mercoledì 14 agosto 2013

Il bizzarro museo degli orrori - Dan Rhodes


Il bizzarro museo degli orrori 

 
Titolo: Il bizzarro museo degli orrori
Titolo Originale: Little Hands Clapping
Autore: Dan Rhodes
Casa Editrice: Newton & Compton
Collana: Grandi tascabili contemporanei
Pagine: 256
ISBN: 987-8854131132
Prezzo: 6,90 euro
Trama: In un paesino qualunque nel cuore di una regione imprecisata, c’è un posto molto speciale: un museo dei suicidi, fondato da una ricca benefattrice con il nobile intento di distogliere le anime depresse dai pensieri di morte. Ma quando cala la notte in questo museo succede qualcosa di molto inquietante... Eppure i rumori non turbano il vecchio custode: il tempo di ingoiare un ragno che gli cammina sul viso, e poi chiude di nuovo gli occhi e riprende a russare. Quali orribili segreti si nascondono tra queste mura? E chi è Ernst Fröhlicher, l’enigmatico dottore giunto da lontano con il suo inseparabile labrador nero? Il mistero aleggia sempre più fitto, ma la terribile verità sta per venire finalmente a galla… Tra presenze sinistre, triangoli d’amore, suicidi, cannibalismo, personaggi grotteschi e situazioni al limite dell’assurdo, un racconto macabro, avvincente e divertentissimo: un omaggio irriverente e originale alla fantasia più sfrenata.

Questa sarà una recensione breve, non breve perché il libro non mi sia piaciuto, anzi l'ho trovato davvero carino, ma sarà breve perché se vi raccontassi la trama o provassi ad analizzare i personaggi finirei inesorabilmente per fare spoiler e dirvi cose che per essere godute appieno vanno scoperte leggendo e non me lo perdonerei mai!
Il bizzarro museo degli orrori è il titolo italiano, quello originale secondo me è semplicemente spettacolare e di gran lunga più evocativo, di un romanzo adorabile scritto dall'inglese Dan Rhodes. In un piccolo paesino della Germania si trova un museo tutto da scoprire, è il museo dei Suicidi, il cui scopo sarebbe quello di dissuadere – con ben poco successo – gente infelice dal commettere l'insano gesto. Su questo sfondo si dipanano le vicende dei personaggi, uno più strambo e accattivante dell'altro.
Personalmente ho trovato questo libro delizioso. Affronta una serie di temi che potremmo definire scottanti, ma lo fa in modo molto leggero e divertente, parla di suicidio, abusi sessuali, cannibalismo, portando però il lettore a vedere il lato ironico, quasi divertente, delle vicende. Rhodes nasconde la serietà del romanzo sotto la patina di un umorismo nero tipicamente inglese; sì è vero, alcuni argomenti sono macabri e lui ci ride sopra, forse per alcuni non è il caso, forse per alcuni non si dovrebbe, ma questo è british humor, non deve essere politicamente corretto, non deve essere forzatamente ridicolo. È una tragicommedia. Inoltre Rhodes scrive bene e leggerlo è un piacere; non fatevi ingannare dalle apparenze, questo non è un romanzo per bambini, anche se la copertina può trarre in fallo, è un romanzo per adulti, per gente che ha voglia di una lettura leggera e divertente, che strappi un sorriso e che intrattenga per un paio d'ore.
Personalmente ho riso tantissimo e ho trovato il libro delizioso, assolutamente originale e geniale, sarei davvero curiosa di leggere altri romanzi di questo autore.



Bello e orioriginale! 
MJ.




lunedì 12 agosto 2013

Il Grande Gioco

Ovvero 

"Quella parte della Storia che nessuno si prende la briga di spiegarti, mai"



Titolo: Il Grande Gioco
Autore: Peter Hopkirk
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 578
ISBN: 978-88-459-2475-0 
Prezzo: 16,00 euro


Parto mettendo le mani avanti, molto avanti. In questa recensione cercherò di essere imparziale e fallirò miseramente. Perché io amo Hopkirk, venero questo scrittore, adoro la sua intrinseca capacità di unire la Storia alla narrazione, invidio il suo dono di rendere piacevoli ed avvincenti eterne liste di nomi e date, di creare suspense anche dove, storicamente, sai che andrà male.

Sì, fallirò nell’impresa.
Sì, sto recensendo uno dei miei libri preferiti.
Di uno dei miei scrittori preferiti.
Pace, amen, mettetevela via.

Ma ora cerchiamo di fare le persone serie, perché un Buon libro necessita di una Buona recensione. O almeno così si spera.
Il Grande Gioco, titolo originale The Great Game - no, non confondetelo con l’episodio 1x03 di Sherlock, anche se sì, la complessità di quell’episodio deve molto alla complessità dell’originale Grande Gioco - è innanzitutto un libro di Storia. E non un libro di storia romanzata come i tanti che ultimamente sono comparsi sugli scaffali delle nostre libreria, è un libro di Storia in senso stretto, strettissimo, forse asfissiante per i più.
É un libro di Storia con la “S” maiuscola.
É un libro che parla di persone realmente esistite, di fatti realmente accaduti, di eroi famosi e di eroi anonimi, di uomini che tra l’inizio dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento (a grandi linee) si sfidarono per il bene del loro Paese - da una parte il Regno Unito, dall’altra l’Impero Russo.
É anche un libro di politica, un libro che tratta delle infinite trame tese e degli infiniti errori commessi dai due grandi Imperi coloniali per assicurare zone semi-sconosciute ai loro già immensi dominii.

Ma andiamo con ordine. Cos’è il Grande Gioco del titolo?
*** se già lo sapete o volete serbarvi la sorpresa saltate ai dinosauri entusiasti in fondo ***

Grande Gioco è il termine storicamente coniato per riferirsi a quel periodo che copre tutto l’Ottocento e gli inizi del Novecento, e i cui fatti si svolsero essenzialmente tra l’India settentrionale, la Persia e l’Afghanistan, quando ancora gli europei si permettevano il lusso di scorrazzare per quelle regioni e fare i loro comodi ai danni delle popolazioni locali - sì, uno dei tanti episodi di Colonialismo.
Il Grande Gioco è quel gioco diplomatico e militare che vide scontrarsi i due più grandi Imperi coloniali dell’epoca per il controllo delle zone desertiche persiani e per quello delle catene montuose dell’Himalaya e del Karakoram.

Non è un libro facile, assolutamente no. Ma è un libro avvincente, che vi coinvolgerà fino all’ultima pagina, che vi terrà con il fiato sospeso. 
Un libro che vi farà sperare *** spoiler *** che gli Inglesi vincano la guerra afgana o che il dato generale russo *** spoiler *** la scampi dalle punizioni che l’aspettano in Patria.
Vedrete con gli occhi di Alexander Burnes la rivolta di Kabul, attenderete con George Macartney e sua moglie gli ospiti a Kashgar, cavalcherete con William Brydon fino a Jalalabad, combatterete con Aleksej Ermolov contro il gelido inverno, seguirete in battaglia Nicolaj Ignat’ev. Buchara, Chiva e Samarcanda saranno la vostra Patria e desidererete espugnare l’imprendibile fortezza del Chitral con un pugno di uomini. Vi schiererete con una delle due parti, ma non disprezzerete mai l’altra, e saprete, finalmente, qualcosa di più di quella regione meravigliosa e sconosciuta che è l’Asia Centrale.

Per dirla con le parole di Umberto Eco, che certo di libri ne sa qualcosina più di me:
Una delle letture più appassionanti… non bisogna lasciarsi spaventare dal fatto che siano oltre 600 pagine (in un’altra edizione, n.d.r.). Non dirò che lo si legge di un fiato, ma lo si centellina per sere e sere come se fosse un grande romanzo d’avventure, popolato di straordinari personaggi storicamente esistiti e di cui non sapevamo nulla.

E qui chiudo, con un famoso quadro inglese per farvi capire cosa vi aspetta, se non vi foste già fatti un’idea con quanto blaterato qua sopra!

É finita male, per i Inglesi, nel caso ve lo steste chiedendo.


5 dinosauri felici, sì, entusiasti, euforici. E quando leggerete il libro, quando amerete questo grande affresco storico (cit. Sergio Romano) converrete con me.


Leggerlo sì: perché amate la Storia, con la “S” maiuscola, e perché vi siete sempre fatti qualche domanda su cosa stesse succedendo in giro per il mondo mentre noi europei ce le davamo di santa ragione da Napoleone in poi.
O perché siete molto curiosi.
O perché gli Inglesi vi stanno simpatici e perché ricostruire il loro Impero Coloniale è il vostro sogno proibito quando giocate a Risiko o ad Age of Empires.

Leggerlo no: se non ve la sentite di affrontare quasi 600 pagine di date, nomi e luoghi. Insomma se vi basta la Storia che studiate già a scuola.
E perché, sotto sotto, i Russi sono dei gran simpaticoni e non ne potete più di vederli presi a badilate sui denti dagli occidentali.

Leggerlo sì-bonus: perché Hopkirk ha scritto altri cinque meravigliosi libri, due dei quali tradotti in italiano.

Leggerlo sì-bonus x2: per capire meglio, ad esempio, i libri di Rudyard Kipling - specie Kim e L'uomo che volle farsi re - e i relativi film. Ma vuoi mettere vedere Sean Connery, Michael Caine e Christopher Plummer nello stesso film e capire pure la trama? Suvvia!

giovedì 8 agosto 2013

Slammed - Tutto ciò che sappiamo dell'amore


Tutto ciò che sappiamo dell'amore



Titolo: Tutto ciò che sappiamo dell'amore

Titolo originale: Slammed

Autrice: Colleen Hoover

Editore: Rizzoli

Pagine: 337

ISBN: 978-8817066693

Prezzo: 16 euro



Una volta Emily Dickinson scrisse: “Tutto ciò che sappiamo dell'amore è che l'amore è tutto”, mai parole furono più vere. Il romanzo che vi propongo oggi ruota quasi interamente attorno a questo concetto, ma non – come molti di voi penseranno – solo nel banale senso dell'amore romantico, bensì analizzando tutte le sfaccettature del termine, tutti i tipi di amore.

Lake si trasferisce in Michigan dopo la morte del padre, insieme alla madre, Julia, e al fratello di nove anni, Kel, si accinge a ricominciare da capo. È un nuovo inizio quello che cerca la sua famiglia e apparentemente questa nuova vita non potrebbe iniziare meglio, Kel trova nel piccolo Caulder – figlio minore dei vicini di casa e suo coetaneo – un compagno di giochi e un amico fedele e Lake, beh, Lake trova Will. Will è il fratello maggiore di Caulder, un avvenente ventunenne con la testa sulle spalle; inutile dire che tra i due scatta qualcosa, chiamatelo amore a prima vista, chiamatela affinità, scintilla, intesa, fatto è che in poco, pochissimo tempo, i due ragazzi capiscono di volersi frequentare. Come in tutte le migliori storie ecco che spunta un “ma”.
Ma Will è l'insegnante di inglese di Lake.

Stop. Fermi un secondo, so a cosa state pensando.

No, non è Pretty Little Liars, Will non è Ezra e, grazie a Dio, Lake non è Aria. Veniamo a sapere che i genitori di Will sono morti tre anni prima e che avendo lui deciso di occuparsi del fratello ha finito il college più in fretta possibile e ora sta facendo uno stage nel liceo di Lake, uno stage che poi lo abiliterà al vero e proprio insegnamento. A loro discolpa – sono degli storditi – possiamo dire che nessuno dei due sapeva niente, Will pensava che Lake, oramai diciottenne, frequentasse già il college e lei non si era preoccupata di chiedergli cosa cavolo facesse nella vita. Anche perché andiamo quanti cacchio di ventunenni ci sono che insegnano al liceo? Da qui iniziano le vicende dei due, vicende che li porteranno ad avvicinarsi sempre di più e a conoscersi sempre meglio, al loro fianco oltre alla famiglia di Lake e al fratello di Will troveremo i alcuni dei compagni di classe di Lake.

Ammetto che quando ho sentito parlare per la prima volta di Slammed – da ora in poi mi riferirò al romanzo utilizzando il titolo originale, sia per una questione di brevità, sia perché è molto più incisivo rispetto al titolo italiano – ho storto il naso e tirato avanti, perché mai dovrei voler leggere un libro che parla solo ed esclusivamente di una storia d'amore cadendo nel più scontato dei cliché? Pensavo che la trama ruotasse tutta attorno al rapporto “proibito” tra professore e allieva, quindi no, grazie, sapete come si dice in questi casi: not my cup of tea.

Poi qualcuno ha iniziato a pungolarmi affinché gli dessi una chance, in fondo, mi dicevano, la cosa peggiore che può accadere è che non ti piace, ma ti assicuro che merita. Così settimana scorsa, che ero al mare, mi sono arresa e l'ho iniziato.

In mezza giornata l'avevo finito. Divorato – vorrei dire letteralmente per enfatizzare la cosa, ma giuro che non mi sono mangiata il kindle.

Ho apprezzato tantissimo questo libro, nonostante tutti i pregiudizi che avevo. È un po' un diesel, parte in modo completamente anonimo e pagina dopo pagina ti conquista, si evolve e cresce.

È un esempio lampante che non è quello che dici, ma è come lo dici che fa la differenza, che distingue un prodotto di qualità da un prodotto scadente. Sono lo stile, i personaggi con la rispettiva analisi, il contesto di contorno che fanno la differenza. Come dice Will: Il punto non è il punto, il punto è la poesia.

Sì, la poesia, che è uno dei fulcri del romanzo, il cui titolo originale Slammed già ci anticipa parte del contenuto. Lo slam è una forma di poesia di strada, o meglio, che nasce sulla strada e si sposta poi nei locali, nei bar, dove avventori dalla fantasia galoppante e dalla passione per la scrittura si sfidano a colpi di verso. Viene spesso definita poesia orale, una forma di espressione per la quale non è la forma della composizione ad avere peso – non aspettatevi un sonetto alla Shakespeare o elaborate figure retoriche, qui non esistono endecasillabi o settenari, né rime baciate o alternate – ma il contenuto, le emozioni che sono contenute nel testo e la sua esposizione, perché la performance e l'enfasi sono fondamentali per trasmettere un'emozione.

Queste poesie si susseguono nel romanzo come fossero un fil rouge che unisce tra loro i punti salienti della trama, vengono recitate da Will, da Lake, dalla sua amica Eddie e dal suo ragazzo, ognuna di loro ha un ruolo fondamentale e ci dice qualcosa, che sia un avvenimento o un sentimento; sono un modo originale e alternativo dell'autrice per raccontare al lettore particolari della storia senza doverli per forza descrivere. Il mio unico problema – che mi rendo conto essere personale – è che non apprezzo particolarmente questo genere di poesia. Sarò snob, ma per me la poesia è un'altra cosa, più studiata, tutta figure retoriche, versi pensati fin nei particolari e balle varie; sì, lo so, è un problema mio, è che col Po-Mo ho un rapporto orribile. In ogni caso l'ho trovato un escamotage interessante, divertente e funzionale alla lettura, che ne risulta alleggerita e inframezzata da piacevoli pause – questo non toglie che le poesie finali di Lake e Will siano qualcosa di orribile ed illeggibile per i miei gusti.



Passiamo a parlare di qualcosa che invece mi è piaciuto a 360°, i personaggi.

Quando si legge questo tipo di libri ci si aspetta di trovare delle tipologie di personaggi ben definiti: il professore, adulto, avvenente, bellissimo, magari brizzolato, circondato da un alone di saggezza e sex appeal irresistibili; la protagonista svampita, ma bellissima, il cui cuore batte solo per lui, se goffa è anche meglio; l'ex fidanzata adulta del professore che cerca di mettersi in mezzo e minaccia la ragazzina tirando fuori degli artigli degni della cougar migliore; il giovane coetaneo innamorato della compagna di classe che tenta di conquistarla; la bulla stronzetta della scuola che scopre tutto e li ricatta. Fortunatamente Slammed non è così. È una storia normale, con personaggi normali, credibili e realistici, che racconta di come da un'errore apparente (l'attrazione non molto lecita tra i protagonisti) possa poi nascere qualcosa di bello. Così abbiamo Lake, una diciottenne normalissima, che vorrebbe solo delle amiche e un po' di pace; Will il giovane che ha già sofferto abbastanza per la sua età e che si trova a dover crescere suo fratello da solo; Eddie, la migliore amica adottata che rappresenta la gioia di vivere anche se la vita si impegna per remarle contro; Julia la madre piena di sensi di colpa che per i figli farebbe qualsiasi cosa, la madre buona e piena di amore che sa accettare questa relazione e dare saggi consigli alla figlia; Kel e Caulder i due bambini che nonostante tutto continuano a vedere la vita con l'innocenza disarmante tipica di chi è ancora nel periodo migliore dell'infanzia.

Non voglio raccontare nulla del finale, ma posso dire che la sfiga dei protagonisti in ambito famigliare è una delle poche cose che mi lasciano perplessa di questa storia.

Per concludere vorrei ricollegarmi a quello che dicevo all'inizio. Slammed è un romanzo che parla di poesia, di crescita e di amore. Soprattutto di amore, ma dell'amore in ogni sua sfumatura, nelle relazioni famigliari, personali, amicali e romantiche. Perché è l'amore la cosa più importante di tutte, sono le persone che amiamo che ci rendono quello che siamo, che ci accompagnano nel percorso della vita e ci aiutano a rialzarci quando cadiamo, accompagnandoci attraverso i momenti belli e quelli brutti.

Will e Lake ci accompagnano per un breve tratto della nostra vita, per alcune brevi ore in cui noi lettori non riusciamo ad emergere dal romanzo perché vogliamo sapere come finisce, perché il loro rapporto è coinvolgente e dolcissimo, non permeato dall'erotismo scadente che caratterizza la letteratura rosa di oggi, ma anzi caratterizzato da un'aura di delicatezza che avvolge come un abbraccio. E tu sei lì che leggi e non puoi non pensare: “Quanto sono belli questi due?!”, ecco che la fangirl che è in te si sveglia ed inizi a giuggiolare felice.





Davvero bello, direi anche sorprendente
ma quelle poesiole orripilanti mi impediscono
di dargli cinque dinosaurini.




Slammed è il primo libro di una trilogia, i romanzi due e tre sono scritti dal punto di vista di Will e sono ambientati alcuni anni e diversi anni dopo gli avvenimenti di questo primo libro, i titoli sono: Point of Retreat e This Girl. Spero sinceramente che la Rizzoli li pubblichi presto perché – sarò blasfema – preferisco le sue copertine così delicate e frizzanti a quelle assolutamente patetiche dell'edizione inglese con figure femminili in copertina, le odio. Però vorrei il cartaceo perché una parte di me sente un po' questa “trilogia” alternativa come un'alternativa più leggera alla trilogia della Simons, insomma significa che ci sono già legata e che probabilmente vorrò rileggermeli e sfogliarmeli più volte.

Quindi, tutti a leggere Slammed così magari il seguito arriverà prima!





MJ.




martedì 30 luglio 2013

Warm Bodies - The New Hunger



Warm Bodies: da un libro stupendo a un film di schifo.




Titolo: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Editore: Fazi
Collana: Lain
ISBN: 978-8876251221
Prezzo: 14,50 euro
Ebook: 4,99 euro

Oramai la storia la sappiamo tutti. Da quando ne hanno fatto un film è nota ai più, anche se a grandi linee: "Massì, non è la storia dove c'è lo zombie che si innamora di Kristen Stewart bionda e che quindi torna umano perché impara ad amare?!"
No, beh. Non è proprio così. Anche se indubbiamente Warm Bodies è un libro sugli zombie e anche un libro sull'amore. Ma non è solo quello.
Warm Bodies è prima di tutto una metafora della vita. Un libro sulla perdita dei valori umani e sulla ricerca del proprio io. Voi mi direte probabilmente che sto esagerando, che - in fondo - è solo l'ennesimo libercolo young adult, scritto per vendere, che mi ha abbindolata come una povera sciocca. Vi sbagliate.
Quello che ci troviamo di fronte - per una volta - è davvero un bel libro. Un libro scritto benissimo, con una proprietà di linguaggio e una capacità di uso delle figure retoriche che sono abbastanza rare in un autore inglese contemporaneo, gran parte del merito va sicuramente al traduttore che in questo caso ha fatto un lavoro egregio riuscendo a trasmettere anche in italiano la bellezza e la profondità delle metafore e dei passaggi più introspettivi.
L'autore opera un'analisi approfondita e realistica dei personaggi che vivono in un mondo in rovina, arroccati in uno stadio-fortezza, ultimo baluardo di una civiltà distrutta. Non ci stupisce quindi che l'umanità stessa sia in rovina, le persone sono rotte dentro, sono sporche, accumulano errori, continuano a vedere i loro amici morire, eppure non hanno abbandonato la speranza. È come un sottile alito di vento, li alimenta e li tiene in vita, li sostiene e impedisce loro di perdere completamente il senno, anche se, come ci viene chiaramente mostrato, non con tutti ci riesce. Ma nonostante i caduti e i folli, la maggior parte ci prova, come dice R: Siamo funamboli al buio, ma perlomeno ci muoviamo.
La cosa più interessante che viene presentata nel libro è la "società" degli zombie. Questi zombie sono in qualche modo sezienti: sanno che se si muovono in branco hanno più possibilità di sopravvivere e di cacciare, sanno che ci sono dei posti che per loro sono pericolosi e sono persino in grado di capire che certi esseri appena trasformati sono più deboli ed inesperti. Tra i non morti c'è poi una categoria particolare, quella degli "Ossuti", che io ho trovato particolarmente interessanti: gli ossuti sono i primi zombie, sono oramai solo uno scheletro che cammina e sono coloro che governano la società. Sono in grado di riunirsi e di comunicare tra di loro; istituiscono una vera e propria "scuola" per gli zombie più piccoli, in modo da insegnare loro quali sono le parti più molli e facili da attaccare in un vivo; obbligano gli adulti a sposarsi per prendersi cura di questi bambini trasformati, assicurandosi che possano sopravvivere (il matrimonio è qui una mera presa in giro di quello che avviene tra i vivi ed è volto unicamenta alla salvauardia del debole che può essere meglio attuata in due piuttosto che singolarmente). È una sorta di evoluzione nell'involuzione. Non sono istituzioni volta alla conoscenza o all'amore, ma alla sopravvivenza, l'istinto primario di ogni essere vivente.
E io lo trovo geniale: sono morti, ma hanno l'istinto della vita.
L'altra cosa veramente geniale è come l'autore riesca a fare capire che questi zombie non sono frutto di un virus, nessun CDC potrebbe mai trovare una cura, perché, come dice Rick Grimes in un famoso albo di The Walking Dead, noi siamo i morti viventi. Gli zombie non sono altro che quelle persone che, così prese dalla loro non-vita, dal lavoro, dallo stress, dal ritmo frenetico di una vita apparentemente senza uscita, hanno dimenticato quali sono quelle cose che ci rendono umani differenziandoci dalle bestie: la capacità di amare, di pensare, di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, la capacità di fare cose non perché sono utili, ma perché sono belle, divertenti, piacevoli.
Di questo abbiamo un esempio lampante nel colonnello Grigio, il padre di Julie, che è così preso dalla sua ossessione di sopravvivere che si trasforma completamente, il suo io si perde e lui diventa un ossuto sotto gli occhi allibiti della figlia. È la metafora più grande del romanzo, che sta urlando: "Non lasciate che un mondo che gira troppo in fretta vi faccia dimenticare chi siete, ciò che amate, che volete, che sognate."
Se ancora non vi ho convinto a leggerlo, vi lascio due citazioni tra le mie preferite, che rendono molto bene lo stile dell'autore e che danno idea della tipologia di zombie che ci troviamo di fronte, più simili ai classici zombie del vudù che ai non morti stile Resident Evil:
«Riesco a sentire l'euforia di ogni atomo della mia carne, colmo di gratitudine per la seconda occasione che mai mi sarei aspettato di avere. L'occasione di ricominciare, di vivere bene, di amare bene, di bruciare in una nuvola infuocata e di non essere mai più seppellito nel fango.»

«Lotteremo contro la maledizione e la sconfiggeremo. Piangeremo e sanguineremo e brameremo e ameremo, e troveremo una cura per la morte. Noi saremo la cura. Perché vogliamo esserlo.»

Tutto quello che ha reso il libro spettacolare nel film si perde.
Ci troviamo di fronte ad una pellicola fatta per un pubblico ignorante, dove per ignorante non intendo "stupido", ma digiuno della lettura del romanzo. Sebbene possa approvare la scelta degli attori di sicuro non posso appoggiare le scelte di trama che vanno ad inficiare tutto il senso del libro rendendo l'adattamento cinematografico una soap per teen ager.
Non dico che sia inguardabile, per carità, ti fa passare un'oretta e mezza di risate, anche perché - fortunatamente - non si prende sul serio, ma non solo è un film vuoto, è anche fatto male. Il trucco degli zombie, per esempio, è qualcosa di inguardabile. Ora, so che non pretende di essere un filmone, e nel suo piccolo soddisfa quello che probabilmente è il suo obiettivo, ovvero intrattenere, ma nonostante questo non giustifico certe scelte nell'adattamento perché hanno trasformato un potenziale bel film, in un filmetto senza trama reale. Perché ci sono gli ossuti? A che servono? Che senso ha questo film? Perché R alla fine si trasforma magicamente in umano circondato da un'aura dorata? WTF!? Lasciano da parte tutta la problematica della società degli zombie, nessuna delle figure principali viene minimamente analizzata - e chi ha letto il libro sa bene quanto problematiche siano le figure di Julie, Nora e Perry che sono tre adolescenti tutt'altro che felici - e il personaggio di John Malkovitch viene riscritto da zero; nel libro il padre di Julie muore diventando un'ossuto perché perde di vista le cose davvero importanti ossessionato com'è dalla morte e dal lavoro, mentre nel film (sole, cuore, amore) diventa il miglior papà dell'anno, quello che ti lascia copulare col fidanzato zombie sotto il balcone di Romeo e Giulietta.
Stendiamo un velo pietoso sul film, vi prego.


The New Hunger - il sequel-prequel che spiega poco, ma analizza molto



A seguito del successo di Warm Bodies il buon Marion pubblica il prequel, The New Hunger, ovvero La nuova fame, che esce solo in formato ebook e che potete trovare tutti su Amazon per la modica cifra di 2,99 euro.
Questo libro è ambientato qualche hanno prima di Warm Bodies: Julie  ha 12 anni ed è in viaggio con suo padre e sua madre alla ricerca dell'ultimo baluardo di civiltà; Nora ne ha quasi 17 e si sposta per Seattle con suo fratello Addis dopo che i genitori li hanno abbandonati perché li consideravano un peso; R. è appena diventato uno zombie e vaga senza meta mentre scopre di essere qualcosa di completamente nuovo né morto, né vivo.
Questo libro getta le basi per quello che accadrà successivamente, presentandoci le figure principali e facendole incontrare tutte, anche se per pochi istanti. È come se Marion ci dicesse che il loro destino era sempre stato quello di incontrarsi, forse se non ci fosse stata l'Apocalisse sarebbero stati tutti amici, chissà.
Il vero peccato è che per quanto carino questo libro non è all'altezza del precedente, vorrebbe dare la risposta a tante domande: come nasce la piaga? perché? qual'è la vera storia dei personaggi? come sono arrivati allo stadio? Ma tutto quello che riesce a fare è dare una spiegazione per l'analisi dei personaggi fatta in Warm Bodies, ci spiega quali sono le motivazioni alle spalle di determinate azioni autodistruttive dei futuri protagonisti, fa presagire la morte della madre di Julie e la progressiva perdita di umanità del colonnelo Grigio.
È una lettura piacevole, che scorre veloce e che velocemente si dimentica, che non vuole dire niente di più di quanto non ci sia scritto.



MJ

domenica 28 luglio 2013

Following Jane Austen - Orgoglio e Pregiudizio light novel

Inizio oggi una rubrica personale che desideravo tenere da tempo, l'ho intitolata Following Jane Austen ed è incentrata sulla nota autrice britannica e sulle sue opere. Nei diversi appuntamenti di questa rubrica recensirò i libri di zia Jane, i libri ispirati e/o derivati, gli adattamenti a fumetti e parlerò un po' dell'autrice stessa. Iniziamo quindi a seguire le orme di Jane con la Ligh Novel della Marvel su Orgoglio e Pregiudizio.




First step: Orgoglio e Pregiudizio, a Marvel Light Novel


Orgoglio e pregiudizio è il primo adattamento della Marvel di uno dei romanzi di Jane Austen. Curata da Nancy Butler e disegnata da Hugo Petrus la light novel viene pubblicata in cinque albi editi da Marvel Illustrated, specializzata negli adattamenti a fumetti di grandi classici della letteratura mondiale, tra i quali troviamo: Dracula, L'ultimo dei Mohicani, Moby Dick, Il libro della giungla, I tre moschettieri, L'iliade, L'Odissea e tanti altri.
Come si può leggere nell'introduzione di Nancy Butler, Orgoglio e Pregiudizio è la prima miniserie dedicata quasi interamente ad un pubblico femminile e che sarà seguita a settembre (in Italian, perché negli U.S.A. sono già usciti tutti) da Ragione e Sentimento e poi da Emma e Northanger Abbey

La cover Italiana.
Titolo: Orgoglio e Pregiudizio
Autrice: Jane Austen
Scritto/Curato: Nancy Butler
Disegni: Hugo Petrus
Editore: Marvel
ISBN: 978-8863046687
Prezzo: 15 euro.
Personalmente sono combattuta.
Ammetto di avere apprezzato tantissimo questa light novel, l'ho trovata adattata alla perfezione e curata in ogni dettaglio; l'amore per Jane Austen e il suo romanzo trasuda da ogni pagina, da ogni vignetta e da ogni descrizione.
Però. Chiaramente c'è un però. E riguarda lo stile di disegno. Quando avevo saputo che la Marvel avrebbe pubblicato una versione a fumetti quello che mi ero limitata a guardare erano state le cinque cover degli albi e dal disegno promettevano tutte benissimo Cover1; Cover2; Cover3; Cover4; Cover5. Il chara-design interno, curato da Hugo Petrus, è invece molto diverso, le figure sono molto marcate, a tratti quasi confusionarie, come investite da una valanga di tratti e colori non necessari. Le tonalità utilizzate nella colorazione sono estremamente marcate e forti, abbondante è l'uso dei chiaroscuri e sembra quasi che il fumetto assuma una pesante nota di cupezza, soprattutto nelle scene di interni. La verità è che il disegnatore si rifà troppo alla versione cinematografica del 2005 sia per lo stile dei personaggi che per la decorazione di interni ed esterni. Uno stile più simile a quello delle cover 1, 4 o 5 sarebbe stato più adatto all'ambientazione ottocentesca. Nonostante le influenze evidenti subite dal film di Joe Wright la light novel rimane estremamente attinente al romanzo presentandoci gli eventi nel giusto ordine ed evidenziando elementi che nell'adattamento cinematografico non erano contemplati. Insomma, se il tratto decisamente molto Marvel (personalmente mi ricorda davvero tanto alcuni fumetti di Vedova Nera e a tratti Lizzie mi ricorda Kitty Pride) non vi crea disturbo, anzi vi piace, io mi sento di consigliarvelo, perché quella è l'unica vera "pecca" che si può trovare.
Detto ciò, mi pare chiaro che la mia impressione sia postiva, soprattutto perché non è mai facile avere successo con questi adattamenti, si rischia sempre di non soddisfare qualcuno o per il disegno o per i dialoghi o anche solo per le cover, si tratta solo di essere flessibili e di venirsi incontro. Il lavoro è buono? È ottimo. Il disegno interno non ti piace? È una questione di gusti personali e non è certo colpa del disegnatore in quanto non si può dire che non sia bravo.

Ora aspetterò con ansia che escano gli altri che saranno disegnati tutti da autori diversi. Nella fattispecie attendo con trepidazione "Northanger Abbey" e l'ancora non uscito nemmeno in U.S.A. "Persuasione".



M.J.