martedì 16 dicembre 2014

I Giorni della Sposa

***plin plon**

Premessa d'obbligo per il caro lettore: 
la sottoscritta sta scrivendo la tesi magistrale 
sull'Asia Centrale e la Via della Seta, quindi non aspettatevi 
una recensione oggettiva per quanto segue.
Che qui stiamo ai livelli del mio fangirlismo per
Peter Hopkirk.

***plin plon***

Titolo: I Giorni della Sposa
Titolo originale: A Bride's Story - Otoyomegatari
Mangaka: Kaoru Mori
Numero volumi: 6, in corso (in Italia è uscito il n°5 da poco)
Casa Editrice: J-POP
ISBN: 9788866340485
Costo: 6 euro a volume
Genere: Sentimentale, Seinen
Trama: Dall'autrice 'Emma', un'opera delicata e toccante. Una favola ancestrale, romantica e affascinante! Dall'autrice di 'Emma', uno dei titoli più quotati targati Enterbrain! Ambientato in Asia Centrale, lungo la Via della Seta, questo nuovo manga di Kaoru Mori narra le vicende della bella ventenne Amira, giovane donna che cavalca e tira con l'arco come un uomo e del suo giovane compagno Karluc, fanciullo appena dodicenne, figlio di una tribù lontana. Vinti gli imbarazzi iniziali, i due novelli sposi riusciranno a trovare e coltivare una loro dimensione affettiva, ma le dure leggi tribali turberanno la loro già complessa quotidianità. Un'opera delicata e toccante, impreziosita da disegni emozionanti, capaci di far vivere nella mente del lettore le suggestioni profonde di una terra misteriosa. Una favola ancestrale, romantica e affascinante. Candidato al premio Taisho 2011.

Ora.
Per quanto io apprezzi l'entusiasmo della trama qui sopra, che potete trovare anche sul sito ufficiale della J-POP, per me hanno mancato in pieno il senso del manga.
Di uno dei miei manga preferiti in assoluto, #perdire.

Ma andiamo con ordine.
Kaoru Mori è entrata di slancio nel mio Pantheon di mangaka preferiti con l'opera 'Emma - A Victorian Romance' su cui torneremo in seguito, quando il mio povero cuoricino infranto si stava ancora riprendendo dalla lettura de 'Le Rose di Versailles' e dalla brutta fine della mia ship, no, non Oscar e Andre', e neanche Bernard e Rosalia, o Maria Antonietta e Fersen, siano mai. Ero in astinenza da manga con sfondo storico quando, all'improvviso, comparve Kaoru Mori con un'opera deliziosa ambientata in epoca vittoriana. E poi con quel capolavoro che è 'I Giorni della Sposa', perché, fidatevi di una che sta studiando giusto il luogo e il periodo descritti nell'opera, questo manga è un capolavoro.

La trama di base è semplice, come potete leggere più in alto, e rispecchia una situazione tipica della Via della Seta all'epoca: una giovane donna viene data in moglie al rampollo di una famiglia amica della propria, il più classico dei matrimoni combinati. Da qui, si dipanano le 'avventure', se così possiamo chiamarle di Amira e Karluc, e, di conseguenza, di amici e famiglia. C'è anche il più classico degli imbranati inglesi, biondo e con gli occhiali, giunto in loco per scrivere un libro.

Ma limitare l'opera a questa trama sarebbe riduttivo e offensivo. 'I Giorni della Sposa' è un manga ad ampio respiro, che usa il matrimonio e la vita di Amira e Karluc per introdurci a quel mondo sconosciuto e magico che era, e i parte è tutt'oggi, la Via della Seta. L'attenzione al dettaglio, la fedeltà del disegno per quanto riguarda vestiti, gioielli, acconciature, ma anche le abitazioni, i villaggi, i cibi, è quasi maniacale e PERFETTO. La ricerca e l'opera di documentazione che devono essere stata fatte per conoscere così bene e nel dettaglio le abitudine e lo stile di vite di così tante e così diverse tribù deve essere stato mastodontico e certosino, ma in questo Kaoru Mori mi aveva deliziata già con 'Emma'. Troverete quindi precise rappresentazioni dell'arte del ricamo e di come si mandava avanti una casa lungo la Via della Seta, vedrete come si cacciava e in quanti modi diversi, vedrete la pastorizia e gli scontri tra tribù confinanti e spesso rivali. 
Vedrete come gli occidentali si rapportavano al misterioso mondo dell'Asia Centrale nella figura di Mr. Henry Smith, un giovane studioso che si sta facendo un cultura sui popoli e le tradizioni dell'Asia Centrale, pur non capendoli appieno, rimanendone sempre affascinato (eccomi! Eccomi!).
Vedrete come le varie tribù e famiglie interagivano tra di loro, i commerci, le tradizioni, gli scontri, le feste, i matrimonio. Vedrete com'era sacro l'ospite, come lo è tutt'oggi, amerete quei popoli e quei luoghi.


Prendete la copertina del terzo numero qui a fianco, per esempio. Vedete la cura nei dettagli? La precisione con cui la  mangaka è andata ad informarsi riguardo i colori e i ricami, le acconciature e i tessuti? Vedete le abitazioni sullo sfondo? Sono perfette, sono quelle, sono le tende che potevate trovare lungo la Via della Seta tra l'Ottocento e il Novecento.

É l'attenzione al particolare, la fedeltà all'originale, che rende questo manga così piacevole. Per continuare a tirare in ballo 'Le Rose di Versailles' della Maestra Riyoko Ikeda hai ucciso la mia halfship ma io ti adoro uguale, lì non c'è la maniacale precisione che Kaoru Mori mostra nelle sue opere, e questo, per me è una mancanza abbastanza grave - stai scrivendo/illustrando un manga storica, mannaggia!

Ne 'I Giorni della Sposa', invece, tutto fila meravigliosamente liscio perché tutto è perfetto e tutto è reale. É fatto così bene che sentite che in realtà una volta le cose stavano davvero così, ve lo sentite dentro, nelle budella, come si suol dire. E anche se la trama a volte vi parrà un po' moscia, i vostri 6 euro saranno stati ben spesi per la bellezza del tratto e l'armoniosità della storia.

Cosa vi posso dire, ancora, per convincervi che questo è uno dei manga più belli in circolazione? Forse che l'edizione stessa è molto bella è curata, con sovra-copertina satinata e tutto. Certo, i numeri escono molto molto moooooolto lentamente, ma l'attesa ci sta tutta!


Fatemi sapere se inizierete anche voi quest'avventura. Sarà un piacere poter parlare con voi di quel mondo meravigliosamente meraviglioso che era la Via della Seta prima dell'arrivo dell'era contemporanea!
Assalomu Alaykum!


Quando parlo di cura dei dettagli, 
intendo davvero cura nei dettagli!


E un'ottima documentazione di base!


Non ho messo tutte le copertine per lasciarvi
un po' di sorpresa.
Quindi eccovi il matrimonio di Amira e Karluc.


Se solo potessi, darei a questo manga anche sei happy!sheep tokens.
Davvero. Non ve lo dico solo perché tratta di popoli
e terre che io personalmente amo, ve lo dico perché tutto, 
in questo manga, è perfetto. Anche la lacrimuccia che scende
quando le cose vanno male
(perché si, le cose che mi piacciono certe cose vanno male).


Leggerlo sì: perché è, vi giuro, oggettivamente un capolavoro. Perché amate il bel tratto nel disegno, la cura dei dettagli, un'accurata ricerca per essere documentati prima di scrivere un manga. Perché dovete ancora superare la fase 'Le Rose di Versailles' e la vostra ship è affondata.

Leggerlo no: perché non vi interessano i manga a sfondo storico, per di più i manga a sfondo storico che parlano "semplicemente" della vita di tutti i gionri di una normalissima famiglia. Niente guerre, niente intrighi, niente complotti di palazzo, niente ghigliottine e Robespierre.

Leggerlo sì bonus: perché state studiando la Via della Seta. Scherzo, ovviamente, ma potrebbe essere l'inizio di una passione - di certo, se vi piace questo manga, poi vorrete informarvi sulla Via della Seta, e finirete nel mio stesso gorgo. Vi aspetto a Kashgar.

mercoledì 10 dicembre 2014

Winter Reading Tips #3



E dopo il video di MJ, Paris edition, ecco il consueto articolo con i tre libri del mese.
Siamo a Dicembre, Natale è vicino, le gelaterie chiudono e i mercatini sono dietro a ogni angolo... non potevo non tenere conto di tutto ciò.
Partiamo quindi con un classico di Natale che prima o poi tutti, bene o male, ci ritroveremo in mano.

 
Canto di Natale, di Charles Dickens.
Dickens è un po' un jolly, dato che il suo tipo di storie si adatta bene a questo periodo dell'anno, quindi vi consiglio di dare un occhio generale ai suoi libri. Nello specifico, parliamo del famosissimo racconto di Scrooge (l'avaro degli avari) che riceve la visita dei tre spiriti del Natale: presente, passato, e futuro.
Sicuramente avrete visto l'utilizzo dei vari spiriti natalizi in più film, e non parlo solo di adattamenti cinematografici di "Canto di Natale", quindi leggere l'opera originale è qualcosa di obbligatorio.




Le Fiabe dei fratelli Grimm sono un altro immancabile classico da leggere e avere in libreria.
Se siete cresciute a pane e film Disney allora il cofanetto è un ottimo modo per guardare alle origini di alcune delle storie che più avete amato, e conoscerne di nuove.
Se poi siete anche fan di Once Upon a Time non c'è bisogno di aggiungere altro.
Potrete dire di conoscere veramente una fiaba solo dopo aver letto le sue, a tratti inquietanti, origini.



Chiudiamo con qualcosa che molti si vedranno al cinema questo mese.
Lo Hobbit, di J.R.R Tolkien.
MJ vi ha consigliato Il Signore degli anelli nel suo video, io qui vi propongo la storia che precede quegli avvenimenti.
"Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili."
Volete sapere in quali circostante Bilbo viene spinto a gettarsi all'avventura? Come è venuto in possesso dell'unico anello? Dell'impatto di Gandalf nella sua vita?
Leggete Lo Hobbit.


E voi cosa ci consigliereste per dicembre?
Celyan

giovedì 4 dicembre 2014

Winter Reading Tips VIDEO!Edition #1

Come aveva preannunciato Celyan sono tornati i video.
Oggi vi proponiamo il primo appuntamento all'edizione video del Winter reading tips, siete pronti? Se la risposta è no, tanto meglio, non lo ero manco io quando ho registrato. Vi dico solo che ho dovuto editare un sacco perché continuavo a dire stronzate, tipo che Michael Ende è diventato Michael Fassbender a un certo punto e Winter Reading Tips è diventato Winter Writing Tips.
No, ma complimenti MJ, davvero.

Detto ciò, vi lascio alla visione del video, ricordandovi che il #3 appuntamento con Celyan giungerà a breve e annunciandomi che sto preparando una bella recensione lunga e pallosa su Percy Jackson.




Maryjane.


martedì 25 novembre 2014

Ursula Le Guin e il suo meraviglioso discorso ai National Book Award

Eccomi di ritorno, dopo un paio di mesi di casini feroci e inseguimenti con l'università francese per parlare di nuovo di libri.

Nella fattispecie oggi vorrei parlarvi di qualcosa di un po' diverso dal solito, ovvero di Ursula Le Guin e della sua premiazione con tanto di discorso ai National Book Award.
«Ok, ha vinto, buon per lei» diranno alcuni di voi.
«E chi diavolo  Ursula Le Guin?» chiederanno altri (a cui rispondo disonore su di voi e sulla vostra mucca!)


Ursula Le Guin nasce a Berkley nel 1929, quindi davvero un sacco di tempo fa, e decide che nella vita le piace fare una cosa in particolare: scrivere. Ma non scrivere mattonazzi o narrativa, Ursula vuole scrivere fantasy, vuole scrivere fantascienza e così lascia che la sua mente vaghi oltre il mondo conosciuto e ci descrive monti lontani e pianeti dalle condizioni di vita completamente differenti da quelle a cui siamo abituati. Ovviamente questo era prima che gli Young Adult diventassero la moda del momento, prima che la massima aspirazione della distopia fossero Divergent e Hunger Games. Qui siamo tra gli anni sessanta e gli anni novanta, quando chi leggeva fantascienza era additato come nerd, in un tono del tutto dispregiativo, quando il fantasy era un genere di seconda scelta, perché sua sorella narrativa lo guardava dall'alto in basso ridendo di lui.
Ma Ursula ha continuato a scrivere, questa donna ha scritto per più di quarant'anni, collezionando premi Hugo e premi Nebula (che sono i massimi riconoscimenti della letteratura fantastica) come fossero punti dell'esselunga.
Tra le sue opere più famose vi ricordo il ciclo di EarthSea, da cui il figlio incapace di Miyazaki ha tratto un cartone mediocre chiamato per l'appunto I racconti di TerraMare (però i libri sonofantastici, leggeteli!); il ciclo dell'Ecumene, di cui meritano una menzione a parte La mano sinistra delle tenebre e I reietti dell'Altro pianeta, tutti ambientati nel medesimo universo, quindi in qualche modo legati tra loro; per il resto ha scritto qualcosa come ventordici milioni di libri, quindi sì, ne troverete anche uno che farà al caso vostro (mamma mia, come siete selettivi alle volte!).

Comunque non vi ho raccontato della Le Guin per hobby, nel senso avrei potuto farlo, ma avevo in mente di arrivare un punto e giuro che ora ci arrivo.
Dunque, il 19 Novembre 2014 Ursula Le Guin ha ricevuto il National Book Award, sarò più specifica, ha ricevuto un premio che si chiama Medal for Distinguished Contribution to American Letters, ovvero la medaglia per essersi contraddistinta nel contribuire alla letteratura americana (sarà una traduzione un po' balenga, ma il concetto rimane questo); si tratta di un premio eccezionale ed unico, che in qualche modo è il traguardo di una vita. Cosa lo rende tanto speciale per la Le Guin, più che per altri autori che l'hanno ricevuto?
Ursula Le Guin è la prima autrice di romanzi di fantasy e fantascienza che viene insignita di un premio simile.
«Embé?» diranno alcuni.
«Vi sembra poco? Ancora disonore sulle vostre mucche!»
Questa donna eccezionale, che vi faccio presente avere ottantacinque anni, ottantacinque, non meno, è salita sul podio a ricevere il premio, ha preso in mano il suo bel microfono e ha iniziato il suo discorso, e ragazzi miei, che discorso è stato!
Ha iniziato ringraziando tutti, come si fa di solito: "Ringrazio la mamma, il papà, il criceto, il mio editore, la mia famiglia, il cane, il gatto, il canarino", e via dicendo (il tutto con la sua adorabile voce da vecchina). Poi è partita in quarta ed ecco che il tono del discorso è cambiato e Ursula ha espresso un pensiero che tanti di noi hanno covato nel cuore per anni e che nessuno ha mai potuto esprimere.
Ecco il succo del suo discorso, tradotto alla meglio dall'inglese:
E mi rallegro nell'accettare questo premio a nome di, e nel condividerlo con, tutti quegli autori che per lungo tempo sono stati esclusi dalla letteratura – i miei compagni scrittori di fantasy e fantascienza, scrittori dell'immaginazione, che per cinquant'anni hanno guardato meravigliosi premi venire ricevuti dai cosiddetti "realisti". Sono convinta che siano in arrivo tempi duri, in cui vorremo udire la voce di scrittori in grado di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere oltre una società stretta dalla paura e oltre le sue tecnologie ossessive, per mostrarci altri modi di essere, e, anche, immaginare delle solide basi di speranza. Avremo bisogno di scrittori che sappiano ricordare la libertà – poeti, visionari – realisti di una realtà più vasta.
In questo momento abbiamo necessità di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di un oggetto di mercato e la pratica di una forma d'arte. Creare delle opere scritte per adattarsi alle strategie di vendita nell'ottica di massimizzare i profitti di una corporazione e la resa pubblicitaria, non è la stessa cosa che scrivere e pubblicare libri in modo responsabile.
Nonostante questo vedo come il dipartimento vendita abbia controllo su quello editoriale. Vedo i miei stessi editori, catturati da sciocchi timori di ignoranza e avarizia, far pagare alle librerie pubbliche sei o sette volte il prezzo di mercato di un e-book. Abbiamo appena visto un approfittatore cercare di punire un editore per la sua disobbedienza, e scrittori minacciati da una corporazione fatwa. E vedo molti di noi, i produttori, che scrivono e creano i libri, accettare questa situazione – lasciare che approfittatori del prodotto ci vendano come fossimo un deodorante, dicendoci cosa pubblicare, cosa scrivere.
I libri non sono solo una merce; le motivazioni che spingono al profitto sono spesso in contrasto con l'intento stesso dell'arte. Viviamo nel capitalismo, sembra impossibile sottrarsi al suo potere – ma in fondo, era lo stesso per il diritto divino dei re. È possibile resistere a qualsiasi potere creato dall'uomo e sono gli esseri umani stessi a poterli modificare*. La resistenza e il cambiamento spesso hanno inizio nell'arte. Molto spesso nella nostra arte, l'arte delle parole.
Ho avuto una lunga carriera come scrittrice, una bella carriera, in ottima compagnia. Ora che è giunta alla sua conclusione, non voglio vedere la letteratura Americana venire svenduta lungo la strada. Noi, che viviamo scrivendo e pubblicando, vogliamo e dovremmo richiedere ciò che giustamente ci spetta di questa pare del lavoro (la nostra fetta di torta, insomma, ma mi rifiuto di scriverlo); ma il nome da dare alla nostra meravigliosa ricompensa non è profitto. È libertà.


Ecco, capite ora perché sia giusto che questo discorso venga letto da più persone possibili? Capite perché ho deciso di parlarne? Tralasciando la traduzione, che è molto libera e io non sono una traduttrice, né niente di lontanamente simile, credo che il concetto passi in ogni caso in modo chiaro e preciso.
La letteratura non dovrebbe mai piegarsi ai bisogni di mercato, perché sono le parole la nostra più grande forza e la nostra più grande arma. I libri sono una guida e una forma d'arte, ci mostrano la strada quando non riusciamo a trovarla e spesso si fanno da portavoci di un pensiero più profondo. Il problema vero e proprio di tutto ciò che viene pubblicato al giorno d'oggi (ok, non di tutto, ma di una gran parte di ciò che viene pubblicato) è che gli autori accettano di piegarsi alle regole di mercato scrivendo ciò che vende e non ciò che vogliono dire. 
Quanti dei libri che leggiamo hanno un messaggio, quanti dei libri che leggiamo sono forme di denuncia sociale, quanti hanno, nascosti tra le righe, sottotesti che invitano all'uguaglianza, al femminismo, all'ecologia e a non so bene cos'altro perché ci sono troppe parole che finiscono in -ogia e in -ismo. E quanti invece sono piacevoli letture che possiamo tranquillamente dimenticare una volta finite?
Perché a mio parere sono troppe.
E non voglio fare (di nuovo, emmò basta, però!) quella che come al solito dice "Eh, ma non ci sono più i libri di una volta", "Non ci sono più gli scrittori di una volta", però siamo sinceri e siamo seri, facciamoci un bell'esamino di coscienza e chiediamoci: È davvero questo quello che voglio leggere? È davvero questo quello che voglio comprare?
E non sto dicendo che il libro senza messaggio o senza subtext non debba piacere, perché ehi! sapete quanti ne ho letti e amati io? Ma sinceramente preferisco che mi venga pubblicato un bel libro con una trama e un messaggio che l'ennesima copia sbiadita di Twilight o di Hunger Games, perché sì, va bene, vende, ma la storia la conosco già e grazie, ma no grazie. Non ho intenzione di spenderci soldi.


Spero di non avervi annoiati troppo, in ogni caso questo vuol dire che sì, sono tornata.

Maryjane.





* La traduzione di questa frase è molto libera, in originale era: Any human power can be resisted and changed by human beings. Ho cercato di mantenere il senso cambiando però la struttura della frase per non farla suonare ridicola.



sabato 22 novembre 2014

Fall Time Cozy Time book tag

Lo so, stiamo già facendo una rubrica sulle letture autunnali-invernali, ma non resisto ai tag e questo è bellissimo. Davvero bellissimo. Trust me.
Il tag è stato creato dal canale youtube "Novels and Nonsense", io l'ho trovato su "Bookables", uno dei tanti canali che seguo con piacere.
Ready?
Go!

1- Scegli un libro che ha i colori rosso, giallo e arancione in copertina.

Il baco da seta, di Robert Galbraith.
Non l'ho ancora letto, nemmeno comprato a dire il vero, ma lo farò quanto prima. E a dire il vero questa è la prima copertina che mi è venuta in mente, la trovo bellissima, esattamente come quella del libro precedente.
Non sono proprio certa mi faccia pensare all'autunno, ma per il tag è perfetta.







2- Quale libro ti trasmette un senso di calore?

Harry Potter, di J.K. Rowling.
Mi rendo conto che HP è la mia risposta standard per un sacco di domande, ma è una questione affettiva di una certa importanza.
Che poi la domanda chiede "what book gives you the warm fuzzies", e per un lettore possono derivare da un fattore affettivo o anche solo dall'atmosfera del libro. Ecco, per me Harry comprende tutto.
I warm fuzzies non arrivano solo leggendo dei pranzi di Natale (da sogno) di Hogwarts, ma dalla prima all'ultima parola.





3- Scegli il tuo libro o genere preferito da leggere in un giorno di pioggia.

Classici.
All'inizio non mi veniva in mente un libro preciso con cui rispondere, poi, pensando ai classici, me ne sono venuti in mente troppi.
Dickens, Austen, Tolstoj, Balzac...
Pioggia, plaid e un classico. La mia personalissima pace dei sensi.
Non si dovrebbe passare sopra all'opportunità di essere catapultati in un'altra epoca. MAI.

4- Con quale personaggio vorresti scambiare posto?

Hermione Granger è la risposta più gettonata a questa domanda, vero? Ed è perfettamente comprensibile perché chi non vorrebbe essere Hermione? Chi non vorrebbe vivere anche solo per un giorno nel mondo della Rowling?
MA, proprio per questo, opterò per un'altra risposta. La mia seconda opzione è Jo, la seconda delle sorelle March di Piccole Donne.
Okay, non accade nulla di straordinario nel libro, non ci sono avventure piene d'azione e nemmeno intrighi sconvenienti, ma passare anche solo una giornata in quella casa sarebbe magico. E qui mi viene in mente che anche Piccole Donne è una risposta valida alla domanda numero 2.

5- Quale libro poco pubblicizzato vorreste vedere diventare più popolare?

Topi, di Gordon Reece.
"A Honeysuckle Cottage, la casa isolata in cui si sono appena trasferite, Shelley e sua madre devono dimenticare: le molestie sempre più feroci delle compagne di classe che hanno sfregiato il volto di Shelley, l’egoismo di un padre e di un marito che le ha abbandonate per una ventenne, il terrore di mettersi alla prova. In fondo sono topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Nella quiete di quei luoghi, tutto sembra tornare lentamente alla normalità. Ma in una notte in apparenza come le altre, Shelley si sveglia di soprassalto e si rende conto che qualcuno è entrato in casa. Nelle scioccanti, folli ore che seguono, in un crescendo sbalorditivo di colpi di scena, il mondo di Shelley e di sua madre viene totalmente capovolto e per la prima volta le due donne si ribellano al proprio istinto. Ma se adesso non sono più topi, che cosa sono diventate?"

Ne aveva parlato bene un'amica e una volta trovato su una bancarella non ci ho pensato due volte. Mio.
Staccarsi da questo libro, una volta iniziato, è stato difficilissimo per me. Ma insomma, non si può leggere 24h filate senza collassare.

6- Copertine imbarazzanti.


L'amante di Lady Chatterley, di D.H. Lawrence.
Parliamone, è imbarazzante. Ma non per la donna nuda... è per tutto l'insieme.
Potrei averla fatta io dopo due ore di conoscenza con photoshop.
Comprato quando ancora andavo a scuola e mi contavo gli spicci in tasca per capire cosa avrei potuto permettermi e, devo ammetterlo, questa edizione è quanto meno conveniente.
Non sarà bella, ma si risparmia.
E si, ho anche Orgoglio e Pregiudizio così.



7- Fall time comforts foods?

Non c'entra una mazza con i libri, ma direi castagne o cioccolata calda.
Ecco, alla ricetta "plaid-libro-pioggia" aggiungiamo anche una bella tazza di cioccolata calda, non si può sbagliare.


E i vostri "fall time cozy time" quali sono?
Celyan