Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

venerdì 25 marzo 2016

Il college delle brave ragazze

Titolo: Il college delle brave ragazze
Autore: Ruth Newman
Pagine: 311
ISBN: 978-8811679714
Prezzo: 9,27
Trama: Cambridge, Ariel College. Olivia giace rannicchiata in posizione fetale, il cadavere della sua amica June ancora caldo accanto a lei. Mezza nuda, gli occhi sbarrati, completamente ricoperta di sangue, è incapace di riferire quello che ha visto. Olivia è dolce e timida, ma ha lottato duramente per studiare nel prestigioso college, decisa a lasciarsi alle spalle le proprie origini modeste e la difficile vita della grigia periferia di Londra. All'Ariel College ha trovato la sua dimensione, nuovi amici e Nick, il grande amore. Adesso la brillante studentessa giace in un letto di ospedale, in stato catatonico, ed è l'unica che possa far luce, con la sua testimonianza, sulla catena di omicidi che stanno sconvolgendo la tranquilla atmosfera universitaria del college. Il Macellaio di Cambridge, un serial killer sorprendentemente meticoloso, ha colpito di nuovo. Tutte ragazze. Tutte belle, popolari e sicure di sé. Gli studenti vivono nel terrore e nel sospetto, continuamente accerchiati dagli agenti che indagano sul caso e da giornalisti d'assalto in cerca di scoop. Nessuno è al sicuro, e Matthew Denison, lo psichiatra che da tre anni collabora con la polizia nel tentativo di smascherare l'assassino, lo sa bene. È per questo che deve riuscire a conquistare la fiducia di Olivia e valicare le sue barriere psichiche per giungere il prima possibile alla verità. Ma la lotta fra le due menti si trasformerà in un duello senza esclusione di colpi.

Primo libro della Newman per me, autrice che rileggerò sicuramente con piacere.
Non sono mai stata una divoratrice di mistery-gialli, ma negli ultimi tempi autori come lei, Robert Galbraith e Joel Dicker mi hanno aperto un mondo molto più grande.
Lo stile della Newman scorre veloce, senza perdersi in descrizioni superflue (che tanto però avrei amato lo stesso) ma il punto bonus -che mi fa sempre un piacere immenso notare- e quello di vedere autori che si documentano durante la stesura di un libro che va a toccare temi di cui serve una certa competenza.
Sin dall'inizio del libro il lettore può tranquillamente -o no- farsi una propria idea sul colpevole, ma il gioco psicologico in cui sono coinvolti i personaggi non farà che mettere in dubbio le vostre convinzioni pagina dopo pagina, perché il classico "non tutto è come sembra" in questo libro viene utilizzato ad alti livelli.
Impossibile arrivare a chiudere il libro con tranquillità, spererete fino all'ultimo che ci siano più pagine del previsto.
Vorrei davvero dirvi di più, tanto di più, parlare delle peculiarità di determinati  personaggi costruiti con meticolosa precisione e caratterizzazione, ma non posso. Non posso perché finirei per spoilerarvi passaggi importanti del libro e questo è uno di quei libri che vanno gustati senza la minima traccia di spoiler.
Onestamente non mi capacito del fatto che ancora non esistano un film o una miniserie tv tratti da questa storia. Il materiale è ottimo e la Newman è una di quelle autrici che merita di vedere il suo lavoro trasposto sullo schermo.




Preciso che le tre pecorelle non sono quattro perché sono ancora sull'onda dei feels, non perché in qualche modo giudichi la qualità della storia carente.


Celyan

lunedì 14 marzo 2016

La guerra dei nani

Titolo: La Guerra dei Nani
Autore: Markus Heitz
Saga: La Saga dei Nani (Le cinque stirpi - La guerra dei nani - La vendetta dei nani - Il destino dei nani)
Pagine: 586
ISBN: 978-88-502-2163-9
Prezzo: 12,00
Trama: Dopo la vittoriosa guerra contro lo stregone Nudin, torna la prosperità per i popoli della Terra Nascosta e nasce un'inedita alleanza tra nani, elfi e uomini. Tungdil, l'eroe dell'epica battaglia di Giogonero, è pronto a ripopolare le caverne del regno dei Quinti insieme con gli elementi più validi delle cinque stirpi e a stringere un patto con Balyndis; la nana che ha forgiato la Lama di Fuoco. Ma la storia d'amore di Tungdil e il suo ruolo di guida dei nani sono messi alla prova da una doppia minaccia: i mezz'orchi sopravvissuti al conflitto hanno scoperto un'acqua che dona l'immortalità, e il passaggio di una cometa semina morte e distruzione, annunciando il compimento di un'antica profezia. E non solo. Gli spietati nani della stirpe dei Terzi tramano per annientare le altre stirpi scatenando una guerra fratricida. Tungdil dovrà impugnare di nuovo la Lama di Fuoco e intraprendere un viaggio che lo porterà a incontrare nuovi amici, affrontare vecchi avversari ma anche a scoprire l'oscuro segreto che si cela dietro la propria nascita e il proprio retaggio.

La guerra dei nani è il secondo volume di una saga di quattro libri, quindi direi che si parte bene. Una saga non eccessivamente lunga e a cui ci si può approcciare facilmente, senza il timore di dover correre per mettersi in pari.
Lessi il primo libro diversi anni fa e prima di iniziare questo mi ero ripromessa di tornare sulle vecchie pagine e rinfrescarmi la memoria, giusto per non essere completamente spiazzata. Insomma, avevo un piano. Un piano andato a monte quando leggendo le note dell'autore a inizio di questo libro vedo che Markus Heitz ha tenuto a precisare che voleva fare in modo la storia fosse il più possibile comprensibile anche per chi non avesse letto Le Cinque Stirpi, e a quel punto mi sono sentita di dargli fiducia e provare. Ebbene, questa è stato un caso di fiducia estremamente ben riposta.
In genere sono una fanatica della lettura ordinata, ma in questo caso mi sento di dirvi che se siete in libreria e non trovate disponibile il primo libro ma trovate La guerra, potete tranquillamente prenderlo e iniziarlo. Certo, all'interno di questo volume si fa riferimento ai fatti avvenuti precedentemente ma il tutto viene spiegato con breve efficienza ogni qual volta ve ne è la necessità, quindi non si ha la sensazione di essersi persi grossi pezzi di storia, piuttosto viene voglia di saperne di più e a quel punto prendere in mano il libro precedente sarà un piacere anche più grande. Ma ripeto, mi sento di consigliare questa opzione solo se non avete tra le mani l'inizio della saga e non riuscite ad aspettare.
La scrittura è estremamente fluida e veloce, tanto quanto gli eventi del libro direi. Vi avverto, qui è questione di gusti, perché gli avvenimenti che qui sono racchiusi in poco meno di seicento pagine in altri libri possono occupare più e più volumi. E sarà che di saghe molto lunghe ne sto già leggendo parecchie, ma è stato bello che la situazione si dipanasse sempre più -fino a risolversi al 95%- in un solo libro. Rimane la voglia di leggere di più ma si è comunque soddisfatti della conclusione di un ciclo. Specifico inoltre che parliamo di un fantasy classico, incentrato sui nani (la loro storia, le stirpi in cui sono divisi e le regole di vita fra clan) e arricchito della vecchia faida Nani vs Elfi vs Orchi vs Umani. Una sorta di copertina di linus a cui è un piacere aggrapparsi.




Celyan

giovedì 25 febbraio 2016

War and Peace, re-reading project #1

Avevo già accennato l'intenzione di rileggere Guerra e Pace andando di pari passo con la miniserie Bbc e devo dire che l'impresa si sta dimostrando un'ottima e divertente riscoperta del mega mattone Tolstojano.
Per me si tratta di una riconferma. Guerra e Pace è un libro che avevo tanto amato già alla prima lettura -avvenuta diversi anni fa- e che ora riesco ad apprezzare a pieno e con occhio più adulto in tutti i suoi pregi e "difetti".
I personaggi cardine della storia sono tre: Pierre Bezuchov, Natasha Rostova e Andrej Bolkonskij.
Pierre è il figlio ilegittimo di un conte e alla morte del padre si ritrova a ereditarne titolo e fortuna. In lui ritroviamo un personaggio sostanzialmente buono, ingenuo fino all'inverosimile, sempre pronto ad agire per il bene e desideroso di trovare uno scopo nella vita, qualcosa che possa essere di aiuto per il prossimo. I soldi gli portano in moglie una donna bella e ambiziosa a cui si ritrova sposato quasi senza saperlo, perché è così che a Pierre succedono le cose -all'inizio-, viene manipolato in modo palese da chiunque voglia trarre vantaggio dalla sua posizione e la sua ingenuità non gli permette di smascherare subito inganni abbastanza palesi. MA lui si impegna, è volenteroso, vuole fare qualcosa della sua vita e lasciatisi i bagordi alle spalle continua a tentare. Insomma, ci piace anche solo per lo sforzo, e durante tutto il libro possiamo notare una crescita importante in lui.
Altro personaggio di spicco è la contessina Natasha Rostova, la donzella giovane e dallo spirito sognatore capace di incantare il più refrattario ai sentimenti amorosi. (Andrej Bolkonskij) Devo dirlo, la famiglia Rostov non è composta da personaggi intelligenti -tranne la cugina Sonja- quindi Natasha non ha in famiglia una vera e propria guida. Sostanzialmente è una ragazzina innamorata dell'amore (e non dico ragazzina per sminuire in qualche modo ciò che prova, ma proprio perché è piccola), sogna e vorrebbe una storia di epici sentimenti romantici, vorrebbe qualcuno capace di starle accanto sempre e per sempre. E fino a qui, nulla di strano. Ripeto, è giovane e inesperta, cresciuta in una famiglia di persone poco sveglie e poco pratiche in cui si è ritrovata ad avere più libertà di azione di quanto le si sarebbe dovuto concedere. Non dico che le sia concesso sbagliare, ma è una conseguenza naturale. Ce lo si aspetta. E lo sbaglio che commette è piuttosto grosso.
Parliamo quindi di Andrej, il personaggio che vi farà sospirare, membro di una pittoresca famiglia composta da un padre mentalmente e fisicamente avanti con l'età e una devota e quieta sorella che sembra essere circondata dall'alone nero della tristezza.
Avverso al bel mondo della nobiltà russa, il principe è giustamente sposato con una perfetta donnina di società che funge da anello di congiunzione con quel meccanismo che tanto gli è avverso. Andrej è sempre un po' perso in dilemmi esistenziali che, all'inizio, cerca di risolvere buttandosi nella guerra e che successivamente verranno brevemente fugati grazie a un incontro che cambierà le vite di molti personaggi.
Andrej è -purtroppo- un personaggio che la vita delude e premia con una ciclicità costante e che ogni volta viene plasmato in modo importante sotto i nostri occhi. Ma questo vale per tutti i personaggi, perché anche se ho approfondito solo questi tre, Guerra e Pace è e rimane un romanzo corale. La quantità di personaggi coinvolti nella storia è importante e ognuno di loro riesce a guadagnarsi un degno spazio e a catturare i sentimenti -di odio o amore che siano- del lettore. Importante è la storia d'amore tra Sonja e suo cugino Nikolaj -rispettivamente cugina e fratello di Natasha-.
Sonja è senza dubbio l'unico membro intelligente della famiglia Rostov. Una giovane ragazza coerente e assennata, sensibile e realista, innamorata da sempre di Nikolaj, giovane e nobile ussaro che spicca per incoerenza e sogni romantici che possono tranquillamente rivaleggiare con quelli di Natasha, se pure innescati da motivazioni differenti.
Boris Dubretskoj, altro personaggio di spicco, giovane dalle speranze limitate ma scaltro e arrivista quanto la madre, ci fornisce un esempio attualissimo della scalata al potere.
Anatol Kuragin, fratello della moglie di Pierre e scapestrato di prima categoria, poco preoccupato del futuro e incredibilmente consapevole della propria bellezza. Ecco, lui si che causerà danni. Danni grossi.

Attualmente sono quasi alla fine della rilettura, mi manca l'ultima puntata della serie e più o meno duecento pagine del libro, in ogni caso ho fatto in modo di non scrivere nulla di estremamente spoileroso. Di seguito vi lascio la suddivisione che ho fatto durante la lettura/visione.

Episodio 1: Libro I, Parte III, Capitolo II               Episodio 4: Libro II, Parte V, Capitolo XX
Episodio 2: Libro II, Parte I, Capitolo IX               Episodio 5: Libro III, Parte III, Capitolo VII
Episodio 3: Libro II, Parte III, Capitolo XXII        Episodio 6: Conclusione libro, Epilogo parte II

Devo ammettere che la Bbc ha fatto un lavoro assolutamente magnifico nella trasposizione per il piccolo schermo, mostrandosi fedele quanto più possibile e prestando attenzione anche a particolari minimi, come le mosse stesse dei personaggi. I dialoghi, poi, sono di quanto più fedele possa esistere e gli inevitabili cambiamenti adottati -per racchiudere la storia al meglio in sei puntate- sono misurati e calcolati in modo molto intelligente.
Ben fatto Bbc.
Se non avete intenzione di leggere il libro vi consiglio comunque lo show, il cast è spettacolare.
Paul Dano sembra essere nato per interpretare Pierre, Lily James -che avevo già apprezzato in Downton Abbey- ha mostrato di saper fare tanto e James Norton... è James Norton, ci si inchina e si tace.



Celyan

giovedì 18 febbraio 2016

The thoug art of shipping ship #1

Le ship, gioia e dolore di ogni lettore o telespettatore che rimane incastrato in coppie di cui proprio non riesce più fare a meno. In questa nuova rubrica ci apprestiamo ad analizzare quelle coppie che più ci hanno colpito e che ci riempiono la testa di teorie, discorsoni e tanti feels.
Ho deciso di inaugurare questo nuovo angolo con Magnus e Alec. Lo show è appena iniziato, mi sono recentemente riletta i loro pezzi nei libri e insomma, tutto è tornato a galla.

Personaggi: Alec Lightwood, Magnus Bane
Autore: Cassandra Clare
Saga: The mortal instruments
Libri: Città di Ossa - Città di cenere - Città di vetro - Città degli angeli caduti - Città delle anime perdute - Città del fuoco celeste.
Estratti (disponibili sul sito dell'autrice): Kissed, Magnus and Alec's first kiss - Magnus e Alec, una scena cancellata da Città delle anime perdute.
Racconti: Le cronache di Magnus Bane (Racconto numero otto: Un regalo di compleanno per Alec - Racconto numero dieci: Il corso di un amor cortese e dei primi appuntamenti) - Le cronache dell'accademia Shadowhunters (Racconto numero nove: Nascono alcuni ad infinita notte).
Tv show: Shadowhunters

Malec #1

Partiamo dai personaggi: Alec e Magnus.
Alec Lightwood è il primogenito di una importante famiglia Shadowhunter, estremamente ligio al suo dovere non è il classico personaggio che si butta a capofitto in situazioni pericolose rompendo ogni regola. Alec è razionale e -stando accanto a due personalità come quelle di Isabelle e Jace- estremamente responsabile e protettivo. Tutto questo rispetto -quasi ossessivo- delle regole è dato dal fatto che Alec sa bene che essendo gay ha già infranto LA regola non scritta. (L'omosessualità nella comunità angelica non è vista bene nemmeno da lontano.) Inoltre, altro punto dolente, Alec prova un forte sentimento per Jace, migliore amico/parabatai. Ecco, innamorarsi del proprio parabatai (una fratellanza che unisce per la vita) significa infrangere una delle più importanti regole Shadowhunters. 
Alec tiene nascosta la sua omosessualità come un segreto che lo terrorizza. E lui è terrorizzato dalla cosa. Una delle paure più grandi è quella di perdere Jace (in quanto amico e parabatai. Sappiamo infatti che se il legame parabatai dovesse spezzarsi, la vita di Alec non sarebbe mai più la stessa. Perderebbe una parte di se stesso per sempre), la paura che i suoi genitori lo scoprano lo paralizza, per non parlare del resto della comunità Shadowhunters.
Alec si è spesso e volutamente tenuto ai margini, agendo in modo responsabile e attento non solo per espressione della sua natura più pacata, ma anche perché in fondo sa di aver già infranto le regole più ferree della sua comunità. Rispettare tutte le altre è una sorta di compensazione.
Dall'altra parte abbiamo Magnus Bane, uno stregone di ottocento anni. Gli stregoni sono metà umani e metà demoni (gli Shadowhunters uccidono i demoni, ricordiamo, inoltre il padre di Magnus è un demone molto potente/importante) e nel mondo Shadowhunters fanno parte della comunità dei Nascosti, ovvero comunità considerate inferiori. (Come anche lupi mannari e vampiri) Magnus inoltre conosce già i Lightwood e da tempo li ha annoverati come una famiglia di cretini. Stupendo. 
Al contrario di Alec, Magnus fa di tutto per rimanere aperto alle possibilità della vita e alla vasta gamma di sentimenti che nei secoli ha già provato. Dopo così tanto tempo gli stregoni tendono a calcificarsi, inaridirsi dentro e non provare più nulla perché in fondo hanno già provato tutto, per questo motivo Magnus cerca di non porsi mai limiti e vivere come una sorta di Peter Pan. Allo stesso tempo, non nutre una profonda stima per gli Shadowhunters tanto che nella sua lunghissima vita non si è mai veramente innamorato di uno di loro. Fino ad Alec.
Insomma, è chiaro che nella scala sociale del mondo delle ombre i due occupano posizioni molto differenti, senza contare che le loro idee personali sono molto chiare in merito. Eppure...
Quando Magnus incontra Alec, qualcosa cambia. (Okay, Alec è bello. Magnus è bello. Boom. A pelle è facile reagire per questo.) Alec è uno Shadowhunters che ringrazia qualcuno che la società considera inferiore perché guarda caso riconosce il lavoro altrui. Alec è terribilmente onesto e molto a disagio nel dover mentire. Alec è inesperto e goffo, ma protettivo e fedele. Alec non è il prototipo del comune Shadowhunters, bensì un individuo che si discosta parecchio da quella figura marziale, tanto da riuscire a fare breccia nelle più profonde convinzioni di Magnus.
Allo stesso tempo Alec si trova assolutamente spiazzato di fronte all'interesse che Magnus mostra di provare per lui perché Alec non è mai stato la prima scelta di nessuno. L'inesperienza e il suo sentirsi colpevole (di essere gay) non gli hanno mai fatto credere di poter essere scelto o amato. Per lui l'amore non è mai stata un'opzione reale e concreta. Fino a quando incontra Magnus, una figura così potente da scuotere tutto il suo piccolo mondo fatto di paura e sensi di colpa.
Ho sempre creduto che l'affetto di Alec per Jace fosse una sorta di inevitabilità. Non voglio sminuire i sentimenti di Alec, ma l'affetto romantico è un po' il risultato dell'effetto grande fratello. (Ambiente ristretto, stesse facce tutti i giorni... bam.)
Gli Shadowhunters (che sono a rischio estinzione e non sono davvero tanto numerosi quanto lo show ci mostra) sono una comunità chiusa e Alec è cresciuto in un ambiente ristretto, circondato più o meno sempre dalle stesse facce. Persino Jace all'inizio non era stata un'aggiunta felice. Tutto è gradualmente tornato alla normalità solo quando è riuscito a inserirsi in quel piccolo ambiente protetto, diventando un importante membro della famiglia e, successivamente, qualcosa di più per Alec. Ma Jace è l'unico "elemento esterno" venuto a contatto con Alec e diventato importante per lui. C'erano grandi probabilità che qualcosa di simile accadesse. Mentre Magnus rivoluziona completamente il mondo di Alec, non solo a livello romantico. E' come se riuscisse a rompere la bolla dentro cui Alec vive, così da fargli vedere e percepire meglio la realtà.
Una gran bella base di partenza per una ship.


E qui fermo la prima parte di analisi, già piuttosto lunga e corposa.
Su questi due ho sempre troppo da dire!

Celyan

sabato 16 gennaio 2016

Il GGG

Titolo: Il GGG
Autore: Roald Dahl
Pagine: 221
ISBN: 9788877820044 / 8869182185
Prezzo: 10 Euro,
Trama: Sofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l'Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l'Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s'ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d'Inghilterra.




Quando, qualche tempo fa, ho letto che quest'anno avrebbero fatto un film del GGG non ci volevo credere, quando poi ho visto il trailer e ho scoperto che non solo sarebbe stato made in Disney, ma che per di più sarebbe stato diretto da Spielberg, beh sono andata in brodo di giuggiole!
Ho sempre amato questo libro, ne avevo un ricordo bellissimo, ed ero arrivata a non volerlo rileggere per non finire a smontarlo con la logica degli adulti; però dopo la visione del trailer ho sentito quasi una necessità e quindi sono andata a ricercarlo tra i libri di quando ero piccina e mi sono messa sulla poltrona a leggere.
Non che ci sia voluto molto, il target del GGG sono i bambini, bambini non molto grandi per altro, di conseguenza è una storia che si legge in fretta, stampata con caretteri piacevoli e piuttosto grandi e contornata da illustrazioni meravigliose. È una storia magica e divertente che riesce a far sognare anche da adulti; in fondo nessuno si intende di sogni meglio del Grande Gigante Gentile che con la sua enorme tromba passa a soffiarli nelle camere dei bambini.
Non importa quanti anni abbiate ora, perché il modo strampalato di parlare del GGG vi ruberà il cuore in ogni caso, i cetrionzioli e i petocchi vi strapperanno un sorriso e quando avrete finito il vostro umore sarà migliorato del 100%.

Il libro è stato scritto da Roald Dahl, che è probabilmente uno dei più famosi e più amati autori della letteratura per ragazzi; tra le sue opere più note e più amate dal pubblico ricordiamo Charlie e la fabbrica di cioccolato, Gli sporcelli, Furbo il Signor volpe e l'indimenticabile Matilde.
Il GGG - Grande Gigante Gentile, per quegli sprovveduti che non hanno idea di cosa stiamo parlando - viene scritto nel 1982 ed è dedicato alla figlia Olivia, morta vent'anni prima di encefalite; non nasce forse in completa allegria, ma non è questo l'importante, ciò che importa davvero è come vi sentirete dopo averlo finito, sarà quella sensazione di calore all'altezza del petto che solo i libri per bambini riescono a farci provare.

Vi lascio qui di seguito il trailer del film, sperando che riesca a mandarvi in hype proprio come ha fatto con me:


«Solo perché io è un gigante, tu pensa che io è un buongustoso canniballo?» esclamò «Ha ragione, proprio! I giganti è tutti canniballo e assassinistro! Ed è vero che si pappa i popolli della terra! [...]»


5 happy!sheep tokens: indimenticabile

Non so sinceramente se essere dispiaciuta per voi che non l'avete mai letto o se essere invidiosa perché potete leggerlo per la prima volta.

Maryjane

lunedì 26 gennaio 2015

"Io, Claudio" - Un'autobiografia imperiale

Titolo: Io, Claudio
Titolo originale: I, Claudius
Autore: Robert Graves
Casa Editrice: Corbaccio
Data di uscita: 31 maggio 2012
Pagine: 400 (la bellezza delle pagine tonde tonde)
ISBN: ISBN9788863804249
Prezzo: 19,60
Trama: "Mi accingo a scrivere della mia vita; a partire dalla mia prima fanciullezza via via anno per anno fino a quella svolta fatale in cui, circa otto anni fa, mi trovai subitamente impegolato in una crisi che chiamerò 'aurea' e dalla quale non ho mai potuto districarmi." Zio di Caligola, marito dell'infedele Messalina, padre adottivo e vittima di Nerone, l'imperatore Claudio inizia il racconto della sua vita, scritto proprio di suo pugno, e non affidato, com'era costume a quei tempi, a un oscuro segretario o a un annalista adulatore. Immaginaria autobiografia del grande imperatore, "Io, Claudio" rievoca i fasti, i costumi e la potenza della Roma imperiale, ma anche gli episodi grotteschi e le tragiche avventure di colui che, tra i dodici Cesari, ebbe la vita più movimentata. Primo "generalissimo" dell'impero, seguiremo Claudio nell'instaurazione della dominazione permanente della Britannia, nei palazzi dei deserti libici, per le strade di Roma, negli accampamenti dei Balcani, addirittura ad Antiochia in una casa infestata dagli spiriti.


"A BOOK BASED ON OR TURNED INTO A TV SHOW" 

E la prima condizione della mia Reading Challenge di quest'anno l'ho soddisfatta!

Salve, meravigliosi lettori!

"I, Claudius" il suo titolo originale, è un romanzo storico inglese del lontano 1934 che, come può lasciare immaginare il titolo, tratta della vita di "Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico eccetera eccetera (perché non voglio infastidirvi enumerando i miei nomi), che ero una volta, e non molto tempo addietro, noto a parenti e amici e conoscenti sotto gli appellativi di Claudio l'Idiota, o quel Claudio, o Claudio il Balbuziente, o Cla-Cla-Claudio, o nel migliore dei casi Povero Zio Claudio" [cit. da pagina 9, leggasi la prima].
É una falsa autobiografia del ***spoiler*** futuro imperatore, scritta in modo storicamente fedele, ma arricchita dai commenti di Claudio, in modo da permettere al lettore di vedere la famiglia imperiale dall'interno e di coglierne appieno odi, rivalità e congiure, capendone anche il lato umano e privato che troppo spesso spinse i vari personaggi della Roma imperiale a tramare ed uccidere i membri della loro stessa famiglia.
Un applauso a Livia, in questo caso.

Anyway.
Il libro è ben scritto, scorrevole, e spesso al margine ci sono le date degli eventi più significativi della storia romana, così che il lettore non si perda quando "Claudio" inizia a raccontare gli aspetti più storici della vicenda - senza risultare pesante, perché l'utilizzo della prima persona permette a Graves di inserire anche quella giusta dose di pettegolezzi e battute in modo da rendere la lettura piacevole e al tempo stesso interessante.

La storia segue la vita e il dominio dei primi tre imperatori di Roma: Ottaviano Augusto, Tiberio e Caligola. Chiunque si ricordi un minimo di storia di Roma sa bene come il primo sia stato il più grande imperatore della Storia di Roma, mentre già con gli altri due si può considerare l'impero come già immischiato negli intrighi di corte e senza una guida stabile e saggia come Augusto - non per niente, venne dichiarato divinità e onorato come protettore di Roma, non male, il figliolo!

L'aspetto interessante di questo libro, che lo rende diverso da altri libri storici che ho avuto modo di leggere nel corso della mia carriera di lettrice ossessivo-compulsiva di libri e romanzi storici, è che la scelta del registro autobiografico per quest'opera permette di vedere da vicino i tre imperatori, permette di conoscerli come esseri umani e di vederne difetti, paure e cattiverie, e non di conoscerli solo come figure politiche lontane dal protagonista della storia - in questo caso, il protagonista è il nipote adottivo di Augusto (marito della nonna Livia), il nipote di Tiberio (suo zio) e zio di Caligola (fortuna, eh?). Una posizione sicuramente privilegiata che un qualsiasi immaginario consigliere non potrebbe mai avere, una posizione che nella letteratura ci permette di indagare anche negli animi degli imperatori grazie all'acume e alla perspicacia del modesto Claudio, e che nella vita reale permise allo stesso di sopravvivere a tutti i fratricidi, sororicidi, parricidi, matricidi, infantici, etcetadici fino a diventare il quarto imperatore della dinastia giulio-claudia, il penultimo, il secondo sano di mente, il respiro prima del balzo nella follia omicida e suicida di Nerone (#GenteCheCitaGandalfInUnaRecensioneSuUnLibroSullAnticaRoma).

Ve lo consiglio? Sì, tantissimo, e le happy sheeps sono d'accordo con me. É un libro piacevole ed interessante, un'ottima lettura sia per chi conosce bene la storia di Roma ed è un appassionato, sia per chi vuole semplicemente leggere un romanzo storico davvero bello. E Claudio come voce narrante è uno spettacolo infinito!


4 meritatissime happy sheeps!
Mi fermo "solo" a quattro perché il libro finisce 
con l'incoronazione di Claudio a imperatore:
il suo impero è infatti descritto nel libro "Il Divo Claudio", 
che spero venga presto ripubblicato nella medesima edizione da urlo
di "Io, Claudio".
É che ti lascia un gran senso di incompletezza, il finale così, all'improvviso.


Leggerlo sì: perché è il miglior romanzo storico ambientato nell'Antica Roma a detto di molti, se non di tutti, coloro che l'hanno letto (il che è un po' irritante, se ci pensate: il migliore romanzo storico sull'Antica Roma, scritto da un inglese. EDDAI).

Leggerlo no: perché, studiando la storia di Roma, preferivate i Germani. Vergognatevi.

Leggerlo sì bonus: così poi potrete guardare il TV drama inglese del 1976, un capolavoro del genere storico che deve essere guardato da tutti gli amanti della Storia. More infos here

Leggerlo no bonus: perché Germanico vi sta simpatico, come a me. É che gli va tutto, ma proprio tutto, malissimo. E come figlio ha Caligola, EVVIVA.

giovedì 15 gennaio 2015

Il giardino dei segreti

Titolo: Il giardino dei segreti
Autore: Kate Morton
Casa Editrice: Sperling&Kupfer
Pagine: 594
Prezzo: 10,90
Trama: È il 1913 e sulla costa dell'Inghilterra una nave è pronta a salpare per l'Australia: a bordo, tra i passeggeri in cerca di fortuna e i rudi marinai intenti alle manovre, una bambina di quattro anni, Nell, stringe il prezioso libro di favole che le ha regalato la misteriosa Autrice, Eliza Makepeace. Che dovrebbe prendersi cura di lei, ma l'abbandona sul ponte. Distratta dalle attenzioni di un bimbo più grande che la invita a giocare, Nell non si accorge che il rombo dei motori si fa più incalzante, e la nave lascia il molo diretta verso il mare aperto. Dopo una traversata che sembra infinita, quando il transatlantico arriva a destinazione, la piccola si ritrova sperduta nel porto di Maryborough: è smarrita, non ricorda il suo nome e tutto ciò che le è rimasto è una valigina bianca che contiene qualche vestito e quel bellissimo libro di fiabe. Per Hugh, il capitano del porto, quella delicata creatura pare piovuta dal cielo, a consolare lui e la moglie della loro sterilità. Da quel momento sarà sua figlia. Solo la sera del suo ventunesimo compleanno Nell apprende dal padre il segreto delle sue origini e la sua vita cambia per sempre.

Recensire ora l'ultimo libro del 2014 è valido? Perché è stato una sorpresa così piacevole che non posso assolutamente farne a meno.
Dunque, io Kate Morton non la conoscevo per nulla, sono stata attirata dalla sua bio nel retro di copertina che, testuale, dice: "si è laureata con una tesi sulla tragedia nella letteratura vittoriana e si è a lungo dedicata al tema del gotico nel romanzo contemporaneo".
Sbam, venduta.

Il libro è strutturato in modo tale che ogni capitolo ruoti attorno a personaggi e tempi diversi, dividendosi tra le tre ragazze/donne che costituiscono tre generazioni differenti di una stessa inquietante famiglia.
Eliza, Nell, e Cassandra. A livello temporale ci muoviamo agilmente tra il 1900, il 1970 e il 2005, seguendo con attenzione una storia tristemente toccante e intricata al punto giusto.
Non voglio davvero spoilerarvi, perché la storia merita che anche voi investighiate con i personaggi pagina dopo pagina, quindi sarò quanto più vaga ma chiara possibile. (Capito, no?)
Cassandra si trova al capezzale di sua nonna Nell quando la incontriamo. La perdita di una persona così importante cambierà moltissimo la sua vita, soprattutto quando scoprirà che Nell stava in realtà cercando di scoprire le origini della propria famiglia.
Cassandra si trova così nei panni di Nell, dovendo continuare le indagini che l'anziana nonna aveva iniziato, volando fino in Inghilterra per poter scoprire la verità.
E da questo punto in poi, noi lettori inizieremo a beneficiare dell'introduzione del Pov di Eliza, futura scrittrice e spirito libero, membro unico e speciale di una famiglia benestante e fortemente attaccata alle tradizioni e al decoro. Ci ritroveremo a leggere di Eliza e lo stretto rapporto di amicizia con la cugina Rose, le sofferenze e le paure che condizioneranno il loro rapporto, l'intromissione di una madre onnipresente e d'intralcio, il tutto al pari dei progressi di Cassandra nello scoprire la verità.
(La ricerca della propria identità è il tema portante del libro, per qualsiasi personaggio, e non sarebbe potuto essere sviluppato meglio.)

Kate Morton è stata abilissima nel creare una storia estremamente toccante, vi garantisco che una volta finito di leggere il libro lo terrete tra le mani ancora per un po', perché lasciarlo andare tanto facilmente non sarà un'opzione valida.
Inoltre le atmosfere del libro riportano alla mente storie che, per chi ama il genere, sono certezze. (A volte sembrava di respirare un po' di Jane Eyre o Dickens a seconda dei capitoli.)

E per la serie "curiosità", il libro si riallaccia ad avvenimenti, persone o cose realmente esistiti con grande naturalezza.
- Innanzi tutto l'idea base del libro è tratta dalla storia familiare dell'autrice che, nel personaggio di Nell, ricrea la figura di sua nonna (a 21 anni scoprì di essere adottata e tenne per sé il segreto fino a tarda età).
- A un certo punto viene menzionato il Lusitania, transatlantico realmente esistito e affondato nel 1915 da un sommergibile tedesco.
- Viene introdotta a un party la figura di Frances Hodgson Burnett, autrice de "Il Giardino Segreto". I riferimenti al libro sono chiarissimi nella storia della Morton, ma vederne introdotta l'autrice è un'ulteriore chicca.
- A volte i capitoli sono alternati a fiabe scritte da Eliza Makepeace (personaggio del libro, ricordate?), racconti a cui presterete volentieri tutta la vostra attenzione. Non solo perché fanno concorrenza alle storie dei fratelli Grimm (non scherzo, sono delle piccole perle), ma anche perché sono ispirate alle vicissitudini personali di Eliza.

Che altro dire... procuratevi al più presto un'opera di Kate Morton, senza farvi traviare dalle copertine in stile romanzo rosa storico (non c'entrano una mazza con il libro), e godetevi ogni singola pagina.
Dal canto mio, aggiungo volentieri il suo nome alla lista di autori di cui acquisterò i libri anche senza leggere la quarta di copertina.



Celyan

domenica 12 ottobre 2014

I Fiumi di Porpora


Per festeggiare il sole che oggi mi ha fatto dono della sua presenza e che mi consentirà di andare a fare la spesa senza sembrare un pulcino bagnato in 3... 2... 1..., oggi parliamo di un thriller francese che mi ha lasciata piacevolmente sorpresa, ma anche con una punta di terrore per gli aulici paesini francesi.

Iniziamo!

Titolo: I Fiumi di Porpora
Titolo originale: Les Rivières pourpres
Autore: Jean-Christophe Grangé
Casa Editrice: Garzanti
Collana: Gli Elefanti Besteseller
Data di uscita: 29 aprile 2010
Pagine: 385
ISBN: 978-8811679677
Prezzo: 10,90
Trama: Vicino a Grenoble viene rinvenuto un cadavere orrendamente mutilato. Nella vicina regione del Lot viene profanata la tomba di un bambino di dieci anni scomparso in circostanze misteriose. I due casi si intrecciano, e così anche i destini dei due poliziotti incaricati delle indagini, tra false piste, macabre scoperte, gelosie professionali e vendette famigliari, fino all'orrore che ha dato inizio alla carneficina: un delirio scientifico che aveva condotto a un folle e crudele esperimento genetico. Un thriller che trova il perfetto equilibrio tra azione e psicologia, intelligenza dell'intreccio e fascino dei paesaggi.

Ovvero: i francesi giocano a scrivere thriller come gli americani e ci riescono divinamente. Quasi.

Volevo iniziare questa recensione con un molto poco oggettivo: "OMMIODDIO MA QUANT'É BELLO QUESTO LIBRO", ma, mentre mi accingevo a farlo, mi sono resa conta che sì, è un bel libro, ma non è un gran bel libro o un capolavoro.
Ma cominciamo dagli aspetti positivi.

"I Fiumi di Porpora", caso editoriale francese del lontano settembre 1998 e vittima di un adattamento cinematografico da tagliare le mani al regista, è il classico caso di libro di cui hai sempre sentito parlare bene da chi è più grande di te, nel mio caso mia madre, il libro dal titolo intrigante, l'autore dal nome noto ma senza sapere perché, il libro che ti occhieggia dalla libreria con il suo nome familiare e che ti sussurro, piano piano poco poco come piace a noi (cit.), "Ehi, ehi, comprami".
E io lo comprai nella ora lontana e mai compianta Forlì, dove, invece di studiare per l'esame di Relazioni Internazionali del Medio Oriente, mi misi a leggere questo bel volume e lo finii in mezza giornata.
Ora, se una persona finisce un libro in mezza giornata, o questo è estremamente avvincente o è una boiata pazzesca (cit.). Fortunatamente, in questo caso abbiamo a che fare con qualcosa di avvincente.

L'amena provincia di Grenoble, dove il romanzo è ambientato.
No, poi non vi sembrerà più così amena.

 Per non parlare dei ghiacciai.


Dopo un inizio forse un po' pesante in cui Grangé introduce personaggi e ambientazioni per non doversi poi trovare a perdere il ritmo durante la parte più importante del libro, ecco che entriamo subito nel vivo dell'azione. Il commissario parigino Pierre Niémans, una personcina pacifica e ligia alle regole *risate registrate* viene allontanato da Parigi per motivi disciplinari e viene mandato nella provincia di Grenoble per indagare su un brutale crimine che ha sconvolto la pacifica vita di una cittadine universitaria - un omicidio apparentemente inspiegabile, sia per le modalità con cui è stato perpetrato, sia per il luogo in cui il cadavere è stato trovato. Tutto fa pensare ad un motivo estremamente personale, ad una vendetta.
Allo stesso tempo, nel Lot, il tenente Karim Abdouf, giovane arabo alle prese con il razzismo dei suoi colleghi e una propensione a seguire le regole pari che fa saltare i nervi a noi e al collega di cui sopra, si ostina ad indagare su un crimine che alla polizia locale non interessa granché: la profanazione della tomba di un bambino, un fatto che sembra invece scuotere la comunità interessata.

Inutile dire che le due storie, dopo aver corso parallelamente per una buona metà del libro, si intrecceranno per portare alla risoluzione del caso/dei casi, ma è il come ad essere maledettamente geniale. Il problema del libro è che oltre ad essere maledettamente geniale, il come è anche maledettamente improbabile.

Non è ovviamente mia intenzione svelarvi come finisce la storia, o il movente, o il colpevole, ma una cosa ci tengo metterla in chiaro: per i primi tre quarti di libro, "I Fiumi di Porpora" crea una tensione e un'aspettativa altissima, per usare il gergo odierno crea un hype altissimo, ci innervosisce e ci inquieta, sveglia in noi l'atavica paura della morte e dei cimiteri e della profanazione di quest'ultimo, solletica il morboso interesse umano per le tragedie altrui, specie quelle che coinvolgono bambini. É un libro forte, una costruzione che si fa beffe, in certi punti, del pudore e del rispetto.
Fin qui tutto bello, bellissimo, non fosse che l'aspettativa creata era forse un po' troppo alta, e che il finale, a mio parere, oltre che ad essere inverosimile per una delle modalità usate per l'inganno, è un po' troppo affrettato.

Insomma, sembra una di quelle puntata di "Doctor Who" scritte da Moffat, che dopo aver menato il can per l'aia con indizi e coincidenze per due stagioni intere, non conclude niente e ti lascia con più dubbi di prima. E io sono una grande fan del Doctor. Solo che Moffat a volte esagera e si perde sul finale.

Oppure uno di quei casi di "Detective Conan" che durano tre volumi del manga/undici episodi (É SUCCESSO), che ti mettono in corpo il terrore assoluto causa a) la silhouette dell'assassino con solo occhi assatanati e denti visibili e b) le modalità soprannaturali dell'omicidio, e poi ti smontano perché quella piattola che è Conan Edogawa ti fa capire che, pirla che sei, era tutto così ovvio.

E questo è esattamente quello che succede con questo libro, purtroppo. La caratterizzazione dei personaggi è perfette, la descrizione degli ameni paesaggi fa capire al volo che è tutto un po' troppo perfetto per essere reale, i caratteri diversi ma complementari dei due investigatori creano una coppia efficiente ma umana, con le sue debolezze; e, per una volta, la squadra investigativa è composta da un team capace, affiatato e simpatico. Fin qui, tutto bene, una gioia per il lettore di gialli e thriller, ultimamente troppo spesso alle prese con libri mediocri.

Eppure... eppure

Eppure arrivi alla svolta nel caso, arrivi a tirare le fila, vedi Niémans e Abdouf correre (in tutti i sensi) verso la soluzione, li vedi cadere (in tutti i sensi) e rialzarsi (idem), leggi del confronto finale, delle valide motivazione del colpevole, capisci come ha fatto e perché lo ha fatto, e la sua rabbia ti pare, se non giustificabile, almeno condivisibile, ma... MA NO.

NO, NON CI SIAMO. Alla fine del libro il lettore rimane lì, a rileggere l'ultima pagina, a vedere se per caso la sua sia un'edizione farlocca, rovinata, incompleta, senza l'ultimo capitolo, senza l'epilogo, perché deve esserci un epilogo, non può finire così. Finisce con un'immagine spettacolare, per carità, finisce come doveva finire visto il ritmo e lo stile del libro, ma manca qualcosa. Manca un'epilogo. Manca una vera resa dei conti con la giustizia, manca il confronto che la reazione di tutti gli interessati, manca la polizia, manca manca manca. 
Tutto quello che rimane alla fine del libro è un fastidioso senza di incompletezza, mentre il sole tra le montagne di Grenoble ti ferisce gli occhi, e tu rimani lì, un po' inebetito, cercando di capire se ti sia perso un particolare importante che spiegasse al 100% un finale del genere. Cercando il particolare che non c'è, e rimpiangendo il giusto finale per un libro del genere.

Per concludere: sì, "I Fiumi di Porpora" è proprio un bel libro, è scritto in maniera estremamente scorrevole e lo si legge con piacere. É il più classico dei libri avvincenti ma non impegnativi, il libro thriller che consigliereste alla figlia amante dei gialli. Ma non è "Il Nome della Rosa" o uno dei capolavori di Camilleri per intenderci. Non è un Ken Follett.
Di contro, come credo abbiate capito, preparatevi ad un senso di incompletezza in fondo allo stomaco una volta letta l'ultima pagina. Ma, ehi, tutto quello che succede prima vale un casino.

Tre happy!sheep tokens per questo volume.
Il finale, il finale, il finale...


Leggerlo sì: perché è un bel libro. Perché la trama regge, perché i personaggi sono credibili, perché provate piacere nel sentire un brivido d'inquietudine scendervi lungo la schiena davanti ad un thriller ben scritto. E perché siete un po' sadici, ammettetelo.

Leggerlo no: perché quando leggete un libro giallo volete la soluzione a tutti i costi, volete la vittoria della giustizia chiara e lampante. Perché i finali-non finali alla Doctor Who non vi piacciono granché, anzi, vi danno sui nervi.

Leggerlo sì bonus: perché è sempre un piacere vedere che anche gli europei sanno scrivere dei bei thriller.

Leggerlo sì ultrabonus: così potrete evitare l'orrida trasposizione cinematografica del 2000. E il suo seguito *eye-roll*. Oppure perché così potrete lamentarvi del film con cognizione di causa.
Ora, io adoro sia Vincent Cassel che Jean Reno, davvero.
Ma Vincent Cassel al posto dell'arabo Abdouf non mi è affatto andata giù. 

Leggerlo no bonus: perché tendenzialmente chi vi piace, muore. A me è successo anche qui. Ed è pure morto MALISSIMO.

domenica 28 settembre 2014

Lauro

No, non ho dimenticato il progetto di recensire tutti i libri letti quest'anno.

Sì, lo lasciato perdere per un po' di tempo anche se, a conti fatti, nove mesi sono forse un po' troppi, ma faremo finta di niente. 
Voi farete finta di niente e io, da Birmingham [pronuncia inglese: ˈbɜrmɪŋəm, pronuncia locale: BEEEERMINGHEEEEM, molto veneziano. Infatti di canali ne hanno parecchi anche loro - ma questo ve lo racconto poi], prometto solennemente di non avere buone intenzioni e di recensire per davvero quanto letto finora, con calma ma con tenacia. 
Anche perché mi sono fatta una lista che è una meraviglia e sarebbe troppo un peccato sprecarla.
So, here we go!

Lauro

ovvero "Dalla Russia con (sfortunato) amore"


Titolo: Lauro
Titolo originale: Lavr
Autore: Evgenij Vodolazkin
Casa Editrice: Elliot
Data di uscita: 23 ottobre 2013
Pagine: 300
ISBN: 8861923666
Prezzo: 18,50
Trama: Nella Russia della metà del Quattrocento, il piccolo Arsenio, rimasto orfano, vive con il nonno e un lupo in un'izba in prossimità di un bosco e di un cimitero. Lì apprende dal vecchio i segreti delle erbe e di altri preparati medicinali, una conoscenza che ne farà in futuro un medico leggendario. Una volta adulto, però, viene segnato drammaticamente dalla morte per parto della donna amata, Ustina, alla quale non riesce a portare nessun aiuto. Disperato e in cerca di redenzione, il protagonista parte per un viaggio fatto di privazioni e sofferenze, durante il quale subisce numerose metamorfosi, cambia nome e si mette al servizio del popolo flagellato dalla grande peste, lasciando dietro di sé numerosi episodi di guarigioni miracolose. Ormai vecchio, riverito dalla gente e dalla Chiesa, ritorna nel suo villaggio con l'appellativo di Lauro, il "giusto", per affrontare quella che si rivelerà la sfida più difficile della sua esistenza.

Definito dalla critica internazionale "L'Umberto Eco russo", Evgenij Vodolazkin, filologo di Kiev, ci regala la storia incredibile e meravigliosa di un uomo che ha votato la sua vita al servizio del prossimo. "Lauro" è, infatti, un lungo poema in prosa sulla vita difficile e travagliata di un essere umano, attraversando felicità e dolore, amore e morte, arroganza e pentimento, per approdare felicemente nelle acque tranquille di quel porto che è la lista dei migliori libri dell'ultimo decennio.

Non sto scherzando. Lo stile con cui è scritto, la poesia e i sentimenti che le parole sotto i nostri occhi riescono a suscitare, le emozioni, alcune belle altre terribili, che si provano leggendo questo libro, tutto, e intendo proprio tutto, permettono a questo libro di entrare di diritto nella categoria "Capolavori", e permettono al suo autore di essere paragonato ai Grandi della scrittura russa.
Ha un che di "zivaghesco", quest'opera, non per la trama o per una qualche palese somiglianza tra le due storie, né per i finali completamenti diversi o per sviluppi simili, ma qualcosa nelle sue righe mi ricorda quella lieve sensazione di ansia e quella preoccupazione che provai leggendo "Il Dottor Zivago", come se, voltando ogni pagina, temessi il peggio per il protagonista. 

E sta qui il prego principale di quest'opera, sta nel saperci calare a fianco di Lauro in ogni momento della sua vita, come se fossimo presenti sul palcoscenico della sua esistenza e vivessimo con lui. Ed è questa caratteristica importante e particolare a rendere il libro quel piccolo capolavoro che è, perché in caso contrario sarebbe stato di una pesantezza insopportabile: l'autore, infatti, si dilunga in minuziose descrizioni sia degli ambienti che dei personaggi, così come racconta nei minimi dettagli le azioni delle creature che ha creato e che muove; ma, laddove in certi volumi questo risulta essere un grosso impedimento al piacere della lettura, qui ciò non accade, perché la bravura di Vodolazkin sta nel saper prendere per mano il lettore ed accompagnarlo tra le pagine come se fosse lui stesso, per mezzo del protagonista, a raccontarci di questa vita meravigliosa davanti alla stufa-forno che è la parte centrale dell'izba di Lauro e del nonno.

E, ancora, le dinamica familiari descritte con grazia e leggerezza, il cupo dolore del lutto, la voglia di espiare il peccato di arroganza che ***spoiler*** ha portato alla morte la giovane moglie, il rimorso, la pietà, il desiderio di ricordarla in tutte le azione rivolte verso il prossimo... e poi la religione, le tradizioni russe e la peste, la Gerusalemme terrestre e quella divina, i pellegrinaggi, l'Ortodossia e il Cattolicesimo, la Russa e l'Italia... tirando le somme, è una storia a più strati, per così dire, che si impernia sulla vita di un giovane curatore che deve redimere quello che ritiene essere il suo peccato, e da qui parte ad affrontare inaspettatamente temi molto più importanti e di ampio respiro, come a voler utilizzare la vita di Lauro come una metafora per la riscoperta di se stessi, della vita e della morte.

Come da tradizione, i libri che vi propongo sono sempre un po' particolari e forse impegnativi, ma vi posso assicurare che mi hanno lasciato ricordi ed emozioni indelebili! Un must read per quando avete del tempo da passare con una lettura quasi filosofica per affrontare al fianco di Lauro i grandi temi e le grandi sfide della vita. 

Quattro happy!sheep tokens per questo libro.
Leggetelo! Ma con moderazione, ché in certi punti fa salire
un groppo in gola davvero grosso.


Leggerlo sì:
 perché vi piacciono le riflessioni introspettive di un personaggio, le sfide personali, le lotte interiori contro i propri limiti.

Leggerlo no: perché la vita di un curatore nella Russia medievale non è pane per i vostri denti. E come darvi torto, è un libro tutto particolare.



Leggerlo bonus: per lo strepitoso spaccato che da della vita di tutti i giorni della Russia di metà Quattrocento, con  le sue sfide e le sue sorprese.

lunedì 22 settembre 2014

Beautiful Malice


Titolo: Beautiful Malice
Autore: Rebecca James
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 296
Prezzo: € 17,50
Trama: Katherine e Alice diventano amiche al liceo.
Hanno entrambe una ferita nascosta nel proprio passato. Quella di Alice è senza rimedio, e la spinge a bruciare ogni speranza e promessa di vita. E solo lei, la ragazza piú affascinante della scuola, sa che quel segreto la condurrà a odiare Katherine, a scavare nel senso di colpa di lei per la morte orrenda della sorella piú piccola, a trasformarsi da eccitante compagna di vita a sua possibile carnefice.





Il mito dei casi editoriali
-Articolo soggetto a “spoiler considerevolmente moderati”-

Beautiful malice è stato definito esattamente così: caso editoriale. (Correva l'anno 2009)
Dopo il suo immediato successo alla Fiera di Francoforte è stato velocemente tradotto in trentacinque paesi, un traguardo record per l'autrice che, in un momento di crisi lavorativa, ha scritto e stampato autonomamente le prime copie del libro.
Il clamore è stato tanto e, ai tempi, il libro è stato sicuramente caricato da un numero molto alto di aspettative, tante quante la definizione di “caso editoriale” ne comporta.
Impossibile, dunque, accontentare i milioni di lettori a cui il libro viene proposto, rendendo la definizione quasi un'arma a doppio taglio.
Su questo libro, nello specifico, ne ho lette tante.
Da “la storia è decisamente sempliciotta e affatto nuova” a un più nostrano “perché l'Einaudi ha deciso di pubblicarlo?”.
Insomma, a tanti non è piaciuto.
Ma per fortuna tanti non vuol dire tutti.

Katherine è una ragazza taciturna e scostante, segnata da un profondo dolore a seguito della morte di Rachel, sua sorella minore.
Il senso di colpa per l'accaduto la spinge ad allontanarsi da casa e da ogni ricordo o persona capace di portarla indietro nel tempo, trovandosi così in una realtà diversa ma non per questo capace di salvarla da se stessa.
Non importa cosa faccia o dove vada, il dolore fa ormai parte di lei.
Solo il suo incontro con l'esuberante Alice è in grado scuoterla, di farle ricordare com'è la vita vera e la complicità fra due ragazze, tanto da eleggerla a simbolo di tutto ciò a cui dovrà fare ritorno.
Tuttavia la misurata spensieratezza che a poco a poco Katherine sembra ritrovare viene spazzata via in contemporanea al cambiamento di Alice che, meschina e calcolatrice, dimostra di essersi avvicinata a lei per pura vendetta.
In realtà, infatti, Alice nasconde un legame importante che unisce il suo passato e il suo presente a quello di Katherine.

Estratto #1

Non ci sono andata, al funerale di Alice.
All'epoca ero incinta e stremata dal dolore.
Ma non era per Alice che soffrivo. No, all'epoca ormai odiavo Alice ed ero contenta che fosse morta.
Era stata lei a rovinarmi la vita, a portarmi via le cose piú belle che avessi e farle a pezzi, in milioni di pezzi che non sarei piú riuscita a ricomporre.
Non piangevo per Alice ma per colpa sua.


Questo estratto sembra uno spoiler enorme ma in realtà lo trovate nella quarta di copertina, pronto a prepararvi alla storia.
Il libro è narrato attraverso l'ultilizzo della prima persona di Katherine, dove ogni tot capitoli il punto di vista cambia dalla Katherine presente (post-Alice) a quella del passato (quando conosce e diventa amica di Alice o, ancora più indietro, al giorno della morte della sorella).
Scegliendo questo tipo di narrazione, la James fornisce subito informazioni cruciali su Katherine e la fine della storia, lasciando che il lettore si immerga in una lettura che spieghi gli eventi finali con suspance e un certo livello di ansia.
Noi vediamo tutto attraverso gli occhi della protagonista, siamo letteralmente nella sua testa, ma nonostante questo la visione degli altri personaggi non è meno approfondita.
Ci ritroviamo a vedere Katherine intrappolata in un rapporto di “amicizia” malato, dove Alice cambia lentamente sotto i nostri e i suoi occhi. Ci ritroviamo a comprendere i suoi dubbi e sospetti ma anche la tenacia nel voler giustificare le stranezze dell'amica, colei che ai suoi occhi ha avuto il potere di smuoverla e salvarla dal suo limbo di dolore.
La gestione dei personaggi e il loro approfondimento psicologico ci permette di capire chiaramente le motivazioni che li spingono ad agire in determinati modi, tanto da farci capire chiaramente a che punto finiremo per trovarci.
Anche questa può facilmente essere vista come un'arma a doppio taglio, perché è assolutamente vero che a nessun lettore piace capire troppo in anticipo quale sarà la fine della corsa, ma il punto forte che caratterizza l'intero libro è questo: sapere cosa accadrà ma non come e nemmeno quando.
Durante la lettura abbiamo tutto il tempo di conoscere Katherine, vederla devastata dalla morte della sorella e la modalità della sua scomparsa, la vediamo rievocare un trauma capitolo dopo capitolo, fino a osservarla incontrare Alice e cadere lentamente in trappola. La vediamo felice per la conoscenza di persone nuove e sincere, per l'amore che trova nella figura di Mick... e pagina dopo pagina i nostri sospetti salgono sempre più, in un culminare di domande sempre più pressanti.
Come riuscirà Alice a devastarla più di quanto Katherine non fosse già? E che tipo di legame possono avere le due ragazze?
Un sottile gioco psicologico si dipana davanti ai nostri occhi, rendendo Alice il prototipo perfetto dell'essere umano intriso di rancore, da un odio profondo da cui non vorrà mai separarsi.
Si, perché Alice non cerca giustizia o redenzione, Alice cerca vendetta e per ottenerla darà vita a un piano dalla semplicità ed efficienza sconcertante.

La semplicità, o banalità, della storia è qualcosa di cui ho letto spesso, quindi vorrei prepararvi il più possibile dicendovi che la storia di Katherine è una storia di cui potremmo facilmente sentir parlare al telegiornale. Quel tipo di storia che non ti aspetti mai accada vicino a casa tua o a qualcuno che conosci, e che ti porta a diffidare anche di chi ti ferma per strada a chiederti l'ora.
Il fatto, però, che il plot non si discosti da una potenziale notizia di cronaca nera non implica che gli avvenimenti possano essere meno traumatici o coinvolgenti.
La James ha trovato un equilibrio perfetto tra le diverse narrazioni temporali, utilizzando uno stile e un linguaggio semplice e fluido, che facilita notevolmente la lettura e la comprensione degli eventi.

Estratto #2
Vorrei afferrare quelli a cui voglio bene per un braccio e urlare: -ci sono pericoli ovunque, stupidi! Pensate di essere al sicuro, pensate che gli altri siano affidabili? Gentili? Aprite gli occhi e guardatevi intorno!- Ma mi prenderebbero per pazza. Sono ingenui, distratti; non si rendono conto che il mondo brulica di persone che ti augurano il peggio. Non mi capacito che possano essere così ottusi.”

In definitiva, io lo consiglio a tutti. Agli amanti del genere e non, a chi vuole buttarsi in letture nuove, a chi ha una giornata da dedicare a Katherine e alla sua storia, o a chi ha un pacchetto di fazzoletti in più nel cassetto.
Ne varrà la pena.





Celyan.


martedì 9 settembre 2014

L'eredità dei Gardella


Titoli della serie:

-Cacciatori di vampiri

-La condanna del vampiro

-La rivolta dei vampiri

-Il crepuscolo dei vampiri

-Il bacio del vampiro

-Max sventa una trama (Racconto bonus di 30 pg.)

Autore: Colleen Gleason

Casa editrice: Newton & Compton

Pagine: Non ci penso nemmeno a fare il conto
Prezzo: Eur 4.99 per i primi cinque in formato ebook e 1.78 per il racconto. 
Trama  (primo volume):

Generazione dopo generazione, uno dei discendenti della famiglia Gardella deve accettare il destino della stirpe e diventare cacciatore di vampiri. Questa volta la prescelta è Victoria, diciottenni ancora da compiere. Mentre la sua vita si snoda tra la folla delle sale da ballo e le strade solitarie illuminate dalla luna, il suo cuore è conteso tra il più ambito scapolo di Londra, il marchese di Rockley, e il suo enigmatico alleato, Sebastian Vioget. E quando si ritroverà faccia a faccia con il più potente vampiro mai esistito sulla terra, Victoria dovrà compiere la scelta estrema tra amore e dovere. Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra di inizio Ottocento, il libro è una storia di sangue, di soprannaturale, d'amore e morte.



L'insostenibile leggerezza di ciò che leggiamo

-Articolo soggetto a “spoiler come se piovesse”-


Per ogni libro bello che leggiamo e ogni schifezza che vorremmo gettare nel camino, c'è n'è uno che non sappiamo davvero come classificare.

Lo stile di scrittura non è dei nostri preferiti o ci fa direttamente venire i capelli bianchi, i personaggi sono profondamente stereotipati, le ambientazioni sono descritte tanto bene quanto si vede Seattle in Grey's Anatomy e magari il/la protagonista (o altro personaggio ricorrente random) ci fa venire l'ulcera solo a leggere il suo nome... eppure c'è qualcosa che ci prende.

All'improvviso scopriamo un personaggio che adoriamo e che ci porta a chiederci “cosa diamine ci fai qui in mezzo?”, e ci ritroviamo ad apprezzare le risate che l'autrice ci fa fare con i suoi libri.

Si, se un libro vi fa ridere ditelo, non c'è nulla di male. Sono sicuramente molto meglio di quelli che ti procurano un ulcera perforante già dal prologo. L'importante è non voler spacciare ad ogni costo per alta letteratura qualcosa che vi è piaciuto solo perché non volete ammettere di aver apprezzato una paccata, non si fa. (Sono almeno duecento punti in meno a Grifondoro.)

Per me le Cronache dei Gardella si collocano in questa sorta di limbo letterario in cui si, ho passato ore piacevoli a leggere e ridere e battere i piedi, ma altrettante ore le ho passate a rendermi conto di cosa stavo leggendo.



Victoria Grantworth Gardella è una giovane cacciatrice di vampiri nonché dama della buona società londinese, in cui i non morti vivono nell'ombra. (Uno dei primi richiami a Buffy the vampire slayer sono i vampiri del libro che, quando muoiono, diventano cenere a suon di “puf”, “poof” o “puffi”. Ma io dico... se per una volta scrivi “il suo corpo divenne cenere tra le mie mani” non succede niente.)

I Gardella sono cacciatori di vampiri da secoli e Victoria è del tutto intenzionata ad adempiere ai suoi doveri (pur non rinunciando alla prospettiva di una vita normale), ben consapevole di essere l'unica a poter ereditare il titolo di futura Illa Gardella (capo del consilium e annessi cacciatori), ora detenuto da sua zia Eustacia. (Si, si chiama davvero così. No, Victoria non aveva capito che fosse una cacciatrice, nonostante sappia benissimo che l'essere cacciatori è una vocazione di famiglia. Della serie “dimmi che problema hai e ti dirò chi sei”.)

Di zia Eustacia mi dicono che è anziana, poi viene fuori che è una cacciatrice, poi leggo che ha l'artrite, poi leggo di lei a letto con il suo amante forte e vigoroso, poi capisco che ha 81 anni, poi capisco che il suo amante ne ha 73.

Troppi. Dettagli.

(Certo, si amavano dai tempi della gioventù, ma rimane comunque un big no no.)

In quanto cacciatori, i prescelti sono resi più forti e agili da un oggetto chiamato vis bulla. O vis bullae. O vis buttae. Ma che importa, dal terzo libro in poi ne avrà due. Le sue vires bullae. O Vires Buttae.

Insomma, questa gente ha dei piercing. (Si, anche zia Eustacia.)

Victoria dovrà impegnarsi a nascondere tutto questo al bellissimo Marchese di Rockley, un damerino che fondamentalmente non ha un perché e che troverà presto un rivale in Sebastian Vioget, un tipico libertino affascinante che sa tutto di tutti e fornisce informazioni sotto particolare compenso. Ci siamo già capite, vero?

Ma non pensate troppo male già da subito, lui le chiede solo di vedere la sua vis bulla. (E no, ricordiamoci che è un piercing, non un riferimento alla sua dea interiore.)

Già solo il fatto che lui sappia della vis bulla è sintomo che questo Sebastian sa più cose di quanto lei possa immaginare, ed effettivamente due domande Victoria se le fa... ma lui è sexy e quindi chissenefrega, che veda e tocchi la vis in cambio delle informazioni.

Qui parte ufficialmente la personalissima epopea sentimentale di Victoria, che ama Rockley ma si fa smanazzare da Sebastian, pur riconoscendo in lui un bugiardo. (Intanto Max guarda.)

Così inizia la storia infinita...

Victoria ama Rockley ma ha paura di esporlo al pericolo, allo stesso tempo trova Sebastian eccitante così gli lascia allungare le mani, poi torna da Rockley e lo lascia perché gli dice chiaro e tondo che non può spiegargli il motivo delle sue improvvise sparizioni (lui decide di smettere di essere fesso e non crede più alle sue bugie), quindi continua a vedere Sebastian (che diventa sempre più ambiguo). Ma proprio quando pensiamo che Rockley sia solo un ricordo lontano, lui torna (!) dicendo a Victoria che può imparare a convivere con i suoi segreti (ma certo), così i due decidono LOGICAMENTE di sposarsi.

Fortunatamente Rockley ce lo togliamo dai piedi quando viene trasformato in vampiro e Victoria è costretta a ucciderlo(guadagnandosi così il rispetto di Max che la vede ora come una vera cacciatrice), ma Sebastian? Si perché se pensate che Victoria si senta in colpa per amare Rockley e al tempo stesso stare con Sebastian vi sbagliate di grosso. Lei è confusa perché Sebastian la eccita, ma più in là non andiamo.

Purtroppo questo è uno dei problemi principali del libro, il poco spessore emotivo che la protagonista mostra in determinati frangenti o di fronte ad avvenimenti che sarebbero dovuti essere approfonditi meglio.

Quando Victoria assume la carica di Illa Gardella dopo la morte di Eustacia (avvenuta per mano di Max in una situazione del tutto simile alla morte di Silente per mano di Piton, solo descritta circa cinquanta volte peggio) si vede il dolore, certo... ma non c'è nessun approfondimento decente del lutto. Capisco che si sia voluto descrivere Victoria come una donna forte, indipendente e con attitudine al comando (devo ammetterlo, non se la tira, ma se mi dessero cinque euro per ogni volta che dice “io sono la cacciatrice” o “io sono Illa Gardella” mi farei un week-end in una spa di lusso con gigolo' al seguito) ma se la Gleason avesse approfondito determinati traumi non si sarebbe tolto nulla alla forza del personaggio.
Stessa cosa quando viene ammaliata dal vampiro Beauregard (un avo di Sebastian, il quale
era presente alla scena che sto per descrivervi.). Lui le succhia il sangue, le fa bere il proprio, la spoglia, la sbatte sul letto... e dopo essere stata salvata, di questa cosa ha solo brevi flash. Si, si sente male al ricordo (roba di due righe random), ma nemmeno qui abbiamo un approfondimento degno di questo nome.

Senza contare che quando Sebastian si rifà avanti e trova Victoria poco incline alle sue attenzioni gli sorge il dubbio che sia la sua somiglianza con il parente vampiro morto a bloccarla e se ne esce con l'intelligentissima frase “Lui ti ha fatto qualcosa? Oh, perdonami, non l'avevo capito.”

Per fortuna sei bello Sebastian.

Che poi il problema non era nemmeno quello, semplicemente Victoria aveva iniziato a pensare a Max. (Profondità livello Nautilus proprio.)

Mentre, volendo spendere due parole su Sebastian Vioget, posso dire che è uno di quei personaggi che acquistano senso solo col tempo, perché per tutto il primo libro non sappiamo nulla di lui.

Si, l'autrice di dice che è alto, bello, biondo e sexy, sappiamo che ha rapporti con i vampiri ma allo stesso tempo sembra essere abbastanza rispettato dai cacciatori (tranne da Max) ma in definitiva continuavo a chiedermi “in poche parole, chi diavolo sei?”

Capisco che molte lettrici lo abbiano adorato da subito perché è il tipico personaggio figo e impertinente di questo tipo di libri, ma a me piace sapere il perché delle cose e lui un motivo di esistere (apparentemente) non lo aveva. Solo più avanti si scopre che anche lui è un cacciatore, ma aveva rinunciato a “praticare” dopo essere stato costretto a uccidere la ragazza che amava (sorella di Max).

E si, la sua storia è toccante e anche interessante (il suo dilemma nel dividersi tra la fedeltà che provava per il vampiro che lo aveva cresciuto e l'affetto per Victoria), ma sembra che l'autrice ci abbia pensato solo dopo, sprecando un sacco di tempo, perché dal quarto-quinto libro Sebastian assume finalmente spessore. Ammette i suoi sentimenti per Victoria, affronta il suo passato, accetta il suo presente e compie gesta di incredibile portata, il tutto senza perdere la sua verve... insomma, diventa decisamente un personaggio equilibrato e meglio approfondito.

Mentre Max rimane ai margini della vita sentimentale di Victoria (per i primi due libri) e dei suoi spasimanti (prima Rockley, poi Sebastian, poi George Starcasset, poi un altro cacciatore random, poi il nuovo marchese di Rockley) ma mai dall'azione e dal plot.

E' con lui, inoltre, che si apre il mondo del buon approfondimento emotivo.

Max ha un passato difficile (come qualsiasi personaggio che si rispetti in questo tipo di libri), è un uomo con un forte senso dell'onore e della giustizia, e in battaglia è una sicurezza importante.

Il percorso tra lui e Victoria è abbastanza lungo e affatto immediato, perfettamente scandito dagli avvenimenti che, pian piano, mutano il modo in cui l'uno si approccia all'altro.

Quando Max torna a essere un normale essere umano a seguito di un evento che lo porta a sacrificare la sua essenza di cacciatore, la consapevolezza di non essere più di nessuna utilità a se stesso e al prossimo (e a Victoria) lo colpisce così forte da decidere di farsi da parte, spingendo Victoria sempre più verso Sebastian (facile come dare fuoco a una tanica di benzina), peccato che poi Victoria non lo voglia più Sebastian e voglia lui, Max.

Si osservano, si amano, se lo dicono ma rimangono relativamente cool, si gettano nella battaglia alla pari e rispettano (seppur con difficoltà) le decisioni dell'altro, tenendo ben presente i rischi che il loro lavoro comporta.



Estratto:

Max si mosse verso l'ingresso, ma Victoria lo afferrò per un braccio strattonandolo indietro.

-Cosa c'è?- chiese lui, guardando gli altri. Avevano iniziato a spingersi all'interno della caverna secondo i piani e lui era pronto a seguirli.

-Io...-. Victoria lo guardò. Il suo viso graffiato e pesto, cosi bello e fiero, era quasi doloroso da guardare. -Ti amo-.

-Lo so. Cos'altro?- chiese di nuovo Max, stringendo la mano attorno al paletto e rimanendo in attesa di altre istruzioni da lei.

Victoria si limitò a guardarlo e a battere le palpebre. -Oh-.

-Qualcos'altro?-

-No. Procediamo.- Victoria sorrise e poi, li, sotto i suoi occhi, la dolcezza del suo volto muto e lei divenne la guerriera.”



Altro punto apprezzabile della storia di Max e Victoria è che finalmente ci troviamo di fronte ad un personaggio che non si azzerbina totalmente di fronte a una donna.

Perché si, diciamolo, nei libri tutti si vantano di essere i più belli e i più intelligenti, i più forti del villaggio, quelli che anche in una relazione sono uomini duri e puri che passano il tempo a battersi i pugni sul petto come bingo bongo nella foresta... ma non è vero. Loro sono i primi a dover chinare la testa quando la fidanzata li chiama “patatone”.

Bene, Max non è nulla di simile. Lui non si mostra scostante perché fa figo, è semplicemente un essere umano a cui piace poco il prossimo e si fida ancora meno. E' il suo modo di essere, e tutto questo non toglie assolutamente nulla al suo approfondimento come personaggio.

Allo stesso tempo Victoria non è una protagonista petulante o incline ad attacchi di “so tutto io perché sono speciale”, dimostrandosi forte e risoluta (quando non si tratta di Sebastian Vioget).

In definitiva, devo ammettere che dopo aver letto di protagoniste che sfoggiavano un atteggiamento da “non sono una bulla solo una figa”, Victoria è stata un cambiamento molto apprezzato.



FAQ:

Lo consiglierei per una lettura leggera e poco impegnativa? Si.

Nel formato più economico che esiste? Si.

Ci hai detto tutto quello che succede ai personaggi? Anche se ho scritto “spoiler come se piovesse”, no.

Perché non ci hai parlato del plot? Perché il plot consiste in: Cacciatori vs Lilith, battaglia, lei fugge, setta degli umani vampirofili, spuntano demoni random, torna Lilith, combattimenti random.



Responso: libro perfetto per gli shipper sfegatati.