mercoledì 27 febbraio 2013

Anna Karenina

Anna Karenina

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo





Anna Karenina è un masterpiece della letteratura. Uno di quei mattonazziche ti trovi davanti e pensi che non sarai mai in grado di finirlo; è anche uno di quei libri talmente pregni di significati, disposti su più livelli, dietro ogni angolo e ogni parola, che quando li leggi non possono non segnarti, non lasciarti qualcosa dentro.
Quando ho saputo che Joe Wright voleva farne un film sono rimasta un po' perplessa. Per prima cosa è un romanzo molto lungo e quindi era ovvio che avrebbe operato dei tagli, seconda cosa mi disturbava la scelta del cast, troppo inglese, terza e ultima cosa mi turbava come fosse possibile girare un film così RUSSO in teatro senza nemmeno riprendere i grandi paesaggi Pietroburghesi e Moscoviti, ma concentrando quasi del tutto l'ambientazione in teatro.
Questo era quello che pensavo prima di vederlo...

Due parole sul film...
Joe Wright ha fatto un lavoro magistrale. C'è poco da dire, la sua idea, a dir poco brillante, di girare l'intero film come se stesse riprendendo un immenso palcoscenico riesce a rendere in modo perfetto sia la concezione dell'alta società russa dell'epoca - fatta di lingue straniere (si parlava francese in società), di apparenze, balli e pose - sia i repentini cambi di scena. Così passiamo dall'ufficio delle poste dove lavora Oblonskij al luccinante Caffé moscovita in cui Levin e Stiva si ritrovano a parlare d'amore. Passiamo dal treno che corre coperto di neve lungo le rotaie al salotto di casa Karenin. La scenografia si gira ed eccoci in un luogo completamente diverso.
Purtroppo questo comporta uno svantaggio, quando la camera gira troppo velocemente lo spettatore prova un leggero senso di nausea, questo è dovuto al fatto che girando la camera sfoca lo sfondo e gli oggetti e chi guarda non riesce a mettere a fuoco. Se avessero avuto i fondi per girarlo in HFR ho il sospetto che avrebbe reso tipo mille volte di più e sarebbe stato epico!

Pro:
Il cast è stato davvero brillante, anzi spettacolare oserei dire. In particolare trovo che i due che hanno regalato la performance migliore siano stati Matthew McFayden e Domhnall Gleeson (sì, il tizio che faceva Bill Weasley). Matthew la maggior parte di noi lo ricorda per la famosissima interpretazione di Mr. Darcy, personaggio che per modo di fare, per etica morale e per senso del dovere è ai completi antipodi di Stiva; Domhnall invece interpreta Levin ed è una delle prime volte in cui gli viene dato così ampio spazio sul grande schermo. Entrambi secondo me sono stati bravissimi, estremamente intensi, le loro espressioni facciali giungevano allo spettatore come fossero stati lì accanto. Con questo va detto che anche Jude Law ha fatto un grandissimo lavoro e una vera sorpresa, per quanto mi riguarda, si è rivelato Aaron Johnson per cui mi aspettavo in realtà un fail. Insomma gli attori hanno davvero dato il meglio, soprattutto gli inaspettati!
Particolarmente belle da vedere sono state alcune scene di riunione tra di loro, per esempio alla banchina del treno Anna e il fratello quando si incontrano esplodono di gioia e si abbracciano. Keira e Matt sono stati spettacolari, forse mi sarò fatta io un mega trip, ma ho visto l'abbraccio affettuoso di due amici che non lavoravano insieme da praticamente sette anni.
Particolarmente belle ho trovato alcune scene:
  • i primi piani "teatrali" con il faro acceso sul personaggio parlante e le luci che si spengono pian piano attorno a lui. Nella fattispecie mi viene in mente la scena di Karenin seduto da solo in mezzo al teatro che chiede Anna cos'abbia fatto lui di male per meritarsi tutto questo
  • La scena del ballo tra Anna e Vronsky è particolarmente spettacolare. Wright sceglie con cognizione di causa di riprendere un motivo già usato in P&P e quindi tutti gli altri ballerini si immobilizzano e scompaiono, riprendono vita solo quando Anna e Vronsky passano loro accanto. Allo stesso modo il contrasto tra il loro ballo passionale e fremente, dimentichi di chi sta loro intorno, e il modo di ballare ansioso e quasi spaventato di Kitty che vede dissolversi i suoi sogni di fronte ai suoi occhi. Ed è grazie a lei che continua a cambiare accompagnatore che ci accorgiamo quanto a lungo abbiano danzato assieme A. e V.
  • La scena del teatro, quando Anna si presenta cercando di ignorare i pettecolezzi e ne viene schiacciata, è particolarmente bella e incisiva. Viene evidenziata la sua figura su tutte le altre.
  • Durante la corsa dei cavalli particolarmente impressive è la scena di Vronsky che cade rotolando non solo fuori pista, ma proprio giù dal palco, preludio della sua cadutà dalla società. La scena si divide in due diversi tipi di disperazione, anzi tre: la disperazione di Alexiei costretto ad uccidere la sua amata cavalla FrouFrou, la disperazione di Anna terrorizzata che sia potuto accadere qualcosa al suo amato, la disperazione di Karenin consapevole per la prima volta dei sentimenti della moglie non più rivolti verso di lui.
Contro:
Keira Knightley. Io amo questa attrice, amo tutti i suoi film, la adoro e la trovo meravigliosa. Amo il suo modo di fare, di parlare, di alzare le sopracciglia e di piegare gli angoli della bocca, amo la sua mimica facciale, la sua capacità di calarsi in qualsiasi ruolo. Insomma amo lei.
Eppure... eppure l'ho trovata così pessima. L'ho trovata profondamente inadatta a rappresentare il personaggio di Anna, trovo che sia stata in grado di rappresentare abbastanza bene il personaggio nei suoi attimi di felicità, ma che non sia stata quasi per nulla in grado di riportarne la disperazione interiore. Anna è un personaggio complessissimo, divisa tra ciò che è giusto e ciò che la renderebbe felice; è una donna disperata, sull'orlo della follia, respinta dal suo primo marito per i suoi gesti d'amore nei confronti di un altro si aggrappa disperatamente a Vronsky, soffrendo però tantissimo per la differenza di età, vivendo nel terrore che un giorno questi la lascierà per una donna più giovane e più bella, più affascinante di lei. L'Anna che ci viene presentata qui è una pazza, sembra una donna isterica e lo spettatore non riesce a comprenderne le ragioni, ci viene proposta una donna che beve, che non riesce ad apprezzare ciò che ha e che soffre di un bipolarismo improvviso e ingiustificato. Eppure non è così.
Nel libro Karenin non è così "santo" e Vronsky non è così innamorato. Anna non si suicida perché è una donna debole, si suicida perché è una donna finita, senza più futuro: suo marito la ripudia, dice al figlio che è morta e non gli consente di vederla, Vronsky la lascia perché Anna lo stressa e perché è un uomo volubile e stufo e Anna, esclusa dalla società, senza denaro, senza più nulla, decide di togliersi la vita. Ma in questo suo gesto c'è tutta la disperazione di chi ha vissuto, amato e perso ogni cosa, è l'ultimo gesto che compie obnubilata dal dolore e che si pente di avere compiuto appena poggia piede sui binari.
Insomma trovo che Keira non sia riuscita a rendere appieno il personaggio, tanté che nell'ultima mezz'ora si fa davvero fatica a seguire senza trovarla un po' noiosa a livello proprio umano.
Altra cosa che ho apprezzato zero sono i dialoghi esasperati fino al ridicolo di Anna e Vronsky in alcune scene, prima tra tutte la scena di sesso, se non avessero parlato sarebbe stata davvero bella, purtroppo trovo che così sia stata rovinata: tanto per cominciare nessuno parla a quel modo quando tromba, e poi per continuare era veramente poco appropriato il tono della voce. Non so se la colpa sia del doppiaggio italiano, ma per gran parte del film io mi sono vista Elizabeth Benneth che trombando diceva "Mio adorato" e mi sono venuti i brividi. Quindi no al doppiaggio e no anche alla doppiatrice, penso che per una volta avrebbero dovuto cambiare, proprio per l'immensa differenza tra i personaggi.

Raffinatezze:
Trovo che Wright sia stato particolarmente attento ai dettagli, cosa che ha contribuito a rendere il film magistrale.
La prima cosa che ho notato è come i vestiti di Anna cambino assieme a lei.
Quando è insieme a Vronsky, Anna è quasi sempre vestita di bianco, questo perché rappresenta l'amore puro, la purezza dei suoi sentimenti, l'essere tornata a sentirsi giovane e innocente come una volta; quando va a teatro è sempre vestita di bianco perché lei vede il suo rapporto con Vronsky come qualcosa di pure e di perfetto e di conseguenza l'abito bianco, puro, candido e pieno di speranza rispecchia quello che è il suo modo di pensare in quel momento. Quando invece si suicida è vestita completamente di rosso, questo perché non solo il colore è un'analogia con il sangue, ma anche perché rappresenta oramai il suo rapporto che è diventato per lei un peso, un peccato: Anna è consapevole di avere sbagliato. Quando è col marito, invece, l'80% delle volte è vestita di nero e io l'ho interpretato un po' come la morte dell'amore o in generale la morte interiore di Anna e dei suoi sentimenti vero Karenin.
Altra scena stupenda: quando Levin se ne va, oltraggiato dal rifiuto di Kitty, l'usciere gli porge il cappello, ma non un cappello qualsiasi il cappello che tiene in testa. Questo perché Levin rappresenta l'uomo, ma non un uomo solo, tutti gli uomini. E' l'emblema della positività e dell'integrità dell'uomo, nonché la rappresentazione mentale di Tolstoj stesso.

Anna Karenina è un film sull'amore, sui sentimenti, sulla famiglia. E' una storia che racconta storie, ci propone tanti tipi di amore diverso, tanti tipi di umanità differenti, indicandoci infine come modello Kitty e Levin che sono i due personaggi che più maturano e cambiano nel corso della storia arrivando infine a trovarsi dopo essersi solo sfiorati.

Personalmente ho trovato questo film davvero bello e lo consiglio a tutti, sappiate però che:
Vi piacerà se, avete letto il libro, vi piacciono i mattonazzi, i film in costume, le scenografie e regie particolari.
Non vi piacerà se, non vi piacciono i film lunghi, i polpettoni noiosi e non amate il genere in costume, non amate il romanzo russo e non vi piace leggere, se poi amate le cose semplice andate a vedere altro.



martedì 26 febbraio 2013

The Mortal Instruments: Città di Ossa, Città di Cenere, Città di Vetro

Città di Ossa

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore. 

Città di Cenere

Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c'è niente di normale nella tua vita se puoi vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se tua madre è in un coma magicamente indotto e tu scopri di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei, soprattutto Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l'unico modo di salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.  

Città di Vetro

Per salvare la vita di sua madre, Clary è costretta ad andare nella Città di Vetro, l'antica capitale degli Shadowhunters, i Cacciatori di demoni... e non importa che entrare senza autorizzazione nella città sia contro la Legge e infrangere la Legge possa significare la morte, per lei. Come se non bastasse, la ragazza scopre che Jace (suo fratello, e molto più di un fratello, in realtà) non la vuole assolutamente in città e che il suo amico Simon è stato chiuso in carcere dagli Shadowhunters, che guardano con estremo sospetto un vampiro che sopporta la luce del sole. Con il malvagio Valentine che mette in campo tutto il suo potere per distruggere la stirpe degli Shadowhunters, l'unica possibilità dì sconfiggerlo è che i Cacciatori di demoni combattano fianco a fianco con i mortali nemici di sempre, i Nascosti. Ma è possibile che gli eterni avversari mettano da parte l'odio per lavorare finalmente insieme? 

 Ho iniziato a leggere questa serie perché ho visto che da questi libri sarebbe stato tratto un film e sono una di quelle che non si va mai a vedere i film se prima non ha letto il libro (ok, quasi mai).

Ci viene qui proposta l'ennesima Saga Urban Fantasy che io sono partita a leggere con le peggio aspettative, mi ripetevo in continuazione «Mamma mia, sarà uno schifo, trama scialba, già è scritto male, vorrò cestinarlo, io lo so.»
Ebbene, sbagliavo. Il libri, per lo meno nella traduzione italiana per kindle che ho letto io, è tradotto di merda. Ma davvero in modo osceno e inizialmente illeggibile. Io mi chiedo come si possa tradurre in questo modo, perché significa davvero che non c'è manco un cane sfigato che rilegge ciò che è stato propinato.
Questa serie non è perfetta, anzi, l'autrice non ha dato il massimo e si vede:
- per tutto il romanzo invece di chiamare la protagonista Clarissa, come dovrebbe, la chiama Clary, col dimiutivo. Ora, ditemi voi quale autore nello scrivere in terza persona utilizza un tono colloquiale accettabile solo nel discorso diretto. Questo suo modo di fare mi ha spesso fatto travasare bile, perché avrei voluto una maggiore "serietà" da parte dell'autrice.
- la protagonista sulla carta ha quindici anni, Jace ne ha sedici, abitano a NY. Ora, sicuramente non staranno a Manhattan, ma vi pare normale che i genitori lascino uscire i figli la sera fino a tardi, consentendo loro di andare in discoteca a soli quindici anni? PLIS, realismo gente! Io non lo farei mai, nessun genitore consapevole di quali possano essere i pericoli di una città come NY lo farebbe, soprattutto non Joceline, leggendo col senno di poi ci si accorge di come questa cosa sia poco plausibile. I quindicenni non possono avere tutta questa indipendenza. Tantomeno hanno certe capacità mentali, certi modi di reagire a situazioni di stress e di pericolo sono propri di persone adulte non di ragazzini che vanno affacciandosi al mondo dei "grandi". Il loro modo di reagire alle situazioni è ridicolo, hai quindici anni e tua madre viene rapita da mostri, scopri che esiste la magia, che probabilmente tua mamma è morta e che un pericoloso criminale ribelle ancora vivo vuole qualcosa che hai tu, per di più l'uomo che consideri un padre non ti considera e sembra che non gli importi nulla; come reagisci? NON HAI UN CROLLO NERVOSO, vai a salvare tua madre e diventi BAMF Clarissa.
Si chiama INCOERENZA. L'irrealtà purtroppo è uno degli elementi principali di questo libro, ma che si sarebbe potuta evitare se l'autrice avesse deciso di rendere più adulti i suoi personaggi, senza cedere alle lusinghe della giovane età [e se ne avessero fatto un film coi personaggi che erano più adulti sì che sarebbe stato figo, così sarà solo ancora più irrealistico].

Perché quindi dico che mi sono sbagliata nel pensare che fosse una puttanata? Cosa ho visto in questa prima trilogia degli Shadowhunters che mi ha fatto dire: Merita, continuerò a leggerli! ?
Principalmente perché questa seria ha potenzialità. Si vede il suo potenziale fin dalla prima pagina, trasuda da ogni parola, da ogni nome, da ogni cosa che l'autrice si è inventata. Si vede che sarebbe potuto essere un bel romanzo, ma che siamo alle prese con una scrittrice alle prime armi.
Ci vengono propinati personaggi molto belli, nel primo libro sono tutti appena accennati, ma è innegabile che con il proseguire dei volumi evolvano e migliorino.
Gli eventi di base sono particolarmente semplici eppure l'autrice riesce a stravolgerli e ad infilarci dei colpi di scena costruiti.





Se non vuoi spoiler vai in fondo.
ATTENZIONE: di qui SPOILER sulla TRAMA e sui PERSONAGGI. 
SPOILER.

Per prima cosa il personaggio di Valentine. Credo che la Clare volesse creare una sorta di personaggio misto tra Lord Voldemord e Darth Vader, riuscendo però a creare un suo personaggio che è sia una via di mezzo, ma che rimane sulle sue. Ha caratteristiche che lo personalizzano, è molto umani sotto certi punti di vista, ma altrettano inumano per altre cose. Nel complesso l'ho trovato un bel protagonista
I personaggi che secondo me sono i meglio riusciti sono i secondari, perché Clarissa, Jace e Simon sono davvero MEH.
Lucian / Luke è un personaggio molto bello, ho letto di gente che ha paragonato la sua situazione a quella di Severus Snape, ovviamente insultandolo. Credo, però, che sia una figura molto bella, è la figura maschile della storia, la figura paterna positiva che si contrappone a quella negativa di Valentine. Dimostra come la figura paterna sia importante nella vita di un giovane, a prescindere che si tratti o meno di qualcuno con cui c'è un legame di sangue. Dimostra come non abbia importanza chi sei, che sangue scorre nelle tue vene, ma come ti comporti nei confronti di chi hai di fronte. Di questa cosa ci dà ampiamente esempio anche Valentine stesso quando ci troviamo a dover confrontare il suo modo di relazionarsi a Jace e il suo modo di relazionarsi a Johnatan. Per il primo prova affetto sincero nonostante condividano né un cognome, né il sangue, per il secondo prova, invece, ribrezzo, paura, è un mezzo per raggiungere il suo scopo.
Altro personaggio molto sottovalutato è Alec. Alec è un musone silenzioso spesso messo in ombra dalla figura di Magnus Bane (che è indubbiamente il personaggio meglio riuscito della storia e io lo AMO), ma in realtà è un personaggio dall'enorme spessore psicologico. E' un ragazzino che si trova ad affrontare il difficile problema della sua sessualità, è omosessuale, ma ha paura di ammetterlo perché teme di perdere chi ha accanto, ha paura del giudizio dei genitore e di una società arcaica e gerarchica, chiusa in se stessa. Alec è un personaggio che cresce tantissimo nel corso della storia, che matura davvero molto e che arriva al punto di svolta nel terzo libro dove riesce ad ammettere a se stesso che lui è così. Punto. Ed essere Alec non è sbagliato, è solo essere Alec, ecco. Mi piace tanto la sua figura tormentata ed insicura, paradossalmente è quello che più rispecchia l'età che gli viene attribuita nel libro perché ha le paranoie di un adolescente insicuro, di un giovane che si trova ad affrontare la vita. Una vita dove no, non è la guerra la paura più grande, ma il futuro e insieme al futuro l'accettare se stessi.

// SPOILER END



Mi raccomando LEGGETE IN INGLESE. La traduzione Italiana è penosa e non consiglierei a nessuno di spenderci soldi o tempo.
Leggete questi libri se: vi piace l'urban fantasy, siete di bocca buona, vi annoiate e volete leggere qualcosa di leggero (una lettura da spiaggia, insomma), siete in grado di digerire anche un libro mediamente bruttino per ricavare un paio di ore di piacere.
Non leggete se: siete puristi del fantasy classico, leggete solo libri di un certo livello, leggete solo libri scritti e tradotti in modo impeccabile, odiate l'urban fantasy.

Per intenderci se avete letto Marked e cazzi vari, Red, Green e cazzi vari, Urban Fantasy vari che non conosco, e vi sono piaciuti, allora questo vi piacerà. Se per voi i libri fantasy sono la Bradley, Brooks, Tolkien, la Carey e simili, allora evitate.


martedì 1 gennaio 2013

Un giorno questo dolore ti sarà utile.

Un giorno questo dolore ti sarà utile
Someday This Pain Will Be Useful to You
Peter Cameron
206 pagine
9788845925023
Adelphi (Gli Adelphi, 371)
Maggio 2010
Voto: 3/5


Un libro strano. Estremamente. L'ho letto in un paio d'ore, tutto di un fiato. Non fraintendetemi, non perché fosse avvincente o fossi rapita dalla storia o dallo stile: semplicemente non riuscivo a smettere. Forse perché il libro segue il filo dei pensieri di James e la narrazione è quindi fluida e continua, ma comunque, l'ho letto in una sessione continua. Il personaggio di James l'ho trovato terribilmente irritante, ma allo stesso tempo ancora salvabile. Mi ha ricordato moltissimo il personaggio dell'inetto di Zeno (che a suo tempo ho odiato, e continuo cordialmente a farlo tuttora) ma con uno straccio di speranza. 
Personaggio della nonna estremamente interessante. Non un caso che le uniche due citazioni del libro che mi sono salvata siano da suoi discorsi.

    "Sai una cosa," mi ha detto dopo aver assaggiato il suo whisky con aria soddisfatta "in fondo quello che mi hai raccontato mi pare incoraggiante. Hai fatto una cosa stupida e hai fatto un gran pasticcio, eppure lo trovo incoraggiante".
    "Perché?" ho chiesto.
    "Perché volevi una cosa e hai cercato di prendertela. Hai agito. Stupidamente, ma hai agito, e questo è l'importante."


    A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Ora la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita, ma sai… godersi i momenti felici è facile. Non che la felicità sia necessariamente semplice. Io non credo, però, che la tua vita sarà così, e sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono – un dono crudele, ma pur sempre un dono.

Degni di nota sono sia il titolo - che  è in realtà una frase di Ovidio - sia una citazione di Welch, poste entrambe all'inizio del libro.
    Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim. Be patient and tough; someday this pain will be useful to you.
      Ovidio
    Quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro ti si radica una follia che toglie ogni senso agli alberi, all'acqua e alla terra. E per te non esiste più nulla, eccetto quell'insistente, profondo, amaro bisogno. Ed è un sentimento comune a tutti, dalla nascita alla morte. 
      Denton Welch
Non so se ne consiglierei la lettura, ma sicuramente non la sconsiglierei.
Insomma, un libro così.
Off I go.

venerdì 21 dicembre 2012

Lo Hobbit Again: about HFR

A distanza di una settimana ho rivisto lo Hobbit con una maggiore consapevolezza e dopo essermi più o meno abituata al HFR.
Questo film è un capolavoro. Ne sono sempre più convinta e continuerò a sostenerlo con sempre maggiore convinzione e veemenza.

Vorrei, in questo post, spendere due parole sull'HFR.
Il 3D è un formato che ha sempre presentato molti difetti, da molti guardato con aria ostile e disprezzato per via della scomodità, dell'effetto mosso e spesso delle sfocature che comporta. Se abbiamo la possibilità di scegliere se vedere un film in 3D o in 2D spesso e volentieri scegliamo il 2D perché conviene, perché si vede meglio, non fa venire mal di testa e spesso non dobbiamo indossare scomodi occhiali sopra altri occhiali o le lenti a contatto.
Beh, l'HFR è tutt'altra cosa. Scordatevi tutte queste cose, se siete delle talpe come me compratevi delle lenti a contatto e andate a vedervi Lo Hobbit.
Perché, vi chiederete, cosa cambia tra HFR e 3D normale? TIPO TUTTO.
Genericamente i film vengono girati con 24 fotogrammi al secondo, questo porta spessissimo le scene in movimento ad apparire sfocate e difficili da seguire, soprattutto in 3D. Quindi quando la telecamenre ai si muove, l'occhio che è stimolato dalla frequenza a 24 fps la segue senza problemi, ma siccome la nostra retina sarebbe in grado di cogliere anche più movimenti, li vede sfocati. Per essere più chiari citerò cosa dice a riguardo il corriere nel suo articolo in proposito (anche perché sicuramente ne sanno più di me):
Dall’avvento del sonoro i film sono stati girati generalmente usando un numero di fotogrammi per secondo, 24, pari al minimo indispensabile per sincronizzare l’audio al video. Questo consentiva di risparmiare al massinmo la pellicola necessaria per girare un lungometraggio. Il problema è che il frame rate minimo in cui dovrebbe essere girato un filmato, affinché non si percepiscano sfarfallii e artefatti, si attesta sui 30 fotogrammi per secondo. E che solo a 55 fotogrammi per secondo i frames diventano del tutto indistinguibili separatamente dall’occhio umano (almeno a livello cosciente). Senza contare che per filmare gli oggetti che si muovono molto veloci sullo schermo la velocità dovrebbe anche essere maggiore. Ora però, con lo sviluppo del cinema digitale, è possibile girare film in 48 o 60 fotogrammi per secondo senza che i costi siano eccessivi in quanto non si utilizza più la pellicola e si è in grado di gestire grazie alla computer grafica in maniera efficiente la post-produzione. I vantaggi dell’Hfr dovrebbero essere evidenti: maggiore realismo, niente artefatti, occhi dello spettatore più riposati.
Per come la vedo io mi cambia il mondo. Cambia proprio universo. La visione scorre più veloce ed incredibilmente più nitida. L'occhio segue gli spostamenti e dopo un leggero disagio iniziale si abitua e rimane incantato dall'altissima definizione, dalla precsione, dalla nitidezza anche nei movimenti.
Molti accusano il film di avere una parvenza cartonata, personalmente non concordo. La prima parte, soprattutto quella in cui viene fatta la panoramica di Dale ed Erebor è vero che è a metà tra la realtà e la fcomputer grafica, nel senso che più che una ripresa dall'alto sembra proprio costuito con un programma. questo secondo me è l'unico punto che può lasciare perplessi perch tutto il resto del film è davvero spettacolare e meraviglioso a livello visivo. Ma c'è anche da considerare che è proprio all'inizio e lo spettatore non si è ancora abituato all HFR.





Insomma, se siete amanti del 3D non potete non godevi questo passo in avanti, se non amate il 3D dovete provarlo lo stesso perché è davvero il futuro del cinema. Ogni tanto penso che se il Signore degli anelli fosse stato girato allo stesso modo molte delle persone che ora si lamentano sarebbero andate in brodo di giuggiole.
GO AND SEE THE HOBBIT!


Praticamente tutti i prossimi post saranno su questo film, Just Saying.

venerdì 14 dicembre 2012

The Hobbit - an unexpected journey

E' fatta. Ieri sera sono andata finalmente a vedermi Lo Hobbit.
Tralasciando il nervoso che mi ha fatto venire che la sala fosse vuota per tre quarti (brutti bastardi non è che solo perché il film inizia alle 10 e finisce alla una allora siete autorizzati a non venire!) tutto il resto è stato spettacolare.


La cosa più importante da ricordare è che questo film si ispira a un libro per bambini: quando Tolkien scrisse Lo Hobbit aveva in mente un pubblico più infantile e meno pretenzioso di quello a cui saranno dirette le sue opere successive. Lo si capisce subito leggendo il libro perché la narrazione è più veloce scevra di tutti quei lunghi passaggi narrativi che caratterizzano tanto LotR; i personaggi ci vengono presentati in velocità e il racconto è scandito dal ritmo veloce dei dialoghi, delle battute, delle canzoni. Si tratta di un libro facilmente comprensibile, che crea un legame immediato con il lettore; un libro che pur essendo serio non si prende seriamente, che pur narrando di vicende incredibilmente complesse e talvolta drammatiche le spiega con semplicità e chiarezza, intermezzandole con spezzoni divertenti e a tratti quasi comici.

Lo Hobbit non è Il Signore degli Anelli. Non andate al cinema aspettandovi un filmone epico pieno di azione, battaglie e drama, perché Lo Hobbit è ben altro.
Il lavoro sublime fatto da Peter Jackson porta sullo schermo tre ore di Tolkien, ci regala un film che a differenza di LOTR è completamente aderente al libro. Ogni sfaccettatura di questo romanzo è stata analizzata e fusa insieme ad eventi presenti nel Silmarillion, nel Signore degli Anelli e in altri racconti di Arda.
Il film si apre con un riferimento alla precedente trilogia. Bilbo Baggins alla vigilia del suo 111° compleanno inizia a scrivere il suo lascito per Frodo: Il libro Rosso. Così il film, appena iniziato, già si ricollega alla Compagnia dell'Anello, mostrandoci un giovane Frodo che va ad aspettare l'arrivo di Gandalf, e un non così giovane Bilbo che inizia a raccontare le sue avventure. Lo spettature quindi viene a conoscenza delle vicende da lui vissute in gioventù in contemporanea con Frodo.
Ecco che torniamo indietro nel tempo, a un giorno di tanti anni prima, quando un grigio stregone si presenta a casa di Bilbo e dopo "essere stato buongiornato dal figlio di Belladonna Tuc" gli lascia un segno sulla porta, segno che attirerà nella dimora di Biblo una compagnia di dodici nani.
Non starò qui a raccontare l'intera storia perché tanto SO CHE LA SAPETE GIA' TUTTI (e se così non è non meritate di parlarmi .___. )


Insomma, com'è questo cavolo di film?
Asdfghjkl sarebbe il commento migliore per rendere l'idea, ma cercherò di essere più precisa.
La prima parte procede lenta, e quando parlo di prima parte mi riferisco al periodo che va dall'arrivo dei Nani a casa di Bilbo fino all'incontro coi Viandanti (I troll). Non si tratta una parte brutta, solo lenta. Consideriamo che non tutti gli spettatori hanno letto il libro e i nani debbono essere introdotti, così ci viene presentata tutta una parte in cui i nani, bevono, ridono, fanno battutacce e mangiano come trogloditi cantando canzoni tratte dal libro (EPIC WIN). Questo punto a molti può non piacere, proprio perché i nani ci vengono presentati come una razza allegra, a tratti fin troppo scherzosa e io vi ripeto : lo hobbit è un libro per bambini, Peter sta solo sottolineando un aspetto particolare di questo libro inserendolo nella personalità nanesca, non si dimentica del resto. Eccoci quindi alla parte di viaggio caratterizzata non solo da una colonna sono spaziale, ma anche da scenari da mozzare il fiato. Se non vi lasciano senza fiato le immense vallate della terra di mezzo o le imponenti stanze di Erebor allora siete davvero delle persone orrende che non meritano di vedere il film!!
Il 3d in 42fps è qualcosa di allucinante. Io notoriamente non amo il 3D lo trovo fastidioso e siccome ci vedo poco odio non poter tenere gli occhiali. Beh, ecco. Quel 3D lì scordatevelo perché il 3D FPS è tutto un altro mondo. I contorni sono nitidi e precisi, l'occhio segue agilmente le immagini e gli spostamenti e fidatevi che è un film in cui il 3D merita tanto! C'è stato un momento in cui veniva lanciata una pigna infuocata che mi sembrava mi stesse arrivando in faccia.
Gli attori ci offrono una recitazione superba. Richard Armitage è un Thorin spettacolare, ha l'atteggiamento e la postura degne di un vero Re e il suo modo di parlare e di muoversi sono quasi ipnotici. Martin Freeman è davvero bravo, entra nel ruolo di Bilbo alla perfezione e la sua performance è spaziale! Vorrei citare anche Aidan Turner/Kili e Sylvester McCoy/Radagast (Anche 7° Dottore).
Indimenticabili poi le apparizioni di Christopher Lee, Elijah Wood, Hugo Weaving e Cate Blanchett che il tempo ha reso ancora più bella.
Ian McKellen al solito fa la sua porca figura presentandoci un gandalf ancora più umano e ancora più bello di quello di Lotr; l'altro attore che davvero ha fatto del suo meglio è Andy Serkis, il suo Gollum è meraviglioso. La scena degli indovinelli, oltre a ricalcare perfettamente il libro, ci mostra la doppia personalità di Gollum e il suo rapporto con l'anello, il suo sguardo affranto per la perdita subita penso resterà sempre nel cuore di tutti.
Per la conaca il film arriva fino al salvataggio dei Nani da parte delle aquile, dopo che si sono rifugiati sugli alberi per sfuggire agli orchi.

Per me questo film è stato speciale, meraviglioso e bellissimo. Sono immensamente contenta del lavoro svolto da Jackson e da tutti quanti, la recitazione, i paesaggi, le musiche, la fotografia. Di meglio non si poteva fare! E vorrei anche dire che per la prima volta sono riusciti a farmi davvero apprezzare il 3D. Se penso di dover aspettare così tanto per la seconda e la terza parte mi viene il magone >.<

Unico neo. No, ma il finale doveva essere proprio l'apertura dell'occhio di Smaug? SRSLY? CLICHE'! Lo avevamo indovinato tutti, ma davvero cliché! A parte questo DAMN GOOD JOB SIR!



Come ho detto prima Peter ha attinto da numerosi fonti, citerò, per chi non ha letto il Silmarillion e altri capolavori Tolkeniani cosa ha tratto da altre parti.
- La storia di Erebor, la montagna solitaria, ne Lo Hobbit è solo accennata. A chi fosse interessato a conoscere la storia dei Nani e gli antefatti delle vite di Thorin e dei suoi compagni consiglio vivamente di comprarsi una bella edizione (INTERA) di LOTR, andare a leggersi le appendici e in particolare la parte Appendice A, III La casa di Durin. Qui ci viene detto:
" La maggior parte dei superstiti si rifugiarono a nord, e ThrainI, figlio di Nain, giunse a Erebor, la Montagna Solitaria, vicina ai margini orientali del Bosco Atro. Iniziò nuovi lavori, e divenne Re ai piedi della montagna. A Erebor trovò il grande gioiello, l'Arkengemma, Cuore della montagna. [...] "
Qui ci vengono narrate prima le vicende di Durin, poi quelle di Thrain, Thorin I, Thror e Thrain II. Sempre qui troviamo la storia di Azog, l'orco albin che nel film è nemico giurato di Thorin Oakshield (Scudo di quercia), ma che nel libro si era in realtà scontrato con il padre di Thorin ed era stato ucciso nella battaglia di Moria da Dain Piediferro. Vengono inoltre spiegati i legami di parentela tra i nani (per esempio Kili e Fili sono fratelli nipoti di Thorin, in quanto figli di sua sorella) e se vi interessa vengono narrate le sorti di Gimli dopo lo scioglimento della compagnia.
- Nel film vengono trovate tre spade elfiche: pungolo, Glamdring e Orcrist. Si tratta di armi di pregiatissima fattura forgiate dagli alti efli di Gondolin nella prima Era. Tolkien ci parla di Gondolin, della sua storia e dei suoi abitanti ne Il Silmarillion, Racconti perduti, Racconti incompiuti. In particolare nel Quenta Silmarillion.
- Un ombra sta sorgendo sulla terra di mezzo. Il suo oscuro potere si fa strada nel Bosco Atro e Radagast il Bruno afferma di aver veduto un Necromante nelle rovine di Dol Gundur. Nei libri la figura di Radagast appare piuttosto spesso, non solo è lo stregone con cui Gandalf ha un rapporto più stretto, ma è anche quello che più di tutti si innamora della terra di mezzo. Lo ritroviamo nel Silmarillion e nei Racconti, ma anche in LOTR stesso. Per quanto riguarda la minaccia di Sauron abbiamo molte notizie nel Silmarillion
- Gandalf definisce se stesso e gli altri quattro stregoni Istari: clik