giovedì 4 luglio 2013

I classici della letteratura - Grandi Autrici

Il corriere della sera e le Grandi Autrici: Ragione e Sentimento.

Inizia oggi, Giovedì 04/07 la nuova collana del Corriere della Sera che ci presenta una raccolta di classici dellla letteratura. 
Questa volta ci troviamo di fronte a una collana di opere scritte da grandi Autrici, le donne quindi sono le protagoniste di questa serie di uscite, ma non donne qualsiasi bensì le "madri" della scrittura.
Dacia Maraini ci introduce in questo mondo fatto di parole per insegnarci ad amare quei personaggi che hanno segnato la storia del libro, una sorta di Virgilio in gonnella che ci guiderà lungo il percorso - lungo 22 volumi - per illustrarci come questa letteratura femminile risalente ad epoche diverse sia in realtà ancora di grande attualità.

Parliamo un po' di questi volumetti, il primo - come potrete notare dalla foto - è Ragione e Sentimento di Jane Austen.

 
 Il libro si presenta bene fin da subito. Con una copertina semirigida dall'impostazione grafica molto evocativa. L'immagine ricorda vagamente i romanzi della BUR, ma solo perché si tratta di un fiore, per il resto il contrasto tra il bianco della copertina e il rosa antico/grigio dell'immagine risulta molto pittoresco.
Il volume si compone di 428 pagine che comprendono una presentazione dell'opera E un'introduzione a cura di Dacia Maraini - mi raccomando! leggetela e non saltatela perché è scritta molto bene ed è illuminante, se per caso non avete mai letto questi libri (Disonore su di voi e sulla vostra mucca) allora forse vi conviene leggerla alla fine del libro. Dopo il libro vero e proprio abbiamo un breve riassunto in punti della vita di Jane Austen e l'indice.

Perché consiglio di comprare questa collana?
Principalmente perché è fatta bene, si nota in tutte le raccolte proposte dal Corriere una notevole attenzione ai dettagli e una particolare cura per le edizioni. Si tratta poi di grandi romanzi che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, quindi se ve ne manca qualcuno vi consiglio di prenderlo in questa collana.
Il secondo motivo è il prezzo che va tutto è vostro favore: 7,90 sono un ottima cifra per una simile edizione, un costo più che economico per un volumetto che normalmente costerebbe almeno il doppio. Il primo volume - questo in foto - costa 1 euro soltanto.
E la carta di questa edizione ha un profumo che è qualcosa di afrodisiaco per un bookworm. Trust me.

Al Corriere schifava inserire il piano dell'opera completo, ma segnala già alcune delle prossime uscite, che in quest'ordine saranno le seguenti:
  1. Ragione e Sentimento - Jane Austen
  2. Cime tempestose - Emily Bronte
  3. Gita al faro - Virginia Woolf
  4. Canne al Vento - Grazia Deledda
  5. Jane Eyre - Charlotte Bronte
  6. L'età dell'innocenza - Edith Wharton
  7. La mia Africa - Karen Blixen
  8. Cheri - Colette
  9. Il ventre di Napoli - Matilde Serao
  10. La bella Storia di Silas Marner - Gerge Eliot
Vi ricordo che sono 22 volumi, uscita a cadenza settimanale di giovedì, se qualcuno fosse interessato a prenderli tutti. Io personalmente farò una selezione perché alcuni di questi li ho già e non mi interessa averli doppi (altri sì, ma di questo parleremo in alcune rubriche che inizieranno a Settembre).
Ora correte in edicola o Jane piange.

venerdì 3 maggio 2013

Tonari No Kaibutsu-kun

Tonari No Kaibutsu-Kun




Ho iniziato a vedere questo anime per caso un pomeriggio che non sapevo cosa fare, mi aspettavo uno shojo melenso, di quelli da ragazzina in piena fase ormonale, con lui e lei e gli altri che interferiscono, invece ho trovato Tonari No Kaibutsu-kun.
La storia racconta le vicende di Shizuku Mizutani, una ragazza particolarmente fredda e anaffettiva, senza amici, il cui obiettivo è essere la migliore in ambito scolastico. Per una serie di eventi conosce Haru Yoshida, il famigerato “bullo” della scuola, da tutti temuto e quindi emarginato, il quale, dopo essersi rivelato un impulsivo dall'animo ingenuo, si innamora di lei e decide di starle accanto. Col proseguire degli episodi a fianco ai due protagonisti compaiono altri personaggi: la bella e tonta Asako Natsume, il popolare membro della squadra di softball Sohei Sasahara, l'amico di Haru, Yamaken, e la rappresentante di classe, Oshima. Loro insieme ad altri personaggi minori (principalmente i membri delle famiglie dei personaggi) danno vita a una storia assolutamente senza senso.
Ebbene sì, senza senso, perché di fatto questo anime non ha una vera e propria trama, è solo la storia di due persone socialmente imbarazzanti che affascinate l'una dall'altra si vengono incontro. Se aggiungiamo che le sopracitate persone sono dei liceali la problematica è più ampia, perché siamo di fronte a ragazzi che si trovano per la prima volta a sperimentare emozioni con cui non hanno mai avuto a che fare e che si trovano in seria difficoltà non sapendo come gestirle.



Una delle cose che mi ha attirato di più di questa serie, oltre al fatto che mi sento molto vicina alla protagonista, sono i disegni. Nella loro particolarità mi hanno conquistata subito, i colori sono molto vividi e allegri e la fisionomia dei personaggi è molto precisa e caratteristica. Amo tantissimo le faccine buffe, in particolare le espressioni di Natsume (e anche Shizuku quando mangia i suoi onigiri salati); adoro come riescono a rendere espressivi i personaggi pur mantenendo uno stile di disegno così semplice.
D'altra parte l'anime è prodotto dalla Brian's Base, studio di animazione da cui ci aspettiamo un certo livello avendo questo già prodotto anime non indifferenti come Durarara!, Spice and Wolf II, Baccano, Penguindurum, e cazzi e mazzi.
Insomma io sono davvero contenta di averlo scoperto per caso perché mi ha fatto passare ore felici, si tratta solo di 13 episodi che scorrono velocemente, ma sono un modo piacevole per passare dei pomeriggi vuoti.

L'anime è stato tratto da un manga ancora in corso scritto e disegnato da Robico. Al momento i diritti sono stati acquisiti dalla GP publishing e la pubblicazione è iniziata a giugno 2012. Consiglio vivamente anche la lettura di questo manga, in quanto molto più complesso. Probabilmente, per essere lineari con la storia l'anime avrà una seconda stagione, ma aspettiamo conferme.

Sakamichi no Apollon

Sakamichi No Apollon
Kids on the slope.


Sakamichi no Apollon è un anime di 12 episodi uscito nel 2012.
Tratto da un manga del 2007-12 di Yūki Kodama, Sakamichi No Apollon racconta la storia di tre amici che affrontano assieme gli anni difficili del liceo.
E' il 1966, il Giappone è in fermento, a causa del lavoro del padre Kaoru si trasferisce a vivere con dei parenti a Yokosuka nella prefettura di Nagasaki; iscrittosi al liceo locale la sua vita si intreccerà con quella di Ritsuko e Sentaro che entreranno prepotentemente nella sua vita insieme al Jazz e la cambieranno completamente.


Quest'anime partiva con le migliori premesse e bisogna dire che è riuscito a soddisfare tutte le aspettative. Riuscire a trattare in soli dodici anni l'intera vita liceale di tre persone non è cosa facile, tanto più riuscire a farlo dando il giusto spazio a tutti i personaggi, senza lasciare da parte la musica e senza diventare ripetitivi.
Sakamichi no Apollon è prima di tutto un anime che parla di amicizia, di quel legame che si instaura tra le persone quando hanno una passione in comune, quando passano così tanto tempo assieme da riuscire a capirsi con uno sguardo; ma soprattutto è un anime che parla di musica, nello specifico di Jazz.
La musica è il filo conduttore di tutto l'anime e ci regala non solo una colonna sonora da paura, ma anche i migliori momenti della serie. Come dimenticare i pomeriggi passati nello scantinato di Ritsuko a suonare? E il festival scolastico?
L'adolescenza può essere faticosa e difficile, si cresce e si affronta la vita, ci si innamora e si viene respinti, ma tutto questo è la vita e in Sakamichi no Apollon la vita scorre veloce accompagnata dalla musica della batteria e del piano e i protagonisti si percorrono la stessa strada senza perdersi – quasi – mai di vista.




Ci troviamo di fronte a un piccolo capolavoro di animazione, che si fa notare non solo per la linearità e piacevolezza della trama, ma anche per tutto ciò che circonda l'impianto narrativo: disegni, musica e sceneggiatura.
Ma chi ha lavorato a questo anime?
Shinichirō Watanabe dirige la regia dell'anime, se vi state chiedendo “Ma lui non è quello che...”, sì, sappiate che è lui. E' il genio che ha diretto Cowboy Bebop e Samurai Champloo, nonché produttore delle musiche di Michiko To Hacchin. Ce lo ritroviamo di nuovo davanti dopo otto anni con questo capolavoro di serie che ci lascia deliziati per tutta la sua intera durata.
Il Chara Design è curato da Nobuteru Yūki che ricorderete sicuramente tutti per avere curato i disegni di Capitan Herlock, Paradise Kiss, Escaflowne, insomma un tizio che ha fatto giusto due o tre cosine di nessuna importanza.
Alle musiche abbiamo Yoko Kanno, che ricorderete sicuramente per avere curato il soundtrack di innumerevoli altre serie (Proteggi la mia terra, che se non avete visto forse è il caso di recuperare, Escaflowne, Cowboy Bebop, Wolf's Rain, Ghost in the Shell, Darker than Black, Macross Frontier), tra i suoi brani più famosi ricordiamo tutti Kiseki no Umi (Recordo of Lodoss War), Gravity (Wolf's Rain), Inner Universe (Ghost in the Shell: Stand Alone Complex), Rise (Stand Alone: 2nd GIG).
Insomma possiamo dire che alle spalle di questo anime abbiamo uno staff che davvero merita, se non li avete riconosciuti nemmeno dopo che vi ho detto cosa hanno fatto forse la vostra cultura necessita un ampliamento o forse dovreste buttarvi da un balcone.
In ogni caso quello che possiamo osservare è come alla fine l'anime risulti un'opera il cui target non deve essere necessariamente quello adolescenziale, ma che anzi mira a una fascia più matura, a delle persone più adulte e più in grado di cogliere i diversi sostrati che ci vengono proposti.




Personalmente ho adorato questa serie. Mi è rimasta nel cuore.
Prima di tutto credo di essermi un po' innamorata di Sentaro, del suo modo di fare un po' riottoso e ingenuo, della sua voglia di sorridere alla vita nonostante tutto quello che ha passato. Ho trovato la storia meravigliosa, gli intrecci che si creano tra i personaggi sono assolutamente realistici, riflettono l'adolescenza che abbiamo vissuto tutti e fanno tornare in mente gli amori non corrisposti e le giornate passate con le persone importanti a fare qualcosa che si ama. La musica poi è stato l'elemento decisivo che mi ha conquistata.
Non solo dà una carica positiva assurda, ma riesce anche a mettere di buon umore, a rilassare; le scene in cui i ragazzi suonano sono tra le più belle, trasmettono un senso di gioia infinito e un senso di pace che raramente una serie animata riesce a trasmettere.
Se non lo avete visto vi prego di guardarlo perché davvero merita.

Curiosità:

Il titolo “Sakamichi no Apollon” significa “L'Apollo del pendio” mentre il sottotitolo “Kids on the Slope” significa “Ragazzi sul pendio” che poi suonerebbe molto meglio un “Ragazzi sulla collina” ma Slope ha un'accezione vagamente diversa. In ogni caso si nota come venga messa in rilievo l'importanza della collina, sulla quale nella serie si trova la scuola dei protagonisti.

Per chi fosse interessato consiglio vivamente anche la lettura del manga, che non solo approfondisce le storie dei vari personaggi, dal padre di Ritsuko a Junichi e Yurika, con capitoli loro dedicati e flashback, ma approfondisce anche il finale, meno aperto di quello dell'anime e più conclusivo. Possiamo dire che il manga dà al lettore ciò che il lettore vuole.
Per la cronaca, la panini ne ha comprati i diritti quindi possiamo dire con una certa sicurezza che ben presto ce lo ritroveremo in fumetteria.
Quindi compratelo che merita! E se vi tira troppo il culo lo trovate sempre su mangareader.

mercoledì 27 febbraio 2013

Anna Karenina

Anna Karenina

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo





Anna Karenina è un masterpiece della letteratura. Uno di quei mattonazziche ti trovi davanti e pensi che non sarai mai in grado di finirlo; è anche uno di quei libri talmente pregni di significati, disposti su più livelli, dietro ogni angolo e ogni parola, che quando li leggi non possono non segnarti, non lasciarti qualcosa dentro.
Quando ho saputo che Joe Wright voleva farne un film sono rimasta un po' perplessa. Per prima cosa è un romanzo molto lungo e quindi era ovvio che avrebbe operato dei tagli, seconda cosa mi disturbava la scelta del cast, troppo inglese, terza e ultima cosa mi turbava come fosse possibile girare un film così RUSSO in teatro senza nemmeno riprendere i grandi paesaggi Pietroburghesi e Moscoviti, ma concentrando quasi del tutto l'ambientazione in teatro.
Questo era quello che pensavo prima di vederlo...

Due parole sul film...
Joe Wright ha fatto un lavoro magistrale. C'è poco da dire, la sua idea, a dir poco brillante, di girare l'intero film come se stesse riprendendo un immenso palcoscenico riesce a rendere in modo perfetto sia la concezione dell'alta società russa dell'epoca - fatta di lingue straniere (si parlava francese in società), di apparenze, balli e pose - sia i repentini cambi di scena. Così passiamo dall'ufficio delle poste dove lavora Oblonskij al luccinante Caffé moscovita in cui Levin e Stiva si ritrovano a parlare d'amore. Passiamo dal treno che corre coperto di neve lungo le rotaie al salotto di casa Karenin. La scenografia si gira ed eccoci in un luogo completamente diverso.
Purtroppo questo comporta uno svantaggio, quando la camera gira troppo velocemente lo spettatore prova un leggero senso di nausea, questo è dovuto al fatto che girando la camera sfoca lo sfondo e gli oggetti e chi guarda non riesce a mettere a fuoco. Se avessero avuto i fondi per girarlo in HFR ho il sospetto che avrebbe reso tipo mille volte di più e sarebbe stato epico!

Pro:
Il cast è stato davvero brillante, anzi spettacolare oserei dire. In particolare trovo che i due che hanno regalato la performance migliore siano stati Matthew McFayden e Domhnall Gleeson (sì, il tizio che faceva Bill Weasley). Matthew la maggior parte di noi lo ricorda per la famosissima interpretazione di Mr. Darcy, personaggio che per modo di fare, per etica morale e per senso del dovere è ai completi antipodi di Stiva; Domhnall invece interpreta Levin ed è una delle prime volte in cui gli viene dato così ampio spazio sul grande schermo. Entrambi secondo me sono stati bravissimi, estremamente intensi, le loro espressioni facciali giungevano allo spettatore come fossero stati lì accanto. Con questo va detto che anche Jude Law ha fatto un grandissimo lavoro e una vera sorpresa, per quanto mi riguarda, si è rivelato Aaron Johnson per cui mi aspettavo in realtà un fail. Insomma gli attori hanno davvero dato il meglio, soprattutto gli inaspettati!
Particolarmente belle da vedere sono state alcune scene di riunione tra di loro, per esempio alla banchina del treno Anna e il fratello quando si incontrano esplodono di gioia e si abbracciano. Keira e Matt sono stati spettacolari, forse mi sarò fatta io un mega trip, ma ho visto l'abbraccio affettuoso di due amici che non lavoravano insieme da praticamente sette anni.
Particolarmente belle ho trovato alcune scene:
  • i primi piani "teatrali" con il faro acceso sul personaggio parlante e le luci che si spengono pian piano attorno a lui. Nella fattispecie mi viene in mente la scena di Karenin seduto da solo in mezzo al teatro che chiede Anna cos'abbia fatto lui di male per meritarsi tutto questo
  • La scena del ballo tra Anna e Vronsky è particolarmente spettacolare. Wright sceglie con cognizione di causa di riprendere un motivo già usato in P&P e quindi tutti gli altri ballerini si immobilizzano e scompaiono, riprendono vita solo quando Anna e Vronsky passano loro accanto. Allo stesso modo il contrasto tra il loro ballo passionale e fremente, dimentichi di chi sta loro intorno, e il modo di ballare ansioso e quasi spaventato di Kitty che vede dissolversi i suoi sogni di fronte ai suoi occhi. Ed è grazie a lei che continua a cambiare accompagnatore che ci accorgiamo quanto a lungo abbiano danzato assieme A. e V.
  • La scena del teatro, quando Anna si presenta cercando di ignorare i pettecolezzi e ne viene schiacciata, è particolarmente bella e incisiva. Viene evidenziata la sua figura su tutte le altre.
  • Durante la corsa dei cavalli particolarmente impressive è la scena di Vronsky che cade rotolando non solo fuori pista, ma proprio giù dal palco, preludio della sua cadutà dalla società. La scena si divide in due diversi tipi di disperazione, anzi tre: la disperazione di Alexiei costretto ad uccidere la sua amata cavalla FrouFrou, la disperazione di Anna terrorizzata che sia potuto accadere qualcosa al suo amato, la disperazione di Karenin consapevole per la prima volta dei sentimenti della moglie non più rivolti verso di lui.
Contro:
Keira Knightley. Io amo questa attrice, amo tutti i suoi film, la adoro e la trovo meravigliosa. Amo il suo modo di fare, di parlare, di alzare le sopracciglia e di piegare gli angoli della bocca, amo la sua mimica facciale, la sua capacità di calarsi in qualsiasi ruolo. Insomma amo lei.
Eppure... eppure l'ho trovata così pessima. L'ho trovata profondamente inadatta a rappresentare il personaggio di Anna, trovo che sia stata in grado di rappresentare abbastanza bene il personaggio nei suoi attimi di felicità, ma che non sia stata quasi per nulla in grado di riportarne la disperazione interiore. Anna è un personaggio complessissimo, divisa tra ciò che è giusto e ciò che la renderebbe felice; è una donna disperata, sull'orlo della follia, respinta dal suo primo marito per i suoi gesti d'amore nei confronti di un altro si aggrappa disperatamente a Vronsky, soffrendo però tantissimo per la differenza di età, vivendo nel terrore che un giorno questi la lascierà per una donna più giovane e più bella, più affascinante di lei. L'Anna che ci viene presentata qui è una pazza, sembra una donna isterica e lo spettatore non riesce a comprenderne le ragioni, ci viene proposta una donna che beve, che non riesce ad apprezzare ciò che ha e che soffre di un bipolarismo improvviso e ingiustificato. Eppure non è così.
Nel libro Karenin non è così "santo" e Vronsky non è così innamorato. Anna non si suicida perché è una donna debole, si suicida perché è una donna finita, senza più futuro: suo marito la ripudia, dice al figlio che è morta e non gli consente di vederla, Vronsky la lascia perché Anna lo stressa e perché è un uomo volubile e stufo e Anna, esclusa dalla società, senza denaro, senza più nulla, decide di togliersi la vita. Ma in questo suo gesto c'è tutta la disperazione di chi ha vissuto, amato e perso ogni cosa, è l'ultimo gesto che compie obnubilata dal dolore e che si pente di avere compiuto appena poggia piede sui binari.
Insomma trovo che Keira non sia riuscita a rendere appieno il personaggio, tanté che nell'ultima mezz'ora si fa davvero fatica a seguire senza trovarla un po' noiosa a livello proprio umano.
Altra cosa che ho apprezzato zero sono i dialoghi esasperati fino al ridicolo di Anna e Vronsky in alcune scene, prima tra tutte la scena di sesso, se non avessero parlato sarebbe stata davvero bella, purtroppo trovo che così sia stata rovinata: tanto per cominciare nessuno parla a quel modo quando tromba, e poi per continuare era veramente poco appropriato il tono della voce. Non so se la colpa sia del doppiaggio italiano, ma per gran parte del film io mi sono vista Elizabeth Benneth che trombando diceva "Mio adorato" e mi sono venuti i brividi. Quindi no al doppiaggio e no anche alla doppiatrice, penso che per una volta avrebbero dovuto cambiare, proprio per l'immensa differenza tra i personaggi.

Raffinatezze:
Trovo che Wright sia stato particolarmente attento ai dettagli, cosa che ha contribuito a rendere il film magistrale.
La prima cosa che ho notato è come i vestiti di Anna cambino assieme a lei.
Quando è insieme a Vronsky, Anna è quasi sempre vestita di bianco, questo perché rappresenta l'amore puro, la purezza dei suoi sentimenti, l'essere tornata a sentirsi giovane e innocente come una volta; quando va a teatro è sempre vestita di bianco perché lei vede il suo rapporto con Vronsky come qualcosa di pure e di perfetto e di conseguenza l'abito bianco, puro, candido e pieno di speranza rispecchia quello che è il suo modo di pensare in quel momento. Quando invece si suicida è vestita completamente di rosso, questo perché non solo il colore è un'analogia con il sangue, ma anche perché rappresenta oramai il suo rapporto che è diventato per lei un peso, un peccato: Anna è consapevole di avere sbagliato. Quando è col marito, invece, l'80% delle volte è vestita di nero e io l'ho interpretato un po' come la morte dell'amore o in generale la morte interiore di Anna e dei suoi sentimenti vero Karenin.
Altra scena stupenda: quando Levin se ne va, oltraggiato dal rifiuto di Kitty, l'usciere gli porge il cappello, ma non un cappello qualsiasi il cappello che tiene in testa. Questo perché Levin rappresenta l'uomo, ma non un uomo solo, tutti gli uomini. E' l'emblema della positività e dell'integrità dell'uomo, nonché la rappresentazione mentale di Tolstoj stesso.

Anna Karenina è un film sull'amore, sui sentimenti, sulla famiglia. E' una storia che racconta storie, ci propone tanti tipi di amore diverso, tanti tipi di umanità differenti, indicandoci infine come modello Kitty e Levin che sono i due personaggi che più maturano e cambiano nel corso della storia arrivando infine a trovarsi dopo essersi solo sfiorati.

Personalmente ho trovato questo film davvero bello e lo consiglio a tutti, sappiate però che:
Vi piacerà se, avete letto il libro, vi piacciono i mattonazzi, i film in costume, le scenografie e regie particolari.
Non vi piacerà se, non vi piacciono i film lunghi, i polpettoni noiosi e non amate il genere in costume, non amate il romanzo russo e non vi piace leggere, se poi amate le cose semplice andate a vedere altro.



martedì 26 febbraio 2013

The Mortal Instruments: Città di Ossa, Città di Cenere, Città di Vetro

Città di Ossa

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore. 

Città di Cenere

Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c'è niente di normale nella tua vita se puoi vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se tua madre è in un coma magicamente indotto e tu scopri di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei, soprattutto Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l'unico modo di salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.  

Città di Vetro

Per salvare la vita di sua madre, Clary è costretta ad andare nella Città di Vetro, l'antica capitale degli Shadowhunters, i Cacciatori di demoni... e non importa che entrare senza autorizzazione nella città sia contro la Legge e infrangere la Legge possa significare la morte, per lei. Come se non bastasse, la ragazza scopre che Jace (suo fratello, e molto più di un fratello, in realtà) non la vuole assolutamente in città e che il suo amico Simon è stato chiuso in carcere dagli Shadowhunters, che guardano con estremo sospetto un vampiro che sopporta la luce del sole. Con il malvagio Valentine che mette in campo tutto il suo potere per distruggere la stirpe degli Shadowhunters, l'unica possibilità dì sconfiggerlo è che i Cacciatori di demoni combattano fianco a fianco con i mortali nemici di sempre, i Nascosti. Ma è possibile che gli eterni avversari mettano da parte l'odio per lavorare finalmente insieme? 

 Ho iniziato a leggere questa serie perché ho visto che da questi libri sarebbe stato tratto un film e sono una di quelle che non si va mai a vedere i film se prima non ha letto il libro (ok, quasi mai).

Ci viene qui proposta l'ennesima Saga Urban Fantasy che io sono partita a leggere con le peggio aspettative, mi ripetevo in continuazione «Mamma mia, sarà uno schifo, trama scialba, già è scritto male, vorrò cestinarlo, io lo so.»
Ebbene, sbagliavo. Il libri, per lo meno nella traduzione italiana per kindle che ho letto io, è tradotto di merda. Ma davvero in modo osceno e inizialmente illeggibile. Io mi chiedo come si possa tradurre in questo modo, perché significa davvero che non c'è manco un cane sfigato che rilegge ciò che è stato propinato.
Questa serie non è perfetta, anzi, l'autrice non ha dato il massimo e si vede:
- per tutto il romanzo invece di chiamare la protagonista Clarissa, come dovrebbe, la chiama Clary, col dimiutivo. Ora, ditemi voi quale autore nello scrivere in terza persona utilizza un tono colloquiale accettabile solo nel discorso diretto. Questo suo modo di fare mi ha spesso fatto travasare bile, perché avrei voluto una maggiore "serietà" da parte dell'autrice.
- la protagonista sulla carta ha quindici anni, Jace ne ha sedici, abitano a NY. Ora, sicuramente non staranno a Manhattan, ma vi pare normale che i genitori lascino uscire i figli la sera fino a tardi, consentendo loro di andare in discoteca a soli quindici anni? PLIS, realismo gente! Io non lo farei mai, nessun genitore consapevole di quali possano essere i pericoli di una città come NY lo farebbe, soprattutto non Joceline, leggendo col senno di poi ci si accorge di come questa cosa sia poco plausibile. I quindicenni non possono avere tutta questa indipendenza. Tantomeno hanno certe capacità mentali, certi modi di reagire a situazioni di stress e di pericolo sono propri di persone adulte non di ragazzini che vanno affacciandosi al mondo dei "grandi". Il loro modo di reagire alle situazioni è ridicolo, hai quindici anni e tua madre viene rapita da mostri, scopri che esiste la magia, che probabilmente tua mamma è morta e che un pericoloso criminale ribelle ancora vivo vuole qualcosa che hai tu, per di più l'uomo che consideri un padre non ti considera e sembra che non gli importi nulla; come reagisci? NON HAI UN CROLLO NERVOSO, vai a salvare tua madre e diventi BAMF Clarissa.
Si chiama INCOERENZA. L'irrealtà purtroppo è uno degli elementi principali di questo libro, ma che si sarebbe potuta evitare se l'autrice avesse deciso di rendere più adulti i suoi personaggi, senza cedere alle lusinghe della giovane età [e se ne avessero fatto un film coi personaggi che erano più adulti sì che sarebbe stato figo, così sarà solo ancora più irrealistico].

Perché quindi dico che mi sono sbagliata nel pensare che fosse una puttanata? Cosa ho visto in questa prima trilogia degli Shadowhunters che mi ha fatto dire: Merita, continuerò a leggerli! ?
Principalmente perché questa seria ha potenzialità. Si vede il suo potenziale fin dalla prima pagina, trasuda da ogni parola, da ogni nome, da ogni cosa che l'autrice si è inventata. Si vede che sarebbe potuto essere un bel romanzo, ma che siamo alle prese con una scrittrice alle prime armi.
Ci vengono propinati personaggi molto belli, nel primo libro sono tutti appena accennati, ma è innegabile che con il proseguire dei volumi evolvano e migliorino.
Gli eventi di base sono particolarmente semplici eppure l'autrice riesce a stravolgerli e ad infilarci dei colpi di scena costruiti.





Se non vuoi spoiler vai in fondo.
ATTENZIONE: di qui SPOILER sulla TRAMA e sui PERSONAGGI. 
SPOILER.

Per prima cosa il personaggio di Valentine. Credo che la Clare volesse creare una sorta di personaggio misto tra Lord Voldemord e Darth Vader, riuscendo però a creare un suo personaggio che è sia una via di mezzo, ma che rimane sulle sue. Ha caratteristiche che lo personalizzano, è molto umani sotto certi punti di vista, ma altrettano inumano per altre cose. Nel complesso l'ho trovato un bel protagonista
I personaggi che secondo me sono i meglio riusciti sono i secondari, perché Clarissa, Jace e Simon sono davvero MEH.
Lucian / Luke è un personaggio molto bello, ho letto di gente che ha paragonato la sua situazione a quella di Severus Snape, ovviamente insultandolo. Credo, però, che sia una figura molto bella, è la figura maschile della storia, la figura paterna positiva che si contrappone a quella negativa di Valentine. Dimostra come la figura paterna sia importante nella vita di un giovane, a prescindere che si tratti o meno di qualcuno con cui c'è un legame di sangue. Dimostra come non abbia importanza chi sei, che sangue scorre nelle tue vene, ma come ti comporti nei confronti di chi hai di fronte. Di questa cosa ci dà ampiamente esempio anche Valentine stesso quando ci troviamo a dover confrontare il suo modo di relazionarsi a Jace e il suo modo di relazionarsi a Johnatan. Per il primo prova affetto sincero nonostante condividano né un cognome, né il sangue, per il secondo prova, invece, ribrezzo, paura, è un mezzo per raggiungere il suo scopo.
Altro personaggio molto sottovalutato è Alec. Alec è un musone silenzioso spesso messo in ombra dalla figura di Magnus Bane (che è indubbiamente il personaggio meglio riuscito della storia e io lo AMO), ma in realtà è un personaggio dall'enorme spessore psicologico. E' un ragazzino che si trova ad affrontare il difficile problema della sua sessualità, è omosessuale, ma ha paura di ammetterlo perché teme di perdere chi ha accanto, ha paura del giudizio dei genitore e di una società arcaica e gerarchica, chiusa in se stessa. Alec è un personaggio che cresce tantissimo nel corso della storia, che matura davvero molto e che arriva al punto di svolta nel terzo libro dove riesce ad ammettere a se stesso che lui è così. Punto. Ed essere Alec non è sbagliato, è solo essere Alec, ecco. Mi piace tanto la sua figura tormentata ed insicura, paradossalmente è quello che più rispecchia l'età che gli viene attribuita nel libro perché ha le paranoie di un adolescente insicuro, di un giovane che si trova ad affrontare la vita. Una vita dove no, non è la guerra la paura più grande, ma il futuro e insieme al futuro l'accettare se stessi.

// SPOILER END



Mi raccomando LEGGETE IN INGLESE. La traduzione Italiana è penosa e non consiglierei a nessuno di spenderci soldi o tempo.
Leggete questi libri se: vi piace l'urban fantasy, siete di bocca buona, vi annoiate e volete leggere qualcosa di leggero (una lettura da spiaggia, insomma), siete in grado di digerire anche un libro mediamente bruttino per ricavare un paio di ore di piacere.
Non leggete se: siete puristi del fantasy classico, leggete solo libri di un certo livello, leggete solo libri scritti e tradotti in modo impeccabile, odiate l'urban fantasy.

Per intenderci se avete letto Marked e cazzi vari, Red, Green e cazzi vari, Urban Fantasy vari che non conosco, e vi sono piaciuti, allora questo vi piacerà. Se per voi i libri fantasy sono la Bradley, Brooks, Tolkien, la Carey e simili, allora evitate.