mercoledì 22 gennaio 2014

W.W.W. Wednesday #8

Eccoci al consueto appuntamento del mercoledì, questa è stata una settimana piuttosto intensa a livello di letture e posso dire con orgoglio che sono soddisfattissima! I prossimi giorni saranno occupati dallo studio e dal trasloco (lunedì è il giorno del mio trasferimento "ufficiale" a Venezia) e quindi so già che leggerò davvero poco, probabilmente mi dedicherò solo a Les Mis.
Ma bando alle ciance, partiamo con la rubrica!

What are you currently reading? 

Al solito sto leggendo Les Miserables, o meglio, continuo la mia lenta maratona verso la fine del primo volume. In questi giorni sono particolarmente presa bene quindi sto procedendo più spedita, adoro lo stile di Hugo, il suo modo di divagare, di raccontare la vita di qualunque comparsa e amo tantissimo Jean Valjean. In più ho iniziato La caduta dei tre regni di Morgan Rhodes, che spero di finire prima di lunedì perché pesa e non lo voglio portare a Venezia.

What did you recently finish reading?



Come ricorderete mercoledì scorso avevo appena iniziato The Perks of being a wallflower di Stephen Chbosky, meglio noto in Italia come Noi siamo infinito. Il libro, seppur corto e stilisticamente non perfetto, mi ha coinvolto a livelli altissimi ed io ho finito con l'innamorarmene perdutamente. Proseguendo con le letture ho deciso di buttarmi sulla saga di Ossidea di Tim Bruno, una tetralogia di cui per ora sono usciti solo i primi tre volumi. Si tratta di una serie per bambini (non ragazzini, bambini), elemento che pesa davvero molto nel primo volume La città del cielo, con il proseguire della lettura e dei volumi con La guerra dei Giganti e Il regno di Kahòs si sente e si vede un miglioramento notevole nello stile dell'autore e nella profondità della storia. Per quanto mi riguarda non vedo proprio l'ora che esca l'ultimo volume! Ultima lettura della settimana, finita stamattina è stata Il fabbro di Wootton Major di Tolkien, di cui spero di riuscire a fare una recensione a breve. L'aspetto positivo è che, anche se si è trattato principalmente di letture per ragazzi, non sono rimasta delusa da nessuno di questi libri, anzi semmai piacevolmente sorpresa.

What do you think you will read next?
NON PERVENUTO.
No, davvero ho l'imbarazzo della scelta, ma per ora devo finire I miserabili, quando l'avrò finito potrò pensare con calma cosa iniziare. Quindi niente programmi a lungo termine. Sì, per me una settimana è "lungo termine".



In realtà mi sento un po' overwhelmed, perché ho tantissimi libri da leggere e non so bene da che parte iniziare. Vi capita mai? E che state leggendo?


MJ






martedì 21 gennaio 2014

Top Ten Tuesday # Villains/Criminals/ and other Nasties

TopTen Villains/Criminals/ and other Nasties



10. Luke Castellan da Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo
Non so se Luke può davvero essere definito un villain visto il ruolo che ha, ma in ogni caso è un personaggio che apprezzo moltissimo. Nel suo opporsi a quelli che il libro definisce come buoni presenta delle motivazioni di tutto rispetto e finisce con il rivelarsi un personaggio di spessore e degno di rispetto. Ci sono molto affezionata.

9. Polinice da I Sette Contro Tebe di Eschilo
Personaggio negativo della tragedia greca, ma figura che personalmente mi affascina tantissimo. Polinice non è cattivo, ma figura come villain perché marcia contro Tebe, senza che i Tebani riescani a capire l'ingiustizia e il tradimento che gli sono stati inflitti da parte del fratello. Boh, per me lui e Antigone sono tra i miei preferiti di tutte le tragedie greche.
 
8. Lucrezia Borgia da Lucrezia Borgia di Maria Bellonci
Nonostante tutto il personaggio di Lucrezia è molto più stratificato e complesso di quanto appaia, sebbene la sua figura non possa essere classificata come negativa - cosa che viene chiarita proprio nel romanzo/saggio della Bellonci - mi sento di inserirla in questa lista in quanto nasty. La sua figura infatti non può essere considerata nemmeno del tutto positiva e a più riprese Lucrezia ci viene descritta come una donna di polso e dal "pugno di ferro". Chi non conoscesse questa autrice e i suoi romanzi rimedi subito perché meritano moltissimo!

7. Artemis Fowl da Artemis Fowl di Eoin Colfer
Lui. Artemis è il protagonista dell'omonima serie di romanzi, ma rientra perfettamente nella categoria, in quanto non è un eroe positivo, ma un ladro e un furfante senza scrupoli. Indubbiamente matura nel corso della storia fino a lasciarci nell'ultimo volume dopo un percorso di maturazione personale ineccepibile e bellissimo. Per quanto mi riguarda non potevo non inserire il piccolo genio del crimine in questa classifica, gli voglio troppo bene per lasciarlo da parte! 

6. Voldemort e I Malfoy, da Harry Potter di J.K. Rowling.
Conosciamo bene il grande villain di questa serie e i suoi sottoposti più famosi, da parte mia trovo che la caratterizzazione fatta dalla Rowling sia così accurata e ricca di dettagli da rendere questi personaggi estremamente affascinanti e di spessore. Non sempre malvagi, sicuramente controversi, i Malfoy si schierano con il male non perché credono nel male stesso, ma in quanto famiglia conservatrice e portatrice di valori (non certo giusti) che vengono trasmessi da generazioni, che poi Voldemort si trasformi nell'incarnazione del male è qualcosa di successivo, quello viene dopo. Non è un caso se infatti la famiglia Malfoy non ci viene rappresentata come cattiva, ma solo meschina, triste e pavida; la paura col tempo ha preso il sopravvento e quello che vediamo emergere alla fine del settimo libro è l'istinto di conservazione, insieme, ha una comprensione degli errori fatti e - se vogliamo - una presa di coscienza della cosa più importante di tutte: la famiglia.

5. Heathcliff da Cime Tempestose di Emily Bronte
Non ditemi che non può rientrare nella categoria. È stronzo, egoista e crudele, ditemi come può non fare parte di questa classifica. Per mia sfortuna è anche uno dei miei personaggi preferiti e lo amo follemente, forse è proprio il suo carattere burbero e la sua follia che sono così attratta da lui. 

4. Christopher Carrion da Abarat di Clive Barker
LUI. Amo quest'uomo. Amo i suoi incubi, la sua isola della mezzanotte, la sua follia, il suo essere tormentato, crudele e implacabile. Pochissimi libri per ragazzi hanno un cattivo di questo calibro, un personaggio che evolve, che odia e che ama così intensamente. Nemmeno Mater Motley è alla sua altezza.

3. Rebecca da Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier
Uno dei libri migliori si sempre con uno dei personaggi più creepy, inquietanti, meschini, crudeli di sempre. E sapete la cosa migliore? Rebecca non compare mai di persona per tutto il corso del romanzo, è la sua presenza che aleggia e che incute angoscia ad ogni pagina. Uno dei personaggi meglio scritti della storia della letteratura (e no, non esagero).
 
2. Jim Moriarty da Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle.
Indubbiamente uno dei personaggi più longevi e più amati della letteratura. Jim Moriarty è un genio del crimine, la nemesi del celeberrimo investigatore Sherlock Holmes. Nessun altro è al suo livello. Insieme al suo braccio destro, Sebastian Moran, Jim ha tutte le carte in regola per diventare l'uomo più potente EVER. Tornato alla ribalta grazie alla performance stratosferica di Andrew Scott nella miniserie della BBC, Moriarty si rivela un villain di tutto rispetto, un uomo senza scrupoli, dal temperamento scostante e dalla mente brillante. Non poteva mancare in questa classifica, non solo perché lo amo moltissimo - e non mi riferisco solo al Mortiarty televisivo, che amo in ogni sua veste, ma soprattutto a quello letterario che con i suoi anni e la sua astuzia fa pesare a Sherlock la sua presenza - ma anche, e soprattutto, in virtù del suo essere il villain per eccellenza.

1. Il cardinale Richelieu e Milady da I Tre moschettieri di Alexandre Dumas
Eccoci al primo posto, primo posto sul podio se lo guadagnano due dei miei personaggi preferiti di tutti i tempi. Il Cardinale Richelieu è una delle figure che preferisco dell'intero romanzo, chi lo giudica cattivo è un folle, non ha capito nulla. Richelieu non è il vero nemico, è un oppositore politico, un grande uomo che per perseguire i suoi fini è disposto a tutto, ma badate, però, perché i suoi fini sono i medesimi fini dei moschettieri, la salvezza della monarchia, del re e della Francia. Senza Richelieu niente sarebbe stato, niente si sarebbe potuto e forse tutto sarebbe perduto. E' indubbiamente uno dei più grandi antagonisti mai creati.
E poi viene Lei, Lei dai molti nomi. Milady, Milady de Winter, Anne de Breuil, Lady Clarick, Comtesse de La Fère, Charlotte Backson. Sempre lei. Sempre letale. Milady dai molti trucchi e dalla vendetta temibile. Terribile nella sua rabbia e nel suo odio. Mai ci fu donna più spaventosa, davvero, non riesco a ricordamene. Lei è meravigliosa, tremenda e crudele, non ha alcuno scrupolo e nulla può fermarla o distoglierla da ciò che vuole ottenere, e mai, mai, mai attraversarle la strada. Io la amo profondamente, anche se non la perdonerò MAI per quello che ha fatto ad Athos, lo amo troppo. Milady dalle mani lorde di sangue, assassina senza rimorsi che riesce ad accattivarsi con la sua carismatica figura l'animo del lettore. Andrei avanti a parlarne per ore, ma farei spoiler immensi a chi non ha letto il libro e non voglio perché dovete leggerlo. ASSOLUTAMENTE.



MJ


lunedì 20 gennaio 2014

I Tre Moschettieri e The Musketteers

ovvero
Come Dumas si rotolò nella tomba.


Alcuni di voi sono consapevoli che ieri sera la BBC ha trasmesso il primo episodio di una nuova serie dal titolo The Musketeers, basata sul classico di Dumas "I tre moschettieri". Attenzione di seguito troverete spoiler sulla trama del primo episodio.


SUL ROMANZO.
È il 1844 e sul giornale Le Siècle inizia la pubblicazione de I tre moschettieri, romanzo d'appendice dello scrittore Alexandre Dumas che ancora non sa di avere dato vita al romanzo più famoso della letteratura francese.
Per chi fosse digiuno dell'opera ecco la trama in breve: Il giovane guascone D'Artagnan arriva a Parigi per entrare nei moschettieri, il corpo militare alle dirette dipendenze del re, in questo caso Luigi XIII. Appena arrivato riesce a inimicarsi per una serie di bazzecole i tre esponenti più famosi di tale ordine: Athos, Porthos e Aramis, siccome il ragazzo è molto sicuro di sé e fin troppo orgoglioso li sfida tutti a duello, dando loro appuntamento nell stesso luogo a mezz'ora di distanza l'uno dall'altro. Al momento di scontrarsi con il primo di loro, sopraggiungono le guardie del Cardinale Richelieu per bloccare il duello (all'epoca i duelli eranno illegali) nella speranza di cogliere in fallo gli odiatissimi moschettieri. I quattro cosa fanno? Ma ovviamente fanno gruppo e insieme riescono ad avere la meglio sui cardinalisti. Quando il re viene a conoscenza della faccenda, invece di arrabbiarsi, si complimenti con loro, tutto allegro perché i suoi moschettieri sono i più forti. Così inizia un'amicizia che durerà per più di cinquant'anni, un rapporto profondo e sincero che può essere riassunto nel famoso motto "Tutti per uno, uno per tutti" e così inizia la vera vicenda, la vera avventura del romanzo che vede i Moschettieri e D'Artagnan compiere un periglioso viaggio alla volta dell'Inghilterra per salvare l'onore della regina Anna. Ad opporsi loro ci sono i due grandi Villain di Dumas, da un lato il Cardinale Richelieu, che pur contrastando i moschettieri rimane un uomo di grande etica e di profondi valori morali, Richelieu che È la Francia e che qualsiasi cosa faccia la compie per la patria, dall'altro Milady, la donna senza Dio e senza morale, la cui anima è più nera della pece.
Non vi rivelerò altro sulla trama, ma vorrei soffermarmi un attimo sui personaggi, perché non esiste nessuno in questo romanzo che non sia degno di essere per lo meno nominato.
Il protagonista principale è il giovane D'Artagnan, irruente, impulsivo, giovane e pieno di vita e di aspettative per il futuro; accanto a lui abbiamo i tre moschettieri, Porthos, il gigante dal cuore d'oro, Aramis, uomo di chiesa mancato, e Athos, l'uomo della mia vita distinto, onorevole, nobile; con i loro tre fedeli servitori Planchet, Mosqueton, Bazin, Grimaud. Dalla parte opposta abbiamo Il Cardinale Richelieu, il miglior cattivo di tutti i tempi, e Milady, di cui ho già accennato sopra, insieme a Rochefort, personaggio complesso che accompagnerà i nosti amici per venti lunghi anni. Non si devono poi dimenticare Constance, dama di compagnia e amica della regina, la regina Anna, il re Luigi XIII, Monsieur de Tréville, capo dei moschettieri, e il Duca di Buckingham. Vi cito i personaggi perché a modo loro sono importanti ed è fondamentale, se vogliamo andare a confrontare questa nuova serie, sapere chi sono. Senza dilungarmi oltre passerei a parlare della serie, se quella che volevate era una recensione vera andate sul mio aNobii, a pagina 10 della mia libreria trovare I tre moschettieri e Vent'anni dopo, il seguito, con le rispettive recensioni.

SULLA SERIE.
Era dal 2007 che la BBC complottava alle nostre spalle per dare vita a una serie sui moschettieri, finalmente nel 2012 venne dato il via libera per la produzione di 10 episodi che venne affidata ad Adrian Hodges e a Jessica Pope. Così iniziarono le riprese con location a Praga e già nel 2013 la serie era completata, tanto che fu proprio durante le riprese che il buon Capaldi scoprì di essere stato scelto come 12° Dottore, ma su questo tornerò dopo. Per il cast vennero scelti quasi tutti attori noti: Luke Pasqualino,. che forse ricorderete come Freddie in Skins o come Paolo in The Borgias, interpreta D'Artagnan; Tom Burk, noto per il suo ruolo in Third Star accanto a Benedict Cumberbatch e per essere comparso nella seconda stagione di The Hour, è Athos; Santiago Cabrera, Isaac Mendez di Heroes e Lancelot di Merlin, come Aramis; Howard Charles a interpretare Porthos (lui povero, è l'unico semi-ignoto). Non paghi hanno scelto Peter Capaldi per il ruolo del Cardinale Richelieu, cosa che ora crea non pochi problemi visto che Peter è preso dal suo nuovo ruolo in Doctor Who e non sa se potrà girare una seconda serie dei Moschettieri, ma vedremo. I più fisionomisti forse si accorgeranno anche che la Regina Anna è Roslin Frey di Game of Thrones (oh, sad memories?) mentre Re Luigi XIII è il tizio brutto dello Hobbit (no, non Stephen Fry, l'altro, questo: click).
Insomma, sul cast nulla da eccepire, anzi se prima avevo dei dubbi devo dire che sono stati tutti fugati dopo la visione del pilot, sono bravi e sono davvero adatti ai rispettivi ruoli.
Non voglio nemmeno dilungarmi sugli aspetti tecnici, sia perché non sono di mia competenza, sia perché a mio modesto parere sono ineccepibili, l'occhio rimane soddisfatto da quelle vede e da quello che sente.
No, il problema della serie non è come è fatta, il problema è tutto nella trama. Diciamo che sapendo che la produzione è una collaborazione tra la BBC One e la BBC America FORSE avrei potuto aspettarmi qualche scemenza, ma così? No, questo non me lo sarei mai aspettata.
La trama del primo episodio è un'agonia, D'Artagnan arriva aParigi in cerca di vendetta, qualcuno ha incastrato Athos con una serie di omicidi tra i quali figura anche quello del padre del nostro guascone, che non ci pensa due volte a sfidare il buon moschettiere ignorando ripetutamente i suoi "ma non sono stato io". Alla cinquantesima volta che glielo ripete Athos viene arrestato, così Porthos, Aramis e D'Artagnan vanno in cerca di chi l'ha incastrato. Insomma pensavo di vedere I moschettieri, ma stavo guardando il doppio giallo che avrei voluto vedere in Sherlock all'inizio del mese, not cool. Per non parlare dell'incontro di D'Artagnan con Milady e con Constance. Ammetto che i personaggi di Milady e Athos sono molto ben caratterizzati e così la loro relazione (inteso come rapporto di conoscenza, non hanno davvero una relazione). Ma a darmi i nervi in modo terrificante - oltre la trama campata per aria - sono la caratterizzazione di Richelieu e Constance. Il primo viene ritratto come un essere gretto e meschino, pronto a tutto per il suo tornaconto, che non esista a uccidere donne e innocenti per il suo tornaconto o per vendetta personale. Mi dispiace, ma non posso vedere come in questa serie Richelieu per sé stesso venga PRIMA della Francia. NIENTE viene prima della Francia, non per quest'uomo che ha speso ogni attimo, ogni respiro della sua esistenza a salvaguardarla. Sono più che oltraggiata. Constance d'altra parte mi lascia seza parole, la sa interazione con i moschettieri e con D'Artagnan che ha appena conosciuto è così poco IC che quasi mi è venuto un infarto, ad un certo punto la ritroviamo vestita da poco di buono che si presta a distrarre le guardie del cardinale per aiutare i moschettieri a salvare la reputazione e la vita di Athos. Ma perché!? Davvero.
BBC mi hai deluso incredibilmente. 
E se state pensando "Eh, ma dai! In fondo il film del 2011 sui moschettieri era peggio!" sappiate che non è così e vi spiego subito perché. Si tratta di un film che nasce come americanata, è diretto da Paul W.S. Anderson, noto per avere diretto/prodotto i film di Resident Evil, ed è dotato di un cast d'eccezione, un cast che personalmente apprezzo molto e rispecchia particolamente quello che è il mio headcanon (tranne per Lerman as D'Artagnan). I tre moschettieri del 2011 è una rivisitazione steampunk, ma sa di esserlo, riconosce il suo essere un'americanata sotto ogni punto di vista ed è coerente con sé stessa fino in fondo. Motivo per cui l'ho apprezzata molto perché pur non essendo davvero I tre moschettieri, ne ricalca la trama e ne segue la storia rivisitandola per adattarla al contesto. La BBC invece prende l'ambientazione, i nomi e il titolo e fa una cosa completamente diversa: ignora la trama originale. Per me questo nonè accettabile, perché sei la BBC non la prima banda di capre che passa e sventolarmi di fronte al viso un prodotto mediocre non ti fa onore, ma il contrario, è come se urlassi: non ho nemmeno letto il libro. La BBC sceglie di ignorare la storia originale e la modifica senza motivo, non deve adattarla a nulla, ma la modifica comunque. Almeno il film mi aveva divertita e i personaggi erano IC.
Quello che davvero non capisco è che necessità ci fosse di modificare questo primo e fondamentale momento della storia, I tre moschettieri è di fatto un'avventura "unica", nel senso che nel romanzo viene descritta una sola storia che affrontano assieme i protagonisti, di conseguenza se la BBC avesse voluto avrebbe potuto riempire almeno un paio di serie di filler senza basi letterarie, purché ci proponesse almeno una volta la trama originale, così non ha fatto.
Beh, BBC, hai fallito e mi hai deluso.
Di nuovo.
Solo che questa volta non te la perdono.


MJ


domenica 19 gennaio 2014

Il figlio del cimitero di Neil Gaiman

Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Oscar Bestsellers
Pagine: 342 pp.
Prezzo: 10,00 euro
ISBN: 978-8804601739
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni...

Siamo al 16 Gennaio e io mi trovo a recensire il secondo libro di Gaiman, il primo che ho letto, L'oceano in fondo al sentiero, era stata una mezza delusione e mi sentivo un po' amareggiata perché le letture di inizio anno non erano riuscite a soddisfarmi come avrei desiderato. Per risollevarmi il morale ho pensato di dare una possibilità ad un altro libro di Neil, sperando che questa volta fosse quella buona, sperando di non sbagliarmi.
Il figlio del cimitero ha risposto a tutte le mie aspettative e le ha addirittura superate. La narrativa per ragazzi non è un genere facile, perché contiene al suo interno una varietà di romanzi immensa e ogni volta è un po' un terno al lotto, si passa, infatti, da libri fin troppo infantili ai famigerati young adult, da classici senza tempo a romanzi contemporanei tanto piacevoli che anche un adulto ne rimane affascinato. Fortunatamente per me The graveyard book (titolo originale del libro) rientra in questa categoria e conquista il lettore con la sua originalità e le sue meravigliose illustrazioni.
Gaiman torna a deliziarci con una storia delicata e divertente, è la storia di Nobody "Bod" Owens, che, dopo essere sfuggito per miracolo allo sterminio della sua famiglia quando era solo un neonato, viene allevato dagli abitanti del cimitero in cima alla collina. Il giovane Bod trova così una famiglia e poco gli importa che la sua famiglia non sia a tutti gli effetti viva o umana, perché ciò che può imparare nel cimitero molto probabilmente gli salverà la vita, vita che da quattordici anni è in serio pericolo di vita, perché fuori dal cimitero l'uomo misterioso che ha ucciso la sua famiglia lo sta ancora cercando. Col passare del tempo Bod cresce e matura e sente l'esigenza di vivere nuove esperienze, di esplorare il mondo al di fuori del cimitero; con questo non dico che il romanzo sia l'epica avventura di un ragazzino che esce dal cimitero, perché non lo è, piuttosto racconta il processo di crescita di un bambino che viene allevato in modo diverso e che vede il mondo con occhi innocenti e con l'ingenuità tipica di chi vede le cose senza malizia e senza timore.

Il figlio del cimitero è un libro che tutti possono leggere, non importa quanti anni abbiate, non serve essere
bambini per apprezzare questo genere di narrativa: incalzante e molto dolce. Il volume, anche nell'edizione economica, è corredato di bellissime illustrazioni in bianco e nero che accompagnano il lettore durante il viaggio, fino alla fine del libro.
Ho davvero amato questa storia, mi ha coinvolto e mi ha emozionato, mi sono ritrovata a parlare con i personaggi nel disperato tentativo di dirgli cosa fare, di chi fidarsi, da chi scappare, inutile dire che nessuno di loro mi ha dato ascolto, ma poco importa. Ammetto che alla fine mi sono perfino commossa, non tanto, giusto un po', il necessario insomma. Ma che volete farci, io a Gaiman non so resistere.


Questo libro si merita cinque dinosauri su cinque!



MJ

sabato 18 gennaio 2014

The perks of being a Wallflower di Stephen Chbosky / Noi siamo infinito

Titolo: The perks of being a wallflower
Autore: Stephen Chbosky
Casa Editrice: Simon & Schuster
Pagine: 231 pp.
Prezzo: 8,00 euro
ISBN: 9781471116148
Trama: Fra un tema su Kerouac e uno sul Giovane Holden, tra una citazione da L'attimo fuggente e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui. Un romanzo emozionante e coinvolgente, dove tutto è riconoscibile, vivido, naturale, la storia vera di un adolescente con il suo sapore dolceamaro che ha ispirato il film culto con Emma Watson e Logan Lerman. 

Credo di odiare la sinossi italiana, ma non avevo davvero voglia di tradurre quella inglese. The Perks of Being a Wallflower è il romanzo da cui è stato tratto il film Noi siamo infinito, con Emma Watson e Logan Lerman, in italiano è stato pubblicato col doppio titolo di Noi siamo infinito e Ragazzo da parete, il primo sull'onda del successo del film, il secondo nel vano tentativo di rendere il significato del termine inglese "wallflower" che fa riferimento a persone che passano inosservate, nella fattispece si riferisce a quelle persone che durante un ballo o una festa non vengono invitate a danzare né vengono notate.  La storia è quella di Charlie, un ragazzino di quindici anni che si trova ad affrontare per la prima volta la vita da liceale. È una matricola e il mondo che gli si apre davanti è un mondo nuovo fatto di sussurri, baci e sguardi complici, ma anche di feste, sigarette fumate di nascosto, canne e problemi adolescenziali, problemi con cui Charlie non sa come relazionarsi perché il suo vero problema è che fatica a legare con le persone, a capire i loro sentimenti e gli atteggiamenti che deve assumere di riflesso. 

The Perks of being a Wallflower è un libro complesso, che tratta una moltitudine di temi e che affronta realtà che potrebbero essere definite scomode, non è però un libro perfetto e prima di dirvi perché ho adorato questo libro vorrei spiegare cosa non mi è piaciuto.
Prima di tutto vorrei soffermarmi sullo stile di scrittura, che è davvero molto semplice. Il romanzo è strutturato sotto forma epistolare, si tratta infatti di una serie di lettere che Charlie spedisce a una persona a noi sconosciuta raccontandogli la sua vita; come idea è parecchio interessante e secondo me anche ben gestita. Il vero problema è che, pur essendo il protagonista un quindicenne, alcuni pensieri sono formulati in modo quasi infantile. Non mi è chiaro se Charlie abbia o meno una forma di ritardo di qualche genere o se sia autistico, davvero non è mai detto nel corso del libro, ma ammetto di essermelo chiesta. Perché sì, Charlie è naive, è ingenuo in modo quasi disarmante, così ingenuo che in punto dice addirittura che gli hanno dovuto spiegare cosa sia la masturbazione. Va bene che il romanzo è ambientato tra il 1991 e l992, ma non credo che i quindicenni degli anni novanta fossero così rimbambiti. Inoltre è dotato di un'intelligenza veramente fuori dalla norma, legge moltissimo e pensa fin troppo. Sono elementi che mi hanno lasciata leggermente spiazzata perché l'autore non lo spiega. Non ho nemmeo gradito moltissimo la quantità di temi che Chbosky sceglie di affrontare: l'alcolismo, la violenza su donne e bambini, l'aborto, l'incesto, lo stupro, le droghe, il bullismo, l'omofobia e chi più ne ha più ne metta. Sono tutte realtà indubbiamente esistenti, ma ho trovato ridondante questa continua sfilata di turpitudini e non tanto per il genere di argomento che tratta, ma per come lo tratta in modo spesso superficiale e di passaggio. Capisco che il genere di struttura del libro non conceda una lettura più approfondita di certi argomenti, alla fine è un ragazzino che racconta, ma a questo punto non metterli: mettici l'aborto, l'omofobia e parlami della relazione di un quindicenne con alcool, sesso e droghe. 

Detto questo ho adorato questo libro. Come avete potuto leggere non si tratta di un libro perfetto, ma durante la lettura vi assicuro che non vi importa. Chbosky è riuscito a creare un personaggio con cui è impossibile non identificarsi, un ragazzino cui ci si sente legati fin da subito e che si impara ad amare in pochissime righe. Charlie sono io, sei tu, lettore, è tutti noi. Perché è quella parte della nostra mente che a quindici anni era entusiasta della vita e terrorizzata dal futuro e dalle conseguenze delle sue azioni. È bellissimo vedere come riesce a creare dei legami così forti con delle persone così normale, perché ci ricorda qualcosa di vero, di realistico. Ho adorato il modo in cui venivano riportati i suoi pensieri, Chbosky ha saputo sfruttare appieno la tecnica del flusso di coscienza presentandoci in modo estremamente coinvolgente le ansie, le paure, i desideri di questo protagonista così indifeso ed ingenuo, soggetto ad attacchi di panico e quasi inconsapevole della sua intelligenza. Perché Charlie è un genio, ma non lo sa, perché dopo tutto siamo nell'America degli anni '90 e se sei un freak sei un freak e basta, se sei gay ti nascondi e non lo fai sapere a nessuno, certe cose che per noi sono ovvie e scontate lì non lo erano assolutamente.
Credo che questo sia uno di quei romanzi che o si amano alla follia o si detestano, si vede da come cerca di seguire la scia di Salinger, Kerouak, Fitzgerald, e anche se il lavoro finale non è nemmeno paragonabile a quello di questi grandi autori, rimane il fatto che Chbosky ha tentato e il risultato è talmente drastico che se riesce a coinvolgere coinvolge al 100%, conquista e fa innamorare. Con me ci è perfettamente riuscito.
Ho amato questo romanzo perché ho amato Charlie.
Mi sono immedesimata in lui, ho pianto e ho riso con lui. Ho seguito i suoi pensieri e ho visto il mondo con i suoi occhi e mi sono sentita infinita. Perché in fondo è così che è questo libro, infinito.

Per quanto mi riguarda The Perks of Being a Wallflower si guadagna cinque dinosauri, ovvero il massimo, perché nonostante i difetti, nonostante non sia perfetto, è riuscito ad emozionarmi e a coinvolgermi in un modo che non credevo possibile, tanto che alla fine non volevo lasciarlo andare e mi sono ritrovata a dormire con il libro sotto il cuscino.




MJ