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sabato 16 gennaio 2016

Il GGG

Titolo: Il GGG
Autore: Roald Dahl
Pagine: 221
ISBN: 9788877820044 / 8869182185
Prezzo: 10 Euro,
Trama: Sofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l'Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l'Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s'ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d'Inghilterra.




Quando, qualche tempo fa, ho letto che quest'anno avrebbero fatto un film del GGG non ci volevo credere, quando poi ho visto il trailer e ho scoperto che non solo sarebbe stato made in Disney, ma che per di più sarebbe stato diretto da Spielberg, beh sono andata in brodo di giuggiole!
Ho sempre amato questo libro, ne avevo un ricordo bellissimo, ed ero arrivata a non volerlo rileggere per non finire a smontarlo con la logica degli adulti; però dopo la visione del trailer ho sentito quasi una necessità e quindi sono andata a ricercarlo tra i libri di quando ero piccina e mi sono messa sulla poltrona a leggere.
Non che ci sia voluto molto, il target del GGG sono i bambini, bambini non molto grandi per altro, di conseguenza è una storia che si legge in fretta, stampata con caretteri piacevoli e piuttosto grandi e contornata da illustrazioni meravigliose. È una storia magica e divertente che riesce a far sognare anche da adulti; in fondo nessuno si intende di sogni meglio del Grande Gigante Gentile che con la sua enorme tromba passa a soffiarli nelle camere dei bambini.
Non importa quanti anni abbiate ora, perché il modo strampalato di parlare del GGG vi ruberà il cuore in ogni caso, i cetrionzioli e i petocchi vi strapperanno un sorriso e quando avrete finito il vostro umore sarà migliorato del 100%.

Il libro è stato scritto da Roald Dahl, che è probabilmente uno dei più famosi e più amati autori della letteratura per ragazzi; tra le sue opere più note e più amate dal pubblico ricordiamo Charlie e la fabbrica di cioccolato, Gli sporcelli, Furbo il Signor volpe e l'indimenticabile Matilde.
Il GGG - Grande Gigante Gentile, per quegli sprovveduti che non hanno idea di cosa stiamo parlando - viene scritto nel 1982 ed è dedicato alla figlia Olivia, morta vent'anni prima di encefalite; non nasce forse in completa allegria, ma non è questo l'importante, ciò che importa davvero è come vi sentirete dopo averlo finito, sarà quella sensazione di calore all'altezza del petto che solo i libri per bambini riescono a farci provare.

Vi lascio qui di seguito il trailer del film, sperando che riesca a mandarvi in hype proprio come ha fatto con me:


«Solo perché io è un gigante, tu pensa che io è un buongustoso canniballo?» esclamò «Ha ragione, proprio! I giganti è tutti canniballo e assassinistro! Ed è vero che si pappa i popolli della terra! [...]»


5 happy!sheep tokens: indimenticabile

Non so sinceramente se essere dispiaciuta per voi che non l'avete mai letto o se essere invidiosa perché potete leggerlo per la prima volta.

Maryjane

venerdì 5 settembre 2014

The Silkworm - Il baco da seta

a novel by Robert Galbraith, aka J.K.Rowling


Titolo: Il baco da seta
Titolo originale: The Silkworm

Autore: Robert Galbraith a.k.a. J.K.Rowling

Casa Editrice: Salani

Data di uscita: 9 Ottobre
Pagine: 560
ISBN: 978-8867158522
Prezzo: 16,90
Trama: Quando lo scrittore Owen Quine scompare, sua moglie assume l’investigatore privato Cormoran Strike. Sulle prime crede che suo marito se ne sia andato per qualche giorno di sua volontà, come ha già fatto in passato, e vuole che Strike lo ritrovi e lo riporti a casa. Ma con il procedere dell’indagine di Strike appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore ha appena terminato un manoscritto pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce.Se fosse pubblicato, il libro rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler zittire lo scrittore. E quando Quine viene ritrovato morto, brutalmente assassinato in circostanze bizzarre, Strike si trova in una corsa contro il tempo per capire il movente di un assassino spietato, diverso da tutti quelli che ha incontrato finora... 


Eccoci di nuovo con le recensioni, oggi vi parlerò di un romanzo che non è ancora stato pubblicato in Italia, ma che lo sarà a breve, di cosa sto parlando? Ovviamente di The silkworm, il baco da seta, il secondo romanzo giallo scritto da Robert Galbraith che i più sanno oramai essere uno pseudonimo della celeberrima autrice Joanne Rowling.
Non è mai facile recensire i romanzi della Rowling, ma se con Harry Potter possiamo ancora cavarcela, come fare con tutto quello che non è Harry? Come inziare a parlarvi di The Silkworm?

L'anno scorso scrissi questa recensione su Il richiamo del cuculo, primo romanzo giallo di Johanne, che vedeva come protagonista l'investigatore privato Cormoran Stike alle prese con l'omicidio/suicidio di una giovane modella, oggi a nemmeno di un anno di distanza torno a parlarvi del secondo volume di questa serie di romanzi polizieschi.
Ecco che il nostro Cormoran torna alla ribalta, questa volta si passa dalla ricerca di una persona scomparsa ad un'indagine per omicidio, un omicidio violento, sanguinoso e torbido, la cui descrizione vi farà storcere il naso. Non voglio farvi anticipazioni, non voglio farvi spoiler, quindi per una volta sarò breve e sarò concisa.


In questo secondo volume i toni si fanno più accesi, più cupi; J.K. questa volta non si limita a fare un'analisi psicologica dei personaggi, ma ci delizia con tutti i particolari morbosi delle loro vite, con i dettagli sgradevoli del loro aspetto fisico, con i loro kink e i loro piccoli pidocchiosi segreti. Questi personaggi sono meschini e tristi, e il più meschino di tutti è forse proprio la vittima, il cui ritratto che Cormoran riesce a fare andando avanti con le sue ricerche diventa sempre più grigio, sempre più borderline e moralmente discutibile. Non arriveremo mai a provare pietà per la Quine, così come non ne proveremo per il suo assassino, ma nonostante questo non riuscirete a staccare gli occhi dal romanzo, perché vorrete sapere, perché è come leggere un episodio di Criminal Minds, ma scritto immensamente bene.
Io oramai non ho più parole per descrivere il talento e le doti scrittorie di questa donna, che ogni volta riesce a sorprendermi in modo diverso. Il suo primo giallo era bello, sì, mi era piaciuto moltissimo, ma il suo secondo? Il suo secondo è eccezionale e mi ha lasciato senza fiato. L'autrice è sempre stata abilissima nel creare ritratti psicologici dei suoi personaggi, le sue analisi introspettive sono impareggiabili; questa volta ci dimostra non solo di avere oramai consolidato nel tempo questa sua abilità, ma anche di essere diventata perfettamente in grado di padroneggiare le tecniche principali del romanzo giallo, l'uso della suspance, il disseminare indizi senza farsi scoprire, l'inserire personaggi nuovi senza lasciarsi sviare dalla loro presenza, ma rimanendo sempre in grado di sviare il lettore. J.K. si rivela ancora una volta la grande autrice dotata e poliedrica che abbiamo sempre amato.
Ok, forse sarò io che non sarò un asso, ma dopo anni di telefilm polizieschi uno pensa di averlo affinato l'intuito per i criminali, invece no, questa volta vi assicuro che sarà pressoché impossibile intuire l'assassino - e sappiate che se ne sarete in grado avrete la mia più profonda stima!


Come promesso sono stata breve, sintetica e non ho fatto spoiler, vi lascio quindi con il mio voto in capretti espriatori (ma qualcuno di voi sa almeno da dove arrivano i capri?!), forse sono di parte, ma non posso che dare il massimo!


Maryjane





sabato 24 maggio 2014

X-Men: Days of Future Past

Dopo mesi di silenzio e morte eccomi di ritorno, farò un post per spiegare e giustificare la mia assenza, ma non è questo il giorno. Quest'oggi parliamo di film e che film!


X-Men: Days of Future Past

Chi mi conosce sa bene quanto io sia un'amante dei fumetti e con fumetti intendo più o meno qualsiasi cosa: manga, fumetto italiano, europeo, comics. La prima volta che mi sono trovata in mano un comic della Marvel era il 2003 ed era appena uscito il secondo film degli X-Men. Io avevo 13 anni e fino ad allora non sapevo assolutamente cosa fosse il Marvelverse, tutto quello che sapevo di quell'immenso universo si limitava alla serie animata Gli Insuperabili X-Men. Da quel giorno è stato amore, o una maledizione se vogliamo. Ho iniziato a seguire le testate relative agli X-Men e a Wolverine e ho continuato per circa cinque anni, dopo una pausa di tre anni ho ripreso a comprarli e ora continuo a spendere più soldi di quanti dovrei.
Perché vi ho fatto questa manfrinata sulla mia relazione complicata con i comics? No, non sto giocando al "io sono più fan di te perché leggo i fumetti!!1", ma di una motivazione più consistente. Il fatto di avere letto i fumetti mi ha sempre portata a vedere i film degli X-Men e di Wolverine con un occhio davvero molto critico, e sono sempre stata molto severa nel dare giudizi a riguardo. X-Men: Last Stand era stato a mio avviso una boiata pazzesca, non vi dirò nemmeno cosa penso dei due film su Wolverine perché mi dicono che scrivere insulti su un blog pubblico non sia fine, First Class era molto bello a livello cinematografico, ma non c'entrava assolutamente niente coi fumetti. E a due giorni dall'uscita di Days of Future Past mi trovo a dover fare la recensione, e, voi non ci crederete, ma si tratta di una recensione completamente positiva.

Attenzione, questa recensione sarà piena di SPOILER, quindi se non volete anticipazioni sul film prima di essere andati a vederlo scappate! E disonore su di voi e sulla vostra mucca per non averlo ancora visto dopo che è uscito da BEN due giorni! 

X-Men: Days of Future Past (da ora abbreviato in DOFP) è indubbiamente il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto per quanto riguarda gli X-Men. Mi sbilancerò di più, X-Men: DOFP è il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto dei fumetti Marvel.

La trama.
Il mondo è in rovina. L'homo sapiens ha inventato una macchina per sterminare i suoi cugini mutanti: le sentinelle. Giganteschi robot umanoidi che sono in grado di rilevare il gene X all'interno degli esseri umani, ben presto però le sentinelle sono andate fuori controllo e hanno iniziato a rintracciare e rinchiudere tutti coloro che portavano dentro di sé il gene X latente e i cui figli, nipoti ed eventuali futuri successori sarebbero potuti diventare mutanti. Quello che ne è derivato è stato uno sterminio di massa. Mutanti e umani rinchiusi in enormi prigioni e campi di lavoro, con la feccia della feccia dell'umanità rimasta al potere. Solo pochi sono riusciti a sfuggire allo sterminio e alla prigionia, pochi X-Men sono sopravvissuti e continuano a combattere nel vano tentativo di fermare le sentinelle.
L'unico modo per evitare che questo futuro di morte e desolazione si realizzi è tornare nel passato e impedire che le sentinelle vengano create, grazie alla capacità di Kitty Pryde (Ellen Page) di rimandare la coscienza indietro nel tempo, Wolverine (Hugh Jackman) viene mandato dal Professor X (Sir Patrick Stewart) e da Magneto (Sir Ian McKellen) nel passato per rintracciare i loro sé stessi più giovani e impedire che il progetto sentinelle venga avviato.
Wolverine deve impedire che Mystica (Jennifer Lawrence) uccida Donald Trusk (Peter Dinklage) perché sennò avrebbero cancellato Game of Thrones; Trusk è il creatore delle sentinelle e la sua morte per mano di una mutante avrebbe convinto il consiglio ad approvare il progetto, catturata Raven avrebbero poi utilizzato il suo gene X per rendere i robot in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente e reagire nel modo migliore alla minaccia dell'homo sapiens superior.
La coscienza di Logan viene così rimandata nel 1973, Wolverine si reca quindi alla scuola per giovani dotati e la trova abbandonata, gli unici rimasti sono un giovanissimo Hank McCoy (Nicolas Hoult) e un Charles Xavier irriconoscibile (James McAvoy); il giovane Charles, a seguito degli eventi di First Class, è un uomo distrutto, la perdita di Raven e delle sue gambe lo ha reso debole sia nel fisico che nella mente e per riuscire a camminare si serve di un siero che gli prepara Bestia, il cui effetto collaterale è stato quello di fargli perdere i suoi poteri. 
Riuscito a sollevare il professore dal baratro dell'autocommiserazione, Logan rivela che serve loro l'aiuto di un altro mutante: Magneto (Michael Fassbender). Peccato che il giovane Erik sia in prigione per avere assassinato JFK (no, ma sul serio, poi ve lo spiegano); per riuscire a farlo evadere chiedono aiuto a un giovanissimo Pietro Maximoff (Evan Peters), mutante dotato di super velocità.
Non vi sto a raccontare come, ma riescono a liberare Magneto e si recano alla ricerca di Mystica che si trova a Parigi dove vuole fare un attentato alla vita di Trusk, che ovviamente fallisce perché Charles e gli altri arrivano in tempo per fermarla. Non fosse che Erik decide che la soluzione migliore è uccidere Raven, ma fallisce così non solo il mondo diventa consapevole dell'esistenza dei mutanti, ma Trusk riesce anche a impossessarsi di campioni del DNA di Mystica, che gli servirà per rinforzare le sentinelle e renderle indistruttibili.
Ma non tutto è perduto, rimane ancora un modo a Charles, Logan e Hank per rintracciare Raven e fermarla: utilizzare cerebro. Il vero problema è che young!Xavier è troppo debole per farlo. Convinto da Logan a disintossicarsi dal siero, tornato sulla sua fedele sedia a rotelle, ecco che Charles compie un salto temporale con la sua coscienza e incontra il sé stesso del futuro che lo guida e lo aiuta a ritrovare l'equilibrio interiore. Rintracciata Mystica, tutti si recano alla casa bianca dove "l'affidabile" presidente Nixon sta per tenere un discorso/dimostrazione sull'utilità delle sentinelle, non fosse che Magneto riesce a utilizzarle a suo vantaggio e sta per distruggere tutto quando viene incredibilmente fermato da Mystica la quale viene ripresa dalle telecamere mentre salva il presidente (ok, è un po' più complicato di così, ma non potevo scrivere venti righe solo per questo).
Il futuro è cambiato, grazie al cielo, visto che nel futuro distopico stavano tutti morendo uno a uno nel tentativo di proteggere Logan e Kitty mentre proiettava nel passato la di lui coscienza. Wolverine si risveglia nella sua stanza, nella scuola, è l'unico che ricordi il futuro che avrebbe potuto essere e mentre cammina per le ale dell'edificio la telecamera inquadra tutti i mutanti ancora vivi e vegeti, e con tutti intendo proprio tutti.

Differenze tra il film e i comics:
Come potete immaginare le differenze tra il film e la storia originale presentata nei comics sono innumerevoli e sono state fonte, nei mesi precedenti l'uscita del film, di moltissime lamentele e dubbi tra i fan dei fumetti. La storia originale, "Giorni di un futuro passato", è stata pubblicata nel 1981 e sceneggiata da Chris Claremont per le matite di Jon Byrne. La storia ha luogo in un distopico futuro altenativo in cui una Kitty Pryde oramai adulta viene rimandata indietro nel tempo da Rachel Summers per evitare l'assassinio del senatore Kelly per mano di Mystica e della confraternita dei mutanti malvagi (sì, sì, non il migliore dei nomi, lo sappiamo) che avrebbe scatenato l'isteria anti mutanti. La principale differenza, come potete notare, sta nel fatto che nel fumetto è Kitty a tornare nel passato e non Logan, certo è che per uno spettatore digiuno di comics il personaggio di Kitty Pryde non è che una comparsa e un elemento secondario di cui tanto è se ci si ricorda il nome.
I personaggi che ci vengono mostrati come vivi nel futuro in DOFP sono Tempesta, Colosso, l'Uomo Ghiaccio, Xavier, Magneto, Wolverine, Kitty, Blink, Alfiere, Sunspot e Warpath, di questi solamente Tempesta, Colosso, Kitty e Magneto sono ancora vivi nel futuro che ci viene presentato nel fumetto. Al loro fianco ci sono Franklin Richards (il figlio di Susan Storm e Reed Richards dei Fantastici quattro) e Rachel Summers (la figlia di Ciclope e Jean in un futuro che non esiste più) ed è proprio Rachel con i suoi poteri telepatici che rimanda la coscienza di Kitty indietro nel tempo, quando era ancora una ragazzina che si allenava nella stanza del pericolo insieme a Nightcrawler, Colosso, Tempesta, Angelo, e Logan, quando ancora erano tutti vivi.
Logan viene ucciso da una sentinella in X-Men, Giorni di un futuro passato.
Le differenze tra il fumetto e il film sono innumerevoli; personaggi come Alfiere e Blink non sono parte di questo futuro, ma li vedremo comparire solo in altre saghe; la storia dei giovani Erik e Charles è profondamente diversa da quella originale (e questo è anche dovuto al fatto che First Class era completamente scollegato dai comics) per non parlare di quella di Mystica. Anche le sentinelle sono molto diverse da come le ricordavamo, più snelle, più aliene, più letali, le sentinelle dei fumetti ricordano più quelle che vediamo nel 1973 che quelle che appaiono nel futuro (che poi è il 2014, quindi il presente, ma è un po' complicato trovare il termine giusto con tutti questi sbalzi temporali).

Queste sono solo alcune delle principali modifiche presenti, ma vi assicuro che per la prima volta nella storia delle trasposizioni cinematografiche Marvel questa differenza si sente poco.
Synger è stato incredibilmente in grado di dare un senso più che credibile alla storia, riuscendo a mantenere sia l'essenza della trama originale presentata dal fumetto, che l'aderenza ai precedenti film sugli X-Men; questa sua capacità, che non era assolutamente scontata, ha portato alla creazione di un film che risulta apprezzatissimo non solo dai non lettori, ma anche da tutti i fan di vecchia data degli uomini X.

Manifesto del film ad opera di Rich Davies.
Che cosa penso di DOFP:
Ammetto che prima di vedere il film ero estremamente scettica, piena di dubbi, non credevo possibile che Synger sarebbe finalmente riuscito a mandare la palla in buca, perché diciamoci la verità i primi due film degli X-Men non sono esattamente dei capolavori, inoltre credo che tutti ricordiamo quella cosa oscena che era Superman Returns.
La cosa che più mi perplimeva non era tanto che a tornare nel passato sarebbe stato Wolverine, quanto i nuovi mutanti che ci avrebbero presentato e il loro discutibile aspetto: sì, Pietro, sto parlando proprio di te.
Bene, non avrei potuto sbagliarmi di più, non avrei potuto essere più in errore di così e non sapete quanto questa cosa mi riempia di gioia.
DOFP è un film bellissimo, ricco di effetti speciali da mozzare il fiato e ambientazioni curatissime; l'atmosfera cupa e lugubre delle scene del futuro contrasta con i colori brillanti e la vivacità del passato, che bilancia l'atmosfera tesa e il senso di pericolo imminente con la tipica eccentricità degli anni 70. Gli attori forniscono una prova di recitazione formidabile, in particolare il contrasto tra i giovani Professor X ed Erik e le loro controparti più anziane è estremamente di impatto ed è impressionante vedere quando McAvoy e Fassbender si siano impegnati per riuscire ad assumere le pose e le espressioni tipiche di Stwart e McKellen. Le sequenze di combattimento sono dinamiche e vivaci, riescono a manetere vivo l'interesse dello spettatore che fin dall'inizio del film continua a spostare lo sguardo da una parte all'altra dello schermo, da un portale all'altro di Blink, rimanendo col fiato sospeso ogni volta che un personaggio perde la vita, per ritornare poi a respirare quando viene svelato il "trucco" della coscienza rimandata indietro nel tempo.
Il personaggio di Pietro Maximoff, ovvero Quicksilver, è quanto di meglio ci si potesse aspettare, nessuno di noi credeva che Evan Peters sarebbe riuscito a rendergli giustizia, in parte per il suo look atroce, in parte perché il Quicksilver che ricordiamo è un uomo e non un ragazzino, ma ci siamo sbagliati tutti perché il suo personaggio è eccezionale, caratterizzato perfettamente, dotato di un senso dell'umorismo frizzante e piacevole; il modo in cui sono riusciti a rendere il suo potere e i suoi effetti è stato ben più di quanto credessimo possibile. Insomma, questo personaggio che tutti credevamo una delusione totale si è rivelato uno dei principali punti di forza del film
Altro punto di forza sono le musiche, che rendono perfettamente idea degli sbalzi temporali e ci trasportano nel bel mezzo degli anni '70.
Tra le cose che personalmente ho apprezzato di più c'è la caratterizzazione che hanno dato di Xavier, molti di noi erano oltraggiati per il fatto che Charles camminasse: mi dispiace ma non esiste, il Professore e la sua sedia a rotelle sono due elementi che non possono essere separati e a lungo il fandom ha urlato contro Synger pensando che avesse eliminato di proposito lo storpio dalla scena perché sullo schermo non rendeva. Quello che invece Synger è riuscito a fare è stato approfondire il dolore di Charles su più livelli, analizzando un uomo distrutto non solo sul piano fisico, ma anche su quello mentale. Il giovane Xavier sceglie di poter camminare a scapito dei suoi poteri, e non stiamo parlando di un qualsiasi mutante, ma di Charles Xavier, la guida e l'emblema di tutta la specie mutante, l'uomo così orgoglioso di essere un homo sapiens superior da scriverci una tesi di laurea; quello stesso uomo adesso pur di camminare, pur di non sentire il suo dolore per la perdita di Raven, dei suoi amici e degli altri mutanti sceglie consapevolmente di annientare il suo potere. E questa cosa è bellissima, ed è grandioso come - per rendere l'idea di quanto in realtà il fatto di avere un corpo spezzato non influisca sulla sua personalità eccezionale - per ottenere di nuovo i suoi poteri Charles sia costretto a rinunciare all'uso delle gambe. Potrà anche non essere in grado di camminare, ma questo non fa certo di lui un uomo spezzato ed è questo che emerge alla fine del film.
Ho amato ogni singola scena, ogni ambientazione, ogni personaggio: non potete capire la mia gioia nel vedere come sono riusciti a rendere perfettamente Alfiere - ha persino la M di mutante incisa sul viso, io stavo per scoppiare di gioia, Sunspot e Warpath - che sono identici ai fumetti, su Blink avevo più perplessità, ma sono infine rimasta piuttosto soddisfatta.
Le citazioni e i riferimenti presenti in ogni dove sono stati graditissimi; come Pietro che dice a Magneto che sua madre è stata con uno che controllava i metalli; o gli hint a Colosso e Kitty come coppia; o ancora il fatto che sia Kitty a mandare indietro Logan come riferimento al fatto che nel fumetto è lei che ritorna nel passato; il cameo di Chris Claremont e Len Wein come due senatori del governo degli USA; i camei di Toad, Havok, Ink e Spyke nella scena con Mystica in Vietnam; la presenza di Stryker che sarà lo stesso a impiantare l'adamantio nello scheletro di Wolverine e i riferimenti al suo govane figlio che diventerà uno degli antagonisti in X-Men 2 (tutte cose che in questo futuro non sono probabilmente avvenute); gli oggetti di scena di X-Men First Class che compaiono quando Magneto va a riprendersi l'elmo, abbiamo la moneta usata per uccidere Shaw, la divisa di Havok e le ali di Angel.
Siccome Synger non era ancora abbastanza soddisfatto di sé ha pensato di regalarci il finale à la Fix it Felix, così quando Logan si risveglia dopo avere aggiustato la linea temporale ecco che trova tutti vivi e non solo Storm, Bestia, Kitty, Colosso, IceMan, ma anche Ciclope e Jean. E vi assicuro che nel momento in cui ho visto Jean - che è uno dei miei personaggi preferiti di sempre - sebbene me lo stessi aspettando, non sono riuscita a trattenere un gridolino di gioia, perché sì, eccola di nuovo lì. E per chi è poco avvezzo alla gente che ritorna dalla morte, fateci l'abitudine, questa è la Marvel e tutti prima o poi tornano in vita. Soprattutto se si tratta di Jean Grey.
Il fatto è che, sebbene avessi letto di un possibile recast per Jean e Ciclope, non mi aspettavo di vederli subito e la gioia è stata immensa.
La ciliegina sulla torta però è stata la scena dopo i titoli di coda.
So bene che i non lettori hanno faticato a capirla, ma abbiate pazienza giovani padawan, sarà tutto spiegato nel prossimo film: Age of Apocalypse.



Detto ciò due paroline su questa scena finale le spenderei visto che ci viene mostrato niente popo di meno che Apocalisse stesso. En Sabah Nur. Credo che tutto il cinema mi abbia sentito esclamare "Porca Puttana", tre minuti di post credit per tutta la durata dei quali ho trattenuto il fiato e mi sono strappata i capelli. Non solo ci mostrano Apocalisse con la sua pelle grigia e le labba blu, non solo ci trasportano fin da subito in Egitto con centinaia di persone in procinto di adorare quest'uomo come fosse un Dio mentre con il suo potere costrisce le piramidi, non solo questo, ma Synger ci mostra anche quattro ombre a cavallo sullo sfondo. Quindi non solo abbiamo un assaggio di Apocalisse, ma anche dei Quattro cavalieri: Morte, Pestilenza, Guerra e Carestia.
E mi dispiace dirvelo, ma se non siete esaltati quanto me in questo momento allora non avete capito niente!


In definitiva X-Men: DOFP è un film eccezionale, che merita non solo per la trama articolata e la perfetta caratterizzazione dei personaggi, ma anche per un uso sapiente e di impatto degli effetti speciali, per la fotografia curata e molto bella, per i cambi di inquadratura, per la bravura degli attori e per la presenza di alcune scene che vi faranno letteralmente saltare sulla poltrona per l'eccitazione.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma questo film si prende il massimo dei voti possibili.






MJ


lunedì 3 febbraio 2014

Carta rubata al camino 2: La caduta dei tre regni


«Voglio vedervi morto.»
«Io invece, principessa, voglio vedervi a cena.»

Rieccoci all'attesissimo appuntameto con la rubrica di libri brutti. 
"La rubrica nasce dal profondo del mio cuore che si è rotto dopo avere letto sta roba, si è rotto perché è stato brutalmente accoltellato dai plot hole, dai personaggi insipidi e dalla trama insensata. Come potrete intuire è una rubrica di schifezze, ovvero libri brutti. Ma così brutti che te li sogni di notte, quei libri che vorresti che non avessero mai scritto perché sono terrificanti e pensi che servano a una sola cosa: alimentare il camino nelle gelide serate invernali."
ATTENZIONE. QUESTA RUBRICA CONTIENE UN ALTO TASSO DI SPOILER.



Titolo: La caduta dei tre regni
Autore: Morgan Rhodes
Casa Editrice: Nord
Pagine: 393 pp.
Prezzo: 14,90 euro
ISBN: non ho intenzione di cercarlo
Trama:
In un mondo in decadenza e sul'orlo dell'abisso - flagellato da lunghi periodi di siccità e da inverni interminabili -, tre giovani sono destinati a incontrarsi e ad affrontare insieme epiche battaglie, intrighi di corte e tradimenti. Perché la guerra è alle porte, e il futuro dei tre regni è nelle loro mani. Regno di Auranos. L'erede al trono sta morendo. Sebbene il palazzo reale sia gremito di medici e guaritori giunti da ogni angolo del regno, nessuno è ancora riuscito a sconfiggere il male che l'affligge. Cleo però non vuole arrendersi e, pur di salvare la sorella, parte alla volta di Paelsia in cerca dell'ultima Guardiana, la maga che, secondo la leggenda, possiede delle erbe in grado di curare qualsiasi malattia. E non importa se, per trovarla, Cleo dovrà mettere a rischio la sua stessa vita... Regno di Paelsia. Si è trattato di un incidente: durante una rissa, un nobile di Auranos ha accoltellato un giovane di Paelsia. Ma per Jonas, che ha visto il fratello spirare davanti ai propri occhi, rappresenta l'ennesima umiliazione. Per troppo tempo ha sopportato i soprusi perpetrati contro la sua gente. E giunto il tempo di organizzare una ribellione. E non importa se, per riuscirci, Jonas dovrà stringere un'alleanza col diavolo, il temibile signore di Limeros... Regno di Limeros. Lo chiamano il Re del Sangue. È crudele, inflessibile, manipolatore. Eppure Magnus non credeva che, per ottenere la vittoria contro Auranos, suo padre fosse disposto a sacrificare persino la principessa Lucia.

 Di cosa parla davvero questo libro?
 Cleo è la stupida principessa di Auranos, il suo quasi fidanzato spocchioso, Aron, in Palesia per comprare del vino, ammazza il figlio di un vinaio durante una lite. Il fratello del morto, Jonas, uno sbarellato senza arte ne parte, giura vendetta. Limeros si fa i cazzi suoi. Cleo non vuole sposare lo spocchioso, ma non può dirlo al padre perché Aron conosce il di lei più grande segreto: non è più vergine. Dopo una sbronza fotonica la principessa e lo spocchioso hanno fatto sesso, quindi è meglio che stia zitta e accetti il fidanzamento visto che ha pensato bene di regalarla via. A Limeros il principe Magnus si fa le pare mentali perché è innamorato di sua sorella, gli altri si fanno i cazzi loro. Il capo di Palesia và a Limeros a chiedere un'alleanza contro Auranos, il re accetta e per dimostrare la sua buona volontà ammazza il suo figlio bastardo come sacrificio. Chiaro. Chi non lo farebbe per un completo estraneo le cui forze militari sono talmente irrisorie che non riuscirebbero nemmeno a sfondare una porta dell'Ikea!? Magnus  è preoccupato perché sua sorella Lucia non gliela dà manifesta dei poteri magici. Questa cosa non è normale per una serie di menate che non sto a dirvi qua, concentriamoci sulla trama. Jonas è tutto felice perché ha conosciuto il capo Palesiano e ora sa che stanno per fare la guerra ai puzzoni di Auranos, nel frattempo l'astuta Cleo torna in Palesia (come se non fosse già abbastanza odiata per quello che ha fatto Aron) per cercare dei semi magici che serviranno a guarire sua sorella... Chiaro. Ovvio. Perché non ci ho pensato io? Viene catturata da Jonas, ma la sua guardia del corpo la libera. Si innamorano in mezza pagina. Arriva Magnus, uccide la guardia, arriva un tizio pesta Magnu. Tizio e Cleo tornano ad Auranos. Non fa una grinza... Fatto sta che alla fin della fiera l'esercito unito di Palesia e Limeros attacca Auranos. Durante l'assedio la sorella di Cleo muore per la "malattia", il re cattivo ammazza il capo dei villici dei Palesiani, usa la magia di Lucia per conquistare Auranos e si scopre che Lucia non è davvero sua figlia, ma è stata adottata. Tanto a Magnus non la dà lo stesso. Il libri si chiude con la frase che vedete in cima al post (più o meno).


Il camino protesta perché...  
Prima di tutto parlerò dell'inconsistenza della mitologia di Mytica (oh, sì, il nome del mondo è così originale che quasi ci resto secca). Praticamente, ci sono due divinità che si contengono i regni: Cleiona e Valoria, in realtà due ladrone abusive che hanno rubato il potere alla sorella sfigata. Ora nel Santuario degli osservatorisemidivinitàstapippa sono tutti alla ricerca dei catalizzatori nascosti dal fidanzato della sorella sfigata, che dovrebbero servire a recuperare la magia che le due divinità farlocche hanno in qualche modo sottratto. Seriamente. Questa cosa non ha nessun senso, mi sono anche riletta più volte il passaggio in cui lo spiega e davvero no, non ha senso. Ma non importa, questa è solo la base della storia che importanza volete che abbia? Passiamo a qualcosa di un po' più pregnante.
I personaggi. Vorrei raccontare quanto questi personaggi siamo epici e strafighi e un sacco appassionanti, ma non accadrà nulla di tutto ciò e finirò col parlarvi della shabbiness dei protagonisti e dei comprimari. Insipidi, mal caratterizzati e insopportabili. I protagonisti del romanzo sono tre: la principessa Cleiona di Auranos, il principe Magnus di Limeros e Jonas il villico di Palesia.
Partiamo da Cleo, vi va? Abbreviativo di Cleiona, nonché principale personaggio femminile del romanzo, Cleo è stupida, maleducata, manipolabile, credulona, ingenua, presuntuosa, superficiale ed egoista. Insomma, così "realistica" che vorresti prenderla a ceffoni dal mattino alla sera. Passa tipo otto ore a dirti: Aron mi sta sulle palle, ma lui sa il mio segreto, ma io lo odio, ma sa il mio segreto, ma mi sta sulle pelotas, ma potrebbe dire a qualcuno il mio segreto. GRAZIE. HO CAPITO. ORA DIMMI QUALE CASPITA È QUESTO SEGRETO. 
Cliffhanger.
Cliffhanger.
Cliffhanger.
Non sono vergine. Grazie autrice. Non me lo sarei mai aspettata, questa protagonista non ha lo spessore di un personaggio un po' facile di Gossip Girl, nooo. Possiamo anche parlare della velocità con cui lei e la sua guardia del corpo Theon si innamorano, in tipo dieci pagine. Cose che prima sei lì che leggi di Cleo che fa quello che le pare anche se le dicono di non farlo, e poi ti ritrovi sto pirla che le dichiara amore eterno e poi muore. Guarda le tue doti di scrittrice mi lasciano senza fiato. 
No, davvero.
Soffoco.
Passiamo a shabby Jonas, che vuole vendicare il fratello ma non sa come fare. Prima decide che deve vendicarsi della principessa, perché il di lei moroso ha ucciso il fratello - guarda che anche se è chiaramente rincoglionita non c'è mica da uccidere anche lei, cosa sto leggendo? Spaco botilia, amazo familia?! - poi decide di vendicarsi in modo più subdolo: INVADIAMO AURANOS. Ovviamente. Qualsiasi contadino pezzente morto di fame ci sarebbe arrivato. Forse dovrei mezionare che l'80% delle persone che gli si avvicinano schiattano in malo modo, cambia bandiera ogni otto secondi e ha lo stesso carisma di uno stendipanni. Quasi mi sto innamorando.
Ultimo, ma in realtà unico personaggio decente, ecco Magnus, erede al trono di Limeros. Bel personaggio, affascinante, con una forte personalità e un carattere profondo e stranamente ben analizzato. Per quanto mi riguarda lo amo (e la frase "voglio vedervi a cena" è chiaramente sua), lo adoro e spero che nel seguito la sua evoluzione prosegua positivamente. Ha una sola pecca: è innamorato di sua sorella, Lucia. Lo so che non è davvero sua sorella e va bene, lo so che lei non se lo fila di striscio, ma davvero ad un certo punto è quasi ridicola l'ossessione che descrive l'autrice. Chi si mette a scrivere di incesto secondo me o ha dei problemi o semplicemente ha letto troppi harmony e non avendo né fratelli né sorelle non si rende conto di cosa stia scrivendo. 
Ora passiamo ai comprimari, già abbiamo visto che due su tre protagonisti mancano di una caratterizzazione, vediamo che problemi hanno gli altri.
Lucia, la sorella di Magnus. È lì, ma è come se non ci fosse, fa quello che le dicono gli altri e si limita a stare lì, si scopre che è una super strega, ma fondamentalmente ha lo spesso di una prugna secca. 
Il padre di Cleo, un sovrano giusto e buono, che ama alla follia le sue figlie. Così giusto e buono che tutti i Palesiani lo odiano perché li fa vivere in miseria e se ne stra sbatte della loro povertà, tanto anche se muoiono di fame sono dei plebei. Ama così tanto le sue figlie che non si accorge che la primogenita sta schiattando, né che la seconda preferirebbe tagliarsi le braccia che sposare Aron, anzi la conosce così bene che invece di impedirle di girare la lascia sotto una scora pressoché nulla stupendosi poi che sia scappata. Volevo dargli il premio: genitore dell'anno.
Ma se lo stava litigando con i genitori di Magnus. La regina è l'essere più frigido ed insensibile di sempre, ma il vero vincitore è "il re del sangue".
Adotta Lucia - dopo averne fatto uccidere la madre - perché sa che diventerà in grado di usare la magia, sfregia il figlio aprendogli la faccia e lasciandogli una cicatrice che al confronto Harlock è Miss Mondo 2013, usa l'infatuazione del figlio per la figlia per sfruttarlo a suo piacimento, ammazza il figli bastardo quando un tiziocaio gli chiede un sacrificio per provare la sua fiducia, quasi ammazza la figlia per farle compiere una magia di portata tale che gli permetta di conquistare Auranos. Davvero.
Ha vinto tutto.
Padre dell'anno. ALL THE AWARDS.
Ora che ho sottolineato la bellezza dei personaggi spenderò solo poche parole sulla trama. La cosa più irritante è che praticamente niente di ciò che è scritto nella quarta di copertina è vero, i personaggi si fanno la guerra tra loro e, sebbene si capisca che questo dovrebbe essre un romanzo introduttivo, non riesce ad introdurre il lettore nella storia come dovrebbe. Gli eventi si sussegguono uno dopo l'altro senza logica e senza contesto; l'evoluzione dei personaggi è improvvisa, immotivata e parecchio scontata. Non si capisce perché tutti si innamorino di Cleo alla velocità della luce né come mai i protagonisti siano sogetti a sbalzi di umore ed opinione così repentini.
Ho trovato il tutto parecchio fastidioso, perché va bene scrivere un romazo fantasy per la prima volta, ma questo non ti autorizza a prendere in giro il lettore, che non è stupido e si accorge subito quando i personaggi sono buttati lì.

Sembra quasi che l'autrice avesse fretta di anticipare tutti gli eventi, ha così presentato tutti i personaggi in un colpo solo, senza però saperli gestire; ha sentito il bisogno di accumulare eventi e storie che avrebbero da soli riempito seicendo pagine e non solo quattrocento.
La trama di base era originale ed interessante e ne sarebbe potuta uscire una quadrilogia interessante, ma viste le premesse sono abbastanza sicura che la serie rimarrà da me abbandonata. Non ho intenzione di spendere ulteriore denaro in una delusione simile.


L'unica cosa che posso salvare del romanzo (oltre l'idea di base) è la coppia che non esiste: ovvero l'OTP che la mia mente bacata ha creato: Magnus e Cleo. Non che lei si meriti uno strafigo come lui, ma insomma. Lui è messo maluccio. Poteva farsi qualunque figa ed è rimasto lì come un ebete perché sua sorella non gliela dava. Aiutiamolo a disciularsi con un OTP degno di nota.  
Quindi sappiate che: se siete shipper compulsive e non avete letto molto fantasy per adulti, allora questo libro sarà solo mediocre per voi.
Se invece amate il fantasy o leggete solo libri per adulti, sappiate che ora che è inverno e fa freddo questo libro è perfetto per il vostro camino, non sentite? Già lo sta chiamando.



Verdetto: grazie, ora le gambe del tavolo non ballano più.


domenica 19 gennaio 2014

Il figlio del cimitero di Neil Gaiman

Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Oscar Bestsellers
Pagine: 342 pp.
Prezzo: 10,00 euro
ISBN: 978-8804601739
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni...

Siamo al 16 Gennaio e io mi trovo a recensire il secondo libro di Gaiman, il primo che ho letto, L'oceano in fondo al sentiero, era stata una mezza delusione e mi sentivo un po' amareggiata perché le letture di inizio anno non erano riuscite a soddisfarmi come avrei desiderato. Per risollevarmi il morale ho pensato di dare una possibilità ad un altro libro di Neil, sperando che questa volta fosse quella buona, sperando di non sbagliarmi.
Il figlio del cimitero ha risposto a tutte le mie aspettative e le ha addirittura superate. La narrativa per ragazzi non è un genere facile, perché contiene al suo interno una varietà di romanzi immensa e ogni volta è un po' un terno al lotto, si passa, infatti, da libri fin troppo infantili ai famigerati young adult, da classici senza tempo a romanzi contemporanei tanto piacevoli che anche un adulto ne rimane affascinato. Fortunatamente per me The graveyard book (titolo originale del libro) rientra in questa categoria e conquista il lettore con la sua originalità e le sue meravigliose illustrazioni.
Gaiman torna a deliziarci con una storia delicata e divertente, è la storia di Nobody "Bod" Owens, che, dopo essere sfuggito per miracolo allo sterminio della sua famiglia quando era solo un neonato, viene allevato dagli abitanti del cimitero in cima alla collina. Il giovane Bod trova così una famiglia e poco gli importa che la sua famiglia non sia a tutti gli effetti viva o umana, perché ciò che può imparare nel cimitero molto probabilmente gli salverà la vita, vita che da quattordici anni è in serio pericolo di vita, perché fuori dal cimitero l'uomo misterioso che ha ucciso la sua famiglia lo sta ancora cercando. Col passare del tempo Bod cresce e matura e sente l'esigenza di vivere nuove esperienze, di esplorare il mondo al di fuori del cimitero; con questo non dico che il romanzo sia l'epica avventura di un ragazzino che esce dal cimitero, perché non lo è, piuttosto racconta il processo di crescita di un bambino che viene allevato in modo diverso e che vede il mondo con occhi innocenti e con l'ingenuità tipica di chi vede le cose senza malizia e senza timore.

Il figlio del cimitero è un libro che tutti possono leggere, non importa quanti anni abbiate, non serve essere
bambini per apprezzare questo genere di narrativa: incalzante e molto dolce. Il volume, anche nell'edizione economica, è corredato di bellissime illustrazioni in bianco e nero che accompagnano il lettore durante il viaggio, fino alla fine del libro.
Ho davvero amato questa storia, mi ha coinvolto e mi ha emozionato, mi sono ritrovata a parlare con i personaggi nel disperato tentativo di dirgli cosa fare, di chi fidarsi, da chi scappare, inutile dire che nessuno di loro mi ha dato ascolto, ma poco importa. Ammetto che alla fine mi sono perfino commossa, non tanto, giusto un po', il necessario insomma. Ma che volete farci, io a Gaiman non so resistere.


Questo libro si merita cinque dinosauri su cinque!



MJ

sabato 18 gennaio 2014

The perks of being a Wallflower di Stephen Chbosky / Noi siamo infinito

Titolo: The perks of being a wallflower
Autore: Stephen Chbosky
Casa Editrice: Simon & Schuster
Pagine: 231 pp.
Prezzo: 8,00 euro
ISBN: 9781471116148
Trama: Fra un tema su Kerouac e uno sul Giovane Holden, tra una citazione da L'attimo fuggente e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui. Un romanzo emozionante e coinvolgente, dove tutto è riconoscibile, vivido, naturale, la storia vera di un adolescente con il suo sapore dolceamaro che ha ispirato il film culto con Emma Watson e Logan Lerman. 

Credo di odiare la sinossi italiana, ma non avevo davvero voglia di tradurre quella inglese. The Perks of Being a Wallflower è il romanzo da cui è stato tratto il film Noi siamo infinito, con Emma Watson e Logan Lerman, in italiano è stato pubblicato col doppio titolo di Noi siamo infinito e Ragazzo da parete, il primo sull'onda del successo del film, il secondo nel vano tentativo di rendere il significato del termine inglese "wallflower" che fa riferimento a persone che passano inosservate, nella fattispece si riferisce a quelle persone che durante un ballo o una festa non vengono invitate a danzare né vengono notate.  La storia è quella di Charlie, un ragazzino di quindici anni che si trova ad affrontare per la prima volta la vita da liceale. È una matricola e il mondo che gli si apre davanti è un mondo nuovo fatto di sussurri, baci e sguardi complici, ma anche di feste, sigarette fumate di nascosto, canne e problemi adolescenziali, problemi con cui Charlie non sa come relazionarsi perché il suo vero problema è che fatica a legare con le persone, a capire i loro sentimenti e gli atteggiamenti che deve assumere di riflesso. 

The Perks of being a Wallflower è un libro complesso, che tratta una moltitudine di temi e che affronta realtà che potrebbero essere definite scomode, non è però un libro perfetto e prima di dirvi perché ho adorato questo libro vorrei spiegare cosa non mi è piaciuto.
Prima di tutto vorrei soffermarmi sullo stile di scrittura, che è davvero molto semplice. Il romanzo è strutturato sotto forma epistolare, si tratta infatti di una serie di lettere che Charlie spedisce a una persona a noi sconosciuta raccontandogli la sua vita; come idea è parecchio interessante e secondo me anche ben gestita. Il vero problema è che, pur essendo il protagonista un quindicenne, alcuni pensieri sono formulati in modo quasi infantile. Non mi è chiaro se Charlie abbia o meno una forma di ritardo di qualche genere o se sia autistico, davvero non è mai detto nel corso del libro, ma ammetto di essermelo chiesta. Perché sì, Charlie è naive, è ingenuo in modo quasi disarmante, così ingenuo che in punto dice addirittura che gli hanno dovuto spiegare cosa sia la masturbazione. Va bene che il romanzo è ambientato tra il 1991 e l992, ma non credo che i quindicenni degli anni novanta fossero così rimbambiti. Inoltre è dotato di un'intelligenza veramente fuori dalla norma, legge moltissimo e pensa fin troppo. Sono elementi che mi hanno lasciata leggermente spiazzata perché l'autore non lo spiega. Non ho nemmeo gradito moltissimo la quantità di temi che Chbosky sceglie di affrontare: l'alcolismo, la violenza su donne e bambini, l'aborto, l'incesto, lo stupro, le droghe, il bullismo, l'omofobia e chi più ne ha più ne metta. Sono tutte realtà indubbiamente esistenti, ma ho trovato ridondante questa continua sfilata di turpitudini e non tanto per il genere di argomento che tratta, ma per come lo tratta in modo spesso superficiale e di passaggio. Capisco che il genere di struttura del libro non conceda una lettura più approfondita di certi argomenti, alla fine è un ragazzino che racconta, ma a questo punto non metterli: mettici l'aborto, l'omofobia e parlami della relazione di un quindicenne con alcool, sesso e droghe. 

Detto questo ho adorato questo libro. Come avete potuto leggere non si tratta di un libro perfetto, ma durante la lettura vi assicuro che non vi importa. Chbosky è riuscito a creare un personaggio con cui è impossibile non identificarsi, un ragazzino cui ci si sente legati fin da subito e che si impara ad amare in pochissime righe. Charlie sono io, sei tu, lettore, è tutti noi. Perché è quella parte della nostra mente che a quindici anni era entusiasta della vita e terrorizzata dal futuro e dalle conseguenze delle sue azioni. È bellissimo vedere come riesce a creare dei legami così forti con delle persone così normale, perché ci ricorda qualcosa di vero, di realistico. Ho adorato il modo in cui venivano riportati i suoi pensieri, Chbosky ha saputo sfruttare appieno la tecnica del flusso di coscienza presentandoci in modo estremamente coinvolgente le ansie, le paure, i desideri di questo protagonista così indifeso ed ingenuo, soggetto ad attacchi di panico e quasi inconsapevole della sua intelligenza. Perché Charlie è un genio, ma non lo sa, perché dopo tutto siamo nell'America degli anni '90 e se sei un freak sei un freak e basta, se sei gay ti nascondi e non lo fai sapere a nessuno, certe cose che per noi sono ovvie e scontate lì non lo erano assolutamente.
Credo che questo sia uno di quei romanzi che o si amano alla follia o si detestano, si vede da come cerca di seguire la scia di Salinger, Kerouak, Fitzgerald, e anche se il lavoro finale non è nemmeno paragonabile a quello di questi grandi autori, rimane il fatto che Chbosky ha tentato e il risultato è talmente drastico che se riesce a coinvolgere coinvolge al 100%, conquista e fa innamorare. Con me ci è perfettamente riuscito.
Ho amato questo romanzo perché ho amato Charlie.
Mi sono immedesimata in lui, ho pianto e ho riso con lui. Ho seguito i suoi pensieri e ho visto il mondo con i suoi occhi e mi sono sentita infinita. Perché in fondo è così che è questo libro, infinito.

Per quanto mi riguarda The Perks of Being a Wallflower si guadagna cinque dinosauri, ovvero il massimo, perché nonostante i difetti, nonostante non sia perfetto, è riuscito ad emozionarmi e a coinvolgermi in un modo che non credevo possibile, tanto che alla fine non volevo lasciarlo andare e mi sono ritrovata a dormire con il libro sotto il cuscino.




MJ


venerdì 10 gennaio 2014

L'oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman

Titolo: L'oceano in fondo al sentiero
Autore: Neil Gaiman
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Strade Blu
Pagine: 191
Prezzo: 17,50 euro
ISBN: 978-8804632177
Trama: Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l'uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune - Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino. Quarant'anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L'orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero... La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.

Neil Gaiman è un genio indiscusso. Ha scritto veri e propri capolavori dando nuova vita al concetto stesso di fantasy. È talmente abile da riuscire a saltare dai libri per adulti a quelli per bambini fino alle graphic novel senza far sentire al lettore il peso del cambiamento. Di suo ho letto American Gods, Good Omens (con Pratchett), Odd, Coraline, Stardust e ho di recente iniziato Sandman: li ho trovati tutti bellissimi e degni di essere letti.
Se L'oceano in fondo al sentiero è il primo libro di Neil Gaiman che avete letto o che vi accingete a leggere sappiate che lo adorerete. Ci sono ottime possibilità che vi piaccia tantissimo e che riesca ad avvicinarvi a un autore che, davvero, non dovreste lasciarvi sfuggire. Se invece già lo conoscete e avete letto parte della sua bibliografia vi accorgerete che questo romanzo è un gradino sotto a tutto il resto della produzione di Gaiman. Non è un brutto libro, questo è impossibile, Neil non scrive brutti libri, scrive solo libri leggermente meno accattivanti, ecco.

L'oceano in fondo al sentiero è classificato come libro per adulti, ma in realtà è più in una sorta di limbo a cavallo tra i libri per adulti e quelli per ragazzi. Il perché è molto semplice: la storia è quella di un ragazzino, il cui nome non viene mai detto, che si trova alle prese con entità così antiche che persino il mondo ne ha dimenticato l'esistenza, tuttavia il narratore è il bambino cresciuto, oramai uomo di mezza età, che ricorda e ripercorre gli eventi accaduti quando aveva sette anni; di conseguenza il lettore si trova di fronte la storia di un ragazzino vista con "il senno di poi". Non che questo sia un male, anzi si tratta di un romanzo adatto sia ai ragazzini che agli adulti, proprio per questo duplice, ma univoco punto di vista.
Principale punto di forza del libro sono i personaggi, Gaiman ci presenta una varietà di figure femminili di età e caratteri diversi, tutte delineate in modo così unico da riuscire ad incantare il lettore; le diverse sfaccettature di questi personaggi, ognuno femminile a suo modo, ricordano molto la concezione della donna tipica della wicca e della mitologia celtica-irlandese che vedono al centro del pantheon il trinomio della dea bambina, madre e anziana. Devo ammettere che questa cosa mi è piaciuta tantissimo, Neil è riuscito a gestire in sole 180 pagine una vera e propria ondata di personaggi femminili, senza mai cadere nel banale, senza mai risultare scontato.
Il problema vero e proprio è che per quanto mi riguarda la storia mi ha ricordato molto Coraline, sono molto simili sotto certi aspetti, ma Coraline aveva quella marcia in più, aveva dalla sua l'originalità, il fatto che fosse la prima volta che ci trovavamo di fronte qualcosa di simile. All'Oceano in fondo al sentiero la marcia in più in manca, si sente che in origine doveva essere un racconto breve che si è protratto troppo a lungo; ci sono alcuni capitoli che sembrano stati aggiunti senza un vero e proprio scopo finale e le atmosfere che dovrebbero risultare cupe e inquietanti non riescono a trasmettere le sensazioni giuste. 
La cosa che credo mi abbia dato più fastidio è che mi aspettavo un capolavoro e le mie aspettative sono state deluse, forse ne avevo troppe, fatto sta che alla fine non sono riuscita a creare un legame con il libro e lui non è riuscito a trasmettermi molto, davvero poco o nulla. 
Forse però è colpa mia e delle mie aspettative troppo alte, perché il romanzo in sé non ha davvero nulla che non vada.

 In definitiva, per chi si avvicina al romanzo senza avere mai letto Gaiman, o comunque sapendo che a prescindere lo adorerà, sono quattro dinosaurini felici:


per me e i pignoli insoddisfatti sono solo tre, perché è carino, ma non eccezionale.





MJ

lunedì 6 gennaio 2014

The Shining Girls di Lauren Beuks

Titolo: The shining girls
Autrice: Lauren Beukes
Casa Editrice: Il Saggiatore
Pagine: 462
Prezzo: 16,50
ISBN: 978-8842818335
Trama: Chicago, 1931. Prima di trovare la Casa Harper Curtis era uno dei tanti vagabondi in una città schiacciata dalla Depressione. Poi una voce lo attira in quella che sembra solo una villa in rovina, e la sua vita cambia per sempre. Le porte della Casa permettono di viaggiare nel tempo e lui incomincia ad assaporare le meraviglie del futuro. Ma Harper Curtis è anche un uomo violento e crudele, un sadico, e a farne le spese sono giovani donne, forti, indipendenti e ricche di talento. Come un cacciatore Harper le insegue attraverso le epoche, scovandole da bambine e tornando a ucciderle quando sono sbocciate, al culmine del loro splendore. Ora Harper Curtis è l'assassino perfetto, non può essere scoperto né fermato. Chicago, 1992. Kirby Mazrachi ha imparato bene la lezione da quando è stata assalita ed è sopravvissuta per miracolo. Il suo aggressore non è mai stato identificato. Nonostante il trauma emotivo, ha deciso che non vuole rimanere una vittima: l'unico modo per farlo è trovare chi l'ha attaccata e fermarlo. Il suo unico alleato è Dan, il giornalista che ha seguito il suo caso dopo l'aggressione. Lentamente, Kirby si rende conto che l'uomo a cui sta dando la caccia non è un semplice maniaco. Molte, troppe ragazze sono state uccise a Chicago. E ogni volta sulla scena del delitto sono stati trovati oggetti che non hanno spiegazione. Come può Kirby trovare e catturare un uomo che non esiste?

Quando ho comprato questo libro mi aspettavo grandi cose, partiva infatti con le migliori premesse: un giallone con un pericoloso assassino e viaggi nel tempo. Cosa potevo chiedere di più?
Purtroppo le mie aspettative sono state rovinosamente deluse.
La prima cosa che si nota e che infastidisce è la struttura del romanzo nel quale ogni capitolo è scritto da un punto di vista diverso, questo non sarebbe un grande problema se l'autrice si fosse limitata ad utilizzare due o tre PoV, magari quelli di Harper, Kirby e Dan, ma la Beukes sceglie invece di utilizzarne ben più di tre così ci ritroviamo a leggere il punto di vista di tutte le vittime di Harper, gente che compare una volta sola e poi sparisce dalla memoria, personaggi di passaggio che incrociano la strada con quella dei protagonisti principali. 
Una vera e propria bolgia di personaggi che l'autrice non è assolutamente in grado di gestire. Credo che il suo intento fosse quello di dare maggiore spessore a figure che compaiono per poco tempo, così che il lettore possa empatizzare con la loro storia. Il problema è che non ci riesce, non è capace di farlo e il povero lettore spaesato si ritrova a chiedersi "ma cosa sto leggendo" o "in che anno sono"? Perché mettere i capitoli in ordine temporale sarebbe stato chiedere troppo.
Altro tasto dolente sono i personaggi principali, l'unico veramente ben caratterizzato è Harper, che è un pericoloso serial killer e quindi non riesce a stare davvero simpatico, la sua controparte "eroica", Kirby, è una lagna e al lettore viene voglia di prenderla a schiaffi per almeno la metà del romanzo. Davvero, già è complicato seguire la trama, figurarsi se poi i personaggi sono pure antipatici!
Mi dispiace molto perché l'idea dei viaggi nel tempo era veramente originale, soprattutto visto il contesto giallo del romanzo, tuttavia l'autrice non è assolutamente in grado di sfruttarla. Perché la casa permette ad Harper di viaggiare nel tempo? Non è spiegato e non considererò il finale come una risposta, perché è proprio il finale la parte peggiore dell'intero libro.
Una conclusione affrettata, priva di senso e completamente inconcludente. Un finale aperto, ma che urla a piena voce "non avevo voglia / non avevo idea di come concludere questa storia". Il lettore storce il naso e rimpiange i sedici euro spesi, non tanto perché il romanzo fino a quel punto è stato deludente, ma proprio perché non esiste un finale, non esiste una spiegazione degli eventi accaduti fino a quel momento. Non ci è dato sapere cosa ne è dei personaggi, staranno bene? Andranno avanti con le loro vite? Ricollegheranno l'assassino alla casa?

In definitiva una grandissima delusione sotto ogni aspetto, un'idea di partenza eccellente che non è stata ampliata né approfondita in modo adeguato. Mi dispiace per Lauren, ma non mi sento di dare più di due dinosaurini.





MJ



domenica 24 novembre 2013

La bambina che salvava i libri di Markus Zusak

Titolo: La bambina che salvava i libri
Titolo Originale: The bookthief
Autore: Markus Zusak
Casa Editrice: Sperling e Kupfer
Pagine: 563
Prezzo: 11,50 euro
ISBN: 978-8860613714
Trama: Germania, 1939. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare. Ed è solo l'inizio.
Il giorno del funerale del fratellino, la piccola Liesel raccoglie per strada un libro seminascosto dalla neve, e la sua vita cambia per sempre. Perché, da quel momento, la bambina impara a leggere. Ben presto Liesel inizia a sottrarre i libri dai roghi nazisti, decisa a salvarne uno ogni volta che ne ha l'occasione. Ma sono tempi difficili e il mondo di Liesel non sarà mai più lo stesso. Raccontata dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - un'indimenticabile storia sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito. 

Quando ho iniziato questo libro sospettavo che mi avrebbe straziato il cuore, ma non ne ero del tutto sicura. Ero stata attratta dal titolo (un libro che parla di libri non può che essere meraviglioso) e dalle innumerevoli recensioni che avevo visto su youtube. Insomma si prospettava una gran bella lettura e devo ammettere che non solo non mi ha deluso, ma anzi ha superato le aspettative.
La bambina che salvava i libri, o la ladra di libri (che sarebbe la traduzione più appropriata), è un romanzo che parla di sentimenti, di emozioni, di parole. Immaginatevi di essere di bambini, siete piccoli e il mondo pare remarvi contro, prima vi priva di tutti coloro che amate e poi continua afarlo, ancora e ancora, cosa vi resta a quel punto? Qual è l'unica cosa a cui potete aggrapparvi disperatamente? Per Liesel sono i libri, o meglio ancora le parole contenute in quei libri. Perché è di questo che si tratta: parole.
Ed è bellissimo per questa bambina che vive in un mondo freddo e ostile potersi rifugiare in mondi differenti.
Certo oltre alle parole c'è anche altro, si parla di rinascita, crescita, paura, dolore, ma anche gioia e luce là dove il buio è più profondo. Il romanzo è ambientato durante la seconda guerra mondiale e Liesel si ritrova affidata a una famiglia adottiva, separata dalla madre e dal fratello (morto durante il viaggio). Non si può certo dire che la sua nuova mamma sia la persona più accomodante del mondo, né che il suo nuovo papà sia un gran lavoratore né un buon nazista, tuttavia a Liesel va bene così, perché col tempo imparerà ad amare queste persone così diverse da lei, imparerà ad apprezzare sia i loro pregi che i loro difetti fino ad amarle come solo una figlia sa fare. Per il lettore è bellissimo vedere il percorso di crescita di Liesel, insieme a tutte le persone che l'accompagnano: il suo compagno di giochi Rudy, l'ebreo nascosto in cantina, Max, sua madre Rosa, suo padre Hans, la moglie del sindaco, gli abitanti della città, i ragazzi più grandi. La bambina che rubava i libri, così viene chiamata Liesel e così finisce per chiamarla anche il lettore.
Una delle cose che ho amato di più di questo romanzo è l'ambientazione, certo siamo in Germania e non una bella Germania, questa è la Germania nazista, di Hitler, dei lager e dei campi di concentramento, ma è anche la Germania di una ragazzina di dodici anni che fa un pupazzo di neve in cantina con il suo amico ebreo, che legge un libro ad alta voce ai suoi compaesani rinchiusi nel rifugio antiaereo per distrarli dalla paura, è la Germania di un bambino di neanche dieci anni che corre nel campo di atletica dopo essersi dipinto di nero col carbone perché nella sua testa vuole essere come il campione olimpico Jesse Owens, è la Germania di un uomo che pur non avendo da mangiare accetta di dipingere di nero i tetti dei suoi vicini per evitare che vengano presi di mira dai bombardamenti. 
È una Germania, questa, che scalda il cuore, che mostra in parte anche l'altro lato della medaglia, quello della gente comune, quello delle persone innocenti che in questa guerra ci sono state trascinate, che non hanno chiesto la fame, né la morte, né i bombardamenti; per questo l'ho apprezzato tantissimo.
Altra nota estremamente positiva riguarda lo stile, ho adorato l'escamotage adottato dall'autore che sceglie di scrivere il romanzo come se a parlare fosse la morte; d'altra parte chi meglio di lei può raccontare una storia come quella di Liesel? Che parla sì di vita e di speranza, ma anche di morte, disperazione e solitudine. Il libro è diviso tra capitoli in cui la Morte ci racconta la storia di Liesel, tratta da un piccolo quaderno, un libriccino che la bambina stessa ha scritto durante gli anni che vanno dal '39 al '42, e altri in cui il nostro narratore onniscente ci racconta di com'era il mondo in quel periodo, ci parla del suo "lavoro" e di tutte le anime che è stata costretta a portare con sé. Uno stile, quello di Zusak, a dir poco eccezionale, coinvolgente e mai noioso; scegliendo un narratore il suo correva il rischio di cadere nella banalità o di risultare troppo incredibile, ma è invece riuscito a creare una storia scorrevole e accattivante, che ti fa arrivare in lacrime alla fine e che non ti basta. Non so voi, ma io avrei voluto che questo libro continuasse ancora e ancora, cosa succederà dopo? E dopo ancora? E tra dieci anni?

La bambina che salvava i libri è un romanzo che rimane nel cuore, che ci entra piano, piano, senza spingere, senza far rumore e ci rimane, perché non è possibile non amare Liesel, non desiderare con lei, non amare con lei, non piangere con lei. Soprattutto per noi lettori questo libro è prezioso perché ci ricorda quel tempo in cui ci bastava così poco per essere felici, avere tre libri era già essere ricchi, averne dieci voleva dire essere quasi un pascià. Ci ricorda l'amore per le piccole cose, l'importanza del legame che può venirsi a creare tra un romanzo e chi lo legge e ci ricorda, soprattutto, l'importanza delle parole: che possono plasmare la realtà, che hanno un peso che non va mai dimenticato, che a volte possono salvare una vita.
Per me questo libro si merita un voto pieno, perché in fondo è quello che ha dato a me: il massimo.








Per chi non lo sapesse, l'anno prossimo è prevista l'uscita di un film ispirato a questo romanzo, apparentemente sarà bellissimo, i trailer sono entrambi accattivanti e per quanto mi riguarda estremamente soddisfacenti, staremo a vedere cosa ci aspetta.



MJ