi 17 e si sposta per Seattle con suo fratello Addis dopo che i genitori li hanno abbandonati perché li consideravano un peso; R. è appena diventato uno zombie e vaga senza meta mentre scopre di essere qualcosa di completamente nuovo né morto, né vivo.
Questo libro getta le basi per quello che accadrà successivamente, presentandoci le figure principali e facendole incontrare tutte, anche se per pochi istanti. È come se Marion ci dicesse che il loro destino era sempre stato quello di incontrarsi, forse se non ci fosse stata l'Apocalisse sarebbero stati tutti amici, chissà.
Il vero peccato è che per quanto carino questo libro non è all'altezza del precedente, vorrebbe dare la risposta a tante domande: come nasce la piaga? perché? qual'è la vera storia dei personaggi? come sono arrivati allo stadio? Ma tutto quello che riesce a fare è dare una spiegazione per l'analisi dei personaggi fatta in Warm Bodies, ci spiega quali sono le motivazioni alle spalle di determinate azioni autodistruttive dei futuri protagonisti, fa presagire la morte della madre di Julie e la progressiva perdita di umanità del colonnelo Grigio.
È una lettura piacevole, che scorre veloce e che velocemente si dimentica, che non vuole dire niente di più di quanto non ci sia scritto.



MJ

mercoledì 27 febbraio 2013

Anna Karenina

Anna Karenina

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo





Anna Karenina è un masterpiece della letteratura. Uno di quei mattonazziche ti trovi davanti e pensi che non sarai mai in grado di finirlo; è anche uno di quei libri talmente pregni di significati, disposti su più livelli, dietro ogni angolo e ogni parola, che quando li leggi non possono non segnarti, non lasciarti qualcosa dentro.
Quando ho saputo che Joe Wright voleva farne un film sono rimasta un po' perplessa. Per prima cosa è un romanzo molto lungo e quindi era ovvio che avrebbe operato dei tagli, seconda cosa mi disturbava la scelta del cast, troppo inglese, terza e ultima cosa mi turbava come fosse possibile girare un film così RUSSO in teatro senza nemmeno riprendere i grandi paesaggi Pietroburghesi e Moscoviti, ma concentrando quasi del tutto l'ambientazione in teatro.
Questo era quello che pensavo prima di vederlo...

Due parole sul film...
Joe Wright ha fatto un lavoro magistrale. C'è poco da dire, la sua idea, a dir poco brillante, di girare l'intero film come se stesse riprendendo un immenso palcoscenico riesce a rendere in modo perfetto sia la concezione dell'alta società russa dell'epoca - fatta di lingue straniere (si parlava francese in società), di apparenze, balli e pose - sia i repentini cambi di scena. Così passiamo dall'ufficio delle poste dove lavora Oblonskij al luccinante Caffé moscovita in cui Levin e Stiva si ritrovano a parlare d'amore. Passiamo dal treno che corre coperto di neve lungo le rotaie al salotto di casa Karenin. La scenografia si gira ed eccoci in un luogo completamente diverso.
Purtroppo questo comporta uno svantaggio, quando la camera gira troppo velocemente lo spettatore prova un leggero senso di nausea, questo è dovuto al fatto che girando la camera sfoca lo sfondo e gli oggetti e chi guarda non riesce a mettere a fuoco. Se avessero avuto i fondi per girarlo in HFR ho il sospetto che avrebbe reso tipo mille volte di più e sarebbe stato epico!

Pro:
Il cast è stato davvero brillante, anzi spettacolare oserei dire. In particolare trovo che i due che hanno regalato la performance migliore siano stati Matthew McFayden e Domhnall Gleeson (sì, il tizio che faceva Bill Weasley). Matthew la maggior parte di noi lo ricorda per la famosissima interpretazione di Mr. Darcy, personaggio che per modo di fare, per etica morale e per senso del dovere è ai completi antipodi di Stiva; Domhnall invece interpreta Levin ed è una delle prime volte in cui gli viene dato così ampio spazio sul grande schermo. Entrambi secondo me sono stati bravissimi, estremamente intensi, le loro espressioni facciali giungevano allo spettatore come fossero stati lì accanto. Con questo va detto che anche Jude Law ha fatto un grandissimo lavoro e una vera sorpresa, per quanto mi riguarda, si è rivelato Aaron Johnson per cui mi aspettavo in realtà un fail. Insomma gli attori hanno davvero dato il meglio, soprattutto gli inaspettati!
Particolarmente belle da vedere sono state alcune scene di riunione tra di loro, per esempio alla banchina del treno Anna e il fratello quando si incontrano esplodono di gioia e si abbracciano. Keira e Matt sono stati spettacolari, forse mi sarò fatta io un mega trip, ma ho visto l'abbraccio affettuoso di due amici che non lavoravano insieme da praticamente sette anni.
Particolarmente belle ho trovato alcune scene:
  • i primi piani "teatrali" con il faro acceso sul personaggio parlante e le luci che si spengono pian piano attorno a lui. Nella fattispecie mi viene in mente la scena di Karenin seduto da solo in mezzo al teatro che chiede Anna cos'abbia fatto lui di male per meritarsi tutto questo
  • La scena del ballo tra Anna e Vronsky è particolarmente spettacolare. Wright sceglie con cognizione di causa di riprendere un motivo già usato in P&P e quindi tutti gli altri ballerini si immobilizzano e scompaiono, riprendono vita solo quando Anna e Vronsky passano loro accanto. Allo stesso modo il contrasto tra il loro ballo passionale e fremente, dimentichi di chi sta loro intorno, e il modo di ballare ansioso e quasi spaventato di Kitty che vede dissolversi i suoi sogni di fronte ai suoi occhi. Ed è grazie a lei che continua a cambiare accompagnatore che ci accorgiamo quanto a lungo abbiano danzato assieme A. e V.
  • La scena del teatro, quando Anna si presenta cercando di ignorare i pettecolezzi e ne viene schiacciata, è particolarmente bella e incisiva. Viene evidenziata la sua figura su tutte le altre.
  • Durante la corsa dei cavalli particolarmente impressive è la scena di Vronsky che cade rotolando non solo fuori pista, ma proprio giù dal palco, preludio della sua cadutà dalla società. La scena si divide in due diversi tipi di disperazione, anzi tre: la disperazione di Alexiei costretto ad uccidere la sua amata cavalla FrouFrou, la disperazione di Anna terrorizzata che sia potuto accadere qualcosa al suo amato, la disperazione di Karenin consapevole per la prima volta dei sentimenti della moglie non più rivolti verso di lui.
Contro:
Keira Knightley. Io amo questa attrice, amo tutti i suoi film, la adoro e la trovo meravigliosa. Amo il suo modo di fare, di parlare, di alzare le sopracciglia e di piegare gli angoli della bocca, amo la sua mimica facciale, la sua capacità di calarsi in qualsiasi ruolo. Insomma amo lei.
Eppure... eppure l'ho trovata così pessima. L'ho trovata profondamente inadatta a rappresentare il personaggio di Anna, trovo che sia stata in grado di rappresentare abbastanza bene il personaggio nei suoi attimi di felicità, ma che non sia stata quasi per nulla in grado di riportarne la disperazione interiore. Anna è un personaggio complessissimo, divisa tra ciò che è giusto e ciò che la renderebbe felice; è una donna disperata, sull'orlo della follia, respinta dal suo primo marito per i suoi gesti d'amore nei confronti di un altro si aggrappa disperatamente a Vronsky, soffrendo però tantissimo per la differenza di età, vivendo nel terrore che un giorno questi la lascierà per una donna più giovane e più bella, più affascinante di lei. L'Anna che ci viene presentata qui è una pazza, sembra una donna isterica e lo spettatore non riesce a comprenderne le ragioni, ci viene proposta una donna che beve, che non riesce ad apprezzare ciò che ha e che soffre di un bipolarismo improvviso e ingiustificato. Eppure non è così.
Nel libro Karenin non è così "santo" e Vronsky non è così innamorato. Anna non si suicida perché è una donna debole, si suicida perché è una donna finita, senza più futuro: suo marito la ripudia, dice al figlio che è morta e non gli consente di vederla, Vronsky la lascia perché Anna lo stressa e perché è un uomo volubile e stufo e Anna, esclusa dalla società, senza denaro, senza più nulla, decide di togliersi la vita. Ma in questo suo gesto c'è tutta la disperazione di chi ha vissuto, amato e perso ogni cosa, è l'ultimo gesto che compie obnubilata dal dolore e che si pente di avere compiuto appena poggia piede sui binari.
Insomma trovo che Keira non sia riuscita a rendere appieno il personaggio, tanté che nell'ultima mezz'ora si fa davvero fatica a seguire senza trovarla un po' noiosa a livello proprio umano.
Altra cosa che ho apprezzato zero sono i dialoghi esasperati fino al ridicolo di Anna e Vronsky in alcune scene, prima tra tutte la scena di sesso, se non avessero parlato sarebbe stata davvero bella, purtroppo trovo che così sia stata rovinata: tanto per cominciare nessuno parla a quel modo quando tromba, e poi per continuare era veramente poco appropriato il tono della voce. Non so se la colpa sia del doppiaggio italiano, ma per gran parte del film io mi sono vista Elizabeth Benneth che trombando diceva "Mio adorato" e mi sono venuti i brividi. Quindi no al doppiaggio e no anche alla doppiatrice, penso che per una volta avrebbero dovuto cambiare, proprio per l'immensa differenza tra i personaggi.

Raffinatezze:
Trovo che Wright sia stato particolarmente attento ai dettagli, cosa che ha contribuito a rendere il film magistrale.
La prima cosa che ho notato è come i vestiti di Anna cambino assieme a lei.
Quando è insieme a Vronsky, Anna è quasi sempre vestita di bianco, questo perché rappresenta l'amore puro, la purezza dei suoi sentimenti, l'essere tornata a sentirsi giovane e innocente come una volta; quando va a teatro è sempre vestita di bianco perché lei vede il suo rapporto con Vronsky come qualcosa di pure e di perfetto e di conseguenza l'abito bianco, puro, candido e pieno di speranza rispecchia quello che è il suo modo di pensare in quel momento. Quando invece si suicida è vestita completamente di rosso, questo perché non solo il colore è un'analogia con il sangue, ma anche perché rappresenta oramai il suo rapporto che è diventato per lei un peso, un peccato: Anna è consapevole di avere sbagliato. Quando è col marito, invece, l'80% delle volte è vestita di nero e io l'ho interpretato un po' come la morte dell'amore o in generale la morte interiore di Anna e dei suoi sentimenti vero Karenin.
Altra scena stupenda: quando Levin se ne va, oltraggiato dal rifiuto di Kitty, l'usciere gli porge il cappello, ma non un cappello qualsiasi il cappello che tiene in testa. Questo perché Levin rappresenta l'uomo, ma non un uomo solo, tutti gli uomini. E' l'emblema della positività e dell'integrità dell'uomo, nonché la rappresentazione mentale di Tolstoj stesso.

Anna Karenina è un film sull'amore, sui sentimenti, sulla famiglia. E' una storia che racconta storie, ci propone tanti tipi di amore diverso, tanti tipi di umanità differenti, indicandoci infine come modello Kitty e Levin che sono i due personaggi che più maturano e cambiano nel corso della storia arrivando infine a trovarsi dopo essersi solo sfiorati.

Personalmente ho trovato questo film davvero bello e lo consiglio a tutti, sappiate però che:
Vi piacerà se, avete letto il libro, vi piacciono i mattonazzi, i film in costume, le scenografie e regie particolari.
Non vi piacerà se, non vi piacciono i film lunghi, i polpettoni noiosi e non amate il genere in costume, non amate il romanzo russo e non vi piace leggere, se poi amate le cose semplice andate a vedere altro.



venerdì 21 dicembre 2012

Lo Hobbit Again: about HFR

A distanza di una settimana ho rivisto lo Hobbit con una maggiore consapevolezza e dopo essermi più o meno abituata al HFR.
Questo film è un capolavoro. Ne sono sempre più convinta e continuerò a sostenerlo con sempre maggiore convinzione e veemenza.

Vorrei, in questo post, spendere due parole sull'HFR.
Il 3D è un formato che ha sempre presentato molti difetti, da molti guardato con aria ostile e disprezzato per via della scomodità, dell'effetto mosso e spesso delle sfocature che comporta. Se abbiamo la possibilità di scegliere se vedere un film in 3D o in 2D spesso e volentieri scegliamo il 2D perché conviene, perché si vede meglio, non fa venire mal di testa e spesso non dobbiamo indossare scomodi occhiali sopra altri occhiali o le lenti a contatto.
Beh, l'HFR è tutt'altra cosa. Scordatevi tutte queste cose, se siete delle talpe come me compratevi delle lenti a contatto e andate a vedervi Lo Hobbit.
Perché, vi chiederete, cosa cambia tra HFR e 3D normale? TIPO TUTTO.
Genericamente i film vengono girati con 24 fotogrammi al secondo, questo porta spessissimo le scene in movimento ad apparire sfocate e difficili da seguire, soprattutto in 3D. Quindi quando la telecamenre ai si muove, l'occhio che è stimolato dalla frequenza a 24 fps la segue senza problemi, ma siccome la nostra retina sarebbe in grado di cogliere anche più movimenti, li vede sfocati. Per essere più chiari citerò cosa dice a riguardo il corriere nel suo articolo in proposito (anche perché sicuramente ne sanno più di me):
Dall’avvento del sonoro i film sono stati girati generalmente usando un numero di fotogrammi per secondo, 24, pari al minimo indispensabile per sincronizzare l’audio al video. Questo consentiva di risparmiare al massinmo la pellicola necessaria per girare un lungometraggio. Il problema è che il frame rate minimo in cui dovrebbe essere girato un filmato, affinché non si percepiscano sfarfallii e artefatti, si attesta sui 30 fotogrammi per secondo. E che solo a 55 fotogrammi per secondo i frames diventano del tutto indistinguibili separatamente dall’occhio umano (almeno a livello cosciente). Senza contare che per filmare gli oggetti che si muovono molto veloci sullo schermo la velocità dovrebbe anche essere maggiore. Ora però, con lo sviluppo del cinema digitale, è possibile girare film in 48 o 60 fotogrammi per secondo senza che i costi siano eccessivi in quanto non si utilizza più la pellicola e si è in grado di gestire grazie alla computer grafica in maniera efficiente la post-produzione. I vantaggi dell’Hfr dovrebbero essere evidenti: maggiore realismo, niente artefatti, occhi dello spettatore più riposati.
Per come la vedo io mi cambia il mondo. Cambia proprio universo. La visione scorre più veloce ed incredibilmente più nitida. L'occhio segue gli spostamenti e dopo un leggero disagio iniziale si abitua e rimane incantato dall'altissima definizione, dalla precsione, dalla nitidezza anche nei movimenti.
Molti accusano il film di avere una parvenza cartonata, personalmente non concordo. La prima parte, soprattutto quella in cui viene fatta la panoramica di Dale ed Erebor è vero che è a metà tra la realtà e la fcomputer grafica, nel senso che più che una ripresa dall'alto sembra proprio costuito con un programma. questo secondo me è l'unico punto che può lasciare perplessi perch tutto il resto del film è davvero spettacolare e meraviglioso a livello visivo. Ma c'è anche da considerare che è proprio all'inizio e lo spettatore non si è ancora abituato all HFR.





Insomma, se siete amanti del 3D non potete non godevi questo passo in avanti, se non amate il 3D dovete provarlo lo stesso perché è davvero il futuro del cinema. Ogni tanto penso che se il Signore degli anelli fosse stato girato allo stesso modo molte delle persone che ora si lamentano sarebbero andate in brodo di giuggiole.
GO AND SEE THE HOBBIT!


Praticamente tutti i prossimi post saranno su questo film, Just Saying.

venerdì 14 dicembre 2012

The Hobbit - an unexpected journey

E' fatta. Ieri sera sono andata finalmente a vedermi Lo Hobbit.
Tralasciando il nervoso che mi ha fatto venire che la sala fosse vuota per tre quarti (brutti bastardi non è che solo perché il film inizia alle 10 e finisce alla una allora siete autorizzati a non venire!) tutto il resto è stato spettacolare.


La cosa più importante da ricordare è che questo film si ispira a un libro per bambini: quando Tolkien scrisse Lo Hobbit aveva in mente un pubblico più infantile e meno pretenzioso di quello a cui saranno dirette le sue opere successive. Lo si capisce subito leggendo il libro perché la narrazione è più veloce scevra di tutti quei lunghi passaggi narrativi che caratterizzano tanto LotR; i personaggi ci vengono presentati in velocità e il racconto è scandito dal ritmo veloce dei dialoghi, delle battute, delle canzoni. Si tratta di un libro facilmente comprensibile, che crea un legame immediato con il lettore; un libro che pur essendo serio non si prende seriamente, che pur narrando di vicende incredibilmente complesse e talvolta drammatiche le spiega con semplicità e chiarezza, intermezzandole con spezzoni divertenti e a tratti quasi comici.

Lo Hobbit non è Il Signore degli Anelli. Non andate al cinema aspettandovi un filmone epico pieno di azione, battaglie e drama, perché Lo Hobbit è ben altro.
Il lavoro sublime fatto da Peter Jackson porta sullo schermo tre ore di Tolkien, ci regala un film che a differenza di LOTR è completamente aderente al libro. Ogni sfaccettatura di questo romanzo è stata analizzata e fusa insieme ad eventi presenti nel Silmarillion, nel Signore degli Anelli e in altri racconti di Arda.
Il film si apre con un riferimento alla precedente trilogia. Bilbo Baggins alla vigilia del suo 111° compleanno inizia a scrivere il suo lascito per Frodo: Il libro Rosso. Così il film, appena iniziato, già si ricollega alla Compagnia dell'Anello, mostrandoci un giovane Frodo che va ad aspettare l'arrivo di Gandalf, e un non così giovane Bilbo che inizia a raccontare le sue avventure. Lo spettature quindi viene a conoscenza delle vicende da lui vissute in gioventù in contemporanea con Frodo.
Ecco che torniamo indietro nel tempo, a un giorno di tanti anni prima, quando un grigio stregone si presenta a casa di Bilbo e dopo "essere stato buongiornato dal figlio di Belladonna Tuc" gli lascia un segno sulla porta, segno che attirerà nella dimora di Biblo una compagnia di dodici nani.
Non starò qui a raccontare l'intera storia perché tanto SO CHE LA SAPETE GIA' TUTTI (e se così non è non meritate di parlarmi .___. )


Insomma, com'è questo cavolo di film?
Asdfghjkl sarebbe il commento migliore per rendere l'idea, ma cercherò di essere più precisa.
La prima parte procede lenta, e quando parlo di prima parte mi riferisco al periodo che va dall'arrivo dei Nani a casa di Bilbo fino all'incontro coi Viandanti (I troll). Non si tratta una parte brutta, solo lenta. Consideriamo che non tutti gli spettatori hanno letto il libro e i nani debbono essere introdotti, così ci viene presentata tutta una parte in cui i nani, bevono, ridono, fanno battutacce e mangiano come trogloditi cantando canzoni tratte dal libro (EPIC WIN). Questo punto a molti può non piacere, proprio perché i nani ci vengono presentati come una razza allegra, a tratti fin troppo scherzosa e io vi ripeto : lo hobbit è un libro per bambini, Peter sta solo sottolineando un aspetto particolare di questo libro inserendolo nella personalità nanesca, non si dimentica del resto. Eccoci quindi alla parte di viaggio caratterizzata non solo da una colonna sono spaziale, ma anche da scenari da mozzare il fiato. Se non vi lasciano senza fiato le immense vallate della terra di mezzo o le imponenti stanze di Erebor allora siete davvero delle persone orrende che non meritano di vedere il film!!
Il 3d in 42fps è qualcosa di allucinante. Io notoriamente non amo il 3D lo trovo fastidioso e siccome ci vedo poco odio non poter tenere gli occhiali. Beh, ecco. Quel 3D lì scordatevelo perché il 3D FPS è tutto un altro mondo. I contorni sono nitidi e precisi, l'occhio segue agilmente le immagini e gli spostamenti e fidatevi che è un film in cui il 3D merita tanto! C'è stato un momento in cui veniva lanciata una pigna infuocata che mi sembrava mi stesse arrivando in faccia.
Gli attori ci offrono una recitazione superba. Richard Armitage è un Thorin spettacolare, ha l'atteggiamento e la postura degne di un vero Re e il suo modo di parlare e di muoversi sono quasi ipnotici. Martin Freeman è davvero bravo, entra nel ruolo di Bilbo alla perfezione e la sua performance è spaziale! Vorrei citare anche Aidan Turner/Kili e Sylvester McCoy/Radagast (Anche 7° Dottore).
Indimenticabili poi le apparizioni di Christopher Lee, Elijah Wood, Hugo Weaving e Cate Blanchett che il tempo ha reso ancora più bella.
Ian McKellen al solito fa la sua porca figura presentandoci un gandalf ancora più umano e ancora più bello di quello di Lotr; l'altro attore che davvero ha fatto del suo meglio è Andy Serkis, il suo Gollum è meraviglioso. La scena degli indovinelli, oltre a ricalcare perfettamente il libro, ci mostra la doppia personalità di Gollum e il suo rapporto con l'anello, il suo sguardo affranto per la perdita subita penso resterà sempre nel cuore di tutti.
Per la conaca il film arriva fino al salvataggio dei Nani da parte delle aquile, dopo che si sono rifugiati sugli alberi per sfuggire agli orchi.

Per me questo film è stato speciale, meraviglioso e bellissimo. Sono immensamente contenta del lavoro svolto da Jackson e da tutti quanti, la recitazione, i paesaggi, le musiche, la fotografia. Di meglio non si poteva fare! E vorrei anche dire che per la prima volta sono riusciti a farmi davvero apprezzare il 3D. Se penso di dover aspettare così tanto per la seconda e la terza parte mi viene il magone >.<

Unico neo. No, ma il finale doveva essere proprio l'apertura dell'occhio di Smaug? SRSLY? CLICHE'! Lo avevamo indovinato tutti, ma davvero cliché! A parte questo DAMN GOOD JOB SIR!



Come ho detto prima Peter ha attinto da numerosi fonti, citerò, per chi non ha letto il Silmarillion e altri capolavori Tolkeniani cosa ha tratto da altre parti.
- La storia di Erebor, la montagna solitaria, ne Lo Hobbit è solo accennata. A chi fosse interessato a conoscere la storia dei Nani e gli antefatti delle vite di Thorin e dei suoi compagni consiglio vivamente di comprarsi una bella edizione (INTERA) di LOTR, andare a leggersi le appendici e in particolare la parte Appendice A, III La casa di Durin. Qui ci viene detto:
" La maggior parte dei superstiti si rifugiarono a nord, e ThrainI, figlio di Nain, giunse a Erebor, la Montagna Solitaria, vicina ai margini orientali del Bosco Atro. Iniziò nuovi lavori, e divenne Re ai piedi della montagna. A Erebor trovò il grande gioiello, l'Arkengemma, Cuore della montagna. [...] "
Qui ci vengono narrate prima le vicende di Durin, poi quelle di Thrain, Thorin I, Thror e Thrain II. Sempre qui troviamo la storia di Azog, l'orco albin che nel film è nemico giurato di Thorin Oakshield (Scudo di quercia), ma che nel libro si era in realtà scontrato con il padre di Thorin ed era stato ucciso nella battaglia di Moria da Dain Piediferro. Vengono inoltre spiegati i legami di parentela tra i nani (per esempio Kili e Fili sono fratelli nipoti di Thorin, in quanto figli di sua sorella) e se vi interessa vengono narrate le sorti di Gimli dopo lo scioglimento della compagnia.
- Nel film vengono trovate tre spade elfiche: pungolo, Glamdring e Orcrist. Si tratta di armi di pregiatissima fattura forgiate dagli alti efli di Gondolin nella prima Era. Tolkien ci parla di Gondolin, della sua storia e dei suoi abitanti ne Il Silmarillion, Racconti perduti, Racconti incompiuti. In particolare nel Quenta Silmarillion.
- Un ombra sta sorgendo sulla terra di mezzo. Il suo oscuro potere si fa strada nel Bosco Atro e Radagast il Bruno afferma di aver veduto un Necromante nelle rovine di Dol Gundur. Nei libri la figura di Radagast appare piuttosto spesso, non solo è lo stregone con cui Gandalf ha un rapporto più stretto, ma è anche quello che più di tutti si innamora della terra di mezzo. Lo ritroviamo nel Silmarillion e nei Racconti, ma anche in LOTR stesso. Per quanto riguarda la minaccia di Sauron abbiamo molte notizie nel Silmarillion
- Gandalf definisce se stesso e gli altri quattro stregoni Istari: clik