martedì 9 settembre 2014

L'eredità dei Gardella


Titoli della serie:

-Cacciatori di vampiri

-La condanna del vampiro

-La rivolta dei vampiri

-Il crepuscolo dei vampiri

-Il bacio del vampiro

-Max sventa una trama (Racconto bonus di 30 pg.)

Autore: Colleen Gleason

Casa editrice: Newton & Compton

Pagine: Non ci penso nemmeno a fare il conto
Prezzo: Eur 4.99 per i primi cinque in formato ebook e 1.78 per il racconto. 
Trama  (primo volume):

Generazione dopo generazione, uno dei discendenti della famiglia Gardella deve accettare il destino della stirpe e diventare cacciatore di vampiri. Questa volta la prescelta è Victoria, diciottenni ancora da compiere. Mentre la sua vita si snoda tra la folla delle sale da ballo e le strade solitarie illuminate dalla luna, il suo cuore è conteso tra il più ambito scapolo di Londra, il marchese di Rockley, e il suo enigmatico alleato, Sebastian Vioget. E quando si ritroverà faccia a faccia con il più potente vampiro mai esistito sulla terra, Victoria dovrà compiere la scelta estrema tra amore e dovere. Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra di inizio Ottocento, il libro è una storia di sangue, di soprannaturale, d'amore e morte.



L'insostenibile leggerezza di ciò che leggiamo

-Articolo soggetto a “spoiler come se piovesse”-


Per ogni libro bello che leggiamo e ogni schifezza che vorremmo gettare nel camino, c'è n'è uno che non sappiamo davvero come classificare.

Lo stile di scrittura non è dei nostri preferiti o ci fa direttamente venire i capelli bianchi, i personaggi sono profondamente stereotipati, le ambientazioni sono descritte tanto bene quanto si vede Seattle in Grey's Anatomy e magari il/la protagonista (o altro personaggio ricorrente random) ci fa venire l'ulcera solo a leggere il suo nome... eppure c'è qualcosa che ci prende.

All'improvviso scopriamo un personaggio che adoriamo e che ci porta a chiederci “cosa diamine ci fai qui in mezzo?”, e ci ritroviamo ad apprezzare le risate che l'autrice ci fa fare con i suoi libri.

Si, se un libro vi fa ridere ditelo, non c'è nulla di male. Sono sicuramente molto meglio di quelli che ti procurano un ulcera perforante già dal prologo. L'importante è non voler spacciare ad ogni costo per alta letteratura qualcosa che vi è piaciuto solo perché non volete ammettere di aver apprezzato una paccata, non si fa. (Sono almeno duecento punti in meno a Grifondoro.)

Per me le Cronache dei Gardella si collocano in questa sorta di limbo letterario in cui si, ho passato ore piacevoli a leggere e ridere e battere i piedi, ma altrettante ore le ho passate a rendermi conto di cosa stavo leggendo.



Victoria Grantworth Gardella è una giovane cacciatrice di vampiri nonché dama della buona società londinese, in cui i non morti vivono nell'ombra. (Uno dei primi richiami a Buffy the vampire slayer sono i vampiri del libro che, quando muoiono, diventano cenere a suon di “puf”, “poof” o “puffi”. Ma io dico... se per una volta scrivi “il suo corpo divenne cenere tra le mie mani” non succede niente.)

I Gardella sono cacciatori di vampiri da secoli e Victoria è del tutto intenzionata ad adempiere ai suoi doveri (pur non rinunciando alla prospettiva di una vita normale), ben consapevole di essere l'unica a poter ereditare il titolo di futura Illa Gardella (capo del consilium e annessi cacciatori), ora detenuto da sua zia Eustacia. (Si, si chiama davvero così. No, Victoria non aveva capito che fosse una cacciatrice, nonostante sappia benissimo che l'essere cacciatori è una vocazione di famiglia. Della serie “dimmi che problema hai e ti dirò chi sei”.)

Di zia Eustacia mi dicono che è anziana, poi viene fuori che è una cacciatrice, poi leggo che ha l'artrite, poi leggo di lei a letto con il suo amante forte e vigoroso, poi capisco che ha 81 anni, poi capisco che il suo amante ne ha 73.

Troppi. Dettagli.

(Certo, si amavano dai tempi della gioventù, ma rimane comunque un big no no.)

In quanto cacciatori, i prescelti sono resi più forti e agili da un oggetto chiamato vis bulla. O vis bullae. O vis buttae. Ma che importa, dal terzo libro in poi ne avrà due. Le sue vires bullae. O Vires Buttae.

Insomma, questa gente ha dei piercing. (Si, anche zia Eustacia.)

Victoria dovrà impegnarsi a nascondere tutto questo al bellissimo Marchese di Rockley, un damerino che fondamentalmente non ha un perché e che troverà presto un rivale in Sebastian Vioget, un tipico libertino affascinante che sa tutto di tutti e fornisce informazioni sotto particolare compenso. Ci siamo già capite, vero?

Ma non pensate troppo male già da subito, lui le chiede solo di vedere la sua vis bulla. (E no, ricordiamoci che è un piercing, non un riferimento alla sua dea interiore.)

Già solo il fatto che lui sappia della vis bulla è sintomo che questo Sebastian sa più cose di quanto lei possa immaginare, ed effettivamente due domande Victoria se le fa... ma lui è sexy e quindi chissenefrega, che veda e tocchi la vis in cambio delle informazioni.

Qui parte ufficialmente la personalissima epopea sentimentale di Victoria, che ama Rockley ma si fa smanazzare da Sebastian, pur riconoscendo in lui un bugiardo. (Intanto Max guarda.)

Così inizia la storia infinita...

Victoria ama Rockley ma ha paura di esporlo al pericolo, allo stesso tempo trova Sebastian eccitante così gli lascia allungare le mani, poi torna da Rockley e lo lascia perché gli dice chiaro e tondo che non può spiegargli il motivo delle sue improvvise sparizioni (lui decide di smettere di essere fesso e non crede più alle sue bugie), quindi continua a vedere Sebastian (che diventa sempre più ambiguo). Ma proprio quando pensiamo che Rockley sia solo un ricordo lontano, lui torna (!) dicendo a Victoria che può imparare a convivere con i suoi segreti (ma certo), così i due decidono LOGICAMENTE di sposarsi.

Fortunatamente Rockley ce lo togliamo dai piedi quando viene trasformato in vampiro e Victoria è costretta a ucciderlo(guadagnandosi così il rispetto di Max che la vede ora come una vera cacciatrice), ma Sebastian? Si perché se pensate che Victoria si senta in colpa per amare Rockley e al tempo stesso stare con Sebastian vi sbagliate di grosso. Lei è confusa perché Sebastian la eccita, ma più in là non andiamo.

Purtroppo questo è uno dei problemi principali del libro, il poco spessore emotivo che la protagonista mostra in determinati frangenti o di fronte ad avvenimenti che sarebbero dovuti essere approfonditi meglio.

Quando Victoria assume la carica di Illa Gardella dopo la morte di Eustacia (avvenuta per mano di Max in una situazione del tutto simile alla morte di Silente per mano di Piton, solo descritta circa cinquanta volte peggio) si vede il dolore, certo... ma non c'è nessun approfondimento decente del lutto. Capisco che si sia voluto descrivere Victoria come una donna forte, indipendente e con attitudine al comando (devo ammetterlo, non se la tira, ma se mi dessero cinque euro per ogni volta che dice “io sono la cacciatrice” o “io sono Illa Gardella” mi farei un week-end in una spa di lusso con gigolo' al seguito) ma se la Gleason avesse approfondito determinati traumi non si sarebbe tolto nulla alla forza del personaggio.
Stessa cosa quando viene ammaliata dal vampiro Beauregard (un avo di Sebastian, il quale
era presente alla scena che sto per descrivervi.). Lui le succhia il sangue, le fa bere il proprio, la spoglia, la sbatte sul letto... e dopo essere stata salvata, di questa cosa ha solo brevi flash. Si, si sente male al ricordo (roba di due righe random), ma nemmeno qui abbiamo un approfondimento degno di questo nome.

Senza contare che quando Sebastian si rifà avanti e trova Victoria poco incline alle sue attenzioni gli sorge il dubbio che sia la sua somiglianza con il parente vampiro morto a bloccarla e se ne esce con l'intelligentissima frase “Lui ti ha fatto qualcosa? Oh, perdonami, non l'avevo capito.”

Per fortuna sei bello Sebastian.

Che poi il problema non era nemmeno quello, semplicemente Victoria aveva iniziato a pensare a Max. (Profondità livello Nautilus proprio.)

Mentre, volendo spendere due parole su Sebastian Vioget, posso dire che è uno di quei personaggi che acquistano senso solo col tempo, perché per tutto il primo libro non sappiamo nulla di lui.

Si, l'autrice di dice che è alto, bello, biondo e sexy, sappiamo che ha rapporti con i vampiri ma allo stesso tempo sembra essere abbastanza rispettato dai cacciatori (tranne da Max) ma in definitiva continuavo a chiedermi “in poche parole, chi diavolo sei?”

Capisco che molte lettrici lo abbiano adorato da subito perché è il tipico personaggio figo e impertinente di questo tipo di libri, ma a me piace sapere il perché delle cose e lui un motivo di esistere (apparentemente) non lo aveva. Solo più avanti si scopre che anche lui è un cacciatore, ma aveva rinunciato a “praticare” dopo essere stato costretto a uccidere la ragazza che amava (sorella di Max).

E si, la sua storia è toccante e anche interessante (il suo dilemma nel dividersi tra la fedeltà che provava per il vampiro che lo aveva cresciuto e l'affetto per Victoria), ma sembra che l'autrice ci abbia pensato solo dopo, sprecando un sacco di tempo, perché dal quarto-quinto libro Sebastian assume finalmente spessore. Ammette i suoi sentimenti per Victoria, affronta il suo passato, accetta il suo presente e compie gesta di incredibile portata, il tutto senza perdere la sua verve... insomma, diventa decisamente un personaggio equilibrato e meglio approfondito.

Mentre Max rimane ai margini della vita sentimentale di Victoria (per i primi due libri) e dei suoi spasimanti (prima Rockley, poi Sebastian, poi George Starcasset, poi un altro cacciatore random, poi il nuovo marchese di Rockley) ma mai dall'azione e dal plot.

E' con lui, inoltre, che si apre il mondo del buon approfondimento emotivo.

Max ha un passato difficile (come qualsiasi personaggio che si rispetti in questo tipo di libri), è un uomo con un forte senso dell'onore e della giustizia, e in battaglia è una sicurezza importante.

Il percorso tra lui e Victoria è abbastanza lungo e affatto immediato, perfettamente scandito dagli avvenimenti che, pian piano, mutano il modo in cui l'uno si approccia all'altro.

Quando Max torna a essere un normale essere umano a seguito di un evento che lo porta a sacrificare la sua essenza di cacciatore, la consapevolezza di non essere più di nessuna utilità a se stesso e al prossimo (e a Victoria) lo colpisce così forte da decidere di farsi da parte, spingendo Victoria sempre più verso Sebastian (facile come dare fuoco a una tanica di benzina), peccato che poi Victoria non lo voglia più Sebastian e voglia lui, Max.

Si osservano, si amano, se lo dicono ma rimangono relativamente cool, si gettano nella battaglia alla pari e rispettano (seppur con difficoltà) le decisioni dell'altro, tenendo ben presente i rischi che il loro lavoro comporta.



Estratto:

Max si mosse verso l'ingresso, ma Victoria lo afferrò per un braccio strattonandolo indietro.

-Cosa c'è?- chiese lui, guardando gli altri. Avevano iniziato a spingersi all'interno della caverna secondo i piani e lui era pronto a seguirli.

-Io...-. Victoria lo guardò. Il suo viso graffiato e pesto, cosi bello e fiero, era quasi doloroso da guardare. -Ti amo-.

-Lo so. Cos'altro?- chiese di nuovo Max, stringendo la mano attorno al paletto e rimanendo in attesa di altre istruzioni da lei.

Victoria si limitò a guardarlo e a battere le palpebre. -Oh-.

-Qualcos'altro?-

-No. Procediamo.- Victoria sorrise e poi, li, sotto i suoi occhi, la dolcezza del suo volto muto e lei divenne la guerriera.”



Altro punto apprezzabile della storia di Max e Victoria è che finalmente ci troviamo di fronte ad un personaggio che non si azzerbina totalmente di fronte a una donna.

Perché si, diciamolo, nei libri tutti si vantano di essere i più belli e i più intelligenti, i più forti del villaggio, quelli che anche in una relazione sono uomini duri e puri che passano il tempo a battersi i pugni sul petto come bingo bongo nella foresta... ma non è vero. Loro sono i primi a dover chinare la testa quando la fidanzata li chiama “patatone”.

Bene, Max non è nulla di simile. Lui non si mostra scostante perché fa figo, è semplicemente un essere umano a cui piace poco il prossimo e si fida ancora meno. E' il suo modo di essere, e tutto questo non toglie assolutamente nulla al suo approfondimento come personaggio.

Allo stesso tempo Victoria non è una protagonista petulante o incline ad attacchi di “so tutto io perché sono speciale”, dimostrandosi forte e risoluta (quando non si tratta di Sebastian Vioget).

In definitiva, devo ammettere che dopo aver letto di protagoniste che sfoggiavano un atteggiamento da “non sono una bulla solo una figa”, Victoria è stata un cambiamento molto apprezzato.



FAQ:

Lo consiglierei per una lettura leggera e poco impegnativa? Si.

Nel formato più economico che esiste? Si.

Ci hai detto tutto quello che succede ai personaggi? Anche se ho scritto “spoiler come se piovesse”, no.

Perché non ci hai parlato del plot? Perché il plot consiste in: Cacciatori vs Lilith, battaglia, lei fugge, setta degli umani vampirofili, spuntano demoni random, torna Lilith, combattimenti random.



Responso: libro perfetto per gli shipper sfegatati.


Il doodle google di oggi

Stamattina ci tengo a salutarvi con un brevissimo post sul Google Doodle di oggi.
Oggi festeggiamo il 186° anniversario della nascita di Lev Tolstoj, quel signore dalla bella barba candida che ha scritto alcuni tra i romanzi più famosi della letteratura russa: Anna Karenina, Guerra e Pace.
Suonano famigliari?

Anna Karenina è in assoluto uno dei miei romanzi preferiti e racconta la complicata storia d'amore tra Anna e Vronski, un ragazzo più giovane di lei per il quale Anna lascerà il marito, ma la loro storia non è destinata ad avere un finale allego, al contrario di quella dei personaggi secondari del romanzo.

Detto ciò (e non vi riassumo Guerra e Pace in tre righe perché non l'ho letto) eccovi il google doodle, cliccate sull'immagine per arrivare alla versione animata:

click me

Ci rivediamo oggi pomeriggio con un post un po' diverso dal solito.


Maryjane


venerdì 5 settembre 2014

The Silkworm - Il baco da seta

a novel by Robert Galbraith, aka J.K.Rowling


Titolo: Il baco da seta
Titolo originale: The Silkworm

Autore: Robert Galbraith a.k.a. J.K.Rowling

Casa Editrice: Salani

Data di uscita: 9 Ottobre
Pagine: 560
ISBN: 978-8867158522
Prezzo: 16,90
Trama: Quando lo scrittore Owen Quine scompare, sua moglie assume l’investigatore privato Cormoran Strike. Sulle prime crede che suo marito se ne sia andato per qualche giorno di sua volontà, come ha già fatto in passato, e vuole che Strike lo ritrovi e lo riporti a casa. Ma con il procedere dell’indagine di Strike appare chiaro che dietro la scomparsa di Quine c’è molto più di quanto sua moglie sospetti. Lo scrittore ha appena terminato un manoscritto pieno di ritratti al vetriolo di quasi tutte le persone che conosce.Se fosse pubblicato, il libro rovinerebbe molte vite: perciò sono in tanti a voler zittire lo scrittore. E quando Quine viene ritrovato morto, brutalmente assassinato in circostanze bizzarre, Strike si trova in una corsa contro il tempo per capire il movente di un assassino spietato, diverso da tutti quelli che ha incontrato finora... 


Eccoci di nuovo con le recensioni, oggi vi parlerò di un romanzo che non è ancora stato pubblicato in Italia, ma che lo sarà a breve, di cosa sto parlando? Ovviamente di The silkworm, il baco da seta, il secondo romanzo giallo scritto da Robert Galbraith che i più sanno oramai essere uno pseudonimo della celeberrima autrice Joanne Rowling.
Non è mai facile recensire i romanzi della Rowling, ma se con Harry Potter possiamo ancora cavarcela, come fare con tutto quello che non è Harry? Come inziare a parlarvi di The Silkworm?

L'anno scorso scrissi questa recensione su Il richiamo del cuculo, primo romanzo giallo di Johanne, che vedeva come protagonista l'investigatore privato Cormoran Stike alle prese con l'omicidio/suicidio di una giovane modella, oggi a nemmeno di un anno di distanza torno a parlarvi del secondo volume di questa serie di romanzi polizieschi.
Ecco che il nostro Cormoran torna alla ribalta, questa volta si passa dalla ricerca di una persona scomparsa ad un'indagine per omicidio, un omicidio violento, sanguinoso e torbido, la cui descrizione vi farà storcere il naso. Non voglio farvi anticipazioni, non voglio farvi spoiler, quindi per una volta sarò breve e sarò concisa.


In questo secondo volume i toni si fanno più accesi, più cupi; J.K. questa volta non si limita a fare un'analisi psicologica dei personaggi, ma ci delizia con tutti i particolari morbosi delle loro vite, con i dettagli sgradevoli del loro aspetto fisico, con i loro kink e i loro piccoli pidocchiosi segreti. Questi personaggi sono meschini e tristi, e il più meschino di tutti è forse proprio la vittima, il cui ritratto che Cormoran riesce a fare andando avanti con le sue ricerche diventa sempre più grigio, sempre più borderline e moralmente discutibile. Non arriveremo mai a provare pietà per la Quine, così come non ne proveremo per il suo assassino, ma nonostante questo non riuscirete a staccare gli occhi dal romanzo, perché vorrete sapere, perché è come leggere un episodio di Criminal Minds, ma scritto immensamente bene.
Io oramai non ho più parole per descrivere il talento e le doti scrittorie di questa donna, che ogni volta riesce a sorprendermi in modo diverso. Il suo primo giallo era bello, sì, mi era piaciuto moltissimo, ma il suo secondo? Il suo secondo è eccezionale e mi ha lasciato senza fiato. L'autrice è sempre stata abilissima nel creare ritratti psicologici dei suoi personaggi, le sue analisi introspettive sono impareggiabili; questa volta ci dimostra non solo di avere oramai consolidato nel tempo questa sua abilità, ma anche di essere diventata perfettamente in grado di padroneggiare le tecniche principali del romanzo giallo, l'uso della suspance, il disseminare indizi senza farsi scoprire, l'inserire personaggi nuovi senza lasciarsi sviare dalla loro presenza, ma rimanendo sempre in grado di sviare il lettore. J.K. si rivela ancora una volta la grande autrice dotata e poliedrica che abbiamo sempre amato.
Ok, forse sarò io che non sarò un asso, ma dopo anni di telefilm polizieschi uno pensa di averlo affinato l'intuito per i criminali, invece no, questa volta vi assicuro che sarà pressoché impossibile intuire l'assassino - e sappiate che se ne sarete in grado avrete la mia più profonda stima!


Come promesso sono stata breve, sintetica e non ho fatto spoiler, vi lascio quindi con il mio voto in capretti espriatori (ma qualcuno di voi sa almeno da dove arrivano i capri?!), forse sono di parte, ma non posso che dare il massimo!


Maryjane





giovedì 4 settembre 2014

GENERIcamente #1 - Young Adult

una nuova rubrica incentrata sui generi letterari, oggi presentiamo:
Young Adult: un nome, una condanna.



Cos'hanno in comune Carrie di Stephen King, Oliver Twist di Dickens, Sherlock Holmes di Conan Doyle, Città di ossa di Cassandra Clare e Obsidian della Armentrout?
Niente, direte voi. 
Sono generi diversi, scritti in periodi diversi, da autori diversi.
Verissimo, come darvi torto, ma tutti questi titoli hanno qualcosa in comune, qualcosa che a prima vista può sfuggire: sono tutti Young Adult.

Supercazzola colossale, direte voi. Già vi vedo a storcere le labbra dopo questa mia affermazione, già tentati di smettere di leggere, ma vi prego di seguirmi in questo percorso di analisi e critica di un fenomeno a mio parere troppo diffuso.
In inglese il termine Young Adult indica tutti i romanzi per ragazzi, da un'età che vai di 7/8 anni fino ai 20, ecco dunque spiegato l'arcano, per gli inglesi - che siano americani, britannici o australiani ha poca importanza - la cosa fondamentale non è tanto il contenuto, non è tanto come è scritto, quando l'età media delle persone a cui è rivolto il romanzo che va a classificarlo come YA.
Di conseguenza ci ritroviamo un miscuglione, Il signore delle mosche accanto ad Hunger Games, Piccole Donne accostato con Obsidian, Oliver Twist sullo stesso piano di Artemis Fowl (e sia ben chiaro, io adoro Artemis Fowl), Il conte di Montecristo accostato a Shatter me, insomma cose che farebbero accapponare la pelle ai più arditi lettori di trash. A me, poco ma sicuro, questa grande accozzaglia di titoli fa venire i brividi.

Per un italiano Oliver Twist e Il conte di Montecristo sarebbero romanzi di formazione, Artemis Fowl un libro per ragazzini, Lo hobbit un libro per bambini, Carrie un horror, e cosa finisce nello Young Adult? Perché in Italia questa dicitura accoglie solo libri di un certo genere? Perché non ci sogneremmo mai di classificare Piccole donne come uno YA, ma la serie di Mortal Instruments sì?
Personalmente credo che la questione dipenda da due cose fondamentali:
1) lo stile di scrittura.
2) la profondità/complessità/originalità della trama.

Partiamo dal presupposto che trovo ridicolo l'utilizzo del termine Young Adult in Italia; è una cazzata, abbiamo già una divisione italiana dei generi letterari e non ci serve a nulla adottare un termine inglese così vago per classificare un certo tipo di letteratura che dovrebbe essere rivolta un pubblico medio di sedicenni, ma che alla fin della fiera viene letta principalmente da ventenni. Non prendiamoci in giro, quelli che noi consideriamo Young Adult sono una serie di romanzi per ragazzi ed è inutile inserirli in una categoria nuova chiamandoli romanzi per giovani adulti, giovani cosa? O sei un ragazzo o sei un adulto, punto. Non c'è una via di mezzo: bambini, ragazzi, adulti. 
Non illudiamoci che questi libri siano più di quello che sono: dei libercoli. 
Gli Young Adult sono scritti spesso in modo mediocre, accomunati fin troppe volte dall'uso poco sapiente della prima persona, dalla mancanza di congiuntivi, di sinonimi, della conoscenza della lingua non solo con cui sono scritti, ma anche con cui sono tradotti. Questi libri ci abituano a una povertà di linguaggio tale che oramai per i giovani liceali diventa pesante persino leggere Il giovane Holden, per le ragazze Orgoglio e pregiudizio rimane un film perché il libro è troppo noioso e figuriamoci poi l'idea di avvicinarsi ad un romanzo spesso come Il conte di Montecristo. Il lessico si perde insieme ai tempi verbali e anche quelle persone, i lettori, che una volta erano i detentori un linguaggio più forbito e ricercato ora sono abituati a parlare per grugniti. Siamo arrivati al punto per cui non c'è più differenza tra sorridere e ghignare, in cui si può ripetere sessantacinque volte il verbo dire perché i suoi sinonimi oramai sono inutili, in cui passiamo sopra alle ripetizioni perché tanto... perché tanto cosa? Perché tanto c'è Fabio Volo che rappresenta l'italiano medio?! Andiamo! Ragazzi miei un po' di autocritica.
Ci facciamo infinocchiare da romanzetti tutti uguali, con la stessa protagonista goffa, ma bellissima, il solito triangolo amoroso con il bello ma dannato e il bellissimo ma non troppo dannato; tutti con le stesse copertine, così uguali che oramai non sappiamo nemmeno più se in libreria li abbiamo già o meno, perché alla fine si assomigliano tutte, con un primo piano un po' troppo marcato di una modella a caso e uno sfondo sfocato. Persino i titoli sono pressoché identici, tutti rigorosamente nel medesimo format.


Ed eccoci poi alle trame, che, sì, magari variano un po' tra loro, alcune di queste autrici hanno anche delle idee brillanti - ogni tanto. Ma la verità è che finiscono col perdersi nel mucchio, si perdono tra le mille altre autrici i cui personaggi sono esattamente identici ai loro. Sono fatti con lo stampino, sono scritti con lo stampino e noi come povere polle ci esaltiamo anche, leggendo, e ce ne usciamo con frasi del tipo: "Oh, ma questa protagonista è una ganza!". 
Ganza era Morgana nel ciclo di Avalon, ganza era Hermione in Harry Potter, ganza era Claire ne La Straniera, ganza era Anna Karenina o Milady nei Tre Moschettieri, ma definire ganza o figa o tosta una di queste protagoniste è un azzardo. Un branco di debosciate che non sono capaci di girarsi da sole nemmeno in casa loro e che non riescono a fare altro che sbavare dietro al belloccio di turno.
Smettila MJ, stai generalizzando!

Oh, ma senza dubbio, questa è una generalizzazione bella e buona, non tutti gli YA fanno schifo, ma è anche vero che non considero tutti i romanzi per ragazzi degli YA, perché oramai nella mia testa - così come nella testa della maggior parte della gente - il termine YA è sinonimo di scadente. È razzismo libresco, direte voi e forse avete ragione, ma l'esperienza mi porta a mal giudicare solo cose che leggo e di conseguenza vuol dire che per permettermi di dire una cosa di questo genere vuol dire che la mia buona dose di YA li ho letti.
Sì, ci sono i casi a parte, ci sono degli YA carini, alcuni addirittura belli, ci sono quelli che ti piacciono anche se non sono altro che romanzi mediocri e quelli di cui ti innamori nonostante tu ti renda conto di quanto siano terribili, ma questo non toglie il fatto che questo genere sta diventano abusato e che il 90% dei suoi esponenti siano brutti libri.

Perché quindi? La risposta molto semplice è che vende. Vende molto di più classificare un libro come Young Adult e venderlo a un pubblico vasto che classificarlo come romanzo per ragazzi e venderlo solo agli under 14. Certo, forse dovremmo chiederci se non sia anche colpa nostra, che ci adeguiamo a comprare una massa di libri scritti male solo per avere la possibilità di leggere storie mediocri con eroine fintissime in cui identificarci.
Forse il problema dello YA siamo noi e sono tutte quelle persone che non leggono altro, perché una volta che ti abitui a leggere solo quel genere è difficile passare a libri un po' più di spessore. Se vi identificate in questa categoria di lettori, dediti solo a un genere letterario (che poi lo Young Adult non è nemmeno un genere letterario, ma lasciamo stare) come lo Young Adult, allora vi chiedo io: perché? Perché vi fissate a leggere solo questo genere di romanzi? Perché non provate anche altro? 

Alle volte credo che sia un po' un problema mio, una forma di snobismo letterario forse, ma la verità è che oramai faccio davvero fatica, faccio fatica a non incazzarmi nel leggere tempi verbali sbagliati, nel vedere personaggi inconsistenti, personaggi maschili violenti e negativi fin troppo amati, figure retoriche senza senso, paragoni del tutto casuali. Mi dispiace, ma non posso credere che i libri per ragazzi adesso siano questo.
Non voglio crede che non ci sia un altro modo per avvicinare i giovani alla letteratura che non sia presentare loro una serie di libercoli scritti a culo. Dov'è finito il buon fantasy con cui siamo venuti su tutti quanti? Dov'è Artemis Fowl? Dove Walter Moers? Cazzarola, ricordo quanto mi sentii trasgressiva quando a tredici anni presi L'amante di lady Chatterly dalla libreria dei miei genitori, adesso a tredici anni tutti hanno già letto Cinquanta sfumature di grigio. Io volevo sposare Athos, adesso la gente se ne va in giro dicendo che vorrebbe sposarsi un tizio chiamato Quattro, Athos era un semidio, una montagna, ma ora siamo passate ad innamorarci di un'esemplare di maschio noto per le palle che dice e le cose che nasconde. Mr Darcy è andato in pensione anticipata da quando Jace Wayland ha fatto la sua comparsa soppiantando le maniere da gentleman di Fitzwilliam con il suo egoismo e la sua arroganza. 
E la cosa che io trovo ridicola è che non è che io abbia seimila anni, non ho l'età di mia madre, devo ancora farne 25, quindi cos'è cambiato? Nel giro di mezza generazione, cosa diavolo è cambiato? Abbiamo deciso di adattarci a un livello di scrittura più basso? Abbiamo deciso di farci andare bene storie scadenti per non fare fatica?

Credo, per questo primo appuntamento con la rubrica, di essermi dilungata anche troppo andando a finire un po' fuori tema, mi sono lasciata prendere la mano e mi scuso con chi si sente tirato in causa in prima persona, metterò un disclaimer sotto. Detto ciò, il prossimo genere di cui vi parlerò sarà la fantascienza, quindi preparatevi e allacciatevi alle poltrone, anche perché dal prossimo giro si inizia a fare sul serio. Niente più tirate sentimentali da vecchia sotto LSD.

Maryjane





DISCLAIMER: Sia chiaro, con questo post non voglio offendere nessuno, ma semplicemente esprimere quella che è la mia opinione su un fenomeno di vasta scala come quello degli YA. Questa è un'opinione personale, che non pretende in alcun modo di essere una verità assoluta, una critica a chi ama solo questo genere di libri o come simili.






lunedì 1 settembre 2014

No, non ero scappata in Burundi, ma le scuse ve le faccio lo stesso

Buongiorno carissimi. 

Oggi è il primo di settembre e dopo mesi e mesi di silenzio ho deciso di rimettermi in carreggiata, non parlo solo del blog o del canale di Youtube, ma di tutto quanto.
A febbraio, più o meno quando ho smesso di postare recensioni, mi sono imbarcata nella nuova grande avventura della specialistica; mi sono trasferita da Milano a Venezia e mi sono buttata a capofitto in un universo completamente diverso rispetto a quello cui ero avvezza prima. Una nuova tipologia di insegnamento, una relazione completamente differente coi docenti, una città dall'aspetto e dalle abitudini quasi opposte rispetto a ciò mi ero abituata per i primi 24 anni della mia vita. 
Mi sono trasferita, ho incominciato a uscire, ad abituarmi ad un nuovo ritmo di vita non più frenetico e senza sosta come quello milanese, ma più simile a una marea, più calmo, meno improvviso, ma altrettanto esigente. Mi sono abituata a un universo senza macchine, dove l'unico mezzo con le ruote è quello che da Mestre mi porta fino a Venezia, dove i vaporetti non sono più malefici strumenti del demonio il cui unico scopo è farti diventare verde per la voglia di rimettere il pasto, ma fidi compagni senza i quali saresti costretto ad attraversare i canali a nuoto. 
Così mi sono fatta trascinare in un mondo di lezioni frequentate - e per me che in triennale frequentavo solo sotto tortura è stato un enorme passo - giornate passate in biblioteca, serate a fare corsi supplementari di francese, poi il bando erasmus, la consapevolezza di essere stata presa per un intero anno accademico a Parigi, l'ammissione alla Summer School della Columbia, cose, insomma. Quest'estate mi sembra di non essermi mai fermata e so bene che non è una scusante, che avrei benissimo potuto scrivere un post ogni tanto, almeno una settimana, ma mi sono lasciata travolgere e ancora una volta ho dato la priorità al mio piccolo mondo di studi medievali. 

Per questo oggi, 1 Settembre, sono qui a parlare di rimettersi in tiro. 
Rimettere in sesto un ordine mentale che forse non ho mai avuto. Ma quest'anno vorrei dare il giusto peso ad ogni cosa e trovare lo spazio e il tempo per tutti, per gli amici, per i libri, per la scrittura, per lo studio, per i telefilm. Non sono più disposta a rinunciare a ciò che mi fa stare bene solo perché non sono in grado di gestire più cose contemporaneamente, in fondo oramai si avvicina il quarto di secolo.

Con questo post non voglio cercare giustificazioni, un po' perché non mi devo certo giustificare, ma soprattutto perché queste vogliono essere più delle scuse che altro. Mi dispiace di non esserci stata e di essermi un po' persa per strada, non riaccadrà.
Per quanto riguarda Veronica ed Elettra, non so bene cosa vogliano fare della loro vita e in che modo vogliano - se sono ancora intenzionate a farlo - partecipare alla vita di questo blog, ma io continuerò ad esserci e mentre ero via presa da attività completamente diverse ho pensato a nuove iniziative, nuove rubriche, nuovi argomenti da trattare. Ben presto il canale YouTube diventerà parte integrante del blog e non potranno esistere l'uno senza l'altro, ma aspettate - poco - e abbiate fede - tanta.
Per il momento inizieranno a ritornare recensioni e discussioni su libri, anche se quest'anno le letture sono state poche, per ora.

A chi è rimasto posso dire solo Grazie! E a presto, visto che ora di qui non mi schiodo più.


Maryjane.