-- Hopkirk va in vacanza e ci porta in Tibet --
E così ho deciso di recensire ogni singolo libro che leggerò quest'anno, per variate ragioni:
E così ho deciso di recensire ogni singolo libro che leggerò quest'anno, per variate ragioni:
- darvi il tormento, essenzialmente;
- dare un ordine alla mia vita - e alla mia libreria;
- ricordarmi come si scrive in italiano, considerato che vivo in un mondo di libri, appunti e papers in inglese;
- mostrare al mondo - cioè a voi, cari e fedeli lettori - i miei bambini preferiti;
- ricordarmi che c'è qualcosa oltre l'università e gli esami - e andiamo!
Quindi orsù, iniziamo!
Il primo libro finito quest'anno - dove con finito è da intendersi "L'ho iniziato il primo gennaio e il due alle tre del mattino quasi era finito" - è un'opera dell'immancabile Peter Hopkirk, Mio Unico Maestro, tanto per cominciare l'anno con qualcosa di leggere, poco impegnato e soprattutto fictional. Come no.
Titolo originale: Trespassers on the Roof of the World
Autore: Peter Hopkirk
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 378
ISBN: 9788845923081
Prezzo: 24,00 euro
Trama: Messi uno vicino all’altro, i titoli di Peter Hopkirk hanno qualcosa di inquietante. Il suo libro più noto, Il Grande Gioco, raccontava come le regioni dell’Asia centrale siano da due secoli la zona strategicamente più calda del pianeta – e lo faceva mentre gli occhi di tutti rimanevano voltati altrove. Quando invece, nel 1982, uscì Alla conquista di Lhasa, molti trovarono a dir poco entusiasmante la rievocazione della corsa, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, per la conquista di quello che ancora era, nell’immaginazione popolare, il Paradiso Perduto: il Tibet. In effetti le imprese di personaggi come Annie Royle Taylor – che nel 1892 abbandonò l’East End per i sentieri himalayani, arrivando, con la sua carovana, a un passo da Lhasa – o Maurice Wilson – fermato dalle autorità inglesi in India mentre stava per realizzare l’ultima fase del suo piano, cioè schiantarsi con un biplano Gipsy Moth alle falde dell’Everest per poi proseguire fino alla vetta e innalzarvi la bandiera britannica – restano nella memoria. Ma c’è di più: nel racconto di Hopkirk sembra aleggiare la credenza antichissima secondo la quale chi conquista il Tibet conquista, semplicemente, il mondo – e si ha così la strana sensazione che le ossessioni e le avventure di singoli così come le mire di immani Stati (la Cina di oggi, ad esempio) verso quei luoghi abbiano un’origine potente e arcana.
Come il buon Hopkirk ci ha ormai insegnato, questo non è un romanzo, bensì un libro di storia - di più, è un libro di storia relativo a viaggi, esplorazioni, e scoperte, che si discosta dal Grande Gioco per la componente mistica che certi capitoli del libro tendono ad assumere, dovendo trattare di esploratori cristiani che affrontarono il duro Tibet per ragioni evangeliche.
Perché Alla conquista di Lhasa parla anche di loro. Alla conquista di Lhasa parla di tutti quegli uomini e quelle donne - pazzi, geni, coraggiosi, irresponsabili, credenti, atei, soldati, privati cittadini - che decisero di affrontare le montagne più dure del mondo per andare alla scoperta di quell'ultima capitale, l'immortale e misteriosa Lhasa, e per rivelarne i segreti, spesso senza sapere, o ignorando, o sottovalutando, a quali insidie e pericoli andavano incontro.
Ogni capitolo di questo libro è dedicato ad una storia diversa, ad una persona, un uomo, una donna, o ad una coppia, o ad un gruppo di soldati inglesi che, nell'ottica del Grande Gioco tra Impero britannico e Impero russo, dovevano per forza di cose raggiungere Lhasa e aprire i canali diplomatici.
Sono capitoli che vi coinvolgeranno e vi faranno riflettere, pagine che vi porteranno alla scoperta del Tibet nei suoi più reconditi aspetti - e sentirete il gelo del vento himalayano e tratterete il fiato con il pubblico inglese durante le prime scalate all'Everest - e che forse vi faranno venire voglia di visitare questo angolo di mondo ancora relativamente segreto.
L'aspetto più "facile" di questo libro è, indubbiamente, il fatto che negli ultimi capitoli arriva a toccare dei decenni più vicini a noi, senza fermarsi all'inizio del secolo o alla prima guerra mondiale come tendono a fare tutti gli altri libri di Hopkirk: questo volume arriva a trattare fino e oltre l'invasione cinese del 1959, ricollegandosi ad una tematica che ultimamente sole comparire nelle nostre televisioni, cioè la questione tibetana. É un'ottima motivazione per leggere questo libro, fidatevi, poiché vi permetterà di affrontare tutti gli altri temi trattati in un'ottica più moderna e contemporanea rispetto agli altri volumi.
Enjoy, folks!
Leggerlo sì: perché la storia del Tibet, della cultura buddista, o, in generale, di viaggi e scoperte vi affascina ed è pane per i vostri denti, anche considerato che ormai certe esplorazioni non si possono più fare - procate a dire a vostra madre che domani partite per il Tibet in cerca di Gloria e Onore, e poi vediamo cosa vi risponde.
Leggerlo no: perché la storia del Tibet, della cultura buddista, o, in generale, di viaggi e scoperte non vi interessa assolutamente, perché Hopkirk lo trovate noioso (blasfemi), perché ad un libro di storia preferiti un bel romanzo giallo o un thriller (avete la vostra parte di ragione, indubbiamente).
O perché di Gloria e Onore vi bastano quelli di Mulan.
Leggerlo sì-bonus: perché sono riuscita a farvi innamorare di Hopkirk e volete lasciarmi una contro-recensione tra i commenti. Ma come siete gentili.
Come il buon Hopkirk ci ha ormai insegnato, questo non è un romanzo, bensì un libro di storia - di più, è un libro di storia relativo a viaggi, esplorazioni, e scoperte, che si discosta dal Grande Gioco per la componente mistica che certi capitoli del libro tendono ad assumere, dovendo trattare di esploratori cristiani che affrontarono il duro Tibet per ragioni evangeliche.
Perché Alla conquista di Lhasa parla anche di loro. Alla conquista di Lhasa parla di tutti quegli uomini e quelle donne - pazzi, geni, coraggiosi, irresponsabili, credenti, atei, soldati, privati cittadini - che decisero di affrontare le montagne più dure del mondo per andare alla scoperta di quell'ultima capitale, l'immortale e misteriosa Lhasa, e per rivelarne i segreti, spesso senza sapere, o ignorando, o sottovalutando, a quali insidie e pericoli andavano incontro.
Ogni capitolo di questo libro è dedicato ad una storia diversa, ad una persona, un uomo, una donna, o ad una coppia, o ad un gruppo di soldati inglesi che, nell'ottica del Grande Gioco tra Impero britannico e Impero russo, dovevano per forza di cose raggiungere Lhasa e aprire i canali diplomatici.
Sono capitoli che vi coinvolgeranno e vi faranno riflettere, pagine che vi porteranno alla scoperta del Tibet nei suoi più reconditi aspetti - e sentirete il gelo del vento himalayano e tratterete il fiato con il pubblico inglese durante le prime scalate all'Everest - e che forse vi faranno venire voglia di visitare questo angolo di mondo ancora relativamente segreto.
L'aspetto più "facile" di questo libro è, indubbiamente, il fatto che negli ultimi capitoli arriva a toccare dei decenni più vicini a noi, senza fermarsi all'inizio del secolo o alla prima guerra mondiale come tendono a fare tutti gli altri libri di Hopkirk: questo volume arriva a trattare fino e oltre l'invasione cinese del 1959, ricollegandosi ad una tematica che ultimamente sole comparire nelle nostre televisioni, cioè la questione tibetana. É un'ottima motivazione per leggere questo libro, fidatevi, poiché vi permetterà di affrontare tutti gli altri temi trattati in un'ottica più moderna e contemporanea rispetto agli altri volumi.
Enjoy, folks!
Tre dinosauretti (e mezzo) perché è sì un gran bel libro, ma, a mio parere,
non il migliore di Hopkirk.
Ciò non toglie che dobbiate leggerlo!
Leggerlo sì: perché la storia del Tibet, della cultura buddista, o, in generale, di viaggi e scoperte vi affascina ed è pane per i vostri denti, anche considerato che ormai certe esplorazioni non si possono più fare - procate a dire a vostra madre che domani partite per il Tibet in cerca di Gloria e Onore, e poi vediamo cosa vi risponde.
Leggerlo no: perché la storia del Tibet, della cultura buddista, o, in generale, di viaggi e scoperte non vi interessa assolutamente, perché Hopkirk lo trovate noioso (blasfemi), perché ad un libro di storia preferiti un bel romanzo giallo o un thriller (avete la vostra parte di ragione, indubbiamente).
O perché di Gloria e Onore vi bastano quelli di Mulan.
Leggerlo sì-bonus: perché sono riuscita a farvi innamorare di Hopkirk e volete lasciarmi una contro-recensione tra i commenti. Ma come siete gentili.


Non conoscevo Hopkirk, ma sembra un autore che potrebbe piacermi molto! Grazie per avermelo fatto scoprire :)
RispondiEliminaNemmeno io lo conoscevo, ma mi sa che ci penserò, visto che mi interessa il Buddhismo e mi piacerebbe capire qualcosa della storia del Tibet. Vi ho taggate qui:http://libreriadinelly.blogspot.it/2014/02/liebester-award-ovvero-questo-blog-non.html
RispondiEliminabuona pasqua
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