martedì 9 settembre 2014

Il doodle google di oggi

Stamattina ci tengo a salutarvi con un brevissimo post sul Google Doodle di oggi.
Oggi festeggiamo il 186° anniversario della nascita di Lev Tolstoj, quel signore dalla bella barba candida che ha scritto alcuni tra i romanzi più famosi della letteratura russa: Anna Karenina, Guerra e Pace.
Suonano famigliari?

Anna Karenina è in assoluto uno dei miei romanzi preferiti e racconta la complicata storia d'amore tra Anna e Vronski, un ragazzo più giovane di lei per il quale Anna lascerà il marito, ma la loro storia non è destinata ad avere un finale allego, al contrario di quella dei personaggi secondari del romanzo.

Detto ciò (e non vi riassumo Guerra e Pace in tre righe perché non l'ho letto) eccovi il google doodle, cliccate sull'immagine per arrivare alla versione animata:

click me

Ci rivediamo oggi pomeriggio con un post un po' diverso dal solito.


Maryjane


venerdì 5 settembre 2014

The Silkworm - Il baco da seta

a novel by Robert Galbraith, aka J.K.Rowling


Titolo: Il baco da seta
Titolo originale: The Silkworm

Autore: Robert Galbraith a.k.a. J.K.Rowling

Casa Editrice: Salani

Data di uscita: 9 Ottobre
Pagine: 560
ISBN: 978-8867158522
Prezzo: 16,90
Trama: Quando lo scrittore Owen Quine scompare, sua moglie assume l’investigatore privato Cormoran Strike. Sulle prime crede che suo marito se ne sia andato per qualche giorno di sua volontà, come ha già fatto in passato, e vuole che Strike lo ritrovi e lo riporti a casa. Ma con il procedere dell’indagine di Strike appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore ha appena terminato un manoscritto pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce.Se fosse pubblicato, il libro rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler zittire lo scrittore. E quando Quine viene ritrovato morto, brutalmente assassinato in circostanze bizzarre, Strike si trova in una corsa contro il tempo per capire il movente di un assassino spietato, diverso da tutti quelli che ha incontrato finora... 


Eccoci di nuovo con le recensioni, oggi vi parlerò di un romanzo che non è ancora stato pubblicato in Italia, ma che lo sarà a breve, di cosa sto parlando? Ovviamente di The silkworm, il baco da seta, il secondo romanzo giallo scritto da Robert Galbraith che i più sanno oramai essere uno pseudonimo della celeberrima autrice Joanne Rowling.
Non è mai facile recensire i romanzi della Rowling, ma se con Harry Potter possiamo ancora cavarcela, come fare con tutto quello che non è Harry? Come inziare a parlarvi di The Silkworm?

L'anno scorso scrissi questa recensione su Il richiamo del cuculo, primo romanzo giallo di Johanne, che vedeva come protagonista l'investigatore privato Cormoran Stike alle prese con l'omicidio/suicidio di una giovane modella, oggi a nemmeno di un anno di distanza torno a parlarvi del secondo volume di questa serie di romanzi polizieschi.
Ecco che il nostro Cormoran torna alla ribalta, questa volta si passa dalla ricerca di una persona scomparsa ad un'indagine per omicidio, un omicidio violento, sanguinoso e torbido, la cui descrizione vi farà storcere il naso. Non voglio farvi anticipazioni, non voglio farvi spoiler, quindi per una volta sarò breve e sarò concisa.


In questo secondo volume i toni si fanno più accesi, più cupi; J.K. questa volta non si limita a fare un'analisi psicologica dei personaggi, ma ci delizia con tutti i particolari morbosi delle loro vite, con i dettagli sgradevoli del loro aspetto fisico, con i loro kink e i loro piccoli pidocchiosi segreti. Questi personaggi sono meschini e tristi, e il più meschino di tutti è forse proprio la vittima, il cui ritratto che Cormoran riesce a fare andando avanti con le sue ricerche diventa sempre più grigio, sempre più borderline e moralmente discutibile. Non arriveremo mai a provare pietà per la Quine, così come non ne proveremo per il suo assassino, ma nonostante questo non riuscirete a staccare gli occhi dal romanzo, perché vorrete sapere, perché è come leggere un episodio di Criminal Minds, ma scritto immensamente bene.
Io oramai non ho più parole per descrivere il talento e le doti scrittorie di questa donna, che ogni volta riesce a sorprendermi in modo diverso. Il suo primo giallo era bello, sì, mi era piaciuto moltissimo, ma il suo secondo? Il suo secondo è eccezionale e mi ha lasciato senza fiato. L'autrice è sempre stata abilissima nel creare ritratti psicologici dei suoi personaggi, le sue analisi introspettive sono impareggiabili; questa volta ci dimostra non solo di avere oramai consolidato nel tempo questa sua abilità, ma anche di essere diventata perfettamente in grado di padroneggiare le tecniche principali del romanzo giallo, l'uso della suspance, il disseminare indizi senza farsi scoprire, l'inserire personaggi nuovi senza lasciarsi sviare dalla loro presenza, ma rimanendo sempre in grado di sviare il lettore. J.K. si rivela ancora una volta la grande autrice dotata e poliedrica che abbiamo sempre amato.
Ok, forse sarò io che non sarò un asso, ma dopo anni di telefilm polizieschi uno pensa di averlo affinato l'intuito per i criminali, invece no, questa volta vi assicuro che sarà pressoché impossibile intuire l'assassino - e sappiate che se ne sarete in grado avrete la mia più profonda stima!


Come promesso sono stata breve, sintetica e non ho fatto spoiler, vi lascio quindi con il mio voto in capretti espriatori (ma qualcuno di voi sa almeno da dove arrivano i capri?!), forse sono di parte, ma non posso che dare il massimo!


Maryjane





giovedì 4 settembre 2014

GENERIcamente #1 - Young Adult

una nuova rubrica incentrata sui generi letterari, oggi presentiamo:
Young Adult: un nome, una condanna.



Cos'hanno in comune Carrie di Stephen King, Oliver Twist di Dickens, Sherlock Holmes di Conan Doyle, Città di ossa di Cassandra Clare e Obsidian della Armentrout?
Niente, direte voi. 
Sono generi diversi, scritti in periodi diversi, da autori diversi.
Verissimo, come darvi torto, ma tutti questi titoli hanno qualcosa in comune, qualcosa che a prima vista può sfuggire: sono tutti Young Adult.

Supercazzola colossale, direte voi. Già vi vedo a storcere le labbra dopo questa mia affermazione, già tentati di smettere di leggere, ma vi prego di seguirmi in questo percorso di analisi e critica di un fenomeno a mio parere troppo diffuso.
In inglese il termine Young Adult indica tutti i romanzi per ragazzi, da un'età che vai di 7/8 anni fino ai 20, ecco dunque spiegato l'arcano, per gli inglesi - che siano americani, britannici o australiani ha poca importanza - la cosa fondamentale non è tanto il contenuto, non è tanto come è scritto, quando l'età media delle persone a cui è rivolto il romanzo che va a classificarlo come YA.
Di conseguenza ci ritroviamo un miscuglione, Il signore delle mosche accanto ad Hunger Games, Piccole Donne accostato con Obsidian, Oliver Twist sullo stesso piano di Artemis Fowl (e sia ben chiaro, io adoro Artemis Fowl), Il conte di Montecristo accostato a Shatter me, insomma cose che farebbero accapponare la pelle ai più arditi lettori di trash. A me, poco ma sicuro, questa grande accozzaglia di titoli fa venire i brividi.

Per un italiano Oliver Twist e Il conte di Montecristo sarebbero romanzi di formazione, Artemis Fowl un libro per ragazzini, Lo hobbit un libro per bambini, Carrie un horror, e cosa finisce nello Young Adult? Perché in Italia questa dicitura accoglie solo libri di un certo genere? Perché non ci sogneremmo mai di classificare Piccole donne come uno YA, ma la serie di Mortal Instruments sì?
Personalmente credo che la questione dipenda da due cose fondamentali:
1) lo stile di scrittura.
2) la profondità/complessità/originalità della trama.

Partiamo dal presupposto che trovo ridicolo l'utilizzo del termine Young Adult in Italia; è una cazzata, abbiamo già una divisione italiana dei generi letterari e non ci serve a nulla adottare un termine inglese così vago per classificare un certo tipo di letteratura che dovrebbe essere rivolta un pubblico medio di sedicenni, ma che alla fin della fiera viene letta principalmente da ventenni. Non prendiamoci in giro, quelli che noi consideriamo Young Adult sono una serie di romanzi per ragazzi ed è inutile inserirli in una categoria nuova chiamandoli romanzi per giovani adulti, giovani cosa? O sei un ragazzo o sei un adulto, punto. Non c'è una via di mezzo: bambini, ragazzi, adulti. 
Non illudiamoci che questi libri siano più di quello che sono: dei libercoli. 
Gli Young Adult sono scritti spesso in modo mediocre, accomunati fin troppe volte dall'uso poco sapiente della prima persona, dalla mancanza di congiuntivi, di sinonimi, della conoscenza della lingua non solo con cui sono scritti, ma anche con cui sono tradotti. Questi libri ci abituano a una povertà di linguaggio tale che oramai per i giovani liceali diventa pesante persino leggere Il giovane Holden, per le ragazze Orgoglio e pregiudizio rimane un film perché il libro è troppo noioso e figuriamoci poi l'idea di avvicinarsi ad un romanzo spesso come Il conte di Montecristo. Il lessico si perde insieme ai tempi verbali e anche quelle persone, i lettori, che una volta erano i detentori un linguaggio più forbito e ricercato ora sono abituati a parlare per grugniti. Siamo arrivati al punto per cui non c'è più differenza tra sorridere e ghignare, in cui si può ripetere sessantacinque volte il verbo dire perché i suoi sinonimi oramai sono inutili, in cui passiamo sopra alle ripetizioni perché tanto... perché tanto cosa? Perché tanto c'è Fabio Volo che rappresenta l'italiano medio?! Andiamo! Ragazzi miei un po' di autocritica.
Ci facciamo infinocchiare da romanzetti tutti uguali, con la stessa protagonista goffa, ma bellissima, il solito triangolo amoroso con il bello ma dannato e il bellissimo ma non troppo dannato; tutti con le stesse copertine, così uguali che oramai non sappiamo nemmeno più se in libreria li abbiamo già o meno, perché alla fine si assomigliano tutte, con un primo piano un po' troppo marcato di una modella a caso e uno sfondo sfocato. Persino i titoli sono pressoché identici, tutti rigorosamente nel medesimo format.


Ed eccoci poi alle trame, che, sì, magari variano un po' tra loro, alcune di queste autrici hanno anche delle idee brillanti - ogni tanto. Ma la verità è che finiscono col perdersi nel mucchio, si perdono tra le mille altre autrici i cui personaggi sono esattamente identici ai loro. Sono fatti con lo stampino, sono scritti con lo stampino e noi come povere polle ci esaltiamo anche, leggendo, e ce ne usciamo con frasi del tipo: "Oh, ma questa protagonista è una ganza!". 
Ganza era Morgana nel ciclo di Avalon, ganza era Hermione in Harry Potter, ganza era Claire ne La Straniera, ganza era Anna Karenina o Milady nei Tre Moschettieri, ma definire ganza o figa o tosta una di queste protagoniste è un azzardo. Un branco di debosciate che non sono capaci di girarsi da sole nemmeno in casa loro e che non riescono a fare altro che sbavare dietro al belloccio di turno.
Smettila MJ, stai generalizzando!

Oh, ma senza dubbio, questa è una generalizzazione bella e buona, non tutti gli YA fanno schifo, ma è anche vero che non considero tutti i romanzi per ragazzi degli YA, perché oramai nella mia testa - così come nella testa della maggior parte della gente - il termine YA è sinonimo di scadente. È razzismo libresco, direte voi e forse avete ragione, ma l'esperienza mi porta a mal giudicare solo cose che leggo e di conseguenza vuol dire che per permettermi di dire una cosa di questo genere vuol dire che la mia buona dose di YA li ho letti.
Sì, ci sono i casi a parte, ci sono degli YA carini, alcuni addirittura belli, ci sono quelli che ti piacciono anche se non sono altro che romanzi mediocri e quelli di cui ti innamori nonostante tu ti renda conto di quanto siano terribili, ma questo non toglie il fatto che questo genere sta diventano abusato e che il 90% dei suoi esponenti siano brutti libri.

Perché quindi? La risposta molto semplice è che vende. Vende molto di più classificare un libro come Young Adult e venderlo a un pubblico vasto che classificarlo come romanzo per ragazzi e venderlo solo agli under 14. Certo, forse dovremmo chiederci se non sia anche colpa nostra, che ci adeguiamo a comprare una massa di libri scritti male solo per avere la possibilità di leggere storie mediocri con eroine fintissime in cui identificarci.
Forse il problema dello YA siamo noi e sono tutte quelle persone che non leggono altro, perché una volta che ti abitui a leggere solo quel genere è difficile passare a libri un po' più di spessore. Se vi identificate in questa categoria di lettori, dediti solo a un genere letterario (che poi lo Young Adult non è nemmeno un genere letterario, ma lasciamo stare) come lo Young Adult, allora vi chiedo io: perché? Perché vi fissate a leggere solo questo genere di romanzi? Perché non provate anche altro? 

Alle volte credo che sia un po' un problema mio, una forma di snobismo letterario forse, ma la verità è che oramai faccio davvero fatica, faccio fatica a non incazzarmi nel leggere tempi verbali sbagliati, nel vedere personaggi inconsistenti, personaggi maschili violenti e negativi fin troppo amati, figure retoriche senza senso, paragoni del tutto casuali. Mi dispiace, ma non posso credere che i libri per ragazzi adesso siano questo.
Non voglio crede che non ci sia un altro modo per avvicinare i giovani alla letteratura che non sia presentare loro una serie di libercoli scritti a culo. Dov'è finito il buon fantasy con cui siamo venuti su tutti quanti? Dov'è Artemis Fowl? Dove Walter Moers? Cazzarola, ricordo quanto mi sentii trasgressiva quando a tredici anni presi L'amante di lady Chatterly dalla libreria dei miei genitori, adesso a tredici anni tutti hanno già letto Cinquanta sfumature di grigio. Io volevo sposare Athos, adesso la gente se ne va in giro dicendo che vorrebbe sposarsi un tizio chiamato Quattro, Athos era un semidio, una montagna, ma ora siamo passate ad innamorarci di un'esemplare di maschio noto per le palle che dice e le cose che nasconde. Mr Darcy è andato in pensione anticipata da quando Jace Wayland ha fatto la sua comparsa soppiantando le maniere da gentleman di Fitzwilliam con il suo egoismo e la sua arroganza. 
E la cosa che io trovo ridicola è che non è che io abbia seimila anni, non ho l'età di mia madre, devo ancora farne 25, quindi cos'è cambiato? Nel giro di mezza generazione, cosa diavolo è cambiato? Abbiamo deciso di adattarci a un livello di scrittura più basso? Abbiamo deciso di farci andare bene storie scadenti per non fare fatica?

Credo, per questo primo appuntamento con la rubrica, di essermi dilungata anche troppo andando a finire un po' fuori tema, mi sono lasciata prendere la mano e mi scuso con chi si sente tirato in causa in prima persona, metterò un disclaimer sotto. Detto ciò, il prossimo genere di cui vi parlerò sarà la fantascienza, quindi preparatevi e allacciatevi alle poltrone, anche perché dal prossimo giro si inizia a fare sul serio. Niente più tirate sentimentali da vecchia sotto LSD.

Maryjane





DISCLAIMER: Sia chiaro, con questo post non voglio offendere nessuno, ma semplicemente esprimere quella che è la mia opinione su un fenomeno di vasta scala come quello degli YA. Questa è un'opinione personale, che non pretende in alcun modo di essere una verità assoluta, una critica a chi ama solo questo genere di libri o come simili.






lunedì 1 settembre 2014

No, non ero scappata in Burundi, ma le scuse ve le faccio lo stesso

Buongiorno carissimi. 

Oggi è il primo di settembre e dopo mesi e mesi di silenzio ho deciso di rimettermi in carreggiata, non parlo solo del blog o del canale di Youtube, ma di tutto quanto.
A febbraio, più o meno quando ho smesso di postare recensioni, mi sono imbarcata nella nuova grande avventura della specialistica; mi sono trasferita da Milano a Venezia e mi sono buttata a capofitto in un universo completamente diverso rispetto a quello cui ero avvezza prima. Una nuova tipologia di insegnamento, una relazione completamente differente coi docenti, una città dall'aspetto e dalle abitudini quasi opposte rispetto a ciò mi ero abituata per i primi 24 anni della mia vita. 
Mi sono trasferita, ho incominciato a uscire, ad abituarmi ad un nuovo ritmo di vita non più frenetico e senza sosta come quello milanese, ma più simile a una marea, più calmo, meno improvviso, ma altrettanto esigente. Mi sono abituata a un universo senza macchine, dove l'unico mezzo con le ruote è quello che da Mestre mi porta fino a Venezia, dove i vaporetti non sono più malefici strumenti del demonio il cui unico scopo è farti diventare verde per la voglia di rimettere il pasto, ma fidi compagni senza i quali saresti costretto ad attraversare i canali a nuoto. 
Così mi sono fatta trascinare in un mondo di lezioni frequentate - e per me che in triennale frequentavo solo sotto tortura è stato un enorme passo - giornate passate in biblioteca, serate a fare corsi supplementari di francese, poi il bando erasmus, la consapevolezza di essere stata presa per un intero anno accademico a Parigi, l'ammissione alla Summer School della Columbia, cose, insomma. Quest'estate mi sembra di non essermi mai fermata e so bene che non è una scusante, che avrei benissimo potuto scrivere un post ogni tanto, almeno una settimana, ma mi sono lasciata travolgere e ancora una volta ho dato la priorità al mio piccolo mondo di studi medievali. 

Per questo oggi, 1 Settembre, sono qui a parlare di rimettersi in tiro. 
Rimettere in sesto un ordine mentale che forse non ho mai avuto. Ma quest'anno vorrei dare il giusto peso ad ogni cosa e trovare lo spazio e il tempo per tutti, per gli amici, per i libri, per la scrittura, per lo studio, per i telefilm. Non sono più disposta a rinunciare a ciò che mi fa stare bene solo perché non sono in grado di gestire più cose contemporaneamente, in fondo oramai si avvicina il quarto di secolo.

Con questo post non voglio cercare giustificazioni, un po' perché non mi devo certo giustificare, ma soprattutto perché queste vogliono essere più delle scuse che altro. Mi dispiace di non esserci stata e di essermi un po' persa per strada, non riaccadrà.
Per quanto riguarda Veronica ed Elettra, non so bene cosa vogliano fare della loro vita e in che modo vogliano - se sono ancora intenzionate a farlo - partecipare alla vita di questo blog, ma io continuerò ad esserci e mentre ero via presa da attività completamente diverse ho pensato a nuove iniziative, nuove rubriche, nuovi argomenti da trattare. Ben presto il canale YouTube diventerà parte integrante del blog e non potranno esistere l'uno senza l'altro, ma aspettate - poco - e abbiate fede - tanta.
Per il momento inizieranno a ritornare recensioni e discussioni su libri, anche se quest'anno le letture sono state poche, per ora.

A chi è rimasto posso dire solo Grazie! E a presto, visto che ora di qui non mi schiodo più.


Maryjane.


sabato 24 maggio 2014

X-Men: Days of Future Past

Dopo mesi di silenzio e morte eccomi di ritorno, farò un post per spiegare e giustificare la mia assenza, ma non è questo il giorno. Quest'oggi parliamo di film e che film!


X-Men: Days of Future Past

Chi mi conosce sa bene quanto io sia un'amante dei fumetti e con fumetti intendo più o meno qualsiasi cosa: manga, fumetto italiano, europeo, comics. La prima volta che mi sono trovata in mano un comic della Marvel era il 2003 ed era appena uscito il secondo film degli X-Men. Io avevo 13 anni e fino ad allora non sapevo assolutamente cosa fosse il Marvelverse, tutto quello che sapevo di quell'immenso universo si limitava alla serie animata Gli Insuperabili X-Men. Da quel giorno è stato amore, o una maledizione se vogliamo. Ho iniziato a seguire le testate relative agli X-Men e a Wolverine e ho continuato per circa cinque anni, dopo una pausa di tre anni ho ripreso a comprarli e ora continuo a spendere più soldi di quanti dovrei.
Perché vi ho fatto questa manfrinata sulla mia relazione complicata con i comics? No, non sto giocando al "io sono più fan di te perché leggo i fumetti!!1", ma di una motivazione più consistente. Il fatto di avere letto i fumetti mi ha sempre portata a vedere i film degli X-Men e di Wolverine con un occhio davvero molto critico, e sono sempre stata molto severa nel dare giudizi a riguardo. X-Men: Last Stand era stato a mio avviso una boiata pazzesca, non vi dirò nemmeno cosa penso dei due film su Wolverine perché mi dicono che scrivere insulti su un blog pubblico non sia fine, First Class era molto bello a livello cinematografico, ma non c'entrava assolutamente niente coi fumetti. E a due giorni dall'uscita di Days of Future Past mi trovo a dover fare la recensione, e, voi non ci crederete, ma si tratta di una recensione completamente positiva.

Attenzione, questa recensione sarà piena di SPOILER, quindi se non volete anticipazioni sul film prima di essere andati a vederlo scappate! E disonore su di voi e sulla vostra mucca per non averlo ancora visto dopo che è uscito da BEN due giorni! 

X-Men: Days of Future Past (da ora abbreviato in DOFP) è indubbiamente il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto per quanto riguarda gli X-Men. Mi sbilancerò di più, X-Men: DOFP è il miglior adattamento cinematografico che sia mai stato fatto dei fumetti Marvel.

La trama.
Il mondo è in rovina. L'homo sapiens ha inventato una macchina per sterminare i suoi cugini mutanti: le sentinelle. Giganteschi robot umanoidi che sono in grado di rilevare il gene X all'interno degli esseri umani, ben presto però le sentinelle sono andate fuori controllo e hanno iniziato a rintracciare e rinchiudere tutti coloro che portavano dentro di sé il gene X latente e i cui figli, nipoti ed eventuali futuri successori sarebbero potuti diventare mutanti. Quello che ne è derivato è stato uno sterminio di massa. Mutanti e umani rinchiusi in enormi prigioni e campi di lavoro, con la feccia della feccia dell'umanità rimasta al potere. Solo pochi sono riusciti a sfuggire allo sterminio e alla prigionia, pochi X-Men sono sopravvissuti e continuano a combattere nel vano tentativo di fermare le sentinelle.
L'unico modo per evitare che questo futuro di morte e desolazione si realizzi è tornare nel passato e impedire che le sentinelle vengano create, grazie alla capacità di Kitty Pryde (Ellen Page) di rimandare la coscienza indietro nel tempo, Wolverine (Hugh Jackman) viene mandato dal Professor X (Sir Patrick Stewart) e da Magneto (Sir Ian McKellen) nel passato per rintracciare i loro sé stessi più giovani e impedire che il progetto sentinelle venga avviato.
Wolverine deve impedire che Mystica (Jennifer Lawrence) uccida Donald Trusk (Peter Dinklage) perché sennò avrebbero cancellato Game of Thrones; Trusk è il creatore delle sentinelle e la sua morte per mano di una mutante avrebbe convinto il consiglio ad approvare il progetto, catturata Raven avrebbero poi utilizzato il suo gene X per rendere i robot in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente e reagire nel modo migliore alla minaccia dell'homo sapiens superior.
La coscienza di Logan viene così rimandata nel 1973, Wolverine si reca quindi alla scuola per giovani dotati e la trova abbandonata, gli unici rimasti sono un giovanissimo Hank McCoy (Nicolas Hoult) e un Charles Xavier irriconoscibile (James McAvoy); il giovane Charles, a seguito degli eventi di First Class, è un uomo distrutto, la perdita di Raven e delle sue gambe lo ha reso debole sia nel fisico che nella mente e per riuscire a camminare si serve di un siero che gli prepara Bestia, il cui effetto collaterale è stato quello di fargli perdere i suoi poteri. 
Riuscito a sollevare il professore dal baratro dell'autocommiserazione, Logan rivela che serve loro l'aiuto di un altro mutante: Magneto (Michael Fassbender). Peccato che il giovane Erik sia in prigione per avere assassinato JFK (no, ma sul serio, poi ve lo spiegano); per riuscire a farlo evadere chiedono aiuto a un giovanissimo Pietro Maximoff (Evan Peters), mutante dotato di super velocità.
Non vi sto a raccontare come, ma riescono a liberare Magneto e si recano alla ricerca di Mystica che si trova a Parigi dove vuole fare un attentato alla vita di Trusk, che ovviamente fallisce perché Charles e gli altri arrivano in tempo per fermarla. Non fosse che Erik decide che la soluzione migliore è uccidere Raven, ma fallisce così non solo il mondo diventa consapevole dell'esistenza dei mutanti, ma Trusk riesce anche a impossessarsi di campioni del DNA di Mystica, che gli servirà per rinforzare le sentinelle e renderle indistruttibili.
Ma non tutto è perduto, rimane ancora un modo a Charles, Logan e Hank per rintracciare Raven e fermarla: utilizzare cerebro. Il vero problema è che young!Xavier è troppo debole per farlo. Convinto da Logan a disintossicarsi dal siero, tornato sulla sua fedele sedia a rotelle, ecco che Charles compie un salto temporale con la sua coscienza e incontra il sé stesso del futuro che lo guida e lo aiuta a ritrovare l'equilibrio interiore. Rintracciata Mystica, tutti si recano alla casa bianca dove "l'affidabile" presidente Nixon sta per tenere un discorso/dimostrazione sull'utilità delle sentinelle, non fosse che Magneto riesce a utilizzarle a suo vantaggio e sta per distruggere tutto quando viene incredibilmente fermato da Mystica la quale viene ripresa dalle telecamere mentre salva il presidente (ok, è un po' più complicato di così, ma non potevo scrivere venti righe solo per questo).
Il futuro è cambiato, grazie al cielo, visto che nel futuro distopico stavano tutti morendo uno a uno nel tentativo di proteggere Logan e Kitty mentre proiettava nel passato la di lui coscienza. Wolverine si risveglia nella sua stanza, nella scuola, è l'unico che ricordi il futuro che avrebbe potuto essere e mentre cammina per le ale dell'edificio la telecamera inquadra tutti i mutanti ancora vivi e vegeti, e con tutti intendo proprio tutti.

Differenze tra il film e i comics:
Come potete immaginare le differenze tra il film e la storia originale presentata nei comics sono innumerevoli e sono state fonte, nei mesi precedenti l'uscita del film, di moltissime lamentele e dubbi tra i fan dei fumetti. La storia originale, "Giorni di un futuro passato", è stata pubblicata nel 1981 e sceneggiata da Chris Claremont per le matite di Jon Byrne. La storia ha luogo in un distopico futuro altenativo in cui una Kitty Pryde oramai adulta viene rimandata indietro nel tempo da Rachel Summers per evitare l'assassinio del senatore Kelly per mano di Mystica e della confraternita dei mutanti malvagi (sì, sì, non il migliore dei nomi, lo sappiamo) che avrebbe scatenato l'isteria anti mutanti. La principale differenza, come potete notare, sta nel fatto che nel fumetto è Kitty a tornare nel passato e non Logan, certo è che per uno spettatore digiuno di comics il personaggio di Kitty Pryde non è che una comparsa e un elemento secondario di cui tanto è se ci si ricorda il nome.
I personaggi che ci vengono mostrati come vivi nel futuro in DOFP sono Tempesta, Colosso, l'Uomo Ghiaccio, Xavier, Magneto, Wolverine, Kitty, Blink, Alfiere, Sunspot e Warpath, di questi solamente Tempesta, Colosso, Kitty e Magneto sono ancora vivi nel futuro che ci viene presentato nel fumetto. Al loro fianco ci sono Franklin Richards (il figlio di Susan Storm e Reed Richards dei Fantastici quattro) e Rachel Summers (la figlia di Ciclope e Jean in un futuro che non esiste più) ed è proprio Rachel con i suoi poteri telepatici che rimanda la coscienza di Kitty indietro nel tempo, quando era ancora una ragazzina che si allenava nella stanza del pericolo insieme a Nightcrawler, Colosso, Tempesta, Angelo, e Logan, quando ancora erano tutti vivi.
Logan viene ucciso da una sentinella in X-Men, Giorni di un futuro passato.
Le differenze tra il fumetto e il film sono innumerevoli; personaggi come Alfiere e Blink non sono parte di questo futuro, ma li vedremo comparire solo in altre saghe; la storia dei giovani Erik e Charles è profondamente diversa da quella originale (e questo è anche dovuto al fatto che First Class era completamente scollegato dai comics) per non parlare di quella di Mystica. Anche le sentinelle sono molto diverse da come le ricordavamo, più snelle, più aliene, più letali, le sentinelle dei fumetti ricordano più quelle che vediamo nel 1973 che quelle che appaiono nel futuro (che poi è il 2014, quindi il presente, ma è un po' complicato trovare il termine giusto con tutti questi sbalzi temporali).

Queste sono solo alcune delle principali modifiche presenti, ma vi assicuro che per la prima volta nella storia delle trasposizioni cinematografiche Marvel questa differenza si sente poco.
Synger è stato incredibilmente in grado di dare un senso più che credibile alla storia, riuscendo a mantenere sia l'essenza della trama originale presentata dal fumetto, che l'aderenza ai precedenti film sugli X-Men; questa sua capacità, che non era assolutamente scontata, ha portato alla creazione di un film che risulta apprezzatissimo non solo dai non lettori, ma anche da tutti i fan di vecchia data degli uomini X.

Manifesto del film ad opera di Rich Davies.
Che cosa penso di DOFP:
Ammetto che prima di vedere il film ero estremamente scettica, piena di dubbi, non credevo possibile che Synger sarebbe finalmente riuscito a mandare la palla in buca, perché diciamoci la verità i primi due film degli X-Men non sono esattamente dei capolavori, inoltre credo che tutti ricordiamo quella cosa oscena che era Superman Returns.
La cosa che più mi perplimeva non era tanto che a tornare nel passato sarebbe stato Wolverine, quanto i nuovi mutanti che ci avrebbero presentato e il loro discutibile aspetto: sì, Pietro, sto parlando proprio di te.
Bene, non avrei potuto sbagliarmi di più, non avrei potuto essere più in errore di così e non sapete quanto questa cosa mi riempia di gioia.
DOFP è un film bellissimo, ricco di effetti speciali da mozzare il fiato e ambientazioni curatissime; l'atmosfera cupa e lugubre delle scene del futuro contrasta con i colori brillanti e la vivacità del passato, che bilancia l'atmosfera tesa e il senso di pericolo imminente con la tipica eccentricità degli anni 70. Gli attori forniscono una prova di recitazione formidabile, in particolare il contrasto tra i giovani Professor X ed Erik e le loro controparti più anziane è estremamente di impatto ed è impressionante vedere quando McAvoy e Fassbender si siano impegnati per riuscire ad assumere le pose e le espressioni tipiche di Stwart e McKellen. Le sequenze di combattimento sono dinamiche e vivaci, riescono a manetere vivo l'interesse dello spettatore che fin dall'inizio del film continua a spostare lo sguardo da una parte all'altra dello schermo, da un portale all'altro di Blink, rimanendo col fiato sospeso ogni volta che un personaggio perde la vita, per ritornare poi a respirare quando viene svelato il "trucco" della coscienza rimandata indietro nel tempo.
Il personaggio di Pietro Maximoff, ovvero Quicksilver, è quanto di meglio ci si potesse aspettare, nessuno di noi credeva che Evan Peters sarebbe riuscito a rendergli giustizia, in parte per il suo look atroce, in parte perché il Quicksilver che ricordiamo è un uomo e non un ragazzino, ma ci siamo sbagliati tutti perché il suo personaggio è eccezionale, caratterizzato perfettamente, dotato di un senso dell'umorismo frizzante e piacevole; il modo in cui sono riusciti a rendere il suo potere e i suoi effetti è stato ben più di quanto credessimo possibile. Insomma, questo personaggio che tutti credevamo una delusione totale si è rivelato uno dei principali punti di forza del film
Altro punto di forza sono le musiche, che rendono perfettamente idea degli sbalzi temporali e ci trasportano nel bel mezzo degli anni '70.
Tra le cose che personalmente ho apprezzato di più c'è la caratterizzazione che hanno dato di Xavier, molti di noi erano oltraggiati per il fatto che Charles camminasse: mi dispiace ma non esiste, il Professore e la sua sedia a rotelle sono due elementi che non possono essere separati e a lungo il fandom ha urlato contro Synger pensando che avesse eliminato di proposito lo storpio dalla scena perché sullo schermo non rendeva. Quello che invece Synger è riuscito a fare è stato approfondire il dolore di Charles su più livelli, analizzando un uomo distrutto non solo sul piano fisico, ma anche su quello mentale. Il giovane Xavier sceglie di poter camminare a scapito dei suoi poteri, e non stiamo parlando di un qualsiasi mutante, ma di Charles Xavier, la guida e l'emblema di tutta la specie mutante, l'uomo così orgoglioso di essere un homo sapiens superior da scriverci una tesi di laurea; quello stesso uomo adesso pur di camminare, pur di non sentire il suo dolore per la perdita di Raven, dei suoi amici e degli altri mutanti sceglie consapevolmente di annientare il suo potere. E questa cosa è bellissima, ed è grandioso come - per rendere l'idea di quanto in realtà il fatto di avere un corpo spezzato non influisca sulla sua personalità eccezionale - per ottenere di nuovo i suoi poteri Charles sia costretto a rinunciare all'uso delle gambe. Potrà anche non essere in grado di camminare, ma questo non fa certo di lui un uomo spezzato ed è questo che emerge alla fine del film.
Ho amato ogni singola scena, ogni ambientazione, ogni personaggio: non potete capire la mia gioia nel vedere come sono riusciti a rendere perfettamente Alfiere - ha persino la M di mutante incisa sul viso, io stavo per scoppiare di gioia, Sunspot e Warpath - che sono identici ai fumetti, su Blink avevo più perplessità, ma sono infine rimasta piuttosto soddisfatta.
Le citazioni e i riferimenti presenti in ogni dove sono stati graditissimi; come Pietro che dice a Magneto che sua madre è stata con uno che controllava i metalli; o gli hint a Colosso e Kitty come coppia; o ancora il fatto che sia Kitty a mandare indietro Logan come riferimento al fatto che nel fumetto è lei che ritorna nel passato; il cameo di Chris Claremont e Len Wein come due senatori del governo degli USA; i camei di Toad, Havok, Ink e Spyke nella scena con Mystica in Vietnam; la presenza di Stryker che sarà lo stesso a impiantare l'adamantio nello scheletro di Wolverine e i riferimenti al suo govane figlio che diventerà uno degli antagonisti in X-Men 2 (tutte cose che in questo futuro non sono probabilmente avvenute); gli oggetti di scena di X-Men First Class che compaiono quando Magneto va a riprendersi l'elmo, abbiamo la moneta usata per uccidere Shaw, la divisa di Havok e le ali di Angel.
Siccome Synger non era ancora abbastanza soddisfatto di sé ha pensato di regalarci il finale à la Fix it Felix, così quando Logan si risveglia dopo avere aggiustato la linea temporale ecco che trova tutti vivi e non solo Storm, Bestia, Kitty, Colosso, IceMan, ma anche Ciclope e Jean. E vi assicuro che nel momento in cui ho visto Jean - che è uno dei miei personaggi preferiti di sempre - sebbene me lo stessi aspettando, non sono riuscita a trattenere un gridolino di gioia, perché sì, eccola di nuovo lì. E per chi è poco avvezzo alla gente che ritorna dalla morte, fateci l'abitudine, questa è la Marvel e tutti prima o poi tornano in vita. Soprattutto se si tratta di Jean Grey.
Il fatto è che, sebbene avessi letto di un possibile recast per Jean e Ciclope, non mi aspettavo di vederli subito e la gioia è stata immensa.
La ciliegina sulla torta però è stata la scena dopo i titoli di coda.
So bene che i non lettori hanno faticato a capirla, ma abbiate pazienza giovani padawan, sarà tutto spiegato nel prossimo film: Age of Apocalypse.



Detto ciò due paroline su questa scena finale le spenderei visto che ci viene mostrato niente popo di meno che Apocalisse stesso. En Sabah Nur. Credo che tutto il cinema mi abbia sentito esclamare "Porca Puttana", tre minuti di post credit per tutta la durata dei quali ho trattenuto il fiato e mi sono strappata i capelli. Non solo ci mostrano Apocalisse con la sua pelle grigia e le labba blu, non solo ci trasportano fin da subito in Egitto con centinaia di persone in procinto di adorare quest'uomo come fosse un Dio mentre con il suo potere costrisce le piramidi, non solo questo, ma Synger ci mostra anche quattro ombre a cavallo sullo sfondo. Quindi non solo abbiamo un assaggio di Apocalisse, ma anche dei Quattro cavalieri: Morte, Pestilenza, Guerra e Carestia.
E mi dispiace dirvelo, ma se non siete esaltati quanto me in questo momento allora non avete capito niente!


In definitiva X-Men: DOFP è un film eccezionale, che merita non solo per la trama articolata e la perfetta caratterizzazione dei personaggi, ma anche per un uso sapiente e di impatto degli effetti speciali, per la fotografia curata e molto bella, per i cambi di inquadratura, per la bravura degli attori e per la presenza di alcune scene che vi faranno letteralmente saltare sulla poltrona per l'eccitazione.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma questo film si prende il massimo dei voti possibili.






MJ